Ricordando Patricia

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Il 12 giugno scorso ci ha lasciato improvvisamente Patricia Adkins Chiti, mezzosoprano e musicologa inglese, da tempo cittadina italiana, fondatrice e presidente della Fondazione Donne in Musica, ente che promuove e sostiene la creatività delle musiciste.

Noi di Toponomastica femminile la conoscevamo bene, perché con la sua Fondazione ha sostenuto e patrocinato sin dall’inizio il nostro concorso nazionale Sulle vie della parità, mettendo a disposizione anche premi consistenti in importanti volumi di storia della musica e delle sue protagoniste. Conoscevamo la sua grinta e la sua passione nel dar voce alla presenza femminile nell’arte della musica, spesso dimenticata dalla musicologia ufficiale, un campo, come altri, da sempre riservato agli uomini. Apprezzavamo le sue frequentazioni internazionali, che creavano quella rete indispensabile a unire forze e competenze in tutto il mondo. 

Nata in Inghilterra, Patricia aveva studiato alla Guildhall School of Music and Drama di Londra e debuttato al Teatro dell’Opera di Roma nel 1972. Da allora molte sono state le sue registrazioni per emittenti radiofoniche europee e per case discografiche, in un repertorio che andava dalle cantate barocche alle opere di Verdi e Donizetti, alla musica contemporanea. Sposata con il compositore italiano, Gian Paolo Chiti, è stata insignita nel 2004 del titolo di Commendatore della Repubblica per meriti culturali dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ha scritto quaranta libri e circa ottocento articoli accademici sulle compositrici, per editori italiani, europei, americani e asiatici. Ha fondato nel 1978 il movimento Donne in Musica/Women in Music, riconosciuto dal Governo Italiano e dall’UNESCO, che è diventato Fondazione internazionale senza scopo di lucro nel 1996. Con sede a Fiuggi (FR), da quaranta anni la Fondazione promuove la musica di compositrici e cantautrici di tutte le età e nazionalità, in tutti i generi, e ha pubblicato più di cinquanta libri sulla storia delle donne compositrici, in inglese, italiano e arabo. 

Foto 1. Fondazione Donne in Musica

Patricia ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio de Investigación Musical “Rosario Marciano”. Parlava inglese, italiano, francese e tedesco; dal 2012 ha cominciato a studiare anche l’arabo. Dal 1980 ha diretto festival, serie di concerti e simposi in Italia e all’estero e ha anche lavorato a stretto contatto come esperta in politica culturale con governi e università in Europa, Stati Uniti e Asia.

In questi ultimi mesi era impegnata a organizzare l’importante Concerto di Gala del prossimo 5 novembre al Teatro Argentina di Roma, in occasione delle celebrazioni dei settanta anni della firma della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Instancabile, stava preparando una conferenza che avrebbe tenuto a Vienna all’inizio di luglio per inaugurare l’installazione di MusicaFemina a Schönbrunn.

Silvia Costa, eurodeputata e grande amica della musicista scomparsa, propone di dedicarle in Italia, in Europa e nel Mondo la Festa internazionale della Musica 2018. 

 “No country is without women making music. Humanity would be poorer without our contribution. When children are born, mothers sing”, questa era la sua citazione preferita.

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Laureata in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico alla Federico II di Napoli, è stata docente di Storia dell’arte nei licei dal 1976 al 2010. Socia cofondatrice e vicepresidente di Toponomastica femminile, è tra le organizzatrici e le relatrici dei convegni nazionali, allestisce mostre fotografiche e documentarie sulle attività femminili, pubblica articoli sulle stesse tematiche per giornali on line e riviste cartacee, segue i progetti didattici dell’associazione e presiede la giuria nel concorso nazionale “Sulle vie della parità”.