L’inflazione e il risparmio

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Recenti indagini hanno riscontrato che su conti correnti e depositi di risparmiatrici e risparmiatori italiani  sono presenti  circa 1.300 miliardi di Euro. Vari i motivi alla base di questa situazione: l’incertezza economica, le disavventure che hanno riguardato recentemente alcuni risparmi, ma anche i ridotti rendimenti dei titoli di stato che per decenni hanno rappresentato l’unico investimento oltre a conto corrente e mattone. È frequente infatti che alla scadenza di un titolo detenuto per molti anni chi intende risparmiare trovandosi di fronte alla possibilità di sottoscriverne uno nuovo ad un tasso nettamente inferiore a quello scaduto decida di rinunciare lasciando sul conto la liquidità.

In pratica di fronte all’incertezza e all’indecisione decide di non scegliere senza considerare che la non scelta rappresenta comunque una scelta che genererà delle conseguenze.

Tralasciamo per il momento la considerazione che non impiegare la liquidità posseduta o parte di essa in investimenti alternativi può far perdere opportunità di guadagno e vediamo quella  che è una conseguenza certa di tale decisione e cioè l’erosione del potere d’acquisto del nostro denaro da parte dell’inflazione.

Da anni si sente parlare della bassa inflazione come un problema al punto che le autorità monetarie auspicano una sua risalita a tassi pari almeno al 2%.  Quello che non viene sufficentemente considerato è che bassa inflazione non significa zero inflazione.

Nella tabella che segue vediamo l’impatto che ha avuto l’inflazione negli ultimi vent’anni sui nostri risparmi.

Tabella

Nella colonna centrale è evidenziato il tasso di inflazione rilevato ogni anno e anche se il suo valore è lontanissimo da quelli in doppia cifra che molti di noi hanno vissuto negli anni ‘70 e ‘80 ha comunque causato un sensibile calo del potere d’acquisto.

Cento euro del 1997 valgono oggi circa settanta: negli ultimi dieci anni la perdita è stata del 12%.

Quando valutiamo di detenere liquidità non perché abbiamo impegni finanziari a breve ma come forma di investimento “sicura” valutiamo attentamente questo  costo occulto e non limitiamoci a guardare che il valore nominale del nostro conto corrente.