La Guerra di Crimea e la II Guerra d’indipendenza

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Succeduto al padre, Vittorio Emanuele II, per aumentare il proprio prestigio e la propria credibilità, sceglie di mantenere una linea liberale. In un primo momento il nuovo re affida il governo al liberale Massimo D’Azeglio. Bisogna ricordare che lo Statuto Albertino dà al sovrano l’incarico esclusivo di nominare il governo mentre il Parlamento ha funzione soltanto legislativa: se la maggioranza dei deputati e dei senatori è ostile a un governo può bloccare tutte le sue leggi ma non può farlo cadere, ma un governo che gode della fiducia del re ma non di quella del Parlamento difficilmente riuscirà a legiferare. Dunque per le pressioni del Parlamento, Vittorio Emanuele II revoca la nomina a D’Azeglio e la conferisce a Camillo Benso, conte di Cavour, liberale di destra che ha viaggiato tutta l’Europa ed è esperto di questioni internazionali. Proprio a lui si devono importanti infrastrutture piemontesi come la ferrovia Torino-Genova. È con Cavour che nasce la pratica parlamentare del “trasformismo”: i deputati e i senatori, una volta eletti, possono passare da una parte all’altra indipendentemente dalle idee di partenza cono cui sono stati eletti, variando così all’occorrenza le maggioranze parlamentari. 

La prima importante intuizione geopolitica di Cavour è l’alleanza con la Francia di Napoleone III in quanto entrambi antiaustriaci: quest’alleanza conviene all’Impero Francese per rovesciare gli equilibri del Congresso di Vienna e al Regno di Sardegna per ottenere il Lombardo-Veneto. 

Nel 1853 esplode la crisi del Mar Nero: l’Impero Ottomano si sta lentamente sgretolando e i suoi pezzi fanno invidia a tutte le potenze europee. La Russia attacca la flotta turca per conquistare la penisola di Crimea nel Mar Nero, destando le preoccupazioni di Francia e Gran Bretagna che vedono in pericolo le proprie colonie nel Mediterraneo a causa dell’espansionismo russo: da qui scoppia la Guerra di Crimea.

FOTO 1. Guerra di Crimea. La battaglia di Balaklava, 25 ottobre 1854.

Attack of the Light Brigade, dipinto di Richard Caton Woodville del 1894

Il Regno di Sardegna, seppur con un ruolo marginale, partecipa alla guerra contro la Russia: così nel 1856 Cavour si può sedere al tavolo dei vincitori e, pur non ottenendo ingrandimenti territoriali, fa sì che il Piemonte sia riconosciuto come Stato rilevante per gli equilibri europei. Davanti alle principali potenze, Cavour denuncia l’occupazione austriaca del Nord Italia, approfittando dell’ostilità già accesa tra gli Asburgo e Napoleone III. 

In un incontro presso Plombières (in Belgio) tra Cavour e Napoleone III viene sancita ufficialmente l’alleanza franco-piemontese: la Francia interverrà in difesa del Piemonte se questo sarà attaccato dall’Austria, ma non se sarà il Piemonte ad attaccare l’Austria per primo. Il tutto a due condizioni: cedere alla Francia la regione alpina della Savoia e la città di Nizza e non toccare in nessun caso la città di Roma che deve rimanere sotto il governo papale in maniera da mantenere l’indiretto controllo francese sull’Italia centrale.

Gli accordi sono pronti e sono favorevoli agli interessi piemontesi. Resta solo un problema: l’alleanza franco-piemontese è di natura solo difensiva, quindi il Regno di Sardegna ha bisogno di essere attaccato dall’Austria. Così Cavour inizia a schierare provocatoriamente le truppe al confine, ricorrendo anche a corpi speciali creati appositamente da Garibaldi. L’Austria cade nel tranello e attacca il Piemonte, suscitando l’intervento francese. Inizia così la II Guerra d’Indipendenza, che per l’Austria ha esiti disastrosi. 

FOTO 2. Carta tratta da: 

http://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/164/la-seconda-guerra-d-indipendenza-1859-1860

Intanto in Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Marche le borghesie insorgono chiedendo di entrare nel Regno di Sardegna: salta così il progetto francese di prendere il controllo dell’Italia centrale con l’appoggio del Papa. A questo punto Napoleone III interrompe la guerra firmando trattati di pace separati: ottiene dall’Austria la Lombardia, che cede poi al Piemonte, ma non il Veneto che rimane austriaco.

Ormai Napoleone III è costretto a rinunciare all’Italia centrale: conquistarla vorrebbe dire passare attraverso l’Austria, che non è praticabile, o mettersi di nuovo contro il Piemonte, che non gli conviene.

Questa situazione offre la possibilità di nuove trattative: il Regno di Sardegna cede Nizza e la Savoia alla Francia e in cambio Napoleone III accetta di lasciare che l’Italia centrale passi sotto il dominio sabaudo, sempre a condizione di non toccare il Lazio e la città di Roma. Si rafforza così anche il legame tra Napoleone III e Papa Pio IX. 

Nel 1860 il Ducato di Parma, il Ducato di Modena e il Granducato di Toscana entrano a far parte del Regno di Sardegna mentre Umbria e Marche restano pontificie. La decisione viene ratificata attraverso dei plebisciti popolari svolti a suffragio universale maschile.

Il Regno di Sardegna è diventato uno Stato-Nazione moderno.

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.