ISLANDA – Il ministro degli esteri annuncia il ritiro della richiesta di adesione all’Ue

Gunnar Bragi Sveinsson, ministro degli Esteri dell’Islanda, ha annunciato che il suo paese ritira la candidatura per l’adesione all’Unione Europea. Lo ha fatto in una nota inviata alla Lettonia (Paese che ha la presidenza di turno del Consiglio Ue). Nella missiva viene specificato che Reykjavik non ha intenzione di far ripartire i negoziati.

L’Islanda aveva fatto domanda di ingresso nell’Unione nel 2010, quando al potere c’erano i socialdemocratici. Tuttavia, con la vittoria alle elezioni del 2013 delle due formazioni euroscettiche, Partito dell’Indipendenza e Partito Progressista, la visione sulle politiche comunitarie è profondamente cambiata. Supportato da un grande consenso popolare, il governo ha deciso di rompere con le politiche di austerità degli anni precedenti. In particolare a pesare sulla svolta anti-europeista era stata la questione dell’indebitamento: una famiglia su dieci era in ritardo nei pagamenti dei mutui per la casa o nel rimborso dei prestiti immobiliari.

In ogni caso, non sono mancate anche le polemiche interne. Subito dopo la tornata elettorale, il premier, Sigmund David Gunnlaugsson, aveva promesso che il ritiro della candidatura sarebbe stato sottoposto ad un referendum popolare. Ma poi i due partiti di maggioranza hanno deciso di bypassarlo, raggiungendo un accordo su un progetto di legge. Ciò ha scatenato le proteste a Reykjavik, tanto che nel mese scorso le opposizioni sono scese in piazza per chiedere che venisse rispettato l’impegno precedentemente assunto dal governo.

Le proteste, però, non devono trarre in inganno. L’indignazione di una fetta dell’elettorato islandese è stata determinata più dalla scelta dell’esecutivo di non mantenere la promessa referendaria che non da un ritrovato spirito europeista. La maggioranza dei cittadini rimane contraria all’adesione alla Ue, con la quale l’Islanda ha parecchi contenziosi aperti. A tale proposito, ricordiamo che uno dei grandi temisu cui Reykjavik e Bruxelles erano in rotta di collisione è quello delle quote pesca, fattore strategico dell’economia del paese del nord Europa.
Insomma, molti cittadini oggi si sentono “traditi” soprattutto perché sono venuti meno quei principi di democrazia diretta e di autodeterminazione che il referendum avrebbe garantito. Principi che, secondo la maggioranza del popolo islandese, sono stati messi fra parentesi proprio dall’Unione Europea.




EUROPA – 470 migranti morti in mare. Nawal Soufi: “La Guardia Costiera non ha interpreti”

Dall’inizio dell’anno, circa 470 persone hanno perso la vita o sono scomparse nel Mediterraneo durante i viaggi della speranza verso l’Europa, lo rende noto l’Alto commissariato Onu per i rifugiati Unhcr, sottolineando anche che nello stesso periodo dello scorso anno le vittime furono 15.

Oltre a denunciare la strage, l’organizzazione delle Nazioni Unite ha inviato all’Unione europea una serie di proposte per affrontare il problema delle migliaia di migranti e rifugiati che cercano di raggiungere il Vecchio continente. Tra le iniziative da assumere secondo l’Unhcr, l’istituzione di “un’importante operazione di ricerca e soccorso europea nel Mediterraneo simile all’operazione Mare Nostrum”, la realizzazione di “un sistema europeo per compensare le perdite economiche subite dalle compagnie di navigazione coinvolte nel salvataggio in mare”, un meccanismo di equa distribuzione dei rifugiati siriani. L’Unhcr sollecita inoltre l’Unione Europea affinché esplori soluzioni per affrontare le difficoltà in cui incorrono i rifugiati una volta arrivati in Europa, assicurando loro un sostegno adeguato ed evitando che alcuni Paesi debbano assumersi la responsabilità in modo preponderante.

“Stiamo proponendo all’Unione Europea e ai Paesi che ne fanno parte una serie di soluzioni coraggiose e innovative per affrontare le sfide connesse alla gestione dei flussi migratori misti nel Mediterraneo e ridurre il numero di persone che perdono la vita in mare – ha dichiarato Vincent Cochetel, Direttore del Bureau Unhcr per l’Europa – Il mantenimento dello status quo non è un’opzione praticabile. Non agire di fronte a queste sfide comporta solamente la morte di altre persone.”

Inawal

Nelle photo, Nawal Soufi, “Lady Sos”, come l’hanno soprannominata i siriani. Perché quando si trovano alla deriva, su un mercantile lasciato senza equipaggio, quando non rimane che disperazione e paura sanno che c’è un numero “d’emergenza” sempre attivo, il suo. Nawal avverte la Guardia Costiera fornendo ai militari le coordinate della posizione dell’imbarcazione. Poi corre al porto ad accoglierli, fornisce loro cibo, acqua, vestiti, pannolini per bambini, contatti utili. Lo fa da quasi due anni, gratis, spinta da una passione incondizionata, che si riassume in questa risposta: “È il cuore che mi paga”.

È stata lei a segnalare l’arrivo di tutti i 13 cargo lanciati contro le coste italiane dagli scafisti, dal 28 settembre a oggi. “In quattro casi mi avevano detto di essere stati abbandonati. Con il Blue Sky M (intercettato il 30 dicembre con quasi 800 migranti a bordo), mi arrivò questo sms: “Abbiamo problemi a guidare il mercantile, non abbiamo controllo”. “Tutti hanno il mio numero, ne ho salvati a migliaia”.

Durante l’incontro pubblico organizzato dall’associazione “Donne musulmane d’Italia” nel Palazzo della Gran Guardia  di Verona, in occasione della Giornata internazionale della Donna, per condannare tutte le forme di estremismo, di terrorismo ed esprimere la propria preoccupazione di fronte all’ondata di gravi episodi di islamofobia che sta attraversando l’Europa in questi ultimi mesi, soprattutto dopo l’attentato presso la sede della rivista francese Charlie Hebdo, Newal Soufi ha denunciato la mancanza di mezzi di soccorso adeguati ad accogliere le imbarcazioni. “In Sicilia – ha detto – la Guardia Costiera non ha interpreti per dialogare con i profughi. Per passione mi sono messa a studiare tutti i dialetti del mondo arabo, per questo capita anche che la Guardia costiera mi faccia partecipare a telefonate di gruppo con i migranti. Mi tocca anche salvarli dallo sfruttamento di chi li trasporta a caro prezzo nel Nord Europa senza dire loro che esistono  treni e biglietti a basso costo”.

nawal soufi




UCRAINA – Il Parlamento con 303 voti favorevoli rinuncia allo status di “paese non allineato” e si avvicina alla NATO

L’Ucraina di Poroshenko si allontana da Mosca e aumenta le speculazioni circa un suo ipotetico ingresso nella Nato. Il Parlamento ucraino ha approvato  una legge promossa dal presidente con la quale rinuncia allo status di “paese non allineato” (ne fanno parte 120 nazioni nel mondo, tra cui Iran, Iraq, Cuba e Cina). Il documento approvato dall’assemblea è passato facilmente, con 303 voti favorevoli, 77 in più del minimo richiesto. Formalmente, si tratta del primo passo per richiedere formalmente l’ingresso nel Trattato atlantico, dopo le dichiarazioni rilasciate dal governo lo scorso agosto in cui si auspicava un ingresso nella Nato in funzione anti russa.

La decisione del parlamento è destinata ad alimentare ulteriormente la tensione con la Russia e il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, l’ha definita una scelta “controproducente” che non farà che “aggravare la situazione”. Il Cremlino è sempre più preoccupato da quello che considera un atto ostile dopo la firma del “patto di associazione con l’Unione europea, anticamera della piena adesione all’Ue che ha di fatto innescato la crisi tra Mosca e Kiev.

La Nato ha accolto con prudenza la decisione dell’Ucraina di rinunciare al suo status di paese non allineato: “Le nostre porte sono aperte e l’Ucraina diventerà membro della Nato se lo richiederà e se dimostrerà di essere in grado di rispettare gli standard e i principi necessari per aderire”, ha riferito un portavoce di Bruxelles, ricordando che il processo potrebbe comunque richiedere anni.