“Quello che i muri dicono”

0
454
image_pdfimage_print

“Quello che i muri dicono – Guida ragionata alla street art della capitale” è il libro della giornalista e scrittrice Carla Cucchiarelli. Come si evince dal titolo, che esprime in maniera saliente il contenuto del volume, non si tratta solo di una guida ma di una riflessione sulla più che contemporanea arte di strada della città di Roma.

L’autrice si è interessata alla street art in seguito alla stesura di un altro suo libro: “No, la Gioconda no” dove ha scoperto che, tra i numerosi artisti e artiste che hanno rielaborato l’iconografia leonardesca, c’erano anche alcuni street artists, come per esempio Mimì the Clown, di cui racconta il “museo di stencil con il naso rosso” realizzato nel cuore della Capitale.

Si sa, quando veniamo in contatto con cose nuove che ci stimolano interesse iniziamo a vederle ovunque. Quindi, dopo aver scoperto l’arte urbana, come è possibile non notarla in ogni angolo della Capitale?

Roma, insieme a Parigi, Berlino e Londra pullula di street art. Che si passi tra le case popolari di San Basilio o per i vicoli di Trastevere, i muri sono lì, pronti a comunicarci qualcosa.

Quello che descrive la scrittrice è un excursus dettagliato su ogni forma di contaminazione urbana.

Non tralascia gli interventi spontanei, né i disegni storici come l’asino che vola a via Tor di Nona o il graffito della spiga di grano che accompagna la scritta “Via la polizia dall’università”, realizzato durante i fermenti del ’68 all’interno della facoltà d’ Architettura Valle Giulia.

Descrive l’arte “illegale” delle pareti dei centri sociali come l’Alexis, attualmente sgomberato, di via Ostiense, la cui facciata è stata dipinta da Blu e al cui interno presenta più interventi da parte di molti artisti come per esempio Alice Pasquini e Bol; o l’arte nelle occupazioni abitative come l’ex fabbrica Fiorucci sulla Prenestina occupata e trasformata in museo contemporaneo – il “MAAM” – da artisti di tutto il mondo; fino ad arrivare a descrivere le manifestazioni autorizzate come il Festival della Poesia di Strada del Trullo dove artisti e poeti si sono riuniti per dipingere le facciate dei palazzi con disegni accompagnati dalle poesie.

 

FOTO 1. Bambina residente di “Metropoliz-Maam” davanti a un murales di Giò Pistone

 Il libro, pubblicato dall’editore Iacobelli, è stato elaborato come una guida alla street art e non segue un filo temporale bensì è sviluppato per aree tematiche. In questo modo i lettori e le lettrici possono scegliere il proprio percorso personale, iniziando a leggere il libro dall’ultimo capitolo o dal primo, a seconda di ciò che più interessa. 

Per aiutare il lettore e la lettrice a individuare l’artista e la zona di intervento, Cucchiarelli ha inserito dei sottocapitoli che anticipano di quali murales tratterà.

Molto attenta alle tematiche sociali, Carla racconta, per esempio, la coinvolgente storia del condominio-acquario di Torpignattara dipinto da Carlos Atoche. L’intervento è stato realizzato grazie alla volontà degli e delle abitanti del comitato di quartiere che, tramite un crowdfunding sono riusciti ad abbellire con la pittura un fatiscente edificio. Il murale non ha solo uno scopo estetico, l’artista ha ricreato i fondali marini dove più creature dialogano tra loro, così come il quartiere di Torpignattara contiene in sé persone dalle etnie differenti, primo fra tutti l’artista Atoche, originario del Perù.

 

FOTO 2. Etnik a TorPignattara

Inoltre il libro non si limita a descrivere il fenomeno urbano, c’è sempre una ricercata indagine sui perché e sui come, c’è un racconto documentaristico ma mai eccessivo sui personaggi che orbitano intorno ad un determinato intervento. Che sia l’artista, la committenza, o l’abitante, la sua storia viene raccontata.

Succede per Gaetano, il venditore ambulante di via Giolitti, rappresentato sulla parete da Mauro Sgarbi.

Succede per Massimo Colonna, in arte Crash Kid, writer e B-boy vissuto durante gli anni ’90 e scomparso prematuramente all’età di 26 anni, cui è stata dedicata una giornata alla sua memoria durante la quale artisti, amici e break dancer si sono radunati nel sottopasso di via Ettore Rolli e hanno dato vita a una giornata fatta di musica, danza ed arte. Rimangono a testimonianza dell’iniziativa i murales a lui dedicati e una targa alla sua memoria.

Sia che voi siate a conoscenza dell’arte urbana di Roma o che ne siate da poco appassionati, con questo libro potrete approfondire le vostre conoscenze o assimilarne di nuove.

Scritto con pura oggettività non vuole essere una critica d’arte nonostante risulti molto dettagliato e accurato nelle descrizioni.

Trattandosi di arte effimera, soggetta alle intemperie e spesso all’incuranza, rispetta il qui e ora heideggerianoe quindi, cari lettori e care lettrici, non rischiate che il tempo si porti via la libera arte che ci circonda, così come è successo per i murales di Keith Haring, ma infilate le scarpe,  prendete il libro in mano e andate a visitare questo magnifico museo a cielo aperto che Roma ci offre.

 

FOTO 3. Dettaglio di Blu su ex caserma                                                              

CONDIVIDI
Articolo precedenteVictoriaville: la municipalità della Regina Victoria e non solo
Articolo successivoLe parole tra me e Lalla
Livia Fabiani vive a Roma, dove intraprende gli studi di Architettura alla facoltà di Roma Tre. La sua passione per l'arte, il territorio e la fotografia trovano sintesi ideale nella Street Art. Nel 2013 sviluppa il progetto "Urbis Ars" (Arte della Città) da cui diffonde le proprie fotografie, espressione di un'arte che, per la sua peculiarità, è destinata a vita breve. fabiani.l@impagine.it