Ni una mujer menos, ni una muerta más

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Ciudad Juárez non è esattamente il posto ideale per farsi una bella vacanza, se sei una donna poi, meno che mai. Questa città messicana nella regione di Chihuahua è tristemente nota per l’altissimo numero di omicidi che da ormai quasi 30 anni la portano in cima alle statistiche sulla criminalità.
Una macchina accosta accanto al marciapiede. Considerata la fama della città non riesco a stare tranquilla, finché non si abbassa il finestrino: “Sali in macchina! Non è sicuro girare da sole!”.
È Susana Chávez1, ci saremmo dovute incontrare direttamente in un bar, poche centinaia di metri più avanti, ma a questo punto un passaggio lo accetto volentieri.
“Grazie, andiamo al bar di cui mi ha parlato al telefono?”
“Ti prego, non darmi del Lei. Siamo praticamente coetanee…”
Sedute davanti a una birra gelata, in una delle poche vie sicure di Ciudad Juárez, parlare con Susana è come rincontrare una vecchia amica, pur non avendola mai vista prima d’ora.
“Quando hai cominciato a scrivere poesie?”
“Ero molto piccola, avevo 11 anni. Ovviamente crescendo ho trascinato con me la mia poesia, è cresciuta anche lei.”
“C’è un filo conduttore in tutta la tua produzione?”
“Sicuramente il protagonismo della natura, del simbolismo naturale. Da grande, ho trovato grande ispirazione anche nel mondo femminile, nelle mille sfaccettature che esistono nell’approccio delle donne alla propria corporeità. Credo che questo senso di vergogna che ci è stato instillato fin da bambine abbia generato una cappa di silenzio, ma è proprio nel silenzio che una voce fa più rumore.”
“Che intendi dire?”
“Intendo dire che si può partire dal proprio silenzio, dalla propria marginalità per ritagliarsi uno spazio di libertà, di autonomia. In poche parole: non è mai troppo tardi!”
“Credi che scrivere possa cambiare il mondo?”
“A questo non so risponderti. Sono convinta che la poesia possa risvegliare le coscienze e magari, aiutare a far alzare la voce. Questo è sempre stato il mio obiettivo primario, sia come attivista sia come poetessa.”
“Cos’è che rende così grave la situazione nel Chihuahua?”
“Dal 1993 in questa regione viene portato avanti un genocidio di genere senza fine, che cresce ogni anno che passa, tanto che siamo arrivati a una media di tre donne uccise ogni due giorni. È difficile individuare i fattori che hanno portato il Messico a questa situazione, sicuramente c’è un problema culturale, c’è la criminalità organizzata e ci sono le maquiladoras…”
“Scusa se ti interrompo, cosa sono le maquiladoras?”
“Qui in Messico sono stabilimenti industriali controllati dagli Stati Uniti dove vengono assemblati prodotti che poi tornano al paese d’origine. I diritti umani nelle maquiladoras praticamente non esistono e ci lavorano moltissime ragazze per pochi dollari al giorno. Le inserisco tra i fattori che hanno fatto impennare il tasso di femminicidi in Messico, perché molte delle vittime sono operaie delle maquiladoras, che vengono rapite, violentate e uccise lungo il percorso che fanno tutti i giorni per andare e tornare dalle periferie e dalle zone rurali di questa regione.”
“C’è una speranza per Ciudad Juárez?”
“Finché il governo non si deciderà ad aprire gli occhi, a interrompere il suo silenzio complice, continueremo a essere decimate e potrà solo andare peggio. Ora come ora provo una sensazione di vuoto, abbandono e impotenza, suppongo come molti altri. Immaginare un miglioramento per quanto mi riguarda è difficile, ma nutro ancora delle speranze perché sono una donna di fede!”

Una Ciudad Juárez diversa Susana non la vedrà mai. Il 6 gennaio del 2011 l’hanno ritrovata morta sul ciglio della strada, abbandonata come un sacco di spazzatura. Aveva 36 anni.
Dopo il ritrovamento, il cadavere è stato trattenuto dalle autorità per cinque giorni e si è fatto di tutto per slegare l’omicidio di Susana dal suo attivismo politico.
“Era ubriaca…Ha incontrato tre ragazzi fuori controllo al bar, la situazione è sfuggita di mano…” hanno detto gli inquirenti, che, tradotto, suona come il solito, vergognoso “se l’è andata a cercare…”.

 

1SUSANA CHAVEZ: nata a Ciudad Juárez nel 1974 è stata una giornalista, poetessa e attivista per i diritti umani messicana. Iniziò a scrivere poesie da bambina, partecipando a molti dei festival letterari e forum culturali Messicani, offrendo anche letture delle sue poesie durante le manifestazioni per le donne scomparse e assassinate. Laureata in psicologia alla Universidad Autónoma de Ciudad Juárez, al momento della morte stava lavorando ad un libro di poemi e scriveva inoltre sul suo blog Primera Tormenta.
È conosciuta come l’autrice dello slogan “ni una mujer menos, ni una muerta más” (“non una donna di meno, non una morta in più”, usato dagli attivisti per manifestare contro il massacro delle donne di Juárez.
Fu uccisa nella sua città natale il 6 gennaio 2011.