Dottor Jekyll o mister Hyde? Ecco chi ha vinto le primarie

L’analisi dell’Istituto Cattaneo sulle primarie del Partito Democratico di domenica 30 aprile che hanno assegnato la schiacciante vittoria al segretario uscente Matteo Renzi (a fronte di un calo di partecipazione di un terzo rispetto alla consultazione precedente)  conferma quanto già sottolineato da diverse analisi dei flussi: l’invecchiamento del popolo democratico.

Dal 70% l’ex premier passa al 69,2% (1.257.091 i voti ottenuti). Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che aveva contestato i conteggi, recupera uno 0,5% e sale al 20% (con 362.691 voti). Mentre il governatore della Puglia Michele Emiliano conferma un pieno 10,9% (con 197.630 voti).

In totale gli elettori sono stati 1.839.000, circa un milione in meno rispetto alla precedente tornata del 2013. I voti validi sono stati 1.817.000. In tutta Italia, ad eccezione di Puglia, Basilicata e Abruzzo, si è registrato un forte calo di votanti, specialmente nelle regioni rosse. Ai gazebo del Pd quattro votanti su dieci erano over 65. La base del partito invecchia.

Quanto all’Assemblea nazionale del Pd, che domenica 7 maggio dovrà ratificare il voto delle primarie e proclamare formalmente Renzi segretario, l’attribuzione su base regionale dei 1.000 componenti eletti al supremo organo rappresentativo del partito  è la seguente: Renzi 700 delegati, Orlando 212, Emiliano 88.

Tra gli ulteriori 100 delegati di diritto scelti fra i parlamentari, il gruppo dem al Senato ha eletto 24 senatori: Ignazio Angioni, Teresa Bertuzzi, Daniele Borioli , Massimo Caleo, Laura Cantini, Rosaria Capacchione, Valeria Cardinali, Roberto Cociancich, Emilia De Biasi, Camilla Fabbri, Emma Fattorini, Elena Fissore, Nicola Latorre, Sergio Lo Giudice, Andrea Marcucci, Pina Maturani, Venerina Padua, Giorgio Pagliari, Annamaria Parente, Raffaele Ranucci, Francesco Russo, Roberto Ruta, Maria Spilabotte e Stefano Vaccari.




ITALIA – La “Buona scuola” in seconda lettura al Senato. Continuano le proteste

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La battaglia continua: Gilda e Anief chiedono  un decreto legge sulle assunzioni degli insegnanti precari, mentre nelle piazze di tutta Italia si organizzano sit-in di protesta. “Uscite di casa con una maglia o un foulard rossi e con il vostro libro preferito in mano”, dicevano le ultime istruzioni lanciate sui social e diffuse attraverso sms, viber e whatsapp –
recatevi nella piazza prestabilita e aspettate che le gente si raduni. Alle 19:20- 19:30 disponetevi in file orizzontali parallele non troppo strette o troppo lunghe, oppure a scacchiera, come un esercito della conoscenza.  Ci disporremo in cerchio per evitare similitudini con le sentinelle in piedi.  Alle 19:35 – 19:40 tutti leggano contemporaneamente ad alta voce un passo del proprio libro, in modo da creare un momento suggestivo.  Alle 19:45 – 19:50 rimanete immobili e in silenzio con il libro stretto al  cuore, in una posa simbolica. Alle 19:55 si sciolgano le fila ordinatamente”.

Eccoli i lavoratori della conoscenza, non solo precari, in lotta contro l’ignoranza e l’opportunismo di chi vuole distruggere la Scuola pubblica, contro le parole distorte di chi sa di poter utilizzare i mezzi di comunicazione di massa per  offuscare le menti. “Buona Scuola” perchè? Perchè quella proposta sarà effettivamente migliore di quella che c’è adesso?

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Nelle piazze della penisola italiana, in questi giorni, si discute e si danno indicazioni operative per  l´adesione allo sciopero proclamato da FLC Cgil, CISL scuola, UIL scuola, SNALS e GILDA,  in concomitanza  degli scrutini.

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Intanto, la commissione Istruzione e cultura di Palazzo Madama, riunitasi a margine degli interventi dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria, ha dato  il via alla discussione generale sulla “Buona scuola” di Renzi e Giannini con gli interventi dei  relatori, Francesca Puglisi (Partito democratico) e Franco Conte (Area popolare).

La seduta è durata circa un’ora. I lavori in commissione al Senato, che dovrà approvare il disegno di legge in seconda lettura, riprenderanno la prossima settimana (mercoledì 3 giugno). I sindacati e le associazioni di categoria continuano a protestare temendo peraltro che possano slittare le prime assunzioni di docenti previste già a settembre, mentre i partiti e i gruppi parlamentari continuano a chiedere modifiche che in parte sono già state attuate alla Camera rispetto al testo originario e altre dovrebbero essere apportate al Senato. “Il governo si fermi, non può ignorare il dissenso”, incalzano i parlamentari del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo componenti delle commissioni Cultura di Camera e Senato. “Il nostro compito – ha detto la relatrice del ddl Francesca Puglisi – è quello di lavorare per continuare a migliorare il testo sciogliendo – ha sottolineato – alcuni dubbi ancora presenti”.

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Ma c’è chi almeno sulle assunzioni insiste per un decreto legge d’urgenza. “Diamoci un tempo giusto – ha detto uno dei rappresentanti di Gilda ascoltati nel ciclo di audizioni, rispondendo alle domande al Senato sul ddl Buona Scuola – per parlare della riforma e presentare un decreto sull’assunzione del precariato”. Oltre allo stralcio delle assunzioni dal ddl viene chiesta anche l’eliminazione della nuova norma sulla “chiamata diretta”. Dello stesso avviso è l’Anief. “Il ddl sulla scuola – ha detto Marcello Pacifico, presidente Anief, in audizione congiunta della commissione Cultura e Istruzione di Montecitorio e Palazzo Madama – va obbligatoriamente rivisto. Tutti i precari – ha proseguito il sindacalista – devono essere assunti subito dallo Stato e non possono essere selezionati – ha sottolineato – da un preside manager di ogni istituto”.

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Nella foto, a sinistra, di fronte agli insegnanti in protesta, il preside del liceo scientifico A. Messedaglia di Verona, favorevole all’azione di sensibilizzazione davanti al teatro Ristori.




ITALIA – Con l’Italicum meno partiti, ma più donne in parlamento

La nuova elegge elettorale entrerà in vigore nel luglio 2016 e sarà valida solamente per la Camera non per il Senato. Questo perché intorno a quella data dovrebbe svolgersi il referendum costituzionale in cui potrebbe essere abolito il Senato elettivo così come è oggi.
Se il referendum costituzionale dovesse essere respinto, il Parlamento dovrà pensare una nuova legge elettorale valida anche per il Senato.

L Italicum,  proposto nel gennaio del 2014 dal Partito Democratico su iniziativa del segretario Matteo Renzi, che nel frattempo è anche divenuto primo ministro,  ha subito diverse modifiche, fino a raggiungere la versione attuale. L’approvazione definitiva alla Camera è avvenuta con 334 voti favorevoli e 61 contrari. La maggior parte dei deputati dell’opposizione ha deciso di non partecipare al voto.

La necessità di una nuova legge elettorale si è palesata dopo che, nel dicembre 2014, la Corte Costituzionale ha stabilito l’incostituzionalità di alcune parti del cosiddetto Porcellum, la precedente legge elettorale, con cui la coalizione che otteneva più voti – indipendentemente dalla percentuale – si vedeva automaticamente assegnata la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati.
La coalizione vincente otteneva un premio di maggioranza potenzialmente di gran lunga superiore rispetto al numero di voti effettivamente raccolti.
Il che poteva anche risultare in una discrepanza potenzialmente eccessiva tra il numero di voti ottenuti e il numero di deputati eletti in parlamento.
L’Italicum ha come obiettivo quello di garantire la governabilità per la lista che vince le elezioni attraverso il premio di maggioranza – legittimato dall’eventuale ballottaggio – e di diminuire il potere contrattuale delle liste più piccole abolendo in toto il principio delle coalizioni.

Ogni lista potrà presentare i propri candidati in ciascun collegio: il capolista sarà bloccato – e quindi scelto dalla lista stessa – mentre tra gli altri candidati si potranno esprimere fino a due preferenze, purché siano di sesso differente: un uomo e una donna.

I candidati di ciascuna lista dovranno rispettare il criterio dell’alternanza di genere: quindi donna-uomo-donna-uomo-donna-uomo oppure uomo-donna-uomo-donna-uomo-donna etc.
Lo stesso varrà per i capi-lista bloccati: per ogni regione, ciascuna lista potrà avere capi-lista dello stesso sesso al massimo nel 60 per cento dei collegi.
Ciò vuol dire che in ciascuna regione italiana, i capi-lista uomini non potranno essere più del 60 per cento, ma né meno del 40 per cento. Stesso discorso per le donne.
La possibilità di candidarsi in più di un collegio è prevista per i soli capi-lista: per loro sarà infatti possibile presentarsi al massimo in dieci diversi collegi.
Qualora un capo-lista fosse candidato in più collegi e dovesse essere eletto in più d’uno, dovrebbe optare a sua scelta per uno solo di questi, e negli altri dove è arrivato primo gli subentrerebbe il primo dei non eletti. Non sono invece previste candidature multiple per gli altri candidati.
Fuori da questo schema vi saranno i collegi della regione italiana a statuto speciale del Trentino Alto-Adige, dove sarà utilizzato il sistema uninominale al fine di tutelare la minoranza linguistica tedesca.
Questo schema specifico attuato oggi in Trentino Alto-Adige è lo stesso che era in vigore, in tutta Italia, tra il 1994 e il 2001 con la legge elettorale del Mattarellum.
Anche la regione italiana della Val d’Aosta userà questo stesso sistema elettorale, come da sempre nella storia della Repubblica, eleggendo un solo deputato con l’uninominale maggioritario.
I voti di queste due regioni – Trentino Alto-Adige e Val d’Aosta – saranno comunque sommati a quelli delle altre a livello nazionale per raggiungere il premio di maggioranza, nonostante il diverso sistema elettorale.
Saranno inoltre eletti 12 rappresentanti della circoscrizione estero, scelti con il sistema proporzionale semplice nelle quattro circoscrizioni: – Europa; – America Meridionale; – America Settentrionale e Centrale; – Africa–Asia–Oceania–Antartide, tutt’una.
I voti ottenuti da ciascuna lista in queste circoscrizioni non verranno conteggiati al fine dell’assegnazione del premio di maggioranza dei 340 deputati alla Camera. Per questa ragione, i deputati eletti in queste circoscrizioni andranno ad aggiungersi a quelli già eletti con il premio di maggioranza in Italia.
In altri termini, la lista che ottiene il premio di maggioranza tra le circoscrizioni italiane potrebbe superare la soglia di 340 deputati eletti alla Camera grazie a quelli eletti all’estero.

La nuova legge elettorale permette per la prima volta il voto agli studenti che si trovano all’estero per un breve periodo di studio, come nel caso dell’Erasmus.

Oltre ai cittadini italiani residenti all’estero, potranno infatti votare tutti gli italiani che si troveranno provvisoriamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi dovuto a ragioni di studio, lavoro o cure mediche.
I loro voti saranno espressi nella circoscrizione estero e contribuiranno a eleggere i 12 deputati di tale circoscrizione.

Nella scheda elettorale prevista dall’Italicum, di fianco al simbolo di ciascuna lista sarà stampato il nome del capo-lista, al lato del quale saranno presenti due spazi in cui inserire le due preferenze di diverso genere.