Libere (!) e pensanti. Primo maggio tarantino

Forte è stata la grinta espressa da chi ha organizzato (tra cui il musicista Roy Paci e l’attore Michele Riondino) e da chi ha partecipato alla quinta edizione del Concerto del Primo Maggio a Taranto: “Non è città dell’acciaio!” è stato l’urlo di chi sul palco ha raccontato a quasi cinquantamila persone provenienti anche dall’estremo Sud e dall’estremo Nord testimonianze dirette e indirette, di chi anche da Brescia ha urlato la solidarietà al popolo tarantino che chiede giustizia e un altro tipo di economia;Nonostante tutto – ha gridato sul palco Celeste Fortunato, portavoce del movimento Tamburi Combattenti – noi oggi siamo qui. Noi non possiamo portare i nostri figli nei parchi a giocare perché i terreni sono contaminati, noi non possiamo stendere il bucato se prima non puliamo i balconi … abbiamo una costante paura di ammalarci!”.

Eppure il 4 maggio nel porto di Taranto è arrivato un carico di più di 23.000 tonnellate di pet coke, sostanza cancerogena che col vento ricopre tutti i centri abitati, e il 6 maggio l’UE ha dato il via libero ad Arcelor-Mittal, il gruppo franco-indiano, per l’acquisto dell’ILVA con un pacchetto correttivo che prevede la vendita di sei degli impianti per garantire la concorrenza e che, secondo la Commissaria UE, dovrebbe anche contribuire a imprimere un’accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto”. Ma come?

Sento ancora nelle orecchie il grido “Senza la gente non si decide niente!”, slogan della manifestazione organizzata per “Massafra vuole respirare” svoltasi il 30 giugno dello scorso anno con la partecipazione di un centinaio di associazioni, comitati, amministrazioni che nella provincia di Taranto, da tempo tormentata dall’inquinamento sotto il ricatto dell’occupazione, stanno assistendo, ma stavolta non inermi, alla costruzione di un secondo inceneritore al quale è stato deciso di affiancarne anche un terzo per l’incenerimento dei fanghi.

Forte anche allora la grinta comunicativa e argomentativa di Rossano Ercolini, maestro elementare toscano, insignito nel 2013 del premio Goldman Prize,e fondatore del movimento “Zero rifiuti Italia”. Dopo la presentazione delle motivazioni della manifestazione da parte del Dott. Delio Monaco che ha pure evidenziato, per esempio, che prima dell’approvazione degli inceneritori non c’era lo studio Sentieri, Rossano Ercolini ha invitato tutti e tutte a vincere il cinismo per un nuovo civismo che vede nell’economia circolare e, quindi, nella raccolta differenziata spinta e nella strategia “rifiuti zero” l’unica alternativa per un futuro in cui il nostro territorio sia risanato e ritorni a respirare. Ciò non significa non poter fare impresa ma certo significa slegarla dai crimini ambientali, come pure quello legato al gasdotto in Salento, e da quella che il maestro ha chiamato “egonomia”.

E… invece Massafra il 15 aprile scorso, presieduta proprio dal suo ex Sindaco, ha visto la Provincia autorizzare il terzo inceneritore per “Rifiuti speciali” e Taranto, nel comprensibile scetticismo di chi giorno dopo giorno documenta e denuncia casi di slopping finalizzato alla maggiore produzione di acciaio, si candida a essere una realtà-laboratorio del progetto “Verso una rete internazionale per l’ecologia integrale” avviato dall’Università Pontificia Antonianum.

Siamo nel pieno di una dura e lunga battaglia nella quale o vinciamo tutti/e o perdiamo tutti/e, assunto non chiaro a chi, come alcuni giornalisti locali, a volte vuole semplicemente vederci ignoranza dei manifestanti e avversità nei confronti del singolo imprenditore.




Primo maggio a Napoli: intitolazione a Sacco e Vanzetti

Agli anarchici vittime dell’ordine costituto Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, recita l’invito del Sindaco Luigi de Magistris all’intitolazione della già I Traversa Ammiraglio Aubry, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Celebrazione del Primo Maggio in ricordo dei due emigrati italiani, figure vive nel ricordo popolare, vittime del clima di sospetto e di rancore che nonostante i molti dubbi sulla loro colpevolezza furono giustiziati il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown.

A cinquant’anni esatti dalla loro morte, il 23 agosto 1977, Michael Dukakis governatore dello Stato del Massachussets riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti. I due, per l’epoca della storia statunitense, erano le vittime perfette di una politica avversa al pacifismo e alla propaganda contro la guerra che caratterizzava l’attività degli anarchici e di un terrore viscerale delle autorità locali verso il comunismo. In aggiunta erano immigrati italiani, con una scarsa conoscenza della lingua inglese, diversi e, nell’immaginario dell’epoca, individui incivili, inferiori; in aggiunta, erano di idee politiche radicali. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti e Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma entrambi erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e manifestazioni contro la guerra. Il giudice del processo li definì senza mezze parole due bastardi anarchici.

Foto 1. Sacco e Vanzetti. La stampa internazionale

Il Governatore del Massachusetts avrebbe potuto impedire l’esecuzione ma si rifiutò. Una condanna unanime di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria colma di pregiudizi e sostenuta da una politica del terrore, che si nutriva di odio e sosteneva la politica delle espulsioni di ogni persona straniera sospetta. La condanna e la morte sulla sedia elettrica fin dalla sua esecuzione ai giorni nostri hanno consegnato alla memoria Sacco e Vanzetti quali simboli e vittime del pregiudizio sociale e politico.

Per ricordare, e affinché sia di monito la fine ingiusta dei due anarchici italiani, il significato dell’intitolazione a loro nome di una strada del Comune di Napoli. La diversità di origine, di lingua, di cultura non siano mai pretesti di esclusione e persecuzione e ancor meno lo siano le idee di giustizia pace e libertà che ancora oggi evocano i nomi di Nick e Bart. La ballata celeberrima a loro diretta da una delle militanti per i diritti civili della nostra epoca, la cantautrice Joan Baez, che ha marciato per un mondo migliore senza barriere e segregazioni, contro le guerre, è la dedica migliore che si possa loro porgere: “Onore a voi Nicola e Bart, riposiate in pace qui nei nostri cuori, il momento estremo e finale è vostro, questo sacrificio doloroso è il vostro trionfo”.

Foto 2. La canzone di Joan Baez su youtube

https://www.youtube.com/watch?v=7oday_Fc-Gc

Il trionfo della giustizia, della verità, del rispetto che ogni comunità deve coltivare per impedire che nuovi Sacco e Vanzetti siano vittime di un vento di pregiudizio e preconcetto che poco rende onore alla nostra democrazia. Primo Maggio di memoria e impegno civile a Napoli, dunque, la toponomastica cittadina si arricchisce di altre figure importanti nella crescita della cultura democratica e resistente della città.

Foto 3. Cerimonia di intitolazione

È intervenuta alla cerimonia la nipote di Sacco, Maria Fernanda, chiamata così in onore dello zio mai conosciuto, giunta dalla Puglia luogo originario della famiglia. Il racconto emozionante che ristabilisce la verità storica dell’innocenza dei due anarchici, la sua gioia per un’intitolazione attesa da trent’anni, hanno reso ancor più significativa e indimenticabile questa giornata.