ITALIA – Due passi per Modena e per le strade femminili che non ci sono (Parte prima)

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Di Roberta Pinelli

 Se il numero complessivo delle targhe al femminile della città di Modena (48 su oltre 1500 toponimi) è il 2,4% del totale dei toponimi cittadini, in linea con le percentuali del resto d’Italia, è di un certo interesse vedere come nel tempo è cambiata, molto lentamente, l’attenzione verso le donne.

La stessa composizione delle Commissioni Toponomastiche succedutesi nel tempo mostra quale sia stato il ruolo delle donne in queste scelte: la Commissione Toponomastica fu istituita a Modena nel 1861 e la prima donna chiamata a farne parte fu nominata esattamente cento anni più tardi, nel 1961.

 01.Modena mappa XVIII

Il primo stradario ufficiale della città di Modena risale al 1818 e fu voluto dal Duca Francesco IV d’Este nell’ambito di un vasto programma di rinnovamento edilizio. Dalla sua consultazione si deduce che in questa prima fase dell’onomastica stradale regolamentata si afferma il sistema descrittivo, legato soprattutto alle funzioni economiche e sociali delle vie, alla presenza di edifici caratterizzanti o di famiglie residenti. Ed è proprio dal 1818 che a Modena le casse comunali si fanno carico per la prima volta di apporre agli angoli delle strade scritte o targhe per denominare in modo ufficiale gli spazi pubblici urbani

Dopo l’Unità d’Italia, il sistema descrittivo fu sostituito in breve tempo da un sistema celebrativo (con intenti anche pedagogici), che proseguirà praticamente fino ai giorni nostri, con una spiccata preferenza per i personaggi illustri locali, emblemi di orgoglio municipale e di un’identità civica da costruire.

Tutto ciò però va letto solo in relazione ai toponimi maschili, poiché si vedrà come ciò non sia stato seguito per quanto riguarda le donne.

A partire dal 1818 e fino alla fine dell’800 a Modena le targhe stradali al femminile sono infatti praticamente tutte dedicate a sante e suore, nessuna delle quali ha un qualche legame con Modena.

1.Modena-Via Sant'Agata-foto di Roberta Pinelli

2.Modena-Via Santa Chiara-foto di Roberta Pinelli

4.Modena-Via Sant'Eufemia-foto di Roberta Pinelli

3.Modena-Largo Sant'Eufemia-foto di Roberta Pinelli

5.Modena-Via S.Margherita-foto di Roberta Pinelli

6.Modena-Via Sant'Orsola-foto di Roberta Pinelli

7-Modena-Vicolo delle Grazie-foto di Roberta Pinelli

Con l’inizio del XX secolo compaiono i primi toponimi dedicati ad altre figure femminili. Nel 1911, in occasione del cinquantesimo dell’Unità d’Italia, viene intitolata una strada a Enrichetta Castiglioni, singolare figura di donna e di patriota.

8.Modena-Via Enrichetta Castiglioni-foto di Roberta Pinelli

Dopo un matrimonio combinato, che la lasciò vedova prima dei vent’anni, Enrichetta Castiglioni si innamorò di un patriota modenese e con lui condivise l’organizzazione dei moti carbonari di Modena del 1831. Fallita la rivolta e giustiziatone il capo, Ciro Menotti, Enrichetta seguì il marito nella fuga, ma furono arrestati dagli Austriaci ad Ancona e incarcerati a Venezia. Enrichetta volle condividere il carcere con il marito, ma debilitata dalle pessime condizioni di vita e forse minata da un cancro, morì nel 1832, a soli 29 anni. Quando l’amnistia consentì la liberazione dei patrioti modenesi, il marito raggiunse Marsiglia e volle onorare la memoria di Enrichetta con una cerimonia solenne, durante la quale fu lo stesso Giuseppe Mazzini a pronunciare l’elogio funebre.

 Nel 1931 appare via delle Suore e nel 1932 viene deliberata una serie di toponimi femminili ancora una volta tutti dedicati a sante.

Nel 1945, nell’ambito della revisione della nomenclatura dopo la caduta del regime fascista e la guerra di Liberazione, non viene ricordata nessuna delle tante partigiane, ma viene intitolato un viale all’attrice modenese Virginia Reiter (Modena 1862 – 1937).

9.Modena-Viale Virginia Reiter-foto di Roberta Pinelli

Attrice di grande espressività, esordì in teatro a soli 9 anni in uno spettacolo di beneficenza. Capace di eccezionali prestazioni sia nelle opere brillanti sia nelle tragedie, fu la prima interprete de La Lupa di Giovanni Verga.

Fra il 1900 e il 1902 formò la propria compagnia, con la quale mise in scena il suo cavallo di battaglia, Madame Sans-Gene di Sardou.

Amatissima in Italia, compì anche tournée all’estero, in Sudamerica e in Spagna, riscuotendo sempre enorme successo.

Una lunga sospensione nelle intitolazioni femminili – dal 1945 al 1961 – ci suggerisce di interrompere qui il nostro excursus storico, per riprenderlo nella prossima puntata con il mutare dei costumi portato dal boom economico.