La Valdinievole. Bice Bisordi, l’arte del ritratto nel XX secolo

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La Valdinievole, incuneata nel cuore della Toscana, occupa un terzo del territorio pistoiese, lambendo a est i luoghi leonardiani dell’area fiorentina e a ovest la piana di Lucca. La valle appartiene al bacino laterale dell’Arno e vede scorrere nella parte centro-orientale la Nievole, che le dà il nome, e nella sezione occidentale la Pescia Maggiore e la Pescia Minore, che attraversano l’omonima cittadina dirette verso la splendida conca del Padule.

Alle spalle delle località di pianura, sorte in epoca relativamente moderna, si staglia una corona di suggestivi borghi collinari che meritano una visita: Larciano Castello, Montevettolini, Monsummano Alto, Montecatini Alto, Massa, Cozzile, Buggiano Castello, Uzzano. Anche Pescia, che costituisce il centro più esteso e popolato dell’area, dispone di un contorno di particolare fascino: le Dieci Castella che formano la Valleriana, detta anche “Svizzera pesciatina”. 

È proprio a Pescia che nasce e muore Bice Bisordi, una delle più importanti scultrici italiane del XX secolo, specializzata nell’arte nobilissima del ritratto, eseguito di preferenza in bronzo o in terracotta.  

Fino al 3 giugno scorso, il Comune ha ospitato nel Palazzo del Podestà, la mostra “La Scultura incontra la Scultura. Un omaggio a Bice Bisordi nel ventesimo anniversario della sua morte”, 

Finalmente Pescia si è ricordata della sua illustre concittadina, cui in vita fece una consistente donazione delle proprie opere (27 ritratti), al momento dislocate in varie sedi.

Foto 1.  Pescia, Palazzo del Podestà, o Palagio.

Ma chi era Bice Bisordi?  

Lo racconta Laura Candiani, nella sua guida di genere della Valdinievole, presentata all’Archivio di Stato pesciatino il  7 aprile, e alla Grotta Giusti di Monsummano Terme,  il 25 maggio (Le guide di Toponomastica femminile. La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne, Universitalia, 2018, pp. 163-167). 

Sicuramente – come scrive l’artista nelle memorie – Bice fu influenzata dall’attività del padre che aveva un laboratorio dove scolpiva il marmo e lavorava la creta; i tre fratelli (Carlo, Enzo e Tito) presto entrarono nell’azienda di famiglia, mentre la sorella Nella si occupava della casa e faceva la sarta; le due maggiori (Norina e Teresa) si erano diplomate maestre. Quest’ultima, sposandosi, andò a vivere a Montecatini dove la giovanissima Bice la seguì e aprì un piccolo studio in cui faceva ritratti a matita e iniziava a utilizzare la creta. La sua abilità non passò inosservata: i turisti, i villeggianti, specie americani, e alcune personalità di spicco (come la marchesa Ines Mauri Badò di Roma e Carla Balduzzi di Milano) cominciarono a credere in lei e a incoraggiarla. Fu così che Bice s’impegnò per essere ammessa alla prestigiosa Accademia di belle arti di Firenze, che raggiungeva ogni giorno con il treno. Si diplomò nel 1932 e nel 1935 poté esporre nella città natale, in una saletta presso il Caffè Pult, dove all’epoca si tenevano tre concerti al giorno. Il giornalista Vittorio Taddei fu il primo a scoprire ufficialmente il talento della scultrice e ne scrisse sul “Telegrafo”. Già si delineavano le caratteristiche che emergeranno e matureranno in seguito: la finezza psicologica (come nel ritratto La nipotina Licia), la fusione fra aspetto fisico e spiritualità (Adolescente), il gusto per il minimo dettaglio (Dorso di donna), la sensibilità nel tratteggiare i volti dei bambini (Putto, La Vita, Primi vagiti, Sorriso di bimba, Il Poema), la delicatezza nei ritratti di madri, il realismo non disgiunto dalla poesia (Scugnizzo in cui è evidente il richiamo all’arte di Vincenzo Gemito). 

Iniziò quindi una carriera prestigiosa, fitta di mostre, concorsi, riconoscimenti in Italia e all’estero; intanto Bice aveva allestito il suo studio all’interno dello stabilimento termale Torretta nel cui parco, durante la stagione estiva, suonava il pomeriggio un’orchestra e si esibivano i più noti cantanti. Qui ebbe l’occasione di conoscere e ritrarre Angelo Motta (l’industriale del panettone), Eduardo De Filippo, Angelo Borghi (proprietario dell’azienda di lane B.B.B.), il console generale Shard di Zurigo, mentre proseguiva l’attività dei ritratti “a memoria”, come il busto di J. F. Kennedy e i bassorilievi dei papi Giovanni XXIII e Paolo VI, oggi in Vaticano, per cui ottenne la medaglia d’argento del Pontificato. Critici, esperti, artisti parlano di lei e acquistano sue opere: Italo Griselli, Edgardo Mannucci, Pietro Annigoni, Piero Scarpa, Valerio Mariani, Gino Valori; anche personaggi dello spettacolo come Renato Rascel e Walter Chiari, di passaggio a Montecatini, le rivolgono apprezzamenti lusinghieri. 

Bice in seguito – sempre a Montecatini – aprì un nuovo studio sotto i portici del cinema-teatro Kursaal dove, passando, la si poteva vedere all’opera attraverso i vetri, spesso davanti a qualche modello in posa per un ritratto, mentre indossava il camice e un caratteristico basco sulle ventitré; intanto collezionava nuove mostre (Bologna, Roma, Milano, Forte dei Marmi, Lucca, Lugano), era ammessa in prestigiose accademie: Internazionale “Leonardo da Vinci”, ”Artes Templum”, ”Tiberina”, veniva segnalata nel catalogo Bolaffi ed era iscritta all’Album Europeo (1977). Il suo nome uscì dai confini italiani grazie al premio francese S. Raphael (medaglia d’oro per un ritratto di padre Pio nel 1973) e al riconoscimento del Parlamento Usa (1974). Bice realizzò opere di varia ispirazione, anche per farne dono a istituzioni; due ritratti di vescovi (Angelo Simonetti e Dino Luigi Romoli) si trovano nel Duomo di Pescia, mentre un bassorilievo che raffigura i coniugi e benefattori Alcide e Matilde Nucci venne donato all’ospedale cittadino.                                

Nonostante una certa dispersione, inevitabile per una ritrattista che lavora per precisi committenti, un discreto nucleo di ventisette opere fu donato alla città di Pescia per fornire una visione complessiva dell’artista, «libera interprete delle forme moderne, nel suo linguaggio realistico» (A. Corsetti), «una delle poche eredi del purismo e del romanticismo plastico», di «acutezza penetrante» e «spiritualità vibrante» (Gino Valori). Tuttavia le sculture oggi non hanno una collocazione unitaria. 

Quasi novantenne venne convinta a scrivere le sue memorie in cui racconta, con umiltà e gratitudine, la sua lunga carriera e il dono prezioso dell’arte; il piccolo libro – ricco di documentazione fotografica – fu presentato a Pescia nella sala consiliare del Palazzo comunale nell’ottobre del 1993.

Bice Bisordi è morta a Pescia il 5 maggio 1998.

Dopo l’evento appena concluso e la pubblicazione della guida, che restituisce visibilità a Bice Bisordi, alle sue opere e alle molte donne della valle che hanno lasciato un segno nella storia e nella cultura dei luoghi, ci si augura che le opere dell’artista trovino finalmente una collocazione unitaria e degna della loro qualità. 

In copertina. Bice Bisordi, Il Poema, Madonna con il Bambino

l prossimi appuntamenti con la guida La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne sono già fissati: il 19 settembre alle ore 10 il libro sarà presentato all’interno del programma “Biblioterme” nello stabilimento termale Tettuccio a Montecatini, mentre il 23 settembre farà parte dei novanta libri protagonisti di una originale tombola presso la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, nell’ambito di una vera e propria festa della storia e della cultura locale.

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Laureata in lettere c/o l’Università degli Studi Sapienza, e in Storia e Società c/o l’Università Roma Tre, insegna Geografia nella scuola superiore e coordina attività formative sulla didattica di genere. È fondatrice e referente nazionale del gruppo di ricerca Toponomastica femminile e ne ha curato gli Atti del I Convegno Nazionale (Sulle vie della parità, Universitalia, 2012). Ha pubblicato nel 2011 la guida turistico-culturale Roma. Percorsi di genere femminile, di cui è uscito un secondo volume nel 2013, e cura, per la casa editrice Iacobelli, una collana volta a riscoprire tracce femminili nei diversi territori. È parte del Comitato Scientifico della Rete per la Parità e della commissione consultiva di toponomastica del Comune di Roma. m.ercolini@impagine.it