KENIA – Taglia sulla testa del terrorista Mohamed Mohamud Kuno. La polizia ha promesso 220mila dollari

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Le autorità keniane non hanno dubbi, anche dietro l’ attentato al college universitario nella città di Garissa c’è la mano di Mohamed Mohamud Kuno, conosciuto anche come Dulyadin e Gamadhere. Kuno è un keniano, ex operatore umanitario, che ha insegnato e avuto funzioni di direttore in una scuola teologica proprio a Garissa, l’istituto Madrasa Najah, prima di unirsi alle milizie islamiche somale. Le sue posizioni si sono radicalizzate col passare degli anni fino a quando ha deciso di dedicarsi anima e corpo al terrorismo unendosi ad al-Shebaab. Con i jihadisti somali ha rivendicato l’attacco del 22 novembre 2014 contro un autobus nei pressi di Mandera – una cittadina al confine tra il Kenya e la Somalia – costato la vita a 28 passeggeri non musulmani, colpevoli secondo i miliziani di “non conoscere il Corano”. La polizia ha promesso 220mila dollari a chiunque sia in grado di dare informazioni che portino al suo arresto, ma al momento Mohamed Kuno è irrintracciabile, sparito dal dicembre dello scorso anno. secondo il quotidiano kenyano Daily Nation, che ne ha tracciato un profilo sul suo sito, Kuno è ormai il capo delle operazioni qaediste in Kenya e utilizzerebbe spesso membri della sua famiglia nei raid.

L’attacco è cominciato all’alba. I jihadisti hanno preso d’assalto il campus intorno alle 4,30 ora italiana: hanno sparato alle due guardie al cancello di ingresso e poi, una volta entrati, hanno aperto il fuoco a caso, prima di asserragliarsi in uno dei dormitori degli studenti.

Gli al-Shebaab somali, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato l’attacco. Per tutto il giorno decine di studenti cristiani sono stati tenuti in ostaggio. I 15 ostaggi islamici erano invece stati liberati subito: “Quando i nostri uomini sono arrivati, hanno rilasciato i musulmani. Teniamo gli altri in ostaggio” ha detto un portavoce degli shebaab, Sheikh Ali Mohamud Rage. I guerriglieri si sono asserragliati nella residenza universitaria per ore e l’assedio è stato dichiarato concluso alle 20,30 ora italiana dopo una battaglia con le forze di sicurezza, esercito e polizia locale che avevano circondato il complesso.

Alcuni degli studenti liberati in mattinata hanno raccontato che tra le vittime dei qaedisti somali, alcune sono state decapitate. Citata dalla rete all news sudafricana ‘News24’, Winnie Njeri, una delle studentesse riuscite a scappare, ha dichiarato di aver “visto corpi senza teste”. Nel bilancio ufficiale, oltre i 147 morti ci sono 79 feriti ma mancano all’appello ancora almeno 150 persone tra studenti e professori. Degli 815 che risultavano presenti al momento del raid, solo 500 sono stati ritrovati. Quattro dei terroristi sono stati uccisi.