L’Europa dalla Belle Époque al colonialismo e la Triplice Alleanza

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Dopo la fine della Comune di Parigi, in Europa si spengono le rivolte sociali. L’industria va avanti florida, le scoperte tecnologiche procedono a gonfie vele, il ciclo produzione-sfruttamento ha raggiunto un compromesso per cui gli scioperi diminuiscono e la ricchezza aumenta. Londra, Parigi e Berlino vedono crescere la propria rete ferroviaria e metropolitana e la luce elettrica si diffonde in tutte le città rendendo più sicura la vita notturna. Questo periodo di pace, ricchezza e splendore prende il nome di «Belle Époque». Tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi del XX, l’Europa, e in particolare la Francia, è sede di un rigoglioso laboratorio culturale e intellettuale.

Durante gli stessi anni nella ricca Europa si assiste anche a una serie di fenomeni preoccupanti. Tra i settori più sviluppati e moderni dell’industria vi è quello siderurgico e dell’acciaieria pesante, finalizzato a costruire non solo ferrovie ma anche armi. E se le armi non si usano l’industria va in crisi. Nasce da qui la “corsa agli armamenti” che nel corso di mezzo secolo porterà a far scoppiare una nuova guerra, stavolta molto più grande e drammatica delle precedenti: tutti gli Stati si armano fino ai denti, anche in assenza di guerre imminenti.

Francia e Gran Bretagna arrivano alle porte del XX secolo con un impero marittimo molto esteso e redditizio. La Spagna e il Portogallo, potenze marittime dei secoli precedenti, hanno perso tutta l’America Latina e le Filippine, la Francia ha ristretto i confini europei ma conserva ancora numerosi territori d’oltremare; la Regina Vittoria e i suoi discendenti hanno perso gli Stati Uniti ma detengono l’India e buona parte dell’Africa. La Germania è lo Stato-Nazione più recente d’Europa ma militarmente è il più forte e di conseguenza rivendica un maggiore peso internazionale.

L’Africa è il terreno in cui si scontrano le pretese europee, a volte con vere e proprie guerre di conquista e altre volte con l’istituzione di protettorati locali in mano a deboli governi obbedienti agli Stati europei. Per evitare nuove guerre, le potenze europee si riuniscono e a tavolino si spartiscono gli Stati africani, i cui abitanti vengono chiamati «selvaggi» e ridotti in schiavitù, come secoli prima era successo con le popolazioni native americane. L’altro grande elemento di contrasto è dato dal rapido declino dell’Impero Ottomano, Stato islamico che si espandeva dalla Persia (attuale Iran) fino ai confini settentrionali della penisola balcanica. Le potenze europee sostengono l’indipendenza balcanica, ma si apre immediatamente la contesa tra Austria, Inghilterra e Russia per l’egemonia su queste terre. Nel 1876 scoppiano delle rivolte indipendentiste nei Balcani. Come con la Grecia nel 1820, di nuovo le potenze europee appoggiano le sommosse popolari per togliere peso all’Impero Ottomano ed evitare l’espansione russa. Viene riconosciuto il Regno di Bulgaria e la Serbia viene lasciata autonoma, mentre la Bosnia-Erzegovina passa sotto il controllo austriaco. Germania e Austria stringono un’alleanza antirussa.

Dal momento che l’Italia, violando gli accordi internazionali con la presa di Roma, ha perso credibilità agli occhi francesi e inglesi, nel 1882 entra nell’alleanza austro-tedesca, nonostante lo Stato italiano sia nato proprio dalle guerre contro l’Austria. Questa coalizione prende il nome di Triplice Alleanza. È un accordo esclusivamente difensivo: se uno dei tre Paesi viene attaccato gli altri sono tenuti a intervenire in sua difesa, ma se attacca per primo gli alleati non hanno doveri nei suoi confronti. Si apre così una nuova fase di tensioni.

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista. zennaro.a@impagine.it