FRANCIA – Scontri violenti per la Riforma del lavoro: 124 fermi e 28 poliziotti feriti

Un bollettino da guerra civile. Al termine della quarta giornata di mobilitazione contro la riforma del codice del Lavoro in Francia, la polizia ha dovuto procedere a 124 fermi tra casseurs e facinorosi che si sono introdotti nei cortei pacifici per seminare violenze e disordini. Ventotto sono invece gli agenti feriti di cui tre in condizioni gravi: è quanto ha riferito il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve.




Vogliamo i dolci e le rose! Niente butzen al Carnevale di Colonia

Addio  rose e dolcetti.  Niente grande show, gioia e colori a ravvivare  l’inverno tedesco.

Scordatevi la calda accoglienza delle ragazze tedesche il Giovedì Grasso: niente butzen, nessun bacio con lo schiocco sulla guancia! Durante le celebrazioni del Carnevale, uno degli eventi più famosi e tradizionali di Colonia, che si terrà a febbraio, verrà aumentata la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, il cui compito principale sarà quello di monitorare le persone che si ritiene possano agire nuovamente come a Capodanno. Un occhio di riguardo verrà dato agli individui di origini mediorientali.

Il sindaco ha sottolineato che le misure introdotte non hanno alcuno sfondo razzista o xenofobo e fin qui ci piacciono. “Non tutti gli aggressori sono dei rifugiati giunti da poco in Germania. Alcuni di loro erano già da tempo conosciuti dalle forze dell’ordine. Se alcuni richiedenti  asilo sono colpevoli verranno presi provvedimenti, ma ciò non deve indurre a reazioni discriminatorie nei loro confronti”.

Heriette Beck è da sempre un’attiva sostenitrice e fautrice delle politiche di accoglienza dei migranti. Per questo lo scorso ottobre era stata gravemente ferita da un estremista di destra, che l’aveva accoltellata alla gola lasciandola in fin di vita per diverso tempo.

E pensare che l’abitudine delle ridanciane ragazzone tedesche è di tagliare  pezzi di cravatte e di collezionarli, per esibirli come trofeo alla fine del Carnevale!

Ma il nuovo pacchetto sicurezza prevede anche l’introduzione di un codice di comportamento al quale le donne si devono attenere. Esso verrà presto reso disponibile su internet e le esorterà a mantenersi a “distanza di sicurezza da persone dall’aspetto straniero, di non girare per le strade da sole ma sempre in gruppo, di chiedere aiuto ai passanti in caso di difficoltà, di informare immediatamente la polizia in caso notino persone sospette e di non assumere in pubblico atteggiamenti che possano essere fraintesi da persone di culture altre (andere Kulturkreise)”.Eppure il  ‘protocollo della vergogna’, il protocollo della polizia di Colonia che descrive, con tipico gergo burocratico, le molestie, le violenze e i furti subiti dalle donne nella notte di Capodanno, riporta, minuto dopo minuto, quel che è accaduto nella piazza della stazione centrale, tredici pagine di descrizioni sconvolgenti, raccolte dai poliziotti durante tutta la notte del Capodanno di Colonia:

“Ore 0:50, piazza del Duomo: più donne vittime. A tutte hanno cercato di infilare dita nella vagina, non riuscito grazie a collant. A tutte sono stati palpati seni e sedere. Una vittima è stata penetrata con un dito. Alle donne sono stati rubati soldi, documenti, iPhone e carte di credito”.

“Ore 03:40, piazza del duomo: gruppo di 20 uomini nordafricani ha infilato mani nel pantalone. In seguito rubato portafoglio. Furto: contanti e portafoglio”.

Ore 01:30, Breslauer Platz: infilata mano nel pantalone, palpeggiato il sedere. Messa mano nella borsa, rubato il telefonino e toccata dappertutto”.

Ore 4:15, piazza della stazione: l’accusato ha palpeggiato più volte tra le gambe”.

Da quanto riportato, vi sembra che le donne in piazza fossero sole? Che furono loro ad avvicinarsi agli aggressori? E che assunsero atteggiamenti che potessero essere fraintesi?

La Vergine, la donna per eccellenza del Carnevale di Colonia, è sempre in realtà interpretata da un uomo, ma senza baffi e barba evidenti. La sua corona e la sua verginità rappresentano l’inespugnabilità della città. La sua figura ricorda l’imperatrice romana Agrippina, a cui Colonia (Colonia Agrippinae) è intitolata. Reca con sè uno specchio, immagine di vanità…

Le misure di Heriette Beck non saranno razziste, ma svelano un certo pregiudizio sessista. Entro Pasqua ci dirà di mettere il burqa.

Koelle Alaaf! (Colonia prima di tutto!) Forse, è proprio il caso di dirlo.




La famiglia non è un paradiso, diciamolo alle nostre figlie: la storia di Chiara

L’ Argentina, un Paese dove, dicono le associazioni, ogni 31 ore una donna viene uccisa, per un totale di 1.800 morte dal 2008 al 2014, e dove chi decide di denunciare abusi e violenze da parte dei propri partner spesso non viene presa in considerazione dalle forze dell’ordine, è stata sconvolta dalla morte di Chiara.

Dopo l’omicidio,  uomini, donne e bambini di tutto il Paese non sono rimasti in silenzio. Sui social, l’hashtag #NiUnaMenos («Non una di meno») è rimasto per giorni tra i trend topic.

Migliaia di persone hanno manifestato in 70 città del Paese. A Buenos Aires 200mila persone si sono ritrovate nella piazza del Parlamento per chiedere al governo un sforzo maggiore contro la violenza di genere. Una mobilitazione storica. Che si è estesa anche a Cile e Uruguay, perchè questa è una storia che riguarda il mondo intero e un sentimento ritenuto universale, perchè i fatti accaduti tornano a interrogare tutti: che cos’è l’amore? Quale  deve essere l’educazione sentimentale da dare alle nostre figlie? E a investire di responsabilità individui e istituzioni.

Cara Chiara, piccolo fiore reciso,  gli uomini sono tristi, non te lo ha mai detto nessuno? Adesso la tua famiglia chiede giustizia.

Tuo padre, Fabio, ha cambiato pochi giorni fa la foto del suo profilo Facebook, mettendo la tua. «Tutte le notti prima di andare a dormire, piango da solo nel mio letto», ha scritto. «Vorrei tanto che qualcuno potesse darmi una spiegazione per quello che è successo».

Avevi solo 14 anni. Una giovane come tante altre, legata alla tua famiglia, studentessa modello. Con decine di foto della tua vita postate su Instagram e Facebook che ti ritraggono sorridente insieme alla mamma, al papà, o  alle compagne della squadra di hockey del suo istituto.

Un giorno, all’inizio di maggio, sei scomparsa. Su Facebook in molti hanno iniziato a postare il tuo ritratto insieme a richieste di aiuto per ritrovarti. Tanti hanno partecipato alle ricerche. Tra loro anche il tuo ragazzo, Manuel Mansilla. Sì, proprio lui, che ti ha tradito.

Le ricerche sono durate tre giorni. L’11 maggio il tuo corpo senza vita è stato ritrovato nel cortile della casa di Manuel. Il tuo volto tumefatto dalle botte, quasi irriconoscibile. Eri, si è appreso in seguito, incinta di 8 settimane. Il tuo ragazzo ti ha sepolta sepolta in giardino. Eri ancora viva.

Manuel ha confessato l’omicidio. E visto che l’autopsia ha trovato nel tuo corpo anche tracce di un farmaco abortivo, è stato  accusato di avere costretto l’ interruzione di gravidanza. E sarebbe proprio questo il motivo per cui avete litigato e per cui lui avrebbe deciso di ucciderti.

Quello che invece sembrava strano era che Manuel avesse agito da solo. In un secondo momento, infatti, anche la madre del ragazzo e il suo compagno sono stati arrestati. «Chiara è una ragazza in forma», ha detto tuo padre, «pesa 70 kg, è alta 1 metro e 70, è impossibile che Manuel abbia fatto tutto da solo».

La tragedia è compiuta. Nessuno potrà restituirti la vita rubata. Con questo editoriale conserviamo la tua memoria affinchè la tua morte non sia vana e serva da lezione a questo mondo distratto, superficiale e sprovveduto, perchè la tua storia salvi altre giovani donne.

Riposa in pace.