FRANCIA – I sindacati non mollano: scioperi a oltranza fino al ritiro della legge

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I sindacati francesi hanno deciso un’altra tornata di scioperi, il 26 maggio e il 14 giugno per protestare contro le riforme del lavoro adottate dal governo. Lo hanno comunicato sette sindacati transalpini in una nota.
Si tratta di Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Unl, Fidl che hanno proclamato una “giornata nazionale” di scioperi il 26 maggio e una mobilitazione a Parigi per il 14 giugno, nel giorno in cui il Senato discuterà la questione.
Il disegno di legge del lavoro ha dato origine a molteplici proteste in tutto il paese negli ultimi mesi. Tra le riforme proposte dal governo del primo ministro Manuel Valls l’aumento dell’orario di lavoro giornaliero e la semplificazione delle procedure di licenziamento.

Secondo la polizia, sono 128.000 le persone che hanno manifestato contro il contestato provvedimento approvato dal governo di Manuel Valls. La Confédération générale du travail, la principale sigla sindacale, parla invece di 400.000 manifestanti in tutto il Paese. Partito da Place de la Nation poco prima delle 14:30, il corteo parigino è arrivato a metà pomeriggio su Place d’Italie. Simili manifestazioni si sono tenute in altre città del Paese come a Rennes o Nantes dove non sono mancati gli scontri. Il premier Manuel Valls aveva chiesto ai sindacati di “interrogarsi sulla pertinenza” di alcune manifestazioni, dopo gli incidenti avvenuti ieri in occasione della protesta delle forze dell’ordine contro “l’odio nei confronti della polizia”; il governo ha inoltre reso noto di essere disposto a intervenire per sciogliere i presidi di blocco attorno a porti, raffinerie e aeroporti. I sindacati hanno ribattuto che “non è possibile impedire alla democrazia di esprimersi perché vi sono stati dei problemi a margine delle manifestazioni. La mobilitazione, lungi dall’affievolirsi, proseguirà e aumenterà fino al ritiro del progetto di legge di riforma del lavoro”. Ma il presidente François Hollande è stato categorico: la legge passerà, come ha ribadito martedì ai sindacati che ritengono il provvedimento troppo favorevole alle imprese e con meno garanzie per i dipendenti.