I moti del 1848 e la nascita della I Internazionale: «uno spettro si aggira per l’Europa»

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Maggi Giovanni---foto Quarto Stato dopo servizio da Milano
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Oltre ai fatti francesi, il 1848 è un anno esplosivo per tutta l’Europa.

Nell’Impero Austroungarico la lotta liberale per una Costituzione scritta che ponga fine alla monarchia assoluta degli Asburgo si sovrappone alle spinte indipendentiste di tutte le minoranze culturali ed etniche inglobate nell’impero. Ungheria, Boemia e Regno Lombardo-Veneto insorgono ma vengono duramente schiacciate. Il Regno di Sardegna tenta una prima guerra contro l’Austria per ottenere il Nord della penisola italiana, ma tale avventura, nota come I guerra d’Indipendenza, si rivela un clamoroso fallimento per l’abissale dislivello militare tra i due Stati.

Non si può certo dire invece che l’insurrezione nel Regno di Sardegna, per quanto di breve durata, sia stata inutile: il Re Carlo Alberto di Savoia, invece di ricorrere alla repressione militare, concede una Costituzione liberale, nota appunto come Statuto Albertino, confermata dal suo successore Vittorio Emanuele II.

FOTO 1. La prima pagina dello Statuto Albertino

Invece la volontà di trasformare la grande Confederazione Germanica a guida austriaca in un moderno Stato federale naufraga, sostituita da una confederazione più piccola a guida prussiana da cui l’Austria rimane esclusa. Ma a lungo si continuerà a inseguire il desiderio di unificare anche politicamente l’identità culturale tedesca. Intanto però, con l’estensione del suffragio elettorale, gli interessi dei commercianti e dei banchieri entrano in Parlamento.

Sui moti del 1848 e sulla direzione che questi hanno dato alla Storia è necessario fare alcune considerazioni. Fino a questo momento le richieste della borghesia hanno raccolto un seguito notevole anche tra lavoratori dipendenti (braccianti, garzoni, operai…) e persino nullatenenti in quanto andavano contro i vecchi privilegi nobiliari di origine feudale; a partire dalla Rivoluzione Francese è chiaro che la colonna portante della società moderna non è più la vecchia aristocrazia di proprietari terrieri e latifondisti, ora accusati di parassitismo, bensì la nuova classe imprenditoriale: anche se la Rivoluzione non è riuscita a imporre tale passaggio in via definitiva, ne ha comunque gettato le basi in maniera ormai indelebile. Luigi Filippo d’Orléans, pur essendo di famiglia nobile, ha facilitato gli interessi borghesi fino a rendersi conto che tornare indietro era ormai impossibile; Napoleone III ha tolto tutte le libertà politiche ma non ha potuto toccare quelle economiche; persino la Prussia, molto autoritaria al suo interno e ancora legata all’Ancien Régime, deve ormai fare i conti con la società mutata. La borghesia in questa prima metà di secolo è riuscita a far passare i propri interessi come bene universale: le libertà economiche diffuse, il diritto alla proprietà privata, una Costituzione scritta che garantisca tali conquiste e l’obbligo del Re di trattare con rappresentanti dei suddetti interessi attraverso il Parlamento. Solo l’Austria e gli Stati della penisola italiana sono ancora aggrappati a un’economia feudale. Ma nel 1848 qualcosa inizia a cambiare. La scintilla che ha dato il via all’insurrezione di Parigi fino a far scappare il «Re borghese» era stata causata da alcune restrizioni tra cui la chiusura degli ateliers nationaux, che davano lavoro ai disoccupati e ai nullatenenti: la rivolta contro un provvedimento che danneggia gli operai ma non la borghesia si può considerare uno dei primi episodi della moderna lotta di classe ottocentesca, influenzata dalla Rivoluzione industriale che ormai è andata a regime. Nel 1848 vediamo l’ultimo dei momenti in cui la nuova borghesia e il futuro proletariato lottano insieme contro la nobiltà e contro il clero e al tempo stesso il primo elemento della loro insanabile imminente separazione e il loro primo scontro. Proprio in quest’anno a Londra Karl Marx e Friederich Engels pubblicano Il manifesto del Partito Comunista, testo guida delle future lotte antiborghesi. 

FOTO 2. Copertina originale del Manifesto del Partito Comunista (Londra, 1 febbraio 1848)

Il saggio di Marx ed Engels si apre con la celebre frase «uno spettro si aggira per l’Europa»: secondo loro questo spettro è il Comunismo che nel giro di qualche decennio farà tremare il mondo, più in generale lo spettro è questo conflitto che si sta aprendo. Il 1848 è l’anno della rottura più grande della Storia moderna.

FOTO 3. Kyrgyzstan, Bishkek. Monumento a Karl Marx e Friedrich Engels in Oak park

La I Internazionale, associazione creata a Londra nel 1864 che coordina le realtà protagoniste della lotta di classe e ne rappresenta le istanze, nasce proprio dall’ala operaia dei moti del 1848, raccogliendo gli ideali anarchici, comunisti, socialisti e democratici: di fatto i liberali sono diventati oppositori del movimento operaio, nato in seno alla stessa borghesia liberale. In un primo momento fazioni così diverse riescono a convivere all’interno dell’organizzazione, ma ben presto tale convivenza diventerà impossibile proprio per le idee inconciliabili che questi diversi schieramenti portano avanti. 

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.