Le immagini silenziose di Iela Mari

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I libri di Iela Mari (1931-2014) possono ormai essere considerati dei classici della letteratura per l’infanzia. L’impatto che queste meraviglie hanno avuto quando sono “apparse” per la prima volta, negli anni Sessanta, è stato però piuttosto rivoluzionario. Inizialmente, infatti, il lavoro di Iela Mari non ha incontrato il favore della critica, che non lo comprendeva e non ne riconosceva l’importanza. È stato pubblicato (e lanciato anche all’estero, dove è stato apprezzato molto di più) dalla Emme Edizioni, allora diretta dalla sua fondatrice, Rosellina Archinto. Una casa editrice decisamente innovativa, che già da allora promuoveva l’albo illustrato come lo conosciamo oggi (in cui l’immagine ricopre un ruolo fondamentale, non più secondario) e il silent book (il libro senza parole), due prodotti editoriali ancora poco noti e diffusi al pubblico e di cui Iela è stata maestra.

I suoi libri sono solitamente senza parole, la narrazione è trattata attraverso le immagini, che raggiungono, così, grande potenza comunicativa. Laddove invece è presente una componente verbale (come ad esempio in Il tondo e in C’era una volta un riccio di mare, entrambi del 1974), essa diventa funzionale alle immagini, accompagnandole, sostenendole nel ritmo della storia.

1. IL TONDO

L’immagine ha dunque un ruolo centrale nell’opera di Iela Mari, che è caratterizzata da una grande ricercatezza grafica, oltre che concettuale, dall’unione di diverse esperienze creative, quali illustrazione, progettazione grafica e comunicazione, oltre a un’esperienza diretta con le bambine e i bambini delle scuole dell’infanzia, che l’autrice frequentava proprio per studiare il suo prezioso pubblico. Forme e colori vengono usati in maniera quasi astratta per ricreare atmosfere, situazioni, ambienti popolati da personaggi del regno animale e vegetale e da oggetti della quotidianità.

2. IL PALLONCINO ROSSO

In cosa potrebbe trasformarsi Il palloncino rosso (1967)? Come nasce una farfalla? E una mela? (La mela e la farfalla, 1960)? Quali forme può ricordare Il tondo (1974)? E ancora, come funziona il ciclo delle stagioni, della vita (L’albero, 1975 -in copertina)? E così via, tutti quei grandi misteri spiegati e resi accessibili, attraverso associazioni e metamorfosi, a bambine e bambini di tutto il mondo. La lingua parlata da Iela Mari, infatti, è universale: è quella dei più piccoli.

3. LA MELA E LA FARFALLA

Nel 2010 la Bologna Children’s Book Fair (una delle fiere d’eccellenza nel mondo dell’illustrazione per ragazzi) le ha dedicato una mostra, la sua prima monografica, in cui sono state esposte tavole originali, prove di stampa, disegni per tessuti per gli arredi delle camere dei bambini, menabò.  Il titolo era “Iela Mari. Il mondo attraverso una lente”e credo non ce ne sarebbe potuto essere uno più azzeccato. Quella di Iela è un’opera assolutamente intrigante, che focalizza sull’universo e sull’immaginario infantile con tenerezza. Un’opera che trova nel silenzio delle sue immagini tutta la sua potenza.

4. MANGIA CHE TI MANGIO