Crains. La porta della grande barriera corallina

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Procedendo verso nord ovest, sul Pacifico, da Brisbane raggiungiamo Cairns, una città di
150.000 abitanti, molto frequentata da turiste e turisti che vanno sulla barriera corallina o
via mare, o con elicotteri, deltaplani, ecc. Noi il primo giorno optiamo per una visita alla
foresta pluviale, patrimonio dell’umanità, che raggiungiamo con la Kuranda Scenic
Railway (in foto), un trenino panoramico che attraversa valli verdi e mostra spettacolari
scorci dai viadotti (ancora più spettacolari). Ci sono cascate e piante alte, il clima è caldo
umido. Mi sembra di tornare al passato lontano, quando le montagne non erano costellate
di case, rifugi, chioschetti; quando forse si poteva camminare in silenzio, senza schiamazzi
o musica assordante – come capita ora a chi va in montagna.

Kuranda Scenic Railway

Dal verde incontaminato al Tiapukai Aborigenal Park: siamo accolti da aborigeni che ci
presentano un loro spettacolo, molto “turistico”. A me interessa di più The Bama Way, cioè
seguire la lezione di tiro. Prima mi fanno vedere il boomerang e una lancia di legno, poi mi
spiegano i movimenti giusti, poi mi danno l’esempio… infine tocca a me. Con il boomerang
sono un fallimento, lo lancio e va per conto suo, non ci pensa proprio a tornare da me. Un
istruttore va a recuperarlo con un sorrisetto un po’ ironico. Con la lancia, al secondo tiro,
rischio di colpire un aborigeno. Smetto subito, questo sport non fa per me. L’istruttore si
rilassa.
Al ritorno, ci godiamo Cairns, bella e tranquilla, con strade ampie, palazzi moderni ed
eleganti, tanti alberi ai cui rami, a testa in giù, sono appesi i pipistrelli, a centinaia. È uno
spettacolo un po’ macabro, mi sembrano impiccati. Dopo l’area pedonale commerciale, ai
nostri occhi si rivela l’Esplanade (in foto): un grande parco lungo il mare, affollato di
famiglie con anziani e bambini: chi suona, chi prepara il barbecue, chi gioca.


L’Esplanade

E poi, sorpresa: la Lagoon (in foto), la chiamano laguna, in realtà sembra una fontana con
giochi d’acqua in cui sguazzano i bambini. Man mano che ti avvicini, la fontana si dilata,
diventa un’immensa piscina di acqua salata separata dal mare da una diga. La profondità
varia, ci si può sedere e giocare, si può nuotare e persino fare dei tuffi. Tutto ciò perché in
mare non si può andare per la presenza minacciosa degli squali.


La Lagoon

Arriviamo fino al mare, è bassa marea, c’è una lingua di sabbia punteggiata di gabbiani.
Verso terra, prati, erba verde, fiori e alberi. È veramente uno spettacolo indimenticabile!
La grande barriera corallina è sempre molto affollata. Ci andiamo in barca, sembra di poter
toccare i grandi coralli, speravamo di nuotare con le tartarughe che, disturbate da turisti
chiassosi, hanno pensato bene di andar via. Comunque, i pesci gironzolano intorno a noi
senza troppi riguardi, hanno colori sgargianti e viaggiano in gruppo. Più o meno come noi.


La barriera corallina

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Nata a Potenza, cresciuta a Salerno, laureata a Napoli e poi vissuta tra Roma, Verona, Catanzaro, Benevento, Grado, Potenza e Trento (dove oggi risiede), ha insegnato Italiano, Latino, Greco, e Storia nella scuola superiore. Ha pubblicato racconti, eserciziari didattici e saggi, ha collaborato nell’allestimento di spettacoli teatrali e ha guidato per anni il Consiglio delle donne del Comune di Trento. Collabora con la testata online “L’Adigetto” e con il mensile Trentino Mese ed è segretaria di redazione della rivista trimestrale “Soroptimist News/La voce delle donne”.