I moti del 1830

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Nel 1830 un nuovo terremoto politico e sociale fa tremare la pace europea. Di nuovo il fermento ha inizio nella periferia del continente, dove il Congresso di Vienna ha imposto un equilibrio lontano dalla volontà popolare.

La prima rivolta scoppia in Polonia, che aspira all’indipendenza dall’impero russo, e nell’Italia centrosettentrionale (Ducati di Parma e di Modena) per sottrarsi al dominio austriaco, ma i due imperi danno il via a un’altra sanguinosa repressione che mette a tacere i moti in breve tempo.

Stavolta però la scintilla dell’insurrezione si estende in fretta al resto del continente. La Francia insorge contro la situazione che la Restaurazione ha imposto e il Belgio vuole un proprio Regno, separato da quello dei Paesi Bassi. Alla repressione tra le strade di Parigi la popolazione oppone una strenua resistenza e il re è costretto ad abbandonare la città; Austria e Prussia vorrebbero intervenire per sedare le rivolte in Belgio ma Francia e Inghilterra negano il loro appoggio proponendo il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi: la Santa Alleanza ha perso il suo potere.

In Francia, molto più che altrove, né la repressione né l’imperialismo sono riusciti a cancellare gli ideali del 1789. Con la Rivoluzione la borghesia (commercianti, banchieri, imprenditori delle prime piccole fabbriche, padroni di botteghe con lavoratori dipendenti) ha definitivamente affermato il proprio primato economico nella società e di conseguenza ha ottenuto un ruolo politico di primo piano cui ora non è più disposta a rinunciare. In questi anni le richieste della borghesia contro i privilegi della nobiltà raccolgono un vasto seguito anche tra le classi sociali più basse (garzoni, primi operai, donne, parte dei contadini), quelle che qualche decennio più tardi prenderanno il nome di proletariato. La principale richiesta della borghesia europea, già realizzata in Inghilterra, è una Costituzione scritta che sancisca chiaramente i limiti del potere del re, mettendo quindi fine alla monarchia assoluta.

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Il nuovo re Carlo X di Borbone, succeduto al padre Luigi XVIII, limita i diritti sanciti dalla Costituzione, elimina la libertà di stampa e stabilisce il risarcimento dei beni espropriati alla nobiltà durante la Rivoluzione, mandando così su tutte le furie la popolazione parigina fiera e bellicosa che di quella Rivoluzione era stata protagonista. Non riuscendo a sedare la rivolta, Carlo X lascia la città e, in nome del principio di equilibrio, per placare le acque il suo posto viene dato a Luigi Filippo d’Orléans, giovane di famiglia nobile ma di idee filoborghesi. Il nuovo sovrano è il primo a farsi nominare non più «Re di Francia per grazia di Dio» ma «Re dei Francesi per volontà della Nazione».

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Luigi Filippo vara una Costituzione che allarga il suffragio elettorale e aumenta il potere decisionale della borghesia sulle questioni economiche a discapito della vecchia aristocrazia: da qui gli deriva il soprannome di «Re borghese», nonostante le sue origini siano ancora aristocratiche. Ormai l’ascesa della nuova classe sociale non è più arginabile. Tuttavia, quando nel 1832 la popolazione operaia parigina insorge nuovamente per reclamare più diritti sociali, la rivolta viene di nuovo repressa nel sangue dalle autorità francesi, stavolta senza intervento straniero

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