Marielle

A Rio de Janeiro, nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018, viene brutalmente assassinata Marielle Francisco da Silva, insieme al suo autista, Anderson Pedro Gomes, in quella che è stata definita come una vera e propria esecuzione.

Attivista per i diritti umani, femminista, difensora di donne, neri, persone LGBT e indigeni, Marielle Franco con coraggio denunciava le violenze contro le donne afroamericane delle favelas (lei stessa era nata e cresciuta a Marè, una favela di Rio, e amava chiamarsi Cria da Marè, Figlia della Marea) e ultimamente aveva aspramente criticato la polizia per le azioni violente che avevano portato all’uccisione di Matheus Melo, l’assistente di un sacerdote, nella favela di Acari.

A febbraio si era pubblicamente dichiarata contraria alla militarizzazione delle forze di polizia decisa dal governo centrale. Forse proprio per questo è stata “giustiziata” a soli trentotto anni, con quattro colpi di pistola alla testa e proiettili provenienti da un lotto venduto alla polizia federale: la sua figura come Giustaci è stata segnalata da moltissime amiche, rimaste attonite e sconvolte di fronte a tanta brutalità per spegnere un impegno e una passione tanto grandi.

A chi dava così tanto fastidio?

Rispondere a questa domanda è trovare i responsabili della sua morte.

Eletta consigliera comunale del Partito Socialismo e Libertà a Rio de Janeiro, nel 2016, con un impegno politico volto a combattere discriminazioni e diseguaglianze, era in prima linea per difendere i diritti, soprattutto delle donne e della comunità LGBT, da quando a diciannove anni si era trovata ad affrontare la vita da sola con una figlia e l’aiuto della compagna, Mônica Benício.

Orgogliosa della sua condizione di donna, povera, nera e omosessuale, si era laureata in Scienze Sociali, specializzata in responsabilità sociale e settore terziario, conseguendo anche un masterin pubblica amministrazione.

È stata consigliera parlamentare del deputato Marcelo Freixo e coordinatrice della Commissione per la difesa dei diritti umanie della cittadinanza. Nel Consiglio municipale ha presieduto la Commissione per la difesa delle donne ed è entrata anche nella Commissione incaricata di monitorare l’azione della polizia federalea Rio de Janeiro, ricoprendo tale incarico sino al suo assassinio.

Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del Brasile per protesta, ma l’ondata di sdegno si è propagata in tutto il mondo, sulle reti sociali. La figlia Luyaraha scritto: “Hanno ucciso mia madre e altri 46 mila elettori! Continueremo la tua lotta! Ti amo”. In un bellissimo video Marielle appare in tutta la sua forza e bellezza, in tutto il suo impegno contro i poteri forti.

“Per te non un minuto di silenzio ma anni di numerose battaglie”

Fino a quando grandi e Giuste donne, come Marielle – e tante altre, attualissime purtroppo, come, per ricordarne qui solo alcune, Ilaria Alpi, Bertha Caceres, Anna Politkovskaja, Daphne Caruana Galizia…- dovranno morire per rivendicare i diritti di tutti e tutte e per combattere la criminalità?

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