Il Premio Calvino

0
393
image_pdfimage_print

Il Premio, dedicato alla memoria di Italo Calvino, è riservato a opere di narrativa inedite di scrittrici e scrittori esordienti ed è stato fondato a Torino nel 1985, da un gruppo di persone amiche ed estimatrici dello scrittore da poco scomparso, con lo scopo di continuare il lavoro di talent scout che questi aveva svolto a lungo per l’editore Einaudi. Ogni anno giungono al Premio centinaia di manoscritti da cui il Comitato di lettura arriva a selezionare 8/9 testi finalisti; tra questi una giuria esterna e ogni anno diversa, composta da 4/5 persone qualificate, sceglie poi il vincitore. Principale caratteristica del Premio è il fatto che a ogni partecipante viene consegnato un giudizio critico con una valutazione dell’opera presentata, indipendentemente dal suo valore; le indicazioni fornite potranno magari essere utili in seguito per la stesura di un testo più maturo. 

 Proprio seguendo da qualche anno l’attività del Calvino dall’interno, come componente del Comitato di lettura, mi sono resa conto che ad arrivare in finale sono in prevalenza scrittori, non scrittrici. Mi sono interrogata su questo fenomeno perché, nel gruppo di lavoro con cui collaboro, non ho mai avuto l’impressione che le opere siano valutate in modo diverso a seconda del sesso di chi le ha scritte. Ma veniamo ai numeri, che sono di per sé eloquenti e spiegano molte cose. Mario Marchetti, presidente del Premio, ci dice che la maggioranza (il 60% circa) dei manoscritti che ogni anno arrivano al Premio è a firma maschile, mentre le donne si attestano sul 40%. Ci possono essere piccole variazioni, di anno in anno, ma fin dall’inizio il quadro è questo e appare stabile. Quale può essere il senso di questa presenza minoritaria? Sappiamo che le lettrici sono più numerose dei lettori. Come mai le donne leggono di più ma scrivono di meno, o concorrono di meno ai premi letterari? Marchetti ipotizza che le donne siano “in un certo senso, meno esibizioniste” degli uomini: sono questi che, in numero maggiore, “vogliono uscire alla luce del sole dei premi, per lo meno del nostro”. Ma è possibile che il fenomeno sia dovuto, più che a un atteggiamento femminile “virtuoso”, a una maggiore sfiducia delle donne in se stesse, e forse anche a una inespressa sfiducia nella possibilità di essere riconosciute, in una gara che vede in lizza entrambi i sessi e in cui, per ancestrale esperienza, già si immagina, a torto o a ragione, chi possa essere favorito.

Ma… a torto o a ragione? Ancora ci potrà soccorrere qualche numero. Nelle trenta edizioni del Calvino che si sono succedute dal 1986 al 2017, sono stati consegnati premi a 38 persone (vi sono alcuni ex aequo), di cui 23 uomini, circa il 60,5%, e 15 donne, il 39,5% del totale (una curiosità: è stata una donna, Pia Fontana, a riceverlo la prima volta, e anche l’ultima edizione ha visto una vincitrice, Emanuela Canepa). 

Si tratta di percentuali grosso modo corrispondenti a quel 40% di afflusso al Premio di testi scritti da donne. Fermo restando lo squilibrio di genere di questo afflusso, corrisponde quindi alla realtà la percezione soggettiva che non esista discriminazione di genere nelle valutazioni del Comitato dei lettori prima e delle giurie esterne poi, e si noti che queste ricevono in lettura i testi privi del nome dell’autore o dell’autrice. Il 39,5% di vincitrici del Calvino ricorda poi il 36% del Bagutta Opera prima, confermando l’ipotesi che ad inizio carriera, per così dire, le donne che scrivono incontrino meno ostacoli. Le scrittrici dovrebbero forse riconsiderare le reali possibilità che hanno di fronte, almeno per quanto riguarda il primo riconoscimento del loro lavoro. In seguito probabilmente le cose cambiano, come s’è visto, ma nulla è per sempre.

Logo del Premio Calvino

Qui di seguito, l’elenco delle 15 vincitrici: Pia Fontana, Spokane 1987/88; Mara De Paulis, Gilbert, 1992 ex aequo; Giulia Fiorn, Non m’importa se non hai trovato l’uva fragola, 1995 ex aequo; Alessandra Montrucchio, Ondate di calore, 1995 ex aequo; Laura Barile, Oportet 1996 ex aequo; Samuela Salvotti, Concepita in ventre di regina, 1996 ex aequo; Paola Biocca, Buio a Gerusalemme 1998; Luisa Carnielli (e Fulvio Ervas), La lotteria, 1999 ex aequo; Paola Mastrocola, La gallina volante, 1999 ex aequo; Laura Facchi, Il megafono di Dio, 2002; Tamara Jadrejčić, I prigionieri di guerra, 2004; Giusi Marchetta, Dai un bacio a chi vuoi tu, 2007 ex aequo; Mariapia Veladiano, La vita accanto 2010; Elisabetta Pierini, L’interruttore dei sogni, 2016 ex aequo; Emanuela Canepa, L’animale femmina 2017.