Emma Perodi: la Signora delle Fate

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Iniziamo questa lunga carrellata di scrittrici italiane per ragazze e ragazzi da un’autrice della fine Ottocento/inizi Novecento cui è stato attribuito, per la sua prolifica produzione fantastica, l’appellativo di Signora delle Fate. 

Si tratta di Emma Perodi, nata a Cerreto Guidi (FI) il 31 gennaio del 1850. La famiglia, padre ingegnere, madre di nobili origini, aveva notevoli risorse economiche che permisero a Emma di studiare e viaggiare in Italia e all’estero imparando le lingue. Ciò si rivelò fondamentale per la sua attività di traduttrice dal tedesco (tradusse tra l’altro le Affinità elettive di Goethe), dall’inglese e dal francese.

Le origini toscane hanno notevolmente influenzato le sue storie, in particolare quelle che sono considerate il suo capolavoro: le “Novelle della Nonna” pubblicate prima in settanta dispense e poi raccolte in cinque volumi tra il 1882 e il 1883 con il sottotitolo di Fiabe fantastiche, nella Biblioteca fantastica dell’editore romano Eduardo Perino.

Si tratta di quarantacinque novelle che rielaborano, rivisitandole, fiabe e leggende della tradizione toscana soprattutto casentina. Sono, infatti, tutte ambientate (tranne una) nel Casentino di epoca medioevale (XII – XIII secolo) e vengono narrate, nell’arco di un anno, la domenica sera intorno al fuoco, dalla matriarca Regina Marcucci, la nonna del titolo.

In un doppio registro narrativo lettori e lettrici seguono da un lato le vicende della famiglia Marcucci, mezzadri del podere di Farneta, un piccolo borgo sulla via di Camaldoli, e dall’altro si appassionano alle varie novelle goticheggianti, dove la fanno da padroni fate e streghe, maghi e fattucchiere, re e principesse, angeli e demoni, scheletri e mostri, gatti neri e barbagianni. Si tratta di un magnifico affresco medioevale che cattura l’attenzione dei lettori piccoli e grandi che ne restano affascinati. In uno stile quasi horror che non sarebbe dispiaciuto al re dei romanzi horror Stephen King, l’autrice recupera fiabe e leggende contadine sulla scia di quanto avevano fatto i fratelli Grimm in Germania o Perrault in Francia. 

Il Casentino, regione montuosa dell’alta valle dell’Arno, dalle sorgenti del fiume alla piana d’Arezzo, è il luogo dove si svolgono le vicende di questa specie di Decameron rustico, dove i piani narrativi della cornice e dei racconti si compenetrano.

Da un lato l’Adesso rappresentato dal podere dei Marcucci, tipo ideale della famiglia contadina della Toscana di fine ottocento e dall’altro l’Altrove di un Casentino medioevale in cui Cristo e la Vergine scendono in terra a combattere il Diavolo, l’eterno nemico; dove schiere di santi aiutano i devoti fedeli e dove spettri, scheletri e fantasmi sono presenti in un passaggio continuo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, in un crescendo di terrore in cui tuttavia la paura non è mai fine a se stessa e la morale finale è sempre presente.

La carriera di scrittrice di Emma Perodi nasce qualche anno prima delle Novelle, “facendosi le ossa” come giornalista.  Le prime prove giornalistiche furono di collaborazione alla Gazzetta d’Italia nella cui Biblioteca comparve nel 1877 il suo primo romanzo: “Il Cavalier Puccini”. Dal luglio al novembre 1880 curò sulle pagine di “Cornelia” – rivista letteraria, educativa, dedicata principalmente agli interessi morali e materiali delle donne italiane – la rubrica “Le idee di Elena”. La rivista, pubblicata con cadenza quindicinale, era diretta da Aurelia Folliero de Luna Cimino, fervente patriota e sostenitrice dell’emancipazione delle donne italiane.

Trasferitasi a Roma, Emma Perodi collaborò con il “Fanfulla della domenica” e poi nel 1881 divenne collaboratrice, e successivamente direttrice, del “Giornale per i bambini”, fondato e inizialmente diretto da Ferdinando Martini. Un’altra esperienza giornalistica la ebbe come collaboratrice dal 1896 al settimanale illustrato “Il tesoro dei bambini” e al “Messaggero della Gioventù”, dal 1899 al 1902. 

Ebbe anche una vasta produzione di romanzi per adulti da “Sull’Appennino” a “Il Principe della Marsigliana”, da “Romanzo romano”, a “La tragedia di un cuore”.

Ma la massima popolarità la scrittrice la raggiunse con le fiabe, dalle “Novelle a mano libera” alle “Fiabe fantastiche”, dalle “Fiabe elettriche” alle “Fate d’oro”. Seguirono tutta una serie di libri di fate (Le fate belle, le Fate e i bimbi, Le Fate dei fiori) e vari altri libri per l’infanzia di cui ricordiamo solo alcuni titoli: “Cuoricino ben fatto”, “Nel canto del fuoco”, “I bambini di diverse nazioni a casa loro” in cui l’autrice, in un contesto di multiculturalità, sottolinea i caratteri universali dei racconti per le giovanissime generazioni pur nelle diversità dei singoli Paesi. 

Nell’ultima parte della sua produzione letteraria emergono l’interesse per la storia e la realtà della Sicilia. Escono così le ampie raccolte “Al tempo dei tempi: Fiabe e leggende del mare, dei monti e delle città di Sicilia”, omaggio all’isola e alla città di Palermo dove si trasferì negli ultimi vent’anni della sua vita morendovi di polmonite il 5 marzo 1918, esattamente cento anni fa. 

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Laureata in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, dopo una lunga carriera come Assistente ordinaria di Antropologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali della stessa Università, si dedica, una volta andata in pensione, alla letteratura giovanile, iscrivendosi all’Associazione Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile e collaborando alla rivista del Gruppo con articoli su vari autori, autrici e recensioni di libri. demajo.a@impagine.it