Sydney

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Entrare nella baia di Sidney è un’emozione che ho già provato, eppure sono sul ponte a prua per accostarmi a questa grande città rivedendo le sue baie, il grande ponte – Harbour bridge – su cui sportive e sportivi salgono e l’Operahouse, quel meraviglioso insieme di gusci bianchi opalescenti che sembrano conchiglie o vele, che si riflettono nel mare e si moltiplicano…

  1. Harbour Bridge

Purtroppo non attracchiamo in porto, perché ci sono altre grandi navi; dunque ci ancoriamo in rada e, per scendere a terra, dobbiamo aspettare in fila che ci sia posto sul tender. Una volta arrivato il nostro turno, ce ne andiamo in centro, percorriamo come due vecchi residenti George Street e ritroviamo prima le Arcades e poi lo spettacolare Victoria Building: entrambe sono strutture vittoriane restaurate splendidamente e diventate raffinati centri commerciali. Ci sono bar e cioccolaterie, negozi di abbigliamento e antiquariato, di giocattoli e accessori, wifi free. Perciò ci fermiamo a lungo per comunicare con il nostro mondo degli affetti e delle amicizie. Nelle Arcades il wc è così raffinato che lo fotografo! Il Victoria Building è più grande, con ampi spazi e scale armoniose, vetrate colorate e grandi orologi. Non mi interessano i negozi, mi piace il riutilizzo intelligente di un vecchio mercato e la gente che va e viene, prende il the, conversa pacatamente.

  1. Victoria Building

Usciamo dopo cena, solita difficoltà di tender e tempo perso. Questa volta ci sbarcano ai Rocks, un porto vicino al centro, sul quale si affacciano bar e ristoranti affollati, sorvegliato dall’alto dal famoso ponte di ferro. Passeggiamo e arriviamo di fronte al Luna Park. Quelli che una volta erano magazzini del porto, sono diventati locali di tendenza, c’è tanta gente che mangia. Dalle sale interne di uno di questi, si sente musica e scopriamo che si festeggia una coppia di sposi. Vediamo anche alcuni invitati ballare. Poi, infreddoliti, torniamo in nave. Il tender è affollato, ci tocca andare al piano superiore coperto, ma aperto ai lati.

Il secondo giorno, da soli, ci muoviamo per le strade di Sydney con grande disinvoltura.

Arriviamo fino alla grande chiesa che sembra chiudere la parte occidentale della città, entriamo e ci sediamo: sotto l’altare un gruppo di giovani studentesse in divisa scolastica suona e canta; nel primo banco alcune mamme osservano felici e compiaciute. Noi chiediamo il permesso di fermarci. Arrivano le classi, ragazzi e ragazze si dispongono nei banchi, seguono lo spettacolo, cantano anche loro sottovoce, applaudono. Niente chiasso o gomitate né cellulari fra le mani.

Raggiungiamo il quartiere cinese, dotato di grandi porte e ricchissimo di negozi a prezzi convenienti, ristoranti e uffici di cambio. Visitiamo anche il mercato Paddy, struttura esterna in mattoni rossi, bella e suggestiva; all’interno è un modernissimo centro commerciale cinese. Guardo un po’ di merce ma sinceramente mi sembra scadente, soprattutto l’abbigliamento.

  1. Chinatown

L’idea che mi sono fatta di Sidney è che si tratta di una meravigliosa grande città dove la qualità della vita è sicuramente buona: non c’è il traffico caotico delle nostre città, mi dicono che chi vive fuori  e vuole andare in centro, si muove velocemente con i battelli che collegano le varie baie. Per le strade non si vedono mendicanti, ma qualche aborigeno che suona il didgeridoo, una specie di lunga “tromba” ricavata da un ramo di eucaliptos già scavato dalle termiti e ritenuto sacro dai residenti.

Proseguiamo poi per Bondi Beach, a pochi chilometri da Sidney, oggi luogo del surf, un villaggio costiero con lunga spiaggia ventosa, una volta abitato da immigrati europei. Dobbiamo ripararci nella casa dei surfisti per evitare che la sabbia, oltre a entrarci in bocca, negli occhi e nelle orecchie, rovini gli obiettivi di Piero. Pare che la parola Bondi sia di origine aborigena e indichi l’acqua che arriva sulla sabbia. A volte le onde sono altissime e pericolose; si racconta che negli anni ’30 del secolo scorso in un sol giorno morirono cinque bagnanti e altri duecento furono miracolosamente strappati alla furia del mare.

  1. Bondi Beach

La permanenza a Sidney volge al termine: questa città mi affascina con le sue tante baie, i grattacieli che si inseriscono “naturalmente” fra palazzi liberty, quell’insieme di gusci perlacei che è l’Operahouse, la gente che si muove con ordine, le razze che si incrociano in una convivenza ovvia, naturale, civile. E pensare che i primi abitanti deportati sulla grande isola dall’Inghilterra erano dei galeotti!

 

 

 

 

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Nata a Potenza, cresciuta a Salerno, laureata a Napoli e poi vissuta tra Roma, Verona, Catanzaro, Benevento, Grado, Potenza e Trento (dove oggi risiede), ha insegnato Italiano, Latino, Greco, e Storia nella scuola superiore. Ha pubblicato racconti, eserciziari didattici e saggi, ha collaborato nell’allestimento di spettacoli teatrali e ha guidato per anni il Consiglio delle donne del Comune di Trento. Collabora con la testata online “L’Adigetto” e con il mensile Trentino Mese ed è segretaria di redazione della rivista trimestrale “Soroptimist News/La voce delle donne”.