Le compositrici italiane del ‘700 tra Illuminismo e cosmopolitismo

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Tra Kant e l’Illuminismo europeo le compositrici italiane trovarono alcuni spazi di affermazione: viaggiarono con maggior libertà e talvolta si trasferirono a vivere in alcune corti europee. Pubblicarono e fecero eseguire le proprie opere a proprio nome, ma spesso dovettero rinunciare ai ruoli sociali consoni alla propria professione. Di alcune di loro restano fortunatamente le opere e la fama, ma difficile è ricomporre chiaramente le tracce biografiche.

Poco si sa della vita di Antonia Bembo (Venezia, 1670?- Parigi, 1720?) si pensa sia stata allieva di Giovanni Legrenzi, maestro di cappella di San Marco e figlia della nobile famiglia Bembo. Si trasferì a Parigi come cantante e poi presso la corte di Luigi XIV. A Parigi scrisse l’opera Ercole amante (1707) e Produzioni armoniche composte da 40 brani ispirati a testi sacri in latino, francese e italiano, dedicati al Luigi XIV. Comporrà molta musica per celebrare le nozze del re, per la nascita del principe e un Te Deum per Conservare la Salute del Re. Fu definita anche Maestra di Cappella. Le sue musiche sono custodite manoscritte in diversi musei francesi. 

Maria Teresa Agnesi Pinottini (Milano 1720 – Milano 1795) compose opere liriche e sinfoniche. Sorella della nota matematica Maria Gaetana D’Agnesi. Si ipotizza che abbia iniziato come clavicembalista e che per difficili condizioni sociali riuscì a far eseguire le sue opere dall’età di trentatré anni. Utilizzò stili compositivi innovativi per l’epoca, ad esempio l’intreccio di due diversi cori per accompagnare lo svolgimento di un’azione mitologica, come nell’opera Nicotri in cui narra la storia della Regina di Babilonia. Solo alcune delle sue opere furono stampate dopo la sua morte.

In Inghilterra Elisabetta de Gambarini (Londra 1731 – Londra 1765) fu una stimata organista, cantante, compositrice e direttrice d’orchestra. Esordì a quindici anni esibendosi nell’Occasional Oratorio di Handel, continuando sempre a collaborare nelle sue rappresentazioni: Judas Maccabeus, Giuseppe e i suoi fratelli, Samson, Messiah. 

Compose soprattutto musica per clavicembalo e songs, riscuotendo successo di pubblico e di critica.  

Figlia di un diplomatico italiano visse prevalentemente in Inghilterra. La sua vita fu breve ma ricca di riconoscimenti e di spazi dove rappresentare le sue opere, tanto da dirigere orchestre, quando in Italia le donne difficilmente potevano accedervi.  

Anna Bon (?1739- ?1767) nata in una famiglia di artisti viaggiò con loro per tutta Europa. A quattro anni studiò la viola all’Ospedale della Pietà di Venezia, entrando poi nel coro. Antonio Vivaldi insegnava presso la Pietà e nessun altro posto al mondo, fino ad allora, aveva permesso alle fanciulle una tale educazione musicale. 

A Brandeburgo ricoprì il posto di virtuosa di musica da camera presso la corte Kulmbach. Dedicò al Margravio Sei sonate per flauto e cembalo, scritte e pubblicate all’età di sedici anni. Con la famiglia cambiò diverse Corti dove compose sempre musica da camera, in onore di principi e principesse. In particolare fu virtuosa presso la corte del principe ungherese von Esterhazy, contemporaneamente ad Haydn, che lavorava presso di lui in qualità di Maestro di Cappella. 

A Roma Maria Rosa Coccia (Roma 1759 – Roma 1833) già a tredici anni compose l’Oratorio Daniello nel Lago dei Leoni eseguito a Roma nella Chiesa Nuova riscuotendo approvazione e pubblici elogi. Scrisse sempre nello stesso anno L’isola disabitata su testo di Metastasio. A soli quindici anni superò l’esame come Maestra di Cappella presso la Confraternita di Santa Cecilia: la prima donna in Italia a ricoprire un ruolo che fu esclusivamente maschile. A venti anni divenne anche Accademica della Filarmonica di Bologna. Nonostante questi riconoscimenti non ebbe mai un lavoro fisso in qualità di Maestra di Cappella presso un’istituzione religiosa.  Dedicò tutta la sua vita alla composizione musicale.

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Milena Gammaitoni è ricercatrice e docente di Sociologia Generale presso l’Università di Roma Tre - Dipartimento di Scienze della Formazione - l’Università Jagellonica di Cracovia e la Sorbonne Nouvelle di Parigi. Suoi temi di studio riguardano la questione dell’identità, storia e condizione sociale di artiste e artisti, la metodologia della ricerca sociale di tipo complementare; dal 1998 cura e pubblica saggi in libri collettanei, riviste scientifiche e culturali ed è autrice di tre volumi monografici.