Fuego: 114 morti e 197 dispersi. Continua la conta delle vittime

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Non è ancora finita la conta degli ingenti danni e delle centinaia di vittime causate dall’eruzione vulcanica che il 3 giugno ha devastato il territorio guatemalteco e la sua popolazione. 

Foto 1. Il vulcano in eruzione

Fonti locali parlano, fino a questo momento, di 114 morti, molti dei quali minori, ma probabilmente i numeri aumenteranno di ora in ora man mano che gli scavi, nonostante la forte pioggia renda ancora più difficile le operazioni di soccorso, consentiranno il ritrovamento di nuovi corpi sotto le macerie. A queste stime va aggiunto che numerose persone travolte dalla lava non saranno ritrovate proprio in quanto carbonizzate o ridotte in cenere dal disastro prodotto dal vulcano Fuego (attualmente i dispersi sono 197).

Foto 2. Famiglia in fuga 

Eventi come un’eruzione di questo genere sono calamità naturali, non causate dall’attività umana. Eppure, come si è visto varie volte anche in Italia, spesso i danni naturali sono aggravati dalla irresponsabilità degli organi addetti alla prevenzione e al soccorso.

Il 3 giugno era chiaro cosa stesse accadendo fin dalla mattina, quando una nube di polvere e cenere ha coperto il cielo nella zona di Escuintla; eppure, né il governo, né la polizia, né la CONRED (Coordenadora Nacional para la Reducción de Desastres, l’equivalente della nostra Protezione Civile) hanno riconosciuto il pericolo e fatto evacuare la zona. Così, quando nel pomeriggio dello stesso giorno alcune consecutive esplosioni particolarmente forti hanno lanciato in aria materiale incandescente, tanto la popolazione quanto le istituzioni centrali e locali si sono ritrovate totalmente impreparate a fronteggiare l’evento tutt’altro che imprevisto. L’area colpita arriva fino alla capitale Ciudad de Guatemala, distante circa 30 chilometri dal cratere da cui l’eruzione è partita. Gli abitanti di San Miguel Los Lotes denunciano che la CONRED non ha dato loro l’ordine di evacuazione se non quando la località era già stata sepolta dalla cenere.

Foto 3. Evacuazione. Donne e bambini

Dopo aver militarizzato la zona impedendone l’accesso anche a chi vi abitava, il presidente della Repubblica James Ernesto Morales Cabrera (più noto come Jimmy Morales) non ha stanziato un solo centesimo per far fronte all’emergenza. Secondo il presidente è la legge di bilancio a non permettergli di usare soldi per i soccorsi necessari ma in realtà, come spiega il quotidiano guatemalteco El Periódico, l‘articolo 101 della stessa legge di bilancio permette di creare un fondo straordinario per le emergenze dopo aver dichiarato lo stato di calamità pubblica, istituito dal governo il 3 giugno stesso e ratificato l’indomani dal Parlamento. 

Foto 4. Prima e dopo. La devastazione dei villaggi

Lo stesso giornale accusa il governo di aver causato il ritardo dell’arrivo degli aiuti umanitari internazionali. Vista la sfiducia nella trasparenza delle istituzioni pubbliche locali, diffusa sia in Guatemala che all’estero, la maggior parte delle donazioni viene consegnata direttamente sul posto senza passare per la CONRED. 

5. Fuego. Veduta aerea

Un’analoga sfiducia ha colpito la Protezione Civile italiana in seguito agli ultimi terremoti nell’Italia centrale, tanto che molte associazioni e singole persone hanno rifiutato di finanziarla e inviato beni di vario genere direttamente alle popolazioni colpite dai sismi. 

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista. zennaro.a@impagine.it