Stirare è una normalissima attività di cura che viene svolta normalmente in milioni di case. Magari ripetitiva, magari noiosa, ma utile.
Milioni di donne stirano – oltre alle proprie – le camicie di padri, mariti, partner, figli, fratelli: lo fanno per scelta o per necessità, per routine o per amore. O per tutto questo insieme, perché di questo è fatta la quotidianità.
Se però sei una star del piccolo schermo, e in più se sei la compagna di un potenziale presidente del consiglio; se soprattutto ti fai immortalare nella posa di stirargli la biancheria e se mandi la foto ai media, non si tratta più di un atto quotidiano, ma di un messaggio chiaro, di immediata comprensione; inequivocabile nella sua elementarità.
Hai un destinatario, il corpo elettorale; hai dei sostenitori, tutti e tutte coloro che in modo o palese o sotterraneo rimpiangono i modelli di una volta (i commenti sui social sono in maggioranza solidali “Brava!”, “Grande!”, “Fortunato il signor Salvini”); hai un bersaglio, le donne che chiedono parità ed equa distribuzione dei carichi domestici; proponi il modello di come dev’essere una VERA donna.
Proclami non solo un’identificazione simbolica, ma un programma politico: se governeremo noi diremo basta al femminismo, chiuderemo l’epoca della riflessione sui ruoli di genere, la faremo finita con le rivendicazioni, con le proposte di nuove libertà.
Il Paese tornerà alle “sane” abitudini del passato, alla “naturale” vocazione dell’eterno femminino, alla “giusta” e “sacrosanta” distinzione tra ciò che spetta agli uomini e ciò che spetta alle donne (“un passo indietro”, la stessa protagonista di questo copione l’aveva già detto), a iconografie di implicita subordinazione, all’accettazione di modelli binari, preordinati e vincolanti. Niente aria nuova, solo la ripetizione di ideologie vecchie nelle vesti apparentemente diverse della moderna donna di successo.
Chi detiene il potere si arroga da sempre il compito di trasmettere modelli di umanità: se si pensa che la mascolinità e la femminilità oggi hanno forme meno rigide rispetto al passato, il tentativo della destra italiana appare anacronistico ma confortevole.Alla complessità del mondo offre risposte semplicistiche, in questo come in molti altri casi: promette non solo sicurezza fisica, ma sicurezza psicologica.
Mentre il panorama contemporaneo delle identità di genere appare sempre meno disciplinabile, gli stereotipi continuano a offrire una prospettiva tranquillizzante, nella loro immutata funzione di riduttori della complessità e disciplinatori dell’incertezza.






