Iniziative toponomastiche di giugno

Il 30 maggio 2018 a Villa Basilica (Lucca) si è svolta la cerimonia di intitolazione del piazzale, sottostante l’istituto comprensivo di Montecarlo (LU) alle “Maestre filatrici di seta”. 

Fig. 1. Targa piazza Le maestre filatrici di seta

Le classi III della Primaria e I della secondaria di primo grado, dopo aver realizzato un laboratorio sul libro di Maria Grazia Anatra Una strada per Rita, e riflettuto sulla mancanza di intitolazioni al femminile nell’ambito del Comune, hanno prodotto il lavoro presentato al concorso Sulle vie della parità, ricevendo il Secondo premio ex aequo della Sezione A Primaria. Le scolaresche hanno potuto riscoprire con le loro ricerche un antico mestiere, praticato per secoli sul territorio, di cui il paese andava fiero: le filatrici di seta. Si è arrivati alla intitolazione grazie anche allo stretto rapporto con l’amministrazione comunale, in particolare con la vice sindaca Elisa Anelli, e all’assessora lucchese Ilaria Maria Vietina. Laura Candiani, referente di Toponomastica femminile per la provincia di Pistoia, ha portato il saluto dell’associazione e l’apprezzamento per l’iniziativa. Ha anche sottolineato l’importanza dell’idea lanciata dal sindaco Giordano Ballini che, durante la cerimonia, ha suggerito un nuovo filone di ricerche dedicato ad altre lavoratrici di quest’area, ricca di cartiere, sui due rami del fiume Pescia, ovvero le cartaie; è auspicabile e altamente probabile quindi una futura intitolazione, quando verrà individuato un luogo idoneo a cui dare una nuova identità.

Fig. 2. Locandina intitolazione scuola romana a Rosetta Rossi

Fig. 3. Striscione

1 giugno, sala teatro del plesso 25 aprile dell’’I.C. di via F. Borromeo, Roma: intitolazione della scuola a Rosetta Rossi. Nell’a.s. 2015/16 due classi, VA e VB del plesso della XXV Aprile, hanno presentato al concorso Sulle vie della parità, un lavoro, sotto forma di video, in cui era proposta appunto l’intitolazione della scuola a Rosetta Rossi, che della stessa scuola era stata dirigente dal 1991 al 2007. A loro è stato assegnato, il secondo premio ex equo Sezione Digitale scuole primarie 

Era presente per Toponomastica femminile Giuliana Cacciapuoti.

Fig. 4. Nuove targhe a Villamassargia 

8 giugno, Villamassargia, Domusnovas (C.I.), Casa Fenu: presentazione del video vincitore del 1° premio Sezione A Juniores – percorsi urbani al concorso Sulle vie della parità, realizzato dalla classe III A dell’a.s. 2017/18 della scuola secondaria di primo grado di Villamassargia, I.C. “Meloni”, e intitolazione di una piazza alla costituente Nadia Gallico Spano, e di due giardini alla professoressa antropologa Luisa Orrù e alla tessitrice Fanny Trastu. Presente per Toponomastica femminile Agnese Onnis.

Fig. 5. Locandina Borutta

9 giugno, Borutta (SS), inaugurazione della piazza intitolata a Ninetta Bartoli, prima sindaca d’Italia. L’intitolazione è stata proposta dalla scuola secondaria di 1° grado di Thiesi nel lavoro presentato al concorso Sulle vie della parità, edizione a.s. 2017/18, col quale hanno vinto il secondo premio ex-aequo della sezione A Juniores. Era presente per Toponomastica femminile, Chiara Furlanetto, componente della commissione regionale PPOO.

Fig. 6. Kay Mc Carthy

Toponomastica femminile ha contribuito con un piccolo bonifico al viaggio di Kay Mc Carthy, e Piero dal centro dell’Italia all’Irlanda del Nord, in programma fra l’11 e il 16 giugno. Questo viaggio così importante, romantico e affascinante, sarà immortalato con immagini, voci e suoni, e diventerà un film, che racconterà la straordinaria vicenda di quarantasette anni in Italia di Kay Mc Carthy e il suo amore appassionato per il nostro paese. Regista di questo film sarà Stefano Scialotti.  

Fig. 7. Convegno AAIS Sorrento  

14 giugno, Istituto S. Anna, Sorrento: Convegno AAIS (The American Association for Italian Studies) per il 2018. Importante l’attenzione ricaduta su Toponomastica femminile, rappresentata da Anna Maria de Majo e Alba Coppola. Vedi articolo Impagine:

https://www.impagine.it/fatti-e-notizie/sorrento-toponomastica-femminile-al-convegno-dellamerican-association-for-italian-studies/

Fig. 8. Locandina Avola

15 giugno, Avola, piazza Trieste: cerimonia di scopertura della targa in memoria delle ventiquattro donne siciliane morte nell’incendio della Triangle Waist Company di New York. L’amministrazione comunale, su richiesta di Toponomastica Femminile e Fidapa, ha deciso di dedicare uno spazio della città alle “Camicette bianche”, ovvero le donne che nel 1911 perirono in quello che è stato definito il più grave disastro nella Grande Mela prima dell’11 settembre. Era presente Ester Rizzo, autrice del libro, che ha ricostruito la storia di moltissime vittime, scoprendo, in tal modo, che ventiquattro di loro erano emigrate siciliane. 

Fig. 9. locandina Futura

16 giugno, La Villetta, Roma: Toponomastica femminile partecipa all’agorà femminista nell’ambito dell’evento organizzato dall’associazione Futura, che raccoglie esperienze civiche, politiche, associative, che ambiscono a migliorare il paese. La mattina si sono tenute delle agorà su alcune tematiche (dall’Europa all’antimafia, dalle questioni di genere al welfare e il lavoro, dalle buone pratiche delle amministrazioni locali alla transizione ecologica). In particolare sulle questioni di genere abbiamo dato il nostro contributo. Nell’agorà femminista c’erano anche: Alessia Tuselli una giovane ricercatrice, Loretta Bondì, in rappresentanza della Casa Internazionale delle donne di Roma e Befree, UDI, Elisa Ercoli per Differenza donna, Antonella Monastra, ginecologa nei consultori palermitani, Laura Coccia, Asinitas, Laura Onofri, di Senonoraquando di Torino, Antonella Penati, presidente associazione Federico nel cuore, Marianna Pederzolli portavoce di Genova che osa, Luana Zanella, coportavoce dei Verdi, Vera Gheno per l’Accademia della Crusca. A organizzare l’evento Maria Pia Pizzolante, Marta BonafoniPaola Angelucci, Amedeo Ciaccheri, neoeletto presidente dell’VIII Municipio, Marco Furfaro. fondatore di TILT.

Fig. 10. Laura Boldrini a Futura

Tra gli ospiti e le personalità che hanno partecipato alla plenaria del pomeriggio: Laura Boldrini, Elly Schlein, parlamentare europea, Gabriele Piazzoni, presidente dell’Arcigay, Mimmo Lucano, sindaco di Riace, Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio, rispettivamente presidente e vicepresidente della regione Lazio. L’evento continua in rete.

Questo il link dove trovare le informazioni necessarie:

http://www.futurainrete.it/

Livia Capasso e Maria Pia Ercolini presenti per Toponomastica femminile.

Fig. 11. Memory street

19 giugno, la seconda commissione del Comune di Torino ha all’ordine del giorno una proposta di devoluzione contributi per il Memory Street Piemonte, presentato dall’associazione Toponomastica femminile. 

Fig. 12. locandina UWE Conference

22 giugno. Spazio Europa, sede del Parlamento europeo, Roma – in occasione della UWE (University Women of Europe) Conference, Women in STEM Professions, intervento di Maria Pia Ercolini, su invito di Gabriella Anselmi, presidente Fildis. Per l’occasione sono stati esposti alcuni pannelli sulle professioni STEM, parte della mostra Donne e lavoro.
A questo link il programma del convegno: https://uweboard.wordpress.com/

Fig. 13. Giardino Maria Teresa Agnesi

25 giugno, Milano, intitolazione del Giardino a Maria Teresa Agnesi. Maria Rosa Del Buono era presente in rappresentanza di Toponomastica femminile. Alla cerimonia hanno presenziato la consigliera comunale Diana de Marchi e l’assessore Filippo Del Corno. Voce recitante l’attrice Maria Eugenia D’Aquino del Teatro Pacta. Maurizio Pisati, ha letto un’immaginaria lettera di ringraziamenti di Maria Teresa, accompagnato dall’avatar di Maria Gaetana, reso possibile anche dall’abito di Delia Giubeli, e dagli inediti della musicista eseguiti da Carlo Centemeri e Beatrice Palumbo. Ora le sorelle Maria Teresa e Maria Gaetana Agnesi sono tornate vicine nella loro Porta Romana che le ha viste nascere e crescere.

Fig. 14. Incontro a Ca’ Foscari

29 giugno, Venezia. Giuliana Giusti e Nadia Cario partecipano con un loro intervento sulla correttezza linguistica e sulla toponomastica femminile all’incontro che ha avuto luogo all’Università di Cà Foscari, ove il Center for Women’s Leadership, nato per il rafforzamento del ruolo sociale ed economico delle donne nel mondo del lavoro, con SNOQ di Venezia, ha ospitato la seconda tappa del tour che vede protagonista l’Onorevole Laura Boldrini nella veste di promotrice di una legge per sostenere l’occupazione e l’imprenditoria femminile. Il suo progetto, Forza ragazze, al lavoro!, è dedicato a Valeria Solesin, borsista italiana alla Sorbona, uccisa nell’attentato al Bataclan e che aveva  pubblicato un articolo con questo titolo sulla situazione delle donne lavoratrici in Italia e in Francia.

È un discorso che parla di passato, presente e futuro, con l’obiettivo di incrementare l’occupazione femminile in attività lavorative e professionali attraverso il potenziamento della condivisione e in un’ottica di conciliazione vita-lavoro  tra donna e uomo in misura paritaria, ridefinendo bonus e sgravi, includendo maggiormente il padre nei congedi obbligatori alla nascita, aumentando la presenza delle donne nei consigli di amministrazione e misure in materia previdenziale.

Fig. 15. Forza ragazze, al lavoro

Boldrini punta su un nuovo femminismo, basato sull’azione comune delle donne all’interno delle istituzioni, che superi l’appartenenza ai singoli partiti e veda la formazione di una lobby femminile in grado di combattere l’invisibilità delle donne, la mancanza di rispetto, gli insulti, le provocazioni e le istigazioni alla violenza sessuale.




Aggiornamenti toponomastici di maggio

3 maggio – L’aula della 1°A LSU dell’Istituto Benini di Melegnano è stata intitolata a Franca Viola. Si conclude così il lavoro che la classe ha presentato alla quinta edizione del concorsoSulle vie della parità, col quale, dopo un approfondimento del diritto di famiglia e lo studio della disciplina del matrimonio riparatore nella legislazione italiana, ha scelto la figura di Franca Viola tra le donne vittime di mafia.

Foto 1

3 maggio – Cerimonia di chiusura al palazzo della Cultura di Catania della terza edizione del progetto Un Giardino delle Giuste e dei Giusti in ogni scuola, indetto dalla Fnism (Federazione Nazionale Insegnanti) di Catania e Toponomastica femminile. Tante le scuole presenti, dalla Sicilia e non solo: è arrivato anche un gruppo di studenti e insegnanti svedesi. Sono state raccontate e scoperte storie inedite di donne e uomini per cui le scuole creano Giardini di memoria. “Ogni Giardino meriterebbe un racconto a sé. Non è soltanto il risultato di un lavoro di ricerca e conoscenza. È anche un viaggio di consapevolezza e ripensamento della storia, – ha detto Pina Arena, ideatrice e coordinatrice del progetto – è un atto di amore per la Terra che li ha generati e che ora accoglie gli alberi di memoria”.

Foto 2

5 maggio – Nell’I.C. Santa Caterina di Cagliari è stata inaugurata la mostra Le Madri della Repubblica, con la partecipazione di Agnese Onnis, referente di Tf per la Sardegna. La mostra sarà visitabile dalle scuole dell’isola, in occasione della manifestazione Monumenti aperti.

Foto 3

5 maggio – Al circolo Acrase Maria Lai di Roma, presentazione del libro I movimenti degli anni 70 fra Sardegna e continente, a cura di Federico Francioni e Loredana RosenKranz. Ha introdotto Maria Vittoria Migaleddu. Per Toponomastica femminile Per Toponomastica femminile, testimone Livia Capasso, che ha illustrato le iniziative dell’associazione a favore della parità di genere.

foto 4

5 maggio – È partita la missione InSight della Nasa diretta verso Marte, con a bordo Toponomastica femminile. Il lancio è avvenuto alle 13,05 italiane, dalla costa occidentale degli Stati Uniti, dalla base californiana di Vandenberg. nonostante le condizioni meteo non ottimali. La sonda comincerà il suo lungo viaggio, che prevede l’arrivo a Marte il 26 novembre 2018, nella regione vulcanica chiamata Elysium Planitia.

Foto 5

9 maggio – Toponomastica femminile nelle aree verdi imolesi. Sono ventuno i giardini che la commissione toponomastica ha dedicato ad altrettante donne all’interno del progetto Tf. Queste le figure femminili scelte: Tina Anselmi, Hannah Arendt, Emanuela Sansone, Ondina Valla, Sibilla Aleramo, Teresa Gullace, Anna Maria Mozzoni, Maria Grazia Lombardi, Giuseppina Strepponi, Vittoria Guadagnini, le sorelle Mirabal, Rita Levi Montalcini, Nella Marcellino, Vittorina Dal Monte, Margherita Hack, Giulia Cavallari, Giovanna Tabanelli, Hina Saleem, Ildegarda di Bingen, Audre Lorde, Sabina Santilli. Il percorso si conclude con la targa dedicata a “Le Lavandaie”.

Foto 6

9 maggio – Università di Caltanissetta, Una giornata per Tina, in ricordo di Tina Anselmi – Per Toponomastica femminile è intervenuta Ester Rizzo.

Foto 7

13 maggio – Ad Ausonia (FR), cerimonia di intitolazione di una piazza all’ostetrica Iliana Tosti, con l’intervento della presidente di Tf, Maria Pia Ercolini.

Foto 8

14 maggio – Al Salone internazionale del libro di Torino, premiazione di Aicha Fuamba, autrice del Concorso Lingua Madre, con l’intervento di Loretta Junk, referente di Tf per il Piemonte, che presenta il progetto dell’associazione. Il Concorso Lingua Madre, in collaborazione con Toponomastica Femminile, ha avviato le procedure per intitolare una strada di Pantelleria alla madre di Aicha Fuamba, Leonie Mujinga Muteba (originaria del Congo), morta sulle coste dell’isola a causa di un naufragio.

Foto 9

16 maggio – Con l’intitolazione della sala riunioni dell’ITC Gentili di Macerata alla prima donna diplomata all’ITC, Maria Simonetti, si conclude il lavoro che la 4° D dell’istituto ha presentato alla quinta edizione del concorso Sulle vie della parità. L’ITC è nato nel 1864, nel suo archivio sono conservati i vecchi registri delle ‘classificazioni’ e delle ‘licenze’ e da una ricerca sulle ragazze che hanno frequentato la scuola a partire dalla sua fondazione, risulta che Simonetti Maria si è diplomata nel 1899-1900 ed è stata la prima donna a diplomarsi a Macerata nell’ambito degli studi tecnici. Maria è nata nel 1878, è morta nel 1922, ha fatto l’insegnante e ha potuto vivere in modo autonomo del suo lavoro. Alla cerimonia presenti anche i suoi attuali discendenti.

Foto 10

A breve – Ad Avola sarà intitolata ad Adelia Cagliola la scuola dell’infanzia di via Galeno. L’iniziativa è sostenuta dall’amministrazione comunale, da Fidapa e da Toponomastica femminile per ridurre il gap di genere presente nella toponomastica avolese.

Adelia Cagliola, allieva di Luigi Pirandello, fu educatrice, intellettuale impegnata, scrittrice, demologa e raccoglitrice di canti tradizionali avolesi, che trascrisse illustrandoli in un volume intitolato “I canti popolari in Sicilia”.

 




Toponomastica femminile si presenta

Toponomastica femminile nasce su facebook nel gennaio 2012: ora conta quasi diecimila presenze, ha un sito dedicato e si è costituita in associazione.

Obiettivo principale del gruppo è diffondere la cultura di genere, dare visibilità alle donne che hanno contribuito, in tutti i campi, a migliorare la società.

Il gruppo si muove attorno all’idea di impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne, così da compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica.

Dal censimento nazionale condotto dal gruppo, risulta, infatti, che la media di strade intitolate a donne va dal 3 al 5% (tra queste molte madonne e sante), mentre quella delle strade dedicate agli uomini si aggira sul 40%. Dalla constatazione di questo gap sono partite tante iniziative: la campagna per la memoria femminile denominata “8 marzo 3 donne 3 strade”, con l’invito a sindache e sindaci a intitolare tre strade ad altrettante donne, una di rilevanza locale, una di rilevanza nazionale, una straniera; i progetti “Largo alle Costituenti” e “Partigiane in città” che hanno riportato alla luce illuminanti biografie di donne coraggiose e tenaci; le campagne: “Una strada per Miriam”, “La lunga strada di Rita”, “Una Margherita sulle nostre strade” e “Una scena per Franca”, dopo la scomparsa di autorevoli figure della cultura, della scienza e della politica italiana.

I numerosi progetti didattici promossi e coordinati dal gruppo si rivolgono a giovani studenti e propongono loro modelli di valore cui ispirarsi nella delicata fase della costruzione della loro identità.

Il concorso nazionale “Sulle vie della parità”, indetto da Toponomastica femminile e FNISM e rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, agli atenei, a enti e centri di formazione, vede la partecipazione di tantissime scolaresche provenienti da tutta Italia. Giunto alla sua V edizione (2017/2018), patrocinato dal Senato negli anni passati, e quest’anno dalla Camera dei Deputati, è finalizzato a promuovere la ricerca storica locale e restituire visibilità alle donne che si sono distinte per l’attività letteraria, artistica e scientifica, per l’impegno umanitario e sociale e per altri meriti.

Tante le mostre fotografiche e documentarie che l’associazione allestisce in tutta Italia, pensate per essere tematiche, versatili e itineranti.

  • Nel 2013 Donne del Novecento sulle strade di Roma, mostra didattica, è stata realizzata con quattro scuole superiori della capitale, esposta alla Biblioteca Nazionale e in alcuni centri culturali e atenei romani;
  • Le prime esposizioni sono confluite in Donne e lavoro, mostra itinerante sul tema del lavoro femminile, da quello intellettuale e professionale a quello creativo, artigianale, operaio, e contadino. Per la prima volta esposta a Roma alla Centrale Montemartini nel giugno 2015, e nel centro commerciale di Euroma2 nel gennaio 2016, ha toccato finora, intera o in sezioni tematiche, quasi tutte le regioni italiane, arricchendosi a ogni passaggio.
  • Le esposizioni tematiche
  • Donne nelle arti in occasione del Festival Le Compositrici (aprile 2016 teatro Palladium di Roma, aprile 2017 Dipartimento di Scienze della Formazione di UniRoma3);
  • Donne in pista, Toponomastica femminile e sport, ha visto la luce a Imola nei giorni del convegno e all’Università di Tor Vergata nel giugno 2017;
  • Partigiane in città, con targhe stradali e biografie delle protagoniste è stata portata in varie sedi (Milano, Albano, Melegnano, Lodi…);
  • Le Madri della Repubblica, esposta in molte sedi (Milano, Roma, Lodi, Cagliari, Rovigo, Agrigento, Licata, Pontedera…) e recentemente presso la Casa della Memoria e della Storia del Comune di Roma, ricorda, a settanta anni dall’entrata in vigore della Costituzione, il contributo delle ventuno donne presenti nell’Assemblea Costituente attraverso biografie e intitolazioni;
  • Donne e Scienza, nell’ambito dei progetti STEM del MIUR (con la Rete per la Parità) è stata diffusa in diverse scuole su territorio nazionale;
  • Donne di penna e di pensiero, presentata in molte biblioteche, scuole, centri culturali e librerie, è stata a volte associata a salotti letterari aperti alla cittadinanza;
  • Camicette bianche illustra le giovani italiane morte nel rogo del 25 marzo 1911 (Triangle Shirtwaist Factory) e le relative intitolazioni ottenute nei luoghi di origine delle vittime;
  • Le Giuste ad Alcatraz presenta le venti figure femminili, alle quali si aggiungeranno altre 20 risultate dal concorso di quest’anno, proposte dalle scuole per l’intitolazione dei viali di un percorso nella tenuta della Libera Università̀ di Alcatraz (Gubbio – PG).

Oltre ai progetti didattici attuati in molte regioni con il supporto delle istituzioni locali, l’associazione svolge ogni anno un ruolo formativo indirizzando a docenti corsi di aggiornamento in presenza e in modalità blended learning. Tra le varie iniziative di formazione trova grande seguito l’intesa siglata tra Toponomastica femminile e Wikimedia Italia, allo scopo di favorire e guidare l’inserimento di biografie femminili all’interno dell’enciclopedia virtuale.

Molti i seminari e i convegni universitari cui l’associazione interviene.

Nell’ultimo periodo, lezioni e relazioni toponomastiche, in presenza e a distanza, hanno varcato i confini nazionali (Brasile: Belo Horizonte, 2016; Portogallo: Lisbona 2016; Spagna: Siviglia, 2017).

Diverse sono state le pubblicazioni in volume.

Atti dei convegni (Ed. Universitalia):

– Sulle vie della parità (2013);

  • Strade maestre, 2015;
  • Lavoratrici in piazza,

Guide di genere (Ed. EUS):

  • Albano Laziale, 2015;
  • Pistoia, 2017;

La Valdinievole (in corso di stampa).

Opere di consultazione e saggi (Ed. Navarra):

  • Camicette bianche (in collaborazione), 2015;
  • Le Mille. I primati delle donne,

Libri per l’infanzia (Ed. Matilda):

Una strada per Rita, 2017.

Tante inoltre sono le testate giornalistiche, cartacee e online, e le miscellanee che ospitano articoli delle associate.

L’ultima iniziativa di Toponomastica femminile “Camera d’autrice” nasce nel settembre 2017 e si rivolge a direttrici e direttori di alberghi che condividono i temi delle pari opportunità e intendono valorizzare l’ingegno femminile: a loro il compito di intitolare una delle camere a una letterata, o un’artista, preferibilmente collegata al territorio.

Le/gli ospiti troveranno all’interno della stanza libri, foto e richiami alla figura e all’opera dell’autrice prescelta.

Numerose le adesioni in corso.

Dove trovarci:

https://www.facebook.com/groups/292710960778847/?fref=ts      www.toponomasticafemminile.com

toponomasticafemminile@gmail.com




Toponomastica e linguaggio: esempi di visibilità e invisibilità femminile nelle intitolazioni

Il 6 marzo, al palazzo del Bo, in Aula Nievo nel cortile Antico dell’Università di Padova, si è svolto il convegno di studio su “Lingua e toponomastica, Percorsi di toponomastica nell’arco alpino”, organizzato dalla Fondazione Giovanni Angelini – Centro studi sulla montagna, in collaborazione con l’Università di Padova, Dipartimento di Studi linguistici e letterari e la Società Filologica Friulana.

Si è parlato di toponomastica dolomitica, di oronimi bellunesi, di varianti dolomitiche da antiche carte friulane e oronimi del Friuli e del suffisso “-essa, lessico e toponomastica di un femminile”.

Per l’occasione è stata allestita una piccola mostra curata da Toponomastica femminile  con alpiniste scalatrici, botaniche, cartografe e donne di montagna.

Poche sono le intitolazioni femminili nelle strade e nei luoghi deputati al ricordo pubblico, se poi si aggiunge l’uso di un linguaggio corrente e istituzionale che nasconde la presenza femminile attraverso l’uso del così detto maschile-neutro, diventa quasi scontata l’invisibilità delle donne. Eppure il forte legame tra la montagna e il potere femminile di generare viene tramandato dalla notte dei secoli a partire dal nome tibetano della montagna Everest, Chomolungma, che significa Madre dell’Universo, o dal nome della Cho Oyu che significa Dea Turchese, o dell’Annapurna che in nepalese significa Dea dell’Abbondanza. Ma le audaci, per superare i limiti sociali loro imposti, spesso hanno dovuto usare nomi maschili.




ITALIA – NON UNA DI MENO Roma, 26 novembre 2016 RACCONTO PER IMMAGINI Dal giorno alla notte

di Andrea Zennaro

2

FOTO 1

Piazza della Repubblica. Esponenti dell’associazione Toponomastica femminile si preparano a sfilare nel corteo.

 1

FOTO 2

Ecco una bambina che crescerà sana e libera da quegli stereotipi sessisti che conducono sì tanti uomini a commettere violenza ma anche tante donne a considerare se stesse come proprietà dell’uomo di turno e ritenere normale lavare i piatti per qualcuno e assecondarne i capricci.

 4

FOTO 3

“Non è un caso isolato, si chiama patriarcato” è forse il più significativo degli slogan che circolavano sabato scorso: la violenza di genere non dipende soltanto dall’indole personale di un uomo ma soprattutto dalla cultura con cui è cresciuto. Certo che il carattere individuale influisce (insieme alla quantità di alcol ingerita), ma è molto più probabile che “perda la testa” (diciamo così…) chi è convinto che a lasciarlo sia non una persona libera ma un oggetto di sua proprietà.

 5

FOTO 4

Due cartelli accostati. Il primo dimostra la bassezza morale culturale e umana di chi arriva a picchiare altre persone. Il secondo è in arabo. Qualunque sia il significato letterale delle parole che lì sono scritte, la lingua scelta sta già palesemente puntando a rompere degli stereotipi: diversamente da come molti vorrebbero oggi far credere, la violenza sulle donne non è legata all’immigrazione ma deriva dalla mentalità misogina assai radicata anche in Europa.

 6

FOTO 5

Un volto e uno sguardo che mostrano forte tensione e determinazione. E un gesto che urla tanto forte da coprire il silenzio mediatico con cui è stata accolta la manifestazione: erano presenti a Roma almeno 200.000 donne e uomini, un corteo immenso che a fatica è confluito tutto in piazza San Giovanni e che dalla cima di via Cavour ha invaso tutta via Labicana rendendovi difficile il muoversi, eppure le televisioni e i giornali principali hanno a malapena accennato a un evento di tale portata. Non vale lo stesso per la cosiddetta stampa “not embedded”, quei pochi siti e giornali (il Manifesto in primis e, ovviamente, molti siti di donne) che la voce l’hanno sempre alzata e mai hanno nascosto notizie scomode.

7

FOTO 6

Due ragazze parlano. Sono molto giovani, come tante delle partecipanti alla manifestazione. Una bella lezione per chi sperava di vedere Roma riempita solo da signore con i capelli bianchi, le stesse che erano state protagoniste del Femminismo “storico”, quello degli anni ’70 del Novecento, tacciate allora di volgarità ed esibizionismo. Queste due fanciulle hanno volti delicati e gentili, tutt’altro che rispondenti a tali accuse. Sulle loro teste passa lo slogan principale di quella giornata, slogan che si interrompe su una delle teste per essere proseguito nell’altra: NON UNA DI MENO. Quel rosso della fascia sottolinea la dolcezza dei loro sguardi.

 8

FOTO 7

“Non sono le donne a dover imparare a difendersi ma gli uomini a dover imparare ad amare”.

Ma come insegnarglielo senza coinvolgerli? Proprio per questa ragione la presenza maschile nel corteo lo ha arricchito molto più di quanto avrebbero fatto le “separatiste” che uomini intorno non ne volevano.

 9

FOTO 8

“Siamo le pro-pro-pronipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare”. Già le femministe degli anni ’70 scandivano spesso frasi come “Tremate tremate, le streghe son tornate”. I riferimenti culturali e storici non mancano: il primo, fin troppo evidente, è alle responsabilità della Chiesa cattolica nella diffusione della mentalità maschilista. Il secondo, meno immediato ma non meno pertinente, lo si potrebbe trovare nel contesto storico e sociale del Medioevo e del Rinascimento: le streghe che venivano arse sul rogo in alcuni casi erano effettivamente convinte di avere poteri soprannaturali o venivano denunciate da qualcuno davvero convinto di averle viste praticare magia nera, ma in molti altri casi si trattava di donne anziane ed emarginate che mettevano in mostra i loro particolari poteri o a volte addirittura li inventavano dal nulla per ottenere una fama e un rispetto che la società del tempo negava a una donna sola.

10

FOTO 9

Foto scattata in via Cavour nella primissima fila del corteo. Davanti allo striscione di apertura stava questa signora, di cui età e connotazione appaiono evidenti: il gesto delle sue mani, che simboleggia il Femminismo “classico” non lascia spazio ad equivoci.

 11

FOTO 10

Via dei Fori Imperiali. A metà di un corteo che appare ormai enorme, molto al di sopra delle aspettative, si nota questo cartello che fa riferimento a due temi in particolare: l’omosessualità e l’aborto. Se non fosse stato per i diktat del Vaticano, l’Italia non sarebbe rimasta l’ultimo Paese europeo a legalizzare le unioni omosessuali prima e a concederle soltanto a metà poi. È di nuovo per gli stessi diktat che negli ospedali pubblici è ormai quasi impossibile interrompere una gravidanza indesiderata: quasi l’85% dei medici italiani è obiettore. Con tutto il rispetto per l’obiezione di coscienza in sé, grazie alla quale è stato abolito il servizio militare obbligatorio; in realtà alcuni dei suddetti medici, tuttavia, gli aborti li praticano eccome, ma a pagamento nelle loro cliniche private. D’altronde, chi è contrario a portare le armi può benissimo non fare il militare e scegliere un lavoro consono alle proprie idee, ma chi non vuole praticare aborti, perché deve fare proprio il ginecologo?

 12

FOTO 11

Via Labicana. Ulteriori indicazioni geografiche non servono. La densità della folla è evidente. Il Sole e la temperatura ormai cominciano a calare notevolmente, ma la partecipazione e la determinazione no. 

 13

FOTO 12

Di nuovo su via Labicana, davanti alla Gay Street di Roma. Dietro il camion continua a passare di mano in mano questo cartello: “Sex work is work”, il “lavoro sessuale” è un lavoro: anziché mettere in vendita il proprio corpo sotto forma di forza lavoro per servire ai tavoli o fare pulizie o andare in fabbrica, alcune persone rivendicano il diritto di venderlo sotto forma di prestazione sessuale retribuita. In ogni caso la tratta di donne, quasi sempre immigrate, sempre più frequente ai tempi della globalizzazione, resta un crimine e non un lavoro.

 3

FOTO 13

Il corteo arriva in piazza San Giovanni. Ecco una trampoliera, circondata dai palloncini. Rappresenta la parte più allegra delle donne, provenienti dalle varie scuole e accademie di arti circensi: sebbene nessuno le abbia citate, erano anche loro presenti e numerose.

 14

FOTO 14

Piazza San Giovanni. Due cartelli molto significativi. Subire violenza non è mai colpa della vittima. Eppure dopo uno stupro quante volte si sentono dire frasi idiote come “se l’era cercata” o “ma guarda come andava in giro vestita”? L’altro cartello è utile per chiarire un equivoco pericoloso e fuorviante, quello che considera sinonimi i termini “uomo” e “stupratore”. Gli stupratori non sono uomini, ma bestie.

15

FOTO 15

Piazza San Giovanni. La manifestazione è finita e la gente si disperde. Ne restano le tracce: le scritte di vernice a terra e la soddisfazione negli animi.  Queste parole in particolare, NO SESSISMO, riassumono l’intera giornata e ognuno dei suoi temi specifici.

 

 




ITALIA – Un Jingle per “Beacon Waves”. A sorprendere il Liceo di Roberta Pinelli

MODENA – Sarà il Liceo musicale Carlo Sigonio a comporre il jingle per Beacon Waves, un progetto coinvolgente in continua espansione. Il gruppo di improvvisazione guidato dal professor Ivan Valentini è già al lavoro e ha promesso di sorprendere. La collaborazione con il Liceo musicale  condurrà gli ascoltatori alla scoperta di nuovi itinerari storici nel territorio modenese. L’intervista, della 3A AFM dell’Ites Barozzi, alla preside Roberta Pinelli, storica e toponomasta.

D – Perché ha deciso di collaborare al progetto Beacon waves?

Perché credo che sia un progetto valido per avvicinare in modo consapevole gli studenti all’uso dei mass media.

D – Ha scelto una canzone da abbinare al progetto?

Il gruppo di improvvisazione del Liceo Musicale sta componendo il jingle per la radio.

D – Perché ha deciso di far parte dell’associazione Toponomastica femminile? Di cosa si occupa l’associazione Toponomastica?

L’associazione Toponomastica Femminile si occupa della condizione delle donne nel mondo di oggi, condizione che giudico ancora troppo discirminante. Questo è il motivo per cui ho aderito all’associazione.

D – Perché ha deciso di intraprendere la carriera di dirigente scolastica? Esercita altre professioni? Prima di fare la preside ha fatto qualche lavoro? Da quanti anni è preside? Preferirebbe insegnare ai ragazzi? Perché si, perché no?

20 anni fa ho deciso di tentare il concorso da Dirigente perché avevo in testa un’idea di scuola e volevo provare ad attuarla. Ho superato il concorso al primo tentativo e da allora sono Dirigente, prima in un Istituto Comprensivo in provincia di Reggio E., poi per 5 anni a Vignola in un Istituto Tecnico e infine, dal 2003, al liceo Sigonio. Ho iniziato la carriera come maestra e ho insegnato nella scuola primaria per 13 anni; sono poi passata alle superiori come docente di lettere (8 anni) e infine sono diventata Dirigente. L’insegnamento mi piaceva molto, soprattutto quello di Storia, ma non mi manca perché comunque il contatto con gli studenti per me non è mai venuto meno.

D – È difficile coordinare la scuola? Quali problemi riscontra nella direzione generale della scuola? Cosa pensa del sistema scolastico italiano? Come pensa che possa migliorare?

Dirigente una scuola è come dirigere qualunque altra organizzazione; è faticoso perché mancano i soldi, mancano le norme (oppure ci sono e sono poco chiare), non puoi scegliere i docenti né licenziare quelli che non funzionano, ci scontriamo continuamente con un sistema scolastico rigido e con una struttura organizzativa vecchia, che non è più adatta ai ragazzi di oggi.

D – Ha passioni particolari?

Mi piace moltissimo leggere: leggo in media 10 libri al mese ; compro molti libri ma frequento anche le biblioteche modenesi, che funzionano benissimo e sono abbastanza aggiornate.

D – Sappiamo che ha scritto dei libri, di cosa parlano?

Ho pubblicato quasi esclusivamente libri di ricerca storica, tranne uno, che si occupa dei nomi di persona

D – Suona qualche strumento?

Ho studiato Pianoforte per 4 anni (ai miei tempi per le maestre era obbligatorio) ma non ho mai imparato bene, per cui adesso non riesco più a suonare. In compenso ho sempre cantato come mezzo soprano e poi come contralto, nel coro della Cappella Musicale del Duomo di Modena, poi in una mia band e infine, fino al 2013, in un coro di canto popolare, diretto dalla maestra Bruna Montorsi.

D – Come è nata la sua passione per la musica? Che emozioni Le trasmette? Che generi musicali le piace di più ascoltare?

La mia passione per la musica non è nata in età precoce ma piuttosto tardi. Oggi la musica ha per me un’importanza vitale, non posso non ascoltare musica a qualunque ora del giorno e della notte. Non ho preferenze particolari, la musica mi piace tutta, da quella classica al pop. L’unico genere che non riesco tanto ad apprezzare è il jazz.

D – Musicisti o cantanti che secondo lei hanno rivoluzionato il mondo della musica.

Non sono un’esperta, ma direi che quelli che hanno cambiato di più la musica siano stati i Beatles, i Rolling Stones, David Bowie, Sting, gli U2, Bruce Springsteen. In Italia i cambiamenti più significativi sono stati apportati dai cantautori.

D – Ascolta la radio? Le piace? Quale stazione radiofonica ascolta di più?

Non ho tanto tempo per ascoltare la radio. Di solito la ascolto in auto, limitandomi ai giornali radio e a poco altro. Ascolto quasi esclusivamente Radio 3

D – Secondo lei, con le generazioni future, il trattamento delle donne varierà o rimarrà come oggi?

Posso e debbo sperare che le cose per le donne cambino in meglio, nel senso di una maggiore equità, ma dipende da come educheremo i maschi.




ITALIA – Beacon waves, un ponte che ha unito 4 scuole diverse

clip_image004

MODENA – Con “Beacon Waves” quattro scuole viaggiano sulla stessa onda.  Sulla stessa frequenza l’Ites Jacopo Barozzi,  il Liceo musicale Carlo Sigonio, il Liceo artistico Adolfo Venturi   e l’Istituto comprensivo statale Jacopo Barozzi di Milano. Di seguito l’intervista  degli studenti della 3AAFM dell’Ites Barozzi a Daniela Lippera,  referente del progetto Barozzisifastoria dell’ Istituto milanese.

D – Come è venuta a conoscenza del progetto “Beacon Waves”?

Sono venuta a conoscenza del progetto “Beacon Waves” grazie ad un’amica di Toponomastica femminile che mi aveva segnalato la collega-giornalista Angela Milella. Sapevo solo che Angela insegnava in una scuola di Modena intitolata a Jacopo Barozzi come la mia e aveva una proposta da farmi. Non sapevo che avrei conosciuto un vulcano di energia e di idee.

D – Perché ha voluto creare il progetto ponte con l’Ites Barozzi di Modena?

Non ho creato il progetto, ma ho aderito, sapendo che per realizzarlo ho bisogno della collaborazione di tutti i colleghi. Al momento quelli con cui ho parlato si sono mostrati molto interessati, quindi spero proprio che riusciremo a partire per questa avventura.

D – Cosa l’è piaciuto di Beacon Waves? Come si potrebbe migliorare? Che ruolo avrà l’IC Barozzi di Milano nel progetto? Quali materiali fornirà?

Il progetto del nostro istituto si intitola Barozzisifastoria e rientra in quella grande fucina di idee e di iniziative dedicate alla storia di Milano che è la rassegna Milanosifastoria, ormai alla terza edizione. L’anno scorso il tema è stato il lavoro e le donne, anche quest’anno il tema è in generale il lavoro, per questo ero, come referente del progetto, alla ricerca di nuove idee per presentare al pubblico i risultati dei lavori degli alunni che non fossero i soliti cartelloni e la proposta di Angela Milella di collaborare con Beacon Waves mi è piaciuta molto.

D – Perché una scuola di Milano porta il nome di Jacopo Barozzi, proprio come la nostra, se Barozzi era di Vignola?

La scuola elementare di via Vignola, terminata nel 1914, è stata dedicata a Jacopo Barozzi, un importante architetto del ‘500. Oggi è la sede di un Istituto comprensivo che raggruppa quattro plessi scolastici. L’Istituto ha il nome della scuola capofila.

D – Cosa pensano i bambini di questo progetto? C’è la possibilità di creare altri ponti con altre città? Quale ruolo avranno i bambini? Quante classi parteciperanno? E quali?

I bambini sono in genere pronti ad accogliere proposte che li coinvolgano in prima persona, sono affascinati dall’idea di fare una radio, soprattutto di poter essere protagonisti e di potersi mettere in gioco. Non sappiamo ancora quante classi parteciperanno, speriamo in un effetto a catena, l’importante è che qualcuno inizi.

D – Qual è la relazione tra la materia che insegna e il progetto? L’infanzia è un passaggio importante e fondamentale per la persona, come si trova e che rapporto ha con i suoi alunni? Cosa l’ha spinta a lavorare con i bambini? Quali emozioni le trasmettono?

Insegno italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di primo grado. I miei alunni hanno dagli undici ai tredici anni. Prendo dei bambini e lascio dei ragazzi. E ‘ impressionante vedere quanto cambino nel giro di tre anni. L’emozione principale che provo nei loro confronti è senza dubbio la simpatia.

D – Cosa è importante per i bambini?

Per i bambini è fondamentale essere trattati con rispetto, essere ascoltati e avere la fiducia degli adulti che stanno loro vicini.

D – E’ difficile insegnare ai giovanissimi?

Insegnare ai bambini è un lavoro e come in tutti i lavori devi avere una professionalità. Certo ci sono situazioni o scuole in cui è più difficile insegnare, ma questo dipende dal contesto sociale in cui è inserita la scuola. Allora è necessario che vi sia un buon team di colleghi, con cui lavorare. Non credo nell’insegnante-eroe che si batte da solo contro tutti, credo invece in una scuola come ambiente in cui si collabori, si condividano buone pratiche, si sperimenti, si faccia ricerca e si cresca insieme culturalmente e come cittadini. Credo che lavorare con i bambini significhi aiutarli a individuare nuove strade per il futuro. Insomma è una cosa molto egoista, forse, ma mi domando: come voglio che sia il mio futuro? E allora ecco che cerco e scopro tracce nei giovani.

D – Cosa comporta lavorare a un progetto al quale lavorano ragazzi e bambini?

Il progetto ponte tra i due Istituti può essere una buona occasione per entrambe le scuole. Sicuramente per i più piccoli l’idea di lavorare con i più grandi è molto eccitante. Mi auguro che anche per gli studenti più grandi possa essere un’esperienza positiva, perché sono loro i giovani adulti cui si ispireranno i più piccoli e questa è una grande responsabilità.

D – Sappiamo che Lei è un membro dell’associazione “Milano si fa storia”, ci può parlare di questa associazione in modo più approfondito? Chi ha fondato l’associazione? Com’è nata l’idea di fondarla? Qual è il suo scopo?

Msfs è un progetto, patrocinato dal Comune di Milano, che non ha un unico fondatore. Nasce da un’idea di storia che esca dalle aule universitarie e dal sapere specialistico e coinvolga l’intera cittadinanza; ha come scopo la costruzione di una memoria condivisa, interdisciplinare, intergenerazionale e di ‘genere’. L’Iris , l’istituto che si occupa dell’ insegnamento e della ricerca interdisciplinare di storia, è l’ente capofila di una rete formata da moltissimi soggetti, associazioni, Fondazioni, biblioteche, circoli, sindacati, scuole e cittadini.

D – Realizzerete un programma storico per Beacon Waves? Di quale argomento tratterà? Ci saranno temi della storia di Milano?

Per quanto riguarda il nostro contributo a Beacon Waves abbiamo molte idee, ma non ancora definito un vero e proprio programma. Noi dovremo fare delle ricerche sul tema del lavoro e alcune classi si dedicheranno allo studio delle trasformazioni avvenute nel nostro quartiere negli ultimi ’50 anni dalla fase industriale a quella attuale di terziario avanzato. Altro filone sarà continuare il percorso di ricerca delle grandi assenti dal mondo della storia: le donne. Quindi l’idea dei radioviaggi di Angela Milella. Così i bambini potranno presentare dei luoghi, giardini, scuole, o angoli di Milano che ricordino e parlino delle donne di questa città.

D – Quale metodo utilizza per ottenere e diffondere informazioni storiche?

In genere la prima fase del progetto è preparatoria; mi informo, prendo contatti, leggo, partecipo a delle riunioni, insomma mi preparo, cerco il materiale, parlo con gli alunni, aspetto le loro riflessioni e proposte. Poi pianifico il lavoro e inizia il lavoro in classe con gli alunni. Arrivo quasi sempre ad un punto in cui entro nel panico, perché ogni giorno a scuola nascono problemi imprevedibili. In compenso quando arrivo a quel punto sono i ragazzi ad aiutarmi e il progetto viene portato a termine.

D – E’ facile realizzare progetti di questo tipo? E’ la prima volta che l’IC Barozzi prende parte a un progetto così?

E’ la prima volta che il mio istituto partecipa a un progetto così, anche perché abbiamo poche attrezzature e risorse tecnologiche, quindi dobbiamo davvero arrangiarci.

D – Lei che ruolo svolge? Quanti membri fanno parte del progetto? Che ruolo avranno le persone coinvolte?

Non sono l’unica referente del progetto; io mi occupo dell’indirizzo generale e della scuola media, la mia collega Anna Marin delle elementari e della scuola dell’infanzia. Cerchiamo di portare avanti il progetto e di creare una continuità e un collegamento tra la scuola materna, la primaria e quella secondaria di primo grado.

D – Ha mai suonato o cantato? Che ruolo ha la musica nella sua vita? Ricorda la prima canzone che ha imparato?

La prima canzone che ho imparato? L’elefante con le ghette, se le cava e se le mette che mi cantava mio papà mentre mi insegnava ad allacciarmi le scarpe. Tutte le donne di casa mia cantavano molto bene, io ero considerata la stonata. Mi sono rifatta da grande cantando ‘Nkosi sikelele Africa nel coro dei Vu’ cantà di Martiño Lutero insieme a Miriam Makeba.

D – Ascolta la radio? Pensa sia un mezzo di comunicazione utile? Come è nata la passione per esso?

Adoro la radio. Ho la radio in cucina e l’accendo appena mi sveglio. Non ho molto tempo per ascoltarla, ma è una costante delle mie giornate.

D – Quale collegamento c’è tra Milano si fa storia e Toponomastica femminile?

Tra Msfs e Top Fem il collegamento è molto stretto; l’anno scorso ci siamo occupati di una donna molto importante alla sua epoca e controversa, Regina Terruzzi, direttrice della Regia Scuola Tecnica Femminile T. Confalonieri dal 1896 al 1900, che è la nostra scuola. L’insegnante Patrizia Cortiana con la sua V D ha svolto un bel lavoro sulle strade del nostro quartiere dedicate alle donne, come via Neera, pseudonimo della scrittrice Anna Zuccari Radius. La nostra scuola è dedicata a Teresa Confalonieri e si trova con la gemella J. Barozzi nel Parco Ravizza, Alessandrina Ravizza, che è stata una filantropa e protofemminista dell’800, vissuta qui a Milano. Insomma, girando per le strade di Milano e di tutte le città e i paesi d’Italia si fa storia. Noi siamo il prodotto di questa storia e dobbiamo occuparcene, perché fa parte di noi.

D – Quali strumenti sono utilizzati dai bambini?

Nella mia scuola una sezione ha l’indirizzo musicale. Gli alunni rientrano il pomeriggio per studiare pianoforte, chitarra, flauto o violino, oppure suonano insieme e preparano concerti. Le varie attività pubbliche della scuola sono sempre accompagnate dalla musica e in tutte le classi si suona o si canta in coro. In italiano o in inglese. Nelle classi dove abbiamo l’inserimento dei bambini sordi c’è il coro delle mani bianche e gli alunni cantano non solo usando la voce, ma anche le mani per segnare le parole in Lis ,la lingua italiana dei segni.

D – L’esalta l’idea di creare una radio nazionale? Secondo Lei in che modo questo progetto può influire sui ragazzi?

La radio è un potente mezzo di comunicazione. Una radio può diffondere la ricchezza straordinaria che c’è nelle scuole. In genere il mondo dell’infanzia viene rappresentato in modo edulcorato, secondo l ’idea dell’infanzia che hanno gli adulti, mentre il punto di vista dovrebbe essere capovolto: com’è il mondo e la realtà visti dai ragazzi? Che cosa hanno da dirci e da proporre? Quali sono i loro problemi, difficoltà, aspettative e desideri?

Mi piace l’idea di una radio dei ragazzi; credo che debba essere uno spazio loro; io posso solo creare

l’occasione per fare sentire, o ascoltare, le loro voci; il messaggio è il loro o sono loro stessi il messaggio.

D – La preside e i genitori cosa ne pensano?

La preside è molto interessata a questo progetto, ci crede molto e quando occorre ci aiuta. So che qualche genitore del Consiglio d’ Istituto è interessato a collaborare con gli insegnanti; pure l’anno scorso ci hanno sostenuto, anche economicamente. Questo è il modo per creare una comunità ed è il senso profondo di un progetto d’istituto. Certo a Milano non è del tutto facile, perché siamo sempre di corsa e non è un modo di dire. Venite a trovarci per vedere.




ITALIA – Scelto il logo della nuova radio modenese “Beacon Waves”

Di Martina Cioni

Morselli

MODENA – Il 12 Novembre 2016 si è tenuto, a Napoli,  il V Convegno dell’associazione Toponomastica femminile, che ha indetto il concorso nazionale “Sulle vie della parità”. A concorrere per il premio anche il progetto ideato da alcune scuole di Modena:”Beacon Waves”.

Questo progetto è finalizzato alla realizzazione di una radio web, di cui sono protagonisti i giovani studenti modenesi.

Proprio durante il convegno è stato scelto il logo che rappresenterà la nuova emittente di Modena. La creazione del logo è stata affidata alle ragazze del Liceo Artistico Venturi, ma sono state fornite richieste ben precise per la sua realizzazione, infatti contiene l’immagine della Ghirlandina stilizzata in giallo e in blu in modo da sembrare un’antenna radiofonica e il brand “Beacon Waves”. La Giuria, composta dai rappresentanti di classe della 3A AFM e della 2N dell’istituto Barozzi, dai rappresentanti d’Istituto del Liceo Musicale Sigonio, dalla preside del Sigonio, Roberta Pinelli,  e dalla referente del progetto Angela Milella, durante il Convegno, ha presentato il logo vincitore, creato dalla studentessa Sara Morselli, e il progetto al grande pubblico.




ITALIA – L’arte del parlare: Beacon Waves trova il logo con le studentesse del Venturi

MODENA – Al Liceo Artistico Venturi il compito di ideare il logo per il progetto “Beacon Waves” della docente Angela Alessandra Milella approvato il 5 ottobre. Alle studentesse è stata consegnata una specifica richiesta: il marchio deve contenere l’immagine della Ghirlandina stilizzata in giallo e in blu (i colori della città di Modena), in modo da sembrare un’antenna radiofonica, e il brand Beacon Waves.

Gli obbiettivi sono due: fare rete con Licei musicali, Conservatori, associazioni e fondazioni del settore radiofonico e cinematografico (o di altri settori afferenti alle aree tematiche da inserire nel palinsesto), con radio libere, gruppi radiofonici; partecipare al concorso nazionale “Sulle vie della parità” indetto dalle associazioni Toponomastica femminile e FRISM.

Gli studenti del Liceo Venturi sono stati seguiti nella realizzazione dei loghi, ora nelle mani della Giuria, dalla professoressa di Grafica, Antonella Battilani, a cui, i ragazzi della 3AAFM dell’Ites Barozzi, con curiosità, sono riusciti a porgere molte domande.

D – Perché ha aderito al progetto “Beacon waves”? Cosa ne pensa?

Il Venturi partecipa da molti anni a progetti rivolti al territorio e a progetti che coinvolgono più scuole. Penso che l’idea di realizzare una radio attivi negli studenti competenze diverse e qualificate da considerarsi all’interno di quelle ‘soft skills’ oggi sempre più richieste in vari ambiti.

D – Quante e quali classi ha coinvolto? All’interno di quale disciplina?

Ho coinvolto le classi 4E e 5E del Liceo Artistico, corso di Grafica, all’interno di Discipline Grafiche.

D – Chi ha partecipato e perché?

Ho proposto il lavoro agli studenti delle due classi con l’obiettivo di consolidare le loro competenze nell’ambito grafico-comunicativo, come la capacità di sintesi e la capacità di interpretare il tema in modo creativo e personale. Il brief che il Barozzi ci ha consegnato esprimeva richieste precise, come l’uso della Ghirlandina, dell’antenna radio e dei colori rappresentativi di Modena: questi vincoli erano da gestire in modo creativo per non scadere nello stereotipo. La sfida è stata lanciata a tutti gli studenti delle due classi, ma solo alcuni sono riusciti a consegnare per tempo.

D – Erano motivati? Quale interesse ha trovato in loro?

Come detto prima il brief ha un po’ irrigidito la creatività, in quanto la scelta degli elementi visivi è stata predeterminata dalla ‘committenza’, senza la possibilità di cercare altri simboli che potessero interpretare la radio e l’identità locale. La sfida era quindi quella di gestire la simbologia data, facendo particolare attenzione alla chiarezza, alla leggibilità e alla creatività. Chi è riuscito a ideare una proposta ha saputo bilanciare la rigidità della richiesta con una propria personale interpretazione e ricercando un buon impatto visivo. Gli studenti in genere partecipano volentieri a quei progetti che sono rivolti all’esterno della scuola e attraverso i quali possono lasciare un proprio ‘segno’.

D – Quali sono invece le Sue passioni? Di cosa si occupa? Svolge altri lavori oltre all’insegnamento?

All’insegnamento della Grafica ho sempre anche realizzato progetti grafici e illustrazioni, prevalentemente per istituzioni pubbliche; ho inoltre realizzato molti libri per bambini. Penso sia utile, nell’insegnamento di discipline sempre in ‘movimento’ come la Grafica, portare esperienze vere e provarsi sul campo. Uno dei libri a cui sono più affezionata è quello dedicato al terremoto, “Cosa c’è sotto?”, edito da Artestampa per il quale ho scritto anche i testi. L’ho realizzato in pochi giorni dopo il terremoto del 2012 con ha l’obiettivo di far affrontare ai bambini (ma anche agli adulti) la paura del terremoto. Purtroppo è sempre attuale!

D – Le piace ascoltare la radio? Cosa pensa di questo mezzo di comunicazione? Ritiene che ci siano possibilità di lavoro per i giovani in questo settore?

Da anni ascolto Radio3, un contenitore culturale molto interessante e stimolante. La radio mi piace molto, ti fa entrare in mondi diversi attraverso il suono, la voce e l’immaginazione. Credo che in questo assomigli un po’ ai libri: con strumenti diversi, ma affini, sia la lettura sia la radio ci aprono mondi infiniti. Spero proprio che ci siano possibilità di lavoro in questo settore, con il web c’è una grande espansione di nuovi mestieri, per menti aperte e giovani.

D – Quale messaggio vuole trasmettere ai giovani?

La domanda mi spaventa un po’. Il messaggio a scuola siamo noi stessi, quello che portiamo, quello per cui ci appassioniamo. Trasmettere la passione per il proprio mestiere forse è la cosa più importante.

D – Perché ha ritenuto una buona idea unire l’arte alla radio?

L’arte è comunicazione ed espressione, quindi in realtà l’arte e la radio sono campi già connessi.

D – Cosa si aspetta dalla nostra web radio? Quali temi le piacerebbe che approfondisse? Quale trasmissione gradirebbe ascoltare?

Mi aspetto di sentire voci fresche e ‘fuori dal coro’, ricche di capacità critiche e di indipendenza di pensiero, che di questi tempi ne abbiamo bisogno. Mi aspetto di sentir vibrare lo spirito dell’avventura della radio, che da sempre è stata vissuta come espressione di libertà e di innovazione.

Come detto, il mio modello di radio è Radio3, quindi posso augurare ai ragazzi di saper approfondire i temi a loro cari con la stessa profondità e competenza che è una caratteristica di Radio3.

D – Cosa pensa delle nuove tecnologie? Usa spesso Internet?

Uso Internet quotidianamente e vivo costantemente a contatto con le nuove tecnologie per necessità professionali e perché amo confrontarmi con il ‘nuovo’. Occorre però non diventarne schiavi, basta camminare per strada oggi e vedere tutti chini sul proprio smartphone, uno spettacolo no sempre edificante. C’è una bella serie tv, “Black Mirror” che porta a livelli estremi l’uso delle tecnologie e disegna un futuro distopico allarmante. Quindi, attenzione!

D – Com’è nata la Sua passione per l’arte? Cosa è per Lei l’arte? Perché è importante? Perché le piace?

Ho sempre disegnato, fin da bambina, perciò in qualche modo ho avuto il destino segnato. L’arte è inutile e noi abbiamo bisogno di cose inutili che diano senso alla nostra vita.

D – Qual è il movimento artistico che preferisce?

Una domanda impossibile! Tutti i movimenti artistici hanno senso se considerati all’interno della loro epoca. Preferisco allora parlarvi di un’arte che è stata a torto considerata ‘minore’, l’illustrazione. Oggi fortunatamente c’è uno sviluppo fortissimo anche nel nostro paese della graphic novel, una sorta di romanzo disegnato e credo che qui si trovino le cose migliori dal punto di vista della ricerca artistica, e di quel linguaggio che unisce i due grandi campi della parola e dell’immagine. Ci sono autori incredibili, come Manuele Fior, Stefano Ricci, il modenese Marino Neri. Personalmente credo che in questo campo, liminare tra illustrazione, fumetto e narrazione visuale, il più grande sia Gipi, che a mio avviso riesce sempre a creare storie necessarie ed emozionanti. È appena uscito il suo nuovo libro “La terra dei figli”, dopo il bellissimo “unastoria”. Ve lo consiglio!

D – L’arte ha oggi la stessa importanza che ha avuto nel passato? Come vede il futuro dell’arte?

L’arte ha sempre avuto importanza nella nostra società e avrà sempre più spazio perché come aveva giustamente previsto Marcel Duchamp, l’arte è dappertutto. Piuttosto è quello che viene definito il sistema dell’arte, che è un sistema culturale ed economico che accredita valore agli artisti in un gioco complesso che riguarda vari ruoli, (critici, curatori, gallerie e musei) che è un problema. A volte non è facile distinguere fra ciò che ha valore e ciò che è di moda o che ha quotazioni falsate come un titolo in Borsa. Il tempo forse ci dirà qualcosa di più su questo. Cosa rimarrà?

D – Cosa dovrebbe insegnare l’arte a scuola? Perché è importante per gli adolescenti?

L’arte dovrebbe insegnare a porci delle domande, a sviluppare il nostro senso estetico e il nostro pensiero critico, forse ci aiuta a vivere meglio. Credo che non occorra fare distinzioni generazionali, l’arte è importante per tutti.

D – Pensa che questo progetto avrà successo?

Penso che avrà successo perché è un’idea creativa che affonda le sue radici in un passato ‘glorioso’, come ho detto prima la radio è un’affermazione di libertà.

D – Cosa pensa della condizione dei giovani? Quale futuro immagina per i ragazzi d’oggi. Vede un futuro per loro e per le nuove generazioni?

La condizione dei giovani oggi è imbarazzante a dir poco. Se posso trasmettervi una sensazione è che siamo nel tempo in cui Saturno divora i prori figli, la sensazione non è bella ma la nostra società è in una fase di grande crisi e non lascia spazio ai giovani, lo fa solo a parole. Il futuro ci sarà in ogni caso, il futuro è adesso, posso dire ai ragazzi di svegliarsi dal torpore catatonico che sembra avvolgerli. Questo progetto mi sembra ancora più bello se consideriamo la forza comunicativa che la radio può avere ancora oggi. Potete esprimere le vostre idee, finalmente! Perciò, evviva la radio!




ITALIA – II Convegno di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo

Di Rosanna Beccari

Diffondere la cultura delle pari opportunità attraverso la toponomastica femminile è stato il fulcro del secondo Convegno per la Provincia di Rovigo di Toponomastica Femminile, svoltosi sabato 7 novembre presso la Sala Consiliare del Comune di Lendinara (RO), fortemente voluto da Rosanna Beccari, in qualità di referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo, e realizzato in tempi record con la collaborazione della Commissione Pari Opportunità e dell’amministrazione comunale lendinarese – assessorato Pari Opportunità -, oltre al patrocinio della Provincia di Rovigo, del Comitato dei Beni Culturali del Polesine e di Soroptimist. Si tratta infatti di un argomento ancora poco noto nel territorio rodigino ed il convegno si proponeva proprio la mission di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la divulgazione della sua conoscenza. “Pertanto, in una situazione di carenza istituzionale dopo lo scioglimento della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Rovigo, che ha seguito le sorti di Palazzo Celio – ha riconosciuto la neo presidente dell’appena insediata Commissione P.O. della Provincia Rafaela Salmaso -, fondamentale è stato il ruolo di supplenza assunto autonomamente dalla Beccari, la quale da sola è riuscita ad organizzare tale convegno, dopo il primo dell’anno scorso a San Martino di Venezze, grazie anche alla straordinaria disponibilità incontrata in Lendinara ed avviando quindi i presupposti per una tradizione a cadenza annuale”.

DSCN7027

L’incontro ha visto una grande presenza dell’amministrazione comunale lendinarese, a partire dal sindaco Luigi Viaro, che ha elogiato con calore l’iniziativa proponendo una futura continuità collaborativa, le assessore Sandra Ferrari, alle Pari Opportunità, e Francesca Zeggio, per la Pubblica Istruzione, il presidente del Consiglio Comunale Dario Dainese, la presidente della Commissione P.O. Sebastiana Giliberto, dalla quale è partito l’invito, che ha poi avviato la collaborazione con la Beccari.

Le relatrici di Toponomastica Femminile – Maria Pia Ercolini, presidente nazionale, Nadia Cario e Giulia Penzo, referenti regionali del Veneto, Angela Alessandra Milella, referente per la provincia di Verona e Rosanna Beccari, referente per la provincia di Rovigo – hanno presentato alcune delle innumerevoli attività dell’Associazione Nazionale, “tra scuola e cittadinanza”, con il patrocinio di Fnism e del Senato della Repubblica, tra cui quattro convegni nazionali e molti provinciali, altrettanti concorsi scolastici nazionali, mostre e pubblicazioni, iniziative varie ed eventi, attività in rete, nuove intitolazioni in rosa, fino alla recente proposta innovativa di un gioco didattico ideato da Maria Pia Ercolini con Livia Capasso, per le scuole primarie e medie con tanto di diploma di “Super Toponomasta”. Il “Memory Street a Rovigo”, propone una versione odonomastica del classico Memory, basandosi su abbinamenti tra carte raffiguranti volti di donne con le corrispondenti carte riportanti le targhe stradali della loro intitolazione nei vari comuni polesani. L’attività ludico-didattica permetterà in un primo tempo di dare una identità ai nomi di strade e piazze e, in un secondo momento, a discrezione dei singoli docenti, potrà divenire il presupposto per ulteriori approfondimenti sulla conoscenza di quelle figure. “Perché – ha precisato la Ercolini – è importante che la formazione paritaria inizi prima possibile, quando i bambini non hanno ancora sviluppato certi pregiudizi e barriere sessisti tuttora molto diffusi nella nostra società”. Nell’ordine degli interventi, la presidente nazionale Maria Pia Ercolini ha parlato di “Toponomastica Femminile tra scuola e cittadinanza. Azioni e prospettive”, mettendo in luce la persistenza di stereotipi e pregiudizi sessisti nella segnaletica e cartellonistica pubblica.

DSCN7002

Quindi Giulia Penzo ha relazionato sul “IV Convegno Nazionale (il quarto) di T.F.: Lavoratrici in piazza”, tenuto tra il 18 e 20 settembre scorso alla Libera Università Alcatraz, presso Gubbio (PG), sotto l’egida del suo fondatore Jacopo Fo. La convention, ha precisato Giulia, è stata anche l’occasione per una serie di tavole rotonde sulla toponomastica nella didattica, sulle prospettive dell’associazione a livello nazionale ed internazionale, sul lavoro femminile tra presente e passato e sulla figura simbolica della Dea Madre, dall’atavico matriarcato all’era post-femminista. E su questo tema ha dato il proprio contributo Nadia Cario, che ha presentato la sua ricerca “Alla scoperta delle archeologhe”, corredata di una mostra da lei stessa curata. Un excursus su alcune pioniere dell’archeologia, che hanno avviato una reinterpretazione e riscrittura della storia tenendo conto anche della presenza femminile, a partire dalle numerose testimonianze fin dalla preistoria di una Grande Dea con spiccati attributi femminili e materni. È stata poi la volta di Angela Alessandra Milella, la quale ha raccontato la sua esperienza realizzata come docente in una scuola superiore di Verona: “La polis borghese: modelli e ruoli sessisti nella comunicazione”: una ricerca storica sulle presenze di genere nella comunicazione di massa dagli inizi del secolo scorso ad oggi, segnalando le pubblicità irrispettose e sessiste attraverso il blog “PubblicAnti”, appositamente creato con i suoi studenti. Con l’occasione, la Milella ha anche annunciato il suo nuovo lavoro in corso: “Montenegro: il fascino delle donne da raccontare”.

DSCN7005

Rosanna Beccari, che ha condotto i lavori, per ultima, nella relazione “L’avventura di Toponomastica Femminile a Rovigo. Le attività svolte nel territorio polesano e sviluppi futuri.”, ha presentato gli eventi organizzati nella sua città “da quando sono entrata in questa splendida avventura, in cui ho coinvolto spesso anche i miei studenti del Liceo Scientifico Statale P. Paleocapa di Rovigo”, ha commentato, realizzando, tra l’altro, alcuni significativi progetti risultati vincitori alle varie edizioni del Concorso Nazionale di T.F. “Sulle strade della parità” ed accolti con interesse dalla cittadinanza. A partire, nel 2014, dalla proposta di sette nuove intitolazioni in rosa nella città capoluogo dedicate ad alcune figure illustri conterranee (vincitrice del I Concorso, edizione 2014); successivamente, nel dicembre dello stesso anno, una mostra storico-documentaria (vincitrice dell’edizione 2015), che raccoglie le biografie di circa una settantina di donne nate, vissute o semplicemente passate per la terra Polesana, divenuta ora itinerante per i vari comuni della Provincia di Rovigo con il titolo “Tracce Femminili in Polesine”; l’iniziativa estiva di “Pedalare sotto le stelle per le vie delle donne”, organizzata per le serate d’agosto in collaborazione con Fiab Amici della Bici, che ha riscosso tanto gradimento e la recente proficua collaborazione avviata con il Comune di Lendinara, che ha portato ad una tappa della mostra ed al convegno, oltre a promettere futuri sviluppi in fase di elaborazione. Quindi le due studentesse Sofia Dainese e Hiba Jbali, della classe 2^ C liceo scienze applicate, hanno illustrato l’”Itinerario di Genere a Rovigo”, che sarà realizzato nella primavera del prossimo anno, con la collaborazione degli studenti del liceo rodigino e l’associazione Fiab, per la quale era presente al convegno la vice presidente Cinzia Malin. “In realtà – ha concluso la Beccari – il discorso della T.F. è una continua miniera stimolante di idee e progettualità. A questo proposito, mi preme sottolineare l’accoglienza favorevole e sempre disponibile che incontrano le mie proposte, il che mi incoraggia senz’altro a proseguire. Come la straordinaria sinergia creatasi con il comune di Lendinara e l’attivissima Commissione P.O. locale, con la quale, dopo questa avventura, proseguiremo una proficua collaborazione, sostenuta ed incoraggiata anche dal primo cittadino, che è letteralmente entusiasta delle nostre tematiche”.

DSCN7014

Al termine dei lavori, i presenti sono stati accompagnati nei locali adiacenti alla sala consiliare, dove per l’occasione era stata allestita la mostra itinerante “Tracce Femminili in Polesine”, realizzata con gli studenti del Liceo “Paleocapa”, già in Lendinara da due mesi, prima presso la Casa Albergo, e che il sindaco a sorpresa ha proposto di trasferire nella Biblioteca comunale per darle ulteriore visibilità invitando anche le scuole. Con una gradita novità: la rassegna sulle “Archeologhe”, curata da Nadia Cario, illustrata nel corso del convegno. Ma il risultato forse più importante, di cui la promotrice del convegno e l’amministrazione lendinarese sono particolarmente orgogliose, è stato l’aver ottenuto una nuova intitolazione ad una figura illustre polesana femminile, protagonista della Mitteleuropa fra Otto e Novecento, Giannetta Ugatti Roy, le cui spoglie riposano proprio a Lendinara. A lei il comune, accogliendo la proposta della Beccari, ha deciso di dedicare una rotatoria, creando un clamoroso precedente locale, che ci auguriamo sarà seguito da altri comuni e, poiché tutto è avvenuto in meno di un mese, non essendo ancora pronto il cartello stradale, l’assessora Sandra Ferrari ha mostrato la delibera dell’approvazione, invitando tutti alla cerimonia inaugurale di cui avremo presto notizia.

Rosanna Beccari

Docente di lettere e latino al Liceo Scientifico Statale “P. Paleocapa” di Rovigo e referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo.