Ricordi di levatrici nel Veneto. La savia co-madre che allevia gli affanni del parto

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Tra le intitolazioni toponomastiche femminili dei comuni, la figura delle levatrici con condotta, riceve riconoscimento e ricordo. È una figura sociale importante quella della levatrice, tra le più antiche della storia, il cui ruolo e considerazione ha sofferto nel tempo fasi alterne. 

Nell’XI secolo la levatrice diventa la specialista della gravidanza, la sapiente, sia riguardo a gestazioni complesse che a parti difficili. 

In epoca tardo medievale, nel periodo della caccia alle streghe per intenderci, si apre una fase oscura della storia dell’ostetricia e di persecuzioni, mentre nel periodo rinascimentale gli uomini iniziano a manifestare un interesse verso lo studio dell’anatomia femminile. Con il XVII secolo, il genere maschile entra ufficialmente nell’ambito dell’assistenza alla gravidanza e al parto che cessano così di essere considerati eventi sociali trasformandosi in questioni mediche, dove gli uomini insegnano alle donne l’arte dei parti, soppiantando ufficialmente la sapienza femminile.

È in questo periodo che la Repubblica di Venezia dà rilievo professionale alla categoria delle sue mammane, tanto da essere annesse al Collegio dei medici, a condizione che sostengano con esito positivo un esame di idoneità davanti a un medico del Magistrato della Sanità e a due levatrici esperte e riconosciute. Successivamente viene imposta anche la partecipazione a lezioni teoriche e pratiche e lo studio, come primo testo, del libro La commare o raccoglitrice, del medico Scipione Mercurio. Altri testi apparvero successivamente, nei quali non solo di questioni mediche si trattava, ma di un complesso di comportamenti e azioni che le commari-levatrici dovevano adottare sulla scorta del prontuario dell’arte ostetrica.

Oltre alle professioniste levatrici-ostetriche che superano l’esame, esistono le levatrici di fatto, donne che con conoscenza ed esperienza aiutano e assistono a partorire altre donne. Esiste a questo proposito una illuminante pubblicazione dal titolo Le levatrici a Battaglia dal XVII al XIX secolo, in cui l’autore, Luciano Donato, individua i nomi di 211 levatrici nei registri della parrocchia di Battaglia (PD), dal 24.11.1607 al 12.8.1871, donne che hanno dato assistenza a un solo parto, a due parti, fino al record di 948 parti nel periodo tra il 1846 e il 1871 raggiunto da Adelaide Simonetto. 

Esistono pertanto le levatrici autorizzate e quelle tollerate come Anna Pauletti Rech, nata il 25 marzo 1831, che a Pedavena (BL) aveva imparato ad assistere le partorienti da Corona Spada, altra mammana tollerata. Anna emigrerà con la famiglia nel 1876 in Brasile, dove metterà la sua sapienza a servizio delle donne emigranti, restando spesso lontana da casa per giorni per i parti più impegnativi. La zona dell’insediamento della sua comunità, nel Rio Grande do Sul, prenderà il suo nome. Il comune di Pedavena la ricorda con l’intitolazione di una scuola elementare e il comune di Seren del Grappa con un vicolo.

Foto 1. Seren del Grappa

Le levatrici vengono ricordate con molto affetto e stima dalla cittadinanza. Non di rado si trovano dipendenti comunali, quando telefoniamo per avere informazioni e dati sulle loro vite, che si ricordano di loro e a volte dicono: “mi ha fatto nascere!” con un senso di orgoglio.

Foto 2. Loria

Tra le levatrici ricordate nel nord-est c’è Maria Fontana a Loria (TV), classe 1885 che ha vissuto fino al 1970, Regina Moro, classe 1896 che ha lavorato a Curtarolo, Onorina Scanferla, classe 1912, vissuta a Bagnoli di Sopra, Nella Rezza, classe 1916 vissuta a Limena, comuni nella provincia di Padova. 

Foto 3. Curtarolo

Tra le curiosità troviamo che Onorina Scanferla e Nella Rezza hanno partecipato allo stesso concorso per il posto di ostetrica condotta per la provincia di Padova il 28 febbraio 1941 e Nella Rezza piazzandosi 5ª in graduatoria vince la condotta di Limena dove svolgerà la sua attività, mentre Onorina, pur piazzandosi 10ª non vince la condotta. Avrà la condotta di Bagnoli di Sopra.

Foto 4. Limena

Foto 5. Bagnoli di Sopra

Sempre in questa provincia, il comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco intitola nel 1998 una via alla Cavalier* Maria Artusi, classe 1902, da poco scomparsa, per la professione svolta per oltre 40 anni di ostetrica nel comune e per i valori sempre dimostrati nella sua attività di solidarietà e assistenza alle partorienti, con il suo agire e la sua vita è entrata nel patrimonio della memoria collettiva come viene attestato dalla delibera di intitolazione della via.

Foto 6. Sant’Angelo di Piove di Sacco

Tutte le levatrici fin qui ricordate hanno vissuto lungamente e tra i motivi che possono contribuire a ciò si ritiene sia la soddisfazione nel proprio operato. Eloquente è quanto ha dichiarato in una recente intervista di Giusi Fasano a Maria Pollacci, classe 1924, vivente a Pedavena, 

«se voi aveste idea di quanto sia stupendo quello che faccio quando assisto un bambino che viene alla luce, sapreste come so io che la mia è una missione, che quando sono lì davanti a un esserino che sta nascendo non sto lavorando. Sto amando. Ci vuole amore, passione, professionalità. Non mi è mai morto un bambino e ormai, con la pratica che ho, capisco subito se è il caso di andare in ospedale, come ogni tanto succede» (articolo pubblicato il 9.2.2017 da Corriere.it). 

Sì, perché l’ostetrica del bellunese dal 3.9.1945 al 13.01.2017 ha fatto nascere 7642 tra bambine e bambini.

Ma ha anche un’altra particolarità Maria Pollacci, nel 1961 fece nascere un bambino, chiamata dal circo appena arrivato in paese a Cles, e con il neonato in braccio scortata dal domatore, lo presentò al pubblico dalla gabbia dei leoni, come fosse una cosa normale, riscuotendo un lungo applauso.

Ma la levatrice non assiste solo al parto, accompagna la donna in gravidanza, insegna alla puerpera come maneggiare la nuova creatura venuta al mondo, dà consigli igienici e sanitari, indicazioni su cosa mangiare, sul riposo, consola e rincuora, segue nella crescita chi ha aiutato venire alla luce. 

Così si hanno delle caratterizzazioni di levatrici come Elodia Cecuta levatrice del comune di Marano Lagunare (UD), paese di pescatori molto carino da visitare, che entrata nella storia del paese, non solo con l’intitolazione di una via, ma la si ricorda anche nel sito del comune http://www.comune.maranolagunare.ud.it/index.php?id=14345&L=0 nella pagina dedicata in dialetto a “Le Done Maranese” dove Bruno Rossetto racconta di quando era piccolo e aveva bisogno di fare delle punture “ricostituenti”, punture che gli faceva regolarmente Sora Ludia e al momento di pagare la prestazione con i soldi che la mamma gli aveva dato, Elodia Cecuta diceva al bambino “benedetto figlio, va a casa e salutami tanto tua madre!”. Nel periodo del fascismo, l’importanza sociale che Elodia aveva per la professione svolta, era vista con fastidio. È morta povera, anche se le donne del posto la ricordano signora perché ha aiutato tutte e tutti. Le donne che l’hanno conosciuta, ogni volta che leggono il suo nome segnato sulla strada oltre le saline, pensano che il Comune abbia scelto una strada larga e grande, così com’era largo e grande il suo cuore.

Foto 7. Marano Lagunare

Come non ricordare, a questo punto, il film di Luigi Comencini del 1953 Pane, amore e fantasia con la figura di Annarella, la levatrice che, nell’immediato dopoguerra, quando ancora il parto avveniva in casa, ha una condotta che non finisce mai, rispettata e stimata nel paese del centro Italia?

A comprova di quanto le levatrici siano parte del tessuto sociale e della storia dei luoghi, almeno fino a quando si partoriva regolarmente in casa, sono gli articoli di giornale sulla scomparsa dell’ultima levatrice del paese come Flora Mucchietto, spentasi il 22 agosto 2014 all’età di 92 anni che ha fatto nascere centinaia di bambine e bambini tra Montegaldella, Grisignano di Zocco e Cervarese, nota anche per la sua trattoria a conduzione familiare, o Genoveffa Girardi, levatrice comunale di Santa Lucia di Piave per 31 anni, deceduta nel 2015 a 91 anni, amata da tutto il paese che ha fatto nascere anche l’ex sindaco. È stata un vero punto di riferimento in un periodo di trasformazione del territorio da società prevalentemente agricola a sviluppata industrialmente, a ridosso dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale avvenuta nel 1978.

O ancora Alia De Nardo, morta a Tricesimo (UD) il 4.9.2017 a 101 anni, i cui tre figli erano cresciuti vedendola uscire di casa a tutte le ore, con la valigetta nera piena di ferri misteriosi, e avevano imparato a riconoscere nella luce dei suoi occhi, al rientro, la meraviglia della vita. Levatrice del paese, importante quanto il sindaco o il parroco, Alia De Nardo ha lavorato a San Vito, Pozzuolo, Treppo Carnico e Ligosullo.

L’affetto che i territori esprimono nei confronti delle levatrici è la testimonianza della legittimazione sociale verso chi ha svolto questa professione con tanta competenza, costanza, passione e dedizione, in un passato improntato alla socialità, quando ancora si partoriva tra le mura domestiche, rispetto all’attuale sopravvenuta esasperata medicalizzazione degli eventi quali la gestazione, la nascita e il puerperio che, se da una parte garantisce il minor tasso di rischio, dall’altra estranea dal contesto sociale di cura gli eventi.