Le compositrici italiane del ‘500 e del ‘600: cortigiane e religiose

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Francesca Caccini fu sicuramente un’eccezione per la sua genialità e la possibilità di esprimerla e affinarla in una corte, quella Medicea, che ambiva all’eccellenza, ma non fu la sola compositrice del periodo, nei conventi e monasteri emergono molte altre musiche. Le corti italiane, a Mantova, a Milano, a Venezia, a Ferrara, a Urbino, diedero ampio spazio alle musiciste, duole però rilevare che talvolta la loro fama fu accompagnata dall’appellativo di cortigiana, ossia: donna dai facili costumi. Anche l’iconografia del tempo ci riporta immagini tutt’altro che professionali.

Di Francesca Caccini resta solo un medaglione marmoreo con scolpito il suo volto, ma Barbara Strozzi sembra piuttosto un Erinni che una compositrice… Purtroppo anche nel XXI secolo assistiamo a titoli dei media dove la bellezza di una donna viene esaltata come prima dote, anziché la sua genialità. Come ci insegna Mary Wollstonecraft, nel 1700 conoscere questo passato costringe a chiedersi come e perché, a distanza di secoli, in contesti radicalmente diversi, possano riaffiorare (travestiti nei panni della modernità) aspetti arcaici del rapporto fra sessi, trasmessi dal sistema mediatico che implicitamente e subdolamente li propone come modello.

 

Tra il ‘500 e il ‘600 non furono poche le musiciste famose ai loro contemporanei che poterono dunque studiare ad alto livello, rappresentando e diffondendo le proprie opere in forma scritta. Ripercorriamo alcune delle loro vite e opere.

Maddalena Casulana (Casuale d’Elsa 1540? – 1583?), nota a Venezia come liutista e cantante, fu tra le prime a stampare la propria musica. Compose la prima collezione di Madrigali nel 1566, con il titolo Il Desiderio. Amica di Isabella de’ Medici le dedicò alcuni Madrigali, e Orlando di Lasso mise in scena il suo Primo libro di Madrigali alla corte di Alberto V, a Monaco. Poco altro si sa della sua vita.

Stampando il suo primo libro di Madrigali scrisse: “Voglio mostrare al mondo per quanto possa in questa professione di musicista, l’errore vano degli uomini che credono di essere gli unici a possedere i doni dell’intelletto e dell’arte e che tali doni non vengano mai dati alle donne”.

La più conosciuta ai nostri giorni, interpretata in vaste discografie, è sicuramente Barbara Strozzi (Venezia 1619 – Padova 1677), compositrice e soprano (in copertina), nota come virtuosa a Venezia, dove si esibì presso l’Accademia degli Unisoni, fondata dal padre. Dedica il Primo Libro dei Madrigali alla Duchessa di Toscana. Le sue composizioni comprendono cantate, arie e duetti; compose prevalentemente per voce soprano. In particolare si ricordano Sacri musicali affetti e Ariette a voce sola. Fu definita cortigiana di alta classe, perché conduceva una vita libera, autonoma, tanto che ebbe quattro figli senza mai sposarsi.

FOTO. Vittoria Aleotti

Entriamo nei conventi: Vittoria Aleotti (Ferrara, 1575 – 1620) iniziò ancora bambina lo studio della musica, ascoltando le lezioni impartite alla sorella maggiore e proseguì gli studi musicali presso il convento ferrarese di San Vito. Il padre ottenne per lei da Battista Guarini alcuni madrigali da porre in musica, che furono stampati a Venezia nel 1593 con il titolo Ghirlanda de madrigali a quattro voci. Oltre all’edizione veneziana, uscì a nome di Vittoria anche un madrigale a cinque voci (Di pallide viole). C’è la possibilità che Raffaella, ritenuta la sorella maggiore, sia stata in realtà la stessa persona, che avrebbe mutato nome al momento di prendere gli ordini.

Sulpitia Ludovica Cesis (Modena 1577 –?) era una monaca agostiniana, liutaia e “compositore” (com’è definita nei documenti dell’epoca). Di lei sono rimasti stampati solo i Mottetti Spirituali del 1619, dove troviamo preziose informazioni sulla prassi esecutiva musicale in uso a quei tempi nei conventi italiani femminili. Difficile spiegare come abbia potuto divulgare musiche pensate per cornetti, tromboni, viole e violoni, perché in pieno contrasto con i dettami della Chiesa, che aveva proibito nei conventi l’uso di strumenti musicali diversi dall’organo.

La suora benedettina Caterina Assandra(Pavia, 1590 –1618) fu subito appoggiata dall’editore e musicista Filippo Lomazzo, che nel 1606 le dedicò una raccolta di madrigali. Studiò contrappunto con Benedetto Re, uno dei principali organisti e maestri di cappella lombardi dell’epoca. La sua prima opera fu una raccolta di Mottetti a due e tre voci e di lei resta anche un bellissimo Salve Regina.

Ebbero grande eco le composizioni della suora orsolina Isabella Leonarda(Novara 1620 –1704), interamente dedicata alla musica sacra, in cui prevale il mottetto per voce sola con l’accompagnamento dell’organo o, in qualche caso, di pochi strumenti. Isabella arrivò a sperimentare la sola scrittura strumentale, componendo una sonata, e dunque andando contro le regole monastiche.

La vita di queste religiose dimostra che, oltre ogni limite e censura, anche il monastero divenne luogo dove esprimere il proprio talento, sfidando la Chiesa al suo interno, come fece Ildegarda di Bingen già nel Medioevo. Ed è evidente che anche le loro musiche influenzarono lo sviluppo della musica polifonica rinascimentale