Rileggere il futuro passato: The Cluetrain Manifesto

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Sono passati ormai vent’anni dall’elaborazione delle tesi contenute nel Cluetrain Manifesto.

Un libro visionario che disegnava, con uno stile ispirato, il futuro, ormai storia, che abbiamo vissuto: l’esplosione di internet e dei suoi paradigmi. E non solo. Annunciava anche la fine del business come lo avevamo sempre pensato.

“People of the earth…”, Popoli della Terra… questo l’inizio. Un tono profetico, quasi apocalittico, che annunciava, con 95 testi (tradotte in italiano da Luisa Carrada http://www.mestierediscrivere.com/articolo/Tesi ), come sarebbero cambiate le nostre vite grazie al mondo nuovo che sorgeva all’orizzonte.

Internet ha cambiato la socialità, il lavoro e condizionato il nostro mondo, molto più di quanto fosse possibile immaginare, molto più di quanto siamo disposti a riconoscere.

Ho scoperto questo libro (consigliato da Marco Minghetti del Sole 24 Ore in un corso di Marketing della formazione) un po’ in ritardo rispetto alla sua uscita, ma conservava ancora tutto il suo valore. Nonostante ciò, i cambiamenti che annunciava erano ancora lì: il declino dell’individualismo a vantaggio dell’approccio collaborativo, sia nel lavoro come nelle relazioni umane; la rivoluzione che ha messo al centro il consumatore/cliente/utente e le sue necessità, come mai in precedenza; il superamento della barriera interno/esterno nelle aziende, resa inutile dal network degli utenti che si scambiano pareri, giudizi e recensioni.

La lettura (la versione online e gratuita, in inglese, è disponibile su http://cluetrain.com/) permetterà di riconoscere le proprie esperienze nei temi di riflessione che il volume fornisce confermandone la modernità; soprattutto il messaggio più importante: internet non è stato ancora compreso, oggi come vent’anni fa.

Per scoprire l’evoluzione della Rete e il futuro che verrà,  sono state pubblicate le nuove tesi (in italiano https://medium.com/@nuovetesi/nuove-tesi-4a1def360351) che partono da quello che non ha funzionato: i nuovi nemici di internet, i predoni e gli utenti stessi… ma questa è un’altra storia…