Accademici paesaggi e non

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di Saverio Simi de Burgis

 

Nella pittura, nelle arti figurative in genere, nell’architettura, soprattutto nella poesia, gran parte dell’immaginazione, si dipana dalla visualizzazione di luoghi naturali, di paesaggi, ordinati dall’uomo, o ancora incontaminati e selvaggi. Tutto, rientra in tali sorprendenti, a volte edenici luoghi, in altre occasioni sconvolgenti e terribili, sempre provocando un sentimento di stupore e meraviglia, comunque di considerazione e attenzione, agendo, nella maggior parte dei casi, a livello sinestetico, sedimentandosi nella memoria dove rivive attraverso chiare e inconfondibili immagini.

Tutto nell’arte, ma anche nella scienza, parte da una tale osservazione, la natura nel suo aspetto statico e cangiante allo stesso tempo, per i vari effetti cui è soggetta nella stessa esistenza e ciclicità, dal generale al particolare, dal macro al microcosmo dei vari fenomeni che la compongono e la regolano. I diversi periodi della storia dell’arte testimoniano il rapporto indissolubile esistente tra arte e natura, anche quando questo diventa meno chiaro ed esplicito. Sussistono, tuttavia, alcuni momenti in cui tutto ciò risulta maggiormente evidente, come nel caso della fine del Settecento inglese, si veda il sublime e il pittoresco, concetti estetici che si estendono all’arte come al giardinaggio, diventando valori protagonisti nel secolo successivo, vedi la fortuna critica di Constable e Turner, anche in Francia fino a influenzare gli impressionisti e oltre. Il concetto del sublime viene, invece, a sostanziarsi in Germania nella pittura di Caspar David Friedrich.

Il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, è il luogo ideale per un’esposizione sul paesaggio. Questo luogo nasce con la finalità di valorizzare un’area, in questo caso di bonifica, all’insegna di un intervento risanante e reso produttivo ad opera dell’uomo così da renderlo un modello esportabile, in termini esemplari, in tutto il territorio nazionale e non solo.

Per tali motivi, affinché un territorio risultasse fertile non solo sul piano di un adeguato sfruttamento agricolo, ma anche dal punto di vista culturale, la mostra è stata concepita in concomitanza e a corollario della rassegna dedicata a Goffredo Parise e al suo rapporto con la natura e al conseguente amore per l’arte e gli artisti. Parise, che per anni ha girato il mondo come inviato di importanti quotidiani, dopo un periodo vissuto intensamente a Roma, è tornato nel suo amato Veneto, dove trascorrerà gli ultimi anni dell’esistenza , in una casa in mezzo alla campagna, a Salgareda, nei pressi del secondo argine del Piave, e quindi a Ponte di Piave, nella provincia di Treviso, dove vivrà fino alla morte, avvenuta nel 1986.

Questa mostra vuole essere un omaggio in piena regola a Parise e si colloca in una linea di continuità col suo intendere. Siamo certi che lo scrittore avrebbe apprezzato, riscontrando le radici culturali della sua terra, seppure in opere diverse per periodo e per concezioni estetiche, in artisti così qui attivi come Silvia de’ Giudici, Nata, Olinsky, Maria Grazia Rosin, Nelio Sonego, Silvano Tessarollo e Ampelio Zappalorto, assieme a tutto il gruppo degli studenti, ma già valenti artisti quali Giovanna Bonenti , Chiara Campanile, Oscar Contreras Rojas, Veronica de Giovanelli, Virginia Gabrielli, Beatrice Gelmetti , Massimiliano Gottardi, Manuela Kokanovic , Luca Migliorino, Edison Pashkaj, Barbara Prenka, Mattia Sinigaglia, Massimo Stenta, Nežka Zamar, tutti dell’Accademia di belle arti di Venezia.

Il MuPa è la dimostrazione tangibile che in questi luoghi l’arte non è assolutamente cosa morta, ma sono stati ben riposti semi rigogliosi per la sua continuità e il suo futuro.   La ricerca sul paesaggio o sui paesaggi possibili rimane, pertanto, come punto di partenza essenziale di spunti attinti dal grande calderone della natura e dell’arte con tutte le varie declinazioni, fondamentale e fonte inesauribile con tutte le sue diverse suggestive influenze nella germinazione e produzione continua di stimoli per la realizzazione di qualsiasi operazione che meriti ancora di essere definita creativa.di Saverio Simi de Burgis

Nella pittura, nelle arti figurative in genere, nell’architettura, soprattutto nella poesia, gran parte dell’immaginazione, si dipana dalla visualizzazione di luoghi naturali, di paesaggi, ordinati dall’uomo, o ancora incontaminati e selvaggi. Tutto, rientra in tali sorprendenti, a volte edenici luoghi, in altre occasioni sconvolgenti e terribili, sempre provocando un sentimento di stupore e meraviglia, comunque di considerazione e attenzione, agendo, nella maggior parte dei casi, a livello sinestetico, sedimentandosi nella memoria dove rivive attraverso chiare e inconfondibili immagini.

Tutto nell’arte, ma anche nella scienza, parte da una tale osservazione, la natura nel suo aspetto statico e cangiante allo stesso tempo, per i vari effetti cui è soggetta nella stessa esistenza e ciclicità, dal generale al particolare, dal macro al microcosmo dei vari fenomeni che la compongono e la regolano. I diversi periodi della storia dell’arte testimoniano il rapporto indissolubile esistente tra arte e natura, anche quando questo diventa meno chiaro ed esplicito. Sussistono, tuttavia, alcuni momenti in cui tutto ciò risulta maggiormente evidente, come nel caso della fine del Settecento inglese, si veda il sublime e il pittoresco, concetti estetici che si estendono all’arte come al giardinaggio, diventando valori protagonisti nel secolo successivo, vedi la fortuna critica di Constable e Turner, anche in Francia fino a influenzare gli impressionisti e oltre. Il concetto del sublime viene, invece, a sostanziarsi in Germania nella pittura di Caspar David Friedrich.

Il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, è il luogo ideale per un’esposizione sul paesaggio. Questo luogo nasce con la finalità di valorizzare un’area, in questo caso di bonifica, all’insegna di un intervento risanante e reso produttivo ad opera dell’uomo così da renderlo un modello esportabile, in termini esemplari, in tutto il territorio nazionale e non solo.

Per tali motivi, affinché un territorio risultasse fertile non solo sul piano di un adeguato sfruttamento agricolo, ma anche dal punto di vista culturale, la mostra è stata concepita in concomitanza e a corollario della rassegna dedicata a Goffredo Parise e al suo rapporto con la natura e al conseguente amore per l’arte e gli artisti. Parise, che per anni ha girato il mondo come inviato di importanti quotidiani, dopo un periodo vissuto intensamente a Roma, è tornato nel suo amato Veneto, dove trascorrerà gli ultimi anni dell’esistenza , in una casa in mezzo alla campagna, a Salgareda, nei pressi del secondo argine del Piave, e quindi a Ponte di Piave, nella provincia di Treviso, dove vivrà fino alla morte, avvenuta nel 1986.

Questa mostra vuole essere un omaggio in piena regola a Parise e si colloca in una linea di continuità col suo intendere. Siamo certi che lo scrittore avrebbe apprezzato, riscontrando le radici culturali della sua terra, seppure in opere diverse per periodo e per concezioni estetiche, in artisti così qui attivi come Silvia de’ Giudici, Nata, Olinsky, Maria Grazia Rosin, Nelio Sonego, Silvano Tessarollo e Ampelio Zappalorto, assieme a tutto il gruppo degli studenti, ma già valenti artisti quali Giovanna Bonenti , Chiara Campanile, Oscar Contreras Rojas, Veronica de Giovanelli, Virginia Gabrielli, Beatrice Gelmetti , Massimiliano Gottardi, Manuela Kokanovic , Luca Migliorino, Edison Pashkaj, Barbara Prenka, Mattia Sinigaglia, Massimo Stenta, Nežka Zamar, tutti dell’Accademia di belle arti di Venezia.

Il MuPa è la dimostrazione tangibile che in questi luoghi l’arte non è assolutamente cosa morta, ma sono stati ben riposti semi rigogliosi per la sua continuità e il suo futuro. La ricerca sul paesaggio o sui paesaggi possibili rimane, pertanto, come punto di partenza essenziale di spunti attinti dal grande calderone della natura e dell’arte con tutte le varie declinazioni, fondamentale e fonte inesauribile con tutte le sue diverse suggestive influenze nella germinazione e produzione continua di stimoli per la realizzazione di qualsiasi operazione che meriti ancora di essere definita creativa.