EUROPA – #SafePassage: tornano in piazza migranti, precari e reti sociali

Da domani fino al primo marzo, e in alcune città oltre questa data, torneranno a mobilitarsi migliaia di attivisti, studenti, migranti, precari e reti sociali spinti dalle tante emergenze che vedono coinvolti, indistintamente, sia i nuovi migranti che i cittadini europei.

Tutto nasce dalla decisione dell’Austria di limitare gli ingressi giornalieri (massimo di 80 richieste di asilo al giorno e passaggio consentito a non più di 3.200 persone che intendono chiedere rifugio in Germania o in altri paesi dell’Ue) in seguito alla quale diversi Paesi dei Balcani si sono organizzati per limitare il passaggio dei migranti provenienti dalla Grecia e diretti verso il Nord Europa: il 18 febbraio i responsabili delle polizie di Austria, Croazia, Macedonia, Slovenia e Serbia hanno definito un accordo che prevede una forma unica di registrazione in Macedonia, e nella pratica l’ingresso viene ora consentito solo ai profughi di nazionalità siriana o irachena. I migranti di tutte le altre nazionalità, compresi gli afghani, vengono bloccati.

La fase in cui si inseriscono queste manifestazioni è drammatica sotto molti punti di vista: l’Europa, mai come ora, sta rendendo palese che il rispetto dei diritti umani, la solidarietà ed in generale il pieno accesso al welfare e ad una vita dignitosa sono degli orpelli ai quali si può anche rinunciare. I fatti, se osservati dalla prospettiva delle politiche di austerità, sono conseguenti a questo processo: i dispositivi messi in campo per risolvere la crisi dei migranti sono legati esclusivamente al minare le basi del diritto d’asilo e all’esclusione fisica dei migranti attraverso il ripristino delle frontiere e dei i muri con il filo spinato; la selezione per coloro che riescono a raggiungere il vecchio continente è su base etnica, poiché tutta la “filiera dell’asilo”, dall’accesso, al meccanismo degli “hotspots” fino alle Commissioni Territoriali, è regolamentata in modo da negare diritti e produrre clandestinità. Le stesse politiche d’austerità coincidono con lo smantellamento del diritto del lavoro e la dismissione di welfare.

In un quadro così difficile è di vitale importanza che le manifestazioni siano in grado di intrecciare messaggi e appelli diversi e che le tante piazze europee provino tra loro a dialogare e contaminarsi. Sabato 27 febbraio l’hashtag principale delle manifestazioni che si svolgeranno in più di 100 città di tutto il continente sarà #SafePassage (link appello ed evento su Facebook), ovvero “viaggi sicuri”: uno slogan diretto che si affianca al simbolo dell’iniziativa, il giubbotto di salvataggio, per dire ancora una volta che è necessario aprire dei “canali umanitari sicuri” e permettere ai migranti di arrivare in Europa senza rischiare di perdere la vita. Un appello per troppi anni inascoltato dall’Unione. Se i canali umanitari fossero stati attivati, ad esempio dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, oggi ci sarebbero circa 8.000 vittime innocenti in meno. Una giornata, quindi, che vuole difendere il diritto di richiedere asilo e il diritto dei migranti a raggiungere la meta desiderata, l’antitesi di quello che sta accadendo in Grecia, uno Stato che sta diventando di fatto per i migranti bloccati ad Atene ed a Idomeni una “prigione a cielo aperto”. A Sid, sul confine tra Serbia e Croazia, proprio per denunciare i respingimenti di queste ultime settimane, gli attivisti “No Borders” hanno lanciato per domani un appuntamento nella zona dove avviene il blocco dei migranti.

A fianco di #SafePassage si inserisce il primo marzo, una giornata simbolo della lotta dei diritti dei migranti. Nata come una potente giornata di sciopero dei migranti nel 2010, di rifiuto del razzismo e di affermazione di una nuova cittadinanza, oggi la giornata rappresenta un’occasione per riportare in piazza tante voci contro le nuove forme di razzismo, di sfruttamento e di negazione dei diritti basilari. Gli appelli alla mobilitazione del primo marzo sono declinati a livello territoriale e toccano i nodi centrali dell’attacco ai diritti che i rifugiati e i cittadini stranieri subiscono: una giornata, come ad esempio si legge nel testo dello Sciopero sociale, “per dare visibilità e un volto pubblico a tutte quelle vertenze ed esperienze grandi e piccole che, pur presenti nei territori, faticano a trovare una reale forza politica espansiva. Un giorno nel quale prendere parte di fronte al tentativo di ridurre al silenzio i migranti e, insieme con loro, tutti quelli che cercano di sottrarsi allo sfruttamento e migliorare così la propria vita”. Ci saranno quindi iniziative molteplici comunicative contro le frontiere e la precarietà, o di denuncia contro il perverso sistema del requisito “alloggio – permesso di soggiorno” che lega il rinnovo del permesso di soggiorno alla disponibilità d’alloggio, e di come il governo a causa della crisi, del lavoro precario, dei tempi di consegna dei permessi e dell’atteggiamento di Questure e Prefetture stia rendendo i migranti dei nuovi clandestini (solo nel 2014 non sono stati rinnovati 150.000 permessi di soggiorno).

A Padova, il primo marzo, l’appuntamento sarà alle 18.30 sotto la prefettura per chiedere l’apertura di canali umanitari sicuri e un’accoglienza degna per chi arriva in Europa, ma soprattutto per denunciare l’atteggiamento della Commissione Territoriale che valuta le richieste di protezione internazionale. L’operato della Commissione, che ha competenze su tutto il nord est, è completamente oscuro e gli unici dati noti risalgono allo scorso 15 settembre: su 634 domande esaminate, ben 454 (il 71 %) sono state rigettate, con interi gruppi etnici sommariamente esclusi dall’ottenimento dello status, ciò significa che il sistema di valutazione delle richieste d’asilo altro non è che un meccanismo burocratico strutturato perlopiù per scoraggiare l’arrivo di nuovi profughi e limitare l’ottenimento del permesso di rimanere in Italia.
In Veneto ci saranno altri due importanti appuntamenti che parleranno di diritti nel mondo del lavoro dove i protagonisti sono principalmente i lavoratori stranieri: nei prossimi giorni si saprà se nella mattina del primo marzo, o nella giornata seguente, sarà lanciato uno sciopero del comparto agroalimentare nel caso in cui la trattativa inerente il Prix di Grisignano di Zocco (VI), dove una settantina di lavoratori e lavoratrici si sono trovati improvvisamente in mezzo a una strada, dovesse ulteriormente peggiorare. Lo sciopero sarà il preludio della manifestazione del 5 marzo nella città patavina, giornata in cui “convergeranno tutti i conflitti sul lavoro e per il reddito da ogni angolo del Veneto per ribadire l’unica vera espulsione che interessa ai lavoratori: quella delle aziende che sfruttano e fanno profitti sulle vite delle persone”.
Infine, il Tavolo Asilo, formato da numerose associazioni nazionali tra le quali l’Asgi, la Caritas italiana, il Centro Astalli, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, MEDU, MSF e altri, ha deciso che il 1° marzo denuncerà pubblicamente, in un incontro con la stampa, il perdurare di pratiche illegali prodotte dall’approccio hotspot e dall’arbitrarietà con cui viene negato l’accesso alla procedura d’asilo.

Ogni città, ogni piazza avrà dunque la sua peculiarità, derivante dalle esperienze di lotta e di mobilitazione prodotte a livello territoriale e dalla composizione sociale degli stessi protagonisti. C’è estremo bisogno di scendere nelle strade, di farsi vedere, di riempire di contenuti e di numeri le piazze di tutta Europa. Un segnale fondamentale, che dice chiaramente che esiste una parte di società composita, molto spesso autorganizzata, che non si arrende di fronte alla barbarie, alla negazione dei diritti ed una vita di sfruttamento.




ITALIA – Scuola: la tregua è finita. Docenti e studenti pronti per i prossimi scioperi

La bufera sulle assegnazioni e gli spostamenti da una regione all’altra ha spinto il Miur a concedere ai neoassunti di accettare incarichi di supplenza vicino  casa  per l’anno scolastico 2015-2016. Il tutto senza perdere il ruolo.

La mano tesa ai precari della scuola da parte del governo si è concretizzata nella richiesta operata dal ministro Stefania Giannini agli Uffici scolastici territoriali di effettuare le nomine per le supplenze sull’organico di fatto entro l’8 settembre. Una mossa che tuttavia non ha riscosso il successo sperato: c’è infatti chi la interpreta come un cedimento alle pressioni dei sindacati. Questi ultimi, dal canto loro, si dicono non soddisfatti del “compromesso” e annunciano uno sciopero in autunno.

L’attesa per gli incarichi di supplenza si fa quindi snervante. Il “boicottaggio” della riforma da parte dei precari che, rifiutando l’assunzione per paura di essere trasferiti lontano da casa, non hanno presentato domanda per la seconda e la terza fase del piano straordinario, consentirà comunque di accettare una supplenza nella provincia di residenza. Sempre ammesso che ci sia un incarico disponibile.

La protesta dei sindacati si concentra sulle graduatorie. Secondo Domenico Pantaleo della Flc Cgil, le graduatorie non verranno infatti esaurite. Per il 23 settembre a Roma è prevista una mobilitazione di docenti e studenti.




Tra le celebrità invitate all’Expo manca il Lavoro. La protesta europea e italiana

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E’ stato un grande concerto  in piazza Duomo a Milano a dare il via ad Expo 2015, che si apre ufficialmente oggi, Primo maggio, giorno della Festa del lavoro. Un’accoglienza in grande stile, è stata quella che la città ha riservato all’Esposizione Universale e a tutti i partecipanti. Protagonista della serata, assieme all’orchestra della Scala, è stato Andrea Bocelli, che ha cantato per oltre tre ore per gli oltre 20mila milanesi e turisti che hanno assistito al grande show. Il concerto, presentato da Paolo Bonolis e Antonella Clerici, AmbassadorExpo Milano 2015, è stato trasmesso in diretta su Rai1 e in mondovisione, oltre che sulle frequenze di Rai Radio2 e in streaming sul sito di Expo.

Agnese Landini, moglie del premier Matteo Renzi, ha partecipato alla serata insieme alla figlia Ester. Ad accoglierle, al loro arrivo in piazza Duomo, c’erano il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e Debora Serracchiani, vice segretario del Pd e governatore del Friuli. Renzi, invece, dopo aver partecipato all’inaugurazione del Silos Armani, museo che lo stilista ha aperto per i milanesi in occasione dei suoi 40 anni di carriera, ha preferito rientrare in albergo. Tra i 3700 ospiti seduti in platea c’erano anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, l’ex ct della nazionale Marcello Lippi, che ora allena in Cina ed è stato un importante sostegno per Expo. Sono arrivati anche il calciatore dell’Inter Hernanes, Antonio Cabrini, gli chef Davide Oldani, Gianfranco Vissani, e poi Giorgio Squinzi, l’ad di Telecom Marco Patuano e di Rcs Pietro Scott Jovane. In piazza sono arrivati anche l’ex sindaco Letizia Moratti e l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni.

Ad aprire la serata è stato un brano molto conosciuto come il brindisi della Traviata, intonato da Andrea Bocelli, accompagnato dal soprano Diana Damrau e dall’orchestra della Scala. Tante le arie celebri cantate nel corso della serata, tra cui l’aria finale del primo atto di Violetta. Tra i brani interpretati anche il finale dell’Andrea Chenier, l’ouverture di Attila e l’immancabile Va’ pensiero del Nabucco, e a chiudere la serata il ‘Nessun dorma’ della Turandot, che cantato da Luciano Pavarotti ha accompagnato tanti momenti importanti della storia italiana.

Oltre a Bocelli, Ambassador Extraordinary di Expo Milano 2015, si sono alternati sul palco il pianista cinese Lang Lang, anche lui Ambassador della manifestazione, le soprano Diana Damrau e Maria Luigia Borsi, il tenore Francesco Meli, il baritono Simone Piazzola. Ad accompagnarli il coro e l’orchestra della Scala, diretti dai maestri Bruno Casoni e Marco Armiliato. A fare gli onori di casa il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, che ha salutato il pubblico e ha mostrato in anteprima l’accensione dell’Albero della Vita, simbolo di Expo 2015 ideato da Marco Balich. Per il bis, infine, è stato scelto ‘O sole mio’. L’impegno di Bocelli continuerà con la partecipazione a Expo attraverso la sua fondazione, che ha l’obiettivo di aiutare persone affette da malattie rare, in condizioni di povertà ed emarginazione sociale.

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Chiusi in assemblee riservate per stabilire il programma della “May Day”, la manifestazione dei No Expo sfilerà a Milano, i movimenti antagonisti prevedono azioni diffuse per tutta la città. “Non ci preoccupiamo di ciò che possono fare dei gruppi singoli, ma della strumentalizzazione di polizia e media” spiega Elio di “Off Topic”, uno dei movimenti della rete No Expo. I No Expo stranieri, provenienti da Austria, Germania, Francia preferiscono invece non farsi intervistare.

Precari, studenti, contadini, lavoratori, sindacati di base, collettivi, centri sociali, produttori e movimenti ecologisti hanno individuato nella cinque giornate di Milano un momento centrale per una lotta comune nella costruzione di territori, città e di un mondo diverso. Dal 29 aprile al 3 maggio, prima, durante e dopo l’inaugurazione di Expo, Milano sarà laboratorio sociale di resistenze e alternative.

Storie diverse provenienti da luoghi differenti si uniranno in una sola opposizione, gioiosa, potente ed arrabbiata, ad un’idea di saccheggio e devastazione, secondo quanto affermato, ben rappresentata dal progetto Expo, dal sistema che promuove e di cui si fa portatore oltre i 6 mesi dell’evento: debito per tutti e tutte, colate di cementificazione e precarietà quotidiana perricattare il presente ed ipotecare il futuro.

La forza e il miscuglio di “intelligenze offensive”, che in quei cinque giorni invaderanno Milano, obbligheranno gli organi d’informazione, “oggi impegnati nella demonizzazione del percorso No Expo”,a parlare della potenza dei contenuti della protesta e della moltitudine che scenderà per le strade.

“La città vetrina che vogliono mostrare è una città buona per pochissimi, è una città che cancella diritti, possibilità e futuri. La città secondo Expo è la città che vorrebbero replicare ovunque, riproducendo dominio e sfruttamento in ogni luogo e su ogni essere. Alla vetrina preferiamo gli angoli nascosti e reali, le periferie e le esperienze di lotta, le diversità e le vite che si nascondono dietro le immagini patinate con cui si cerca di imbellettare la realtà di crisi e di fatica che tutte e tutti viviamo ogni giorno.

Apriamo allora questa città, per cinque giorni che altro non sono che i primi cinque giorni di contrasto ad Expo iniziato. Cinque giorni che vogliamo attraversati dal maggior numero possibile di persone, che costruiscano un corteo partecipato e di massa,che renda visibili le ragioni della nostra opposizione al modello Expo e che sappia parlare con gli strati popolari di questa città.

Cinque giorni che seguono anni di lotta e denuncia sociale.
Cinque giorni che precedono l’alterexpo, ovvero i nostri sei mesi di opposizione al grande evento.

Se i sei mesi di Expo significheranno per istituzioni e media confermare vane promesse, per noi saranno il periodo per sedimentare le anomale reti ricompositive che stiamo sperimentando per fortificare i percorsi contro il Jobs Act, per il diritto all’abitare, per i diritti ed il riconoscimento delle libertà sessuali e dei generi, per la difesa dei territori da eventi e opere grandi, piccole, medie che altro non sono che atti predatori di spazi, ricchezze, beni comuni, diritti, agibilità e risorse per tutti. Non solo in Italia.

Il nostro No Expo è un percorso di senso che non si esaurirà con le giornate dal 29 aprile al 3 maggio,e che certamente non finirà il 1 novembre. È, e sarà sempre, complice e solidale con le lotte No Tav che dalla Val di Susa a Brescia, passando per l’alessandrino e il territorio ligure, mostrano la dignità delle popolazioni locali contro un’opera inutile, così come è vicina a tutti i piccoli e grandi movimenti di resistenza alle grandi opere inutili ed imposte. È, e sarà sempre, dalla parte degli antifascisti che difendono la memoria ed il territorio dall’ignobile ideologia fascista, che in tempi di crisi lucra sulle difficoltà quotidiane per farsi spazio.

Per questo l’assemblea nazionale di sabato chiede l’immediata liberazione dei compagni colpiti da
arresti per avere difeso l’antifascismo a Cremona”.

Il programma della cinque giorni di Milano, “contro e oltre” il modello Expo 2015:

29 APRILE MILANO SI OPPONE ALLA MARCIA FASCISTA-coordinamento Fascisti e Razzisti No Grazie
30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE- INIZIO CAMPEGGIO INTERNAZIONALE NOEXPO che durerà fino al 3 maggio con dibattiti e workshop
1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY ore 14 piazza XXIV MAGGIO
2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO
3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo
DAL 3 MAGGIO IN AVANTI: 6 MESI DI #ALTEREXPO! conflitto, incontro e alternativa contro il modello Expo e oltre i grandi eventi.