Adelaide. Una vip del Medioevo

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Se ne parla in molte cronache benedettine come della “Beata Adelaide”, ma su di lei non risulta alcun processo di canonizzazione. Probabilmente furono le generose donazioni a favore di chiese, conventi e abbazie che fruttarono una solida fama di santità alla contessa Adelaide, grande feudataria dell’XI secolo; anche se forse a spingerla verso queste  elargizioni non fu solo la devozione religiosa, ma la necessità di crearsi una rete di alleati potenti che le garantissero il controllo dei valichi alpini. Di lei d’altra parte si è detto di tutto, che cavalcava meglio di un uomo, vestiva l’armatura e interveniva personalmente sul campo di battaglia in mezzo ai soldati. Per certo sappiamo che governò per trent’anni lo stato dei Savoia da poco approdato in Italia e fu rispettata e amata dal popolo, tanto che la sua figura è diventata quasi leggendaria.

Ma chi era questa donna? Conosciuta anche come Adelaide di Susa o Adelaide di Savoia, nasce probabilmente nel 1016 (la data non è certa) forse a Torino, forse nel castello di Susa (foto di copertina) ed è figlia di Olderico, conte di Torino e marchese di Susa, della stessa famiglia di Arduino.

Nel 1045, ancor giovane ma già due volte vedova – in controtendenza rispetto al suo tempo, quando la vedovanza era una condizione in prevalenza maschile, perché spesso le donne morivano di parto – Adelaide si risposa in terze nozze con Oddone conte di Savoia, figlio di Umberto Biancamano, capostipite della famiglia d’Oltralpe. Matrimonio importante, dal momento che la sposa reca in dote un vasto territorio di confine che comprende la Valle di Susa, Torino e il Canavese e permette al giovane e ancora oscuro casato savoiardo il controllo di importanti vie di comunicazione e, in prospettiva, quell’espansione in terra d’Italia che sarà il suo destino. Il destino personale di Oddone invece è quello di lasciare ancora una volta vedova Adelaide, che si trova così a reggere lo stato per conto dei figli minori: Pietro, Amedeo (che sarà il futuro conte di Savoia) e Oddone. Delle due femmine, Berta andrà sposa a Enrico IV di Franconia, futuro imperatore, mentre l’ultimogenita, che porta lo stesso nome della madre, Adelaide, si unirà giovanissima a Rodolfo di Svevia.

Dal 1060 in poi Adelaide sceglie di governare da sola, dimostrando un’abilità politica di tutto rispetto. Sono i tempi in cui i nascenti comuni e i vescovati mirano a rendersi indipendenti rispetto alle gerarchie feudali, e la contessa gioca fino in fondo la sua partita nel difficile scacchiere politico italiano, che vede anche la contrapposizione tra le due massime autorità del papato e dell’impero. È proprio un episodio di questa contesa, quello drammatico che ha come protagonisti il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, a offrire ad Adelaide l’occasione di assumere un ruolo politico di primo piano. Quando nel 1077 l’imperatore scomunicato è costretto a valicare il Moncenisio e scendere in Italia attraverso la via Francigena per tentare l’indispensabile riconciliazione con il papa, è Adelaide, sua suocera, a permettergli di transitare nelle sue terre e poi ad accompagnarlo a Canossa, dove sua cugina Matilde di Toscana ospita il pontefice. Qui Enrico riesce a ottenere il perdono papale grazie al carisma di Adelaide, la cui mediazione è fondamentale. Da quel momento la Marchesa delle Alpi Cozie (così la chiama il popolo) vede aumentare molto il suo prestigio e il fatto di Canossa segna il primo, significativo intervento della Casa di Savoia nella politica internazionale.

Un enigma accompagna l’ultimo periodo della vita di Adelaide. Venuta a conflitto con Enrico IV, che spinge il figlio Corrado a rivendicare il Canavese come erede di Berta, Adelaide, molto anziana per i tempi e sopravvissuta a quasi tutta la sua discendenza, non si sa se malata, stanca e presaga della prossima fine oppure abbandonata dai propri sostenitori, rinuncia alla lotta. Si rifugia a Canischio, sopra Cuorgné, nella Valle dell’Orco, e in questo sperduto villaggio fra le montagne muore in solitudine il 19 dicembre 1091. La sua sepoltura non è mai stata individuata.

 Intitolazione a Pinerolo. Foto di Loretta Junck

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Loretta Junck, torinese, già docente di lettere nei licei, dal 2011 fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino e dal 2012 è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2004 ha organizzato, a Torino, il III Convegno di Toponomastica femminile e Fnism. Con Maria Pia Ercolini ha curato gli Atti del II e III Convegno di Toponomastica femminile Strade Maestre. Un cammino di parità (Universitalia 2015). Ha collaborato a Le Mille. I primati delle donne, a cura di Ester Rizzo (Navarra 2016). Suoi articoli sono comparsi su diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Leggendaria, Noi Donne, Dol’s ecc.). l.junck@impagine.it