La Francia, dalla II Repubblica al II Impero

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La situazione francese nei decenni a metà dell’Ottocento è complessa. Come si è visto nella precedente puntata, alla morte di Luigi XVIII di Borbone gli succede il figlio Carlo X, che tenta di restaurare l’ordine prerivoluzionario, ma invano. La sua legge, che vuole restituire all’aristocrazia terriera i beni immobiliari espropriati durante la Rivoluzione, viene accolta a Parigi con un’insurrezione popolare nota come «la Rivoluzione di luglio», tanto che è necessario fare marcia indietro: il potere economico dei nobili è ormai svanito. Il suo successore Luigi Filippo d’orleans asseconda le richieste della borghesia per evitare nuove rivolte: il suo essere il primo «Re dei Francesi per volontà della Nazione» cambia poco nel concreto, ma fa capire simbolicamente che ora il potere non può più essere del tutto svincolato dalla volontà generale né del tutto separato da chi detiene il controllo dei mezzi di produzione, come invece era prima del 1789. Orléans è soprannominato «il Re che regna ma non governa» per essere poco repressivo e «Luigi égalité» per aver messo (non di diritto ma di fatto) nobili e borghesi quasi sullo stesso piano. Lo slogan Liberté Égalité Fraternité aveva infatti proprio questo significato: rendere uguali davanti alla legge tutti i cittadini (nonostante il divario economico renda fittizia tale uguaglianza) e garantire alla nuova classe di finanzieri, negozianti, banchieri e imprenditori una libertà economica e commerciale più vasta possibile. Tale obiettivo si realizzerà attraverso una lotta graduale e lunga decenni.

Nel 1830 a Parigi viene istituita la Guardia Nazionale, un corpo armato autonomo incaricato di riportare l’ordine contro le rivolte operaie ma anche contro gli abusi del potere. A tale proposito bisogna però ricordare che Parigi ha una connotazione demografica e culturale assai diversa dal resto della Francia: mentre nella capitale, città operaia e di basso rango sociale, le spinte rivoluzionarie sono sempre rimaste forti, il resto del Paese è popolato da contadini di idee piuttosto conservatrici.

Nel 1848scoppia una nuova rivolta. Orléans è troppo moderato: su questo concordano operai e imprenditori, garzoni e braccianti, uomini e donne, liberali e democratici, socialisti e persino alcuni nobili. I liberali chiedono maggiore autonomia economica, i democratici il suffragio elettorale universale o comunque molto esteso, i socialisti il riconoscimento dei diritti dei poveri.

FOTO 1. Parigi, barricate del giugno 1848. (Musée Carnavalet)

Quando alla Guardia Nazionale viene ordinato di reprimere la rivolta con le armi, questa si rifiuta e appoggia gli insorti. Per giorni Parigi è occupata da barricate e il Re, temendo di fare la stessa fine di Luigi XVI, abbandona la città. Si forma un governo provvisorio cui prendono parte anche i socialisti: viene proclamata la II Repubblica Francese. La Repubblica s’impegna a eliminare ogni restrizione al diritto di stampa e di riunione, abolisce la pena di morte per reati politici, apre fabbriche statali con il nome di ateliers nationaux per dare lavoro ai disoccupati e stabilisce per la prima volta un massimo legale di 11 ore per ogni giornata lavorativa. Ma decide anche di rispettare il principio di equilibrio e rinunciare a “esportare la Rivoluzione” come invece aveva fatto la I Repubblica sotto Napoleone.

Tali riforme sociali infastidiscono l’ala moderata (quella più liberista e meno democratica e socialista) e non interessano alla parte rurale della Francia, rimasta su posizioni conservatrici. Alle elezioni per l’Assemblea Costituente, svolte a suffragio universale maschile, vincono i moderati. Certamente dare il voto ai contadini ha contribuito a questo esito. Il nuovo governo sancisce così il fallimento della rivolta.

Alle elezioni presidenziali i conservatori vincono di nuovo: è scelto come Presidente della Repubblica Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone. Abolite le riforme sociali del governo provvisorio, il nuovo Presidente conservatore toglie il diritto di voto ai nullatenenti, ma il Parlamento gli impedisce di ripetere il mandato alla sua scadenza. Così nel 1851, con l’appoggio dell’esercito, Bonaparte attua un colpo di Stato e vara una nuova Costituzione secondo la quale il mandato presidenziale dura dieci anni anziché quattro e la Camera non ha più potere legislativo: ormai la Repubblica è solo una formalità e il potere è tutto nelle mani di un solo uomo. Per allargare il consenso, il suffragio elettorale ritorna a essere universale maschile: un plebiscitopopolare a maggioranza schiacciante conferma la nuova Costituzione. L’anno seguente con un nuovo plebiscito viene restaurato l’Impero. Ora Bonaparte è imperatore con il nome di Napoleone III:la II Repubblica francese muore nello stesso modo in cui era tramontata la Rivoluzione mezzo secolo prima.

FOTO 2. Napoleone III, imperatore dei francesi

Un importante elemento di innovazione urbanistica introdotto da Napoleone III nella cartina di Parigi è dato dai grands boulevards di cui il più noto è il boulevard Haussmann (in copertina), dal nome del barone che lo ha ideato: si tratta di maestosi viali lunghi e larghi costruiti al posto di vicoli medievali proprio con l’intento di impedire la costruzione delle barricate che nel 1830, nel 1832 e nel 1848 avevano facilitato le rivolte operaie. Il Bonapartismo sarà caratterizzato da una forte repressione del dissenso ma al tempo stesso da un largo consenso popolare dovuto a politiche demagogiche: potremmo dire che il Bonapartismo ottocentesco è di fatto l’antenato di quello che oggi chiamiamo populismo. Quest’esperienza di governo avrà fine solo nel 1870 con la Guerra franco-prussiana.

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