ITALIA – NON UNA DI MENO Roma, 26 novembre 2016 RACCONTO PER IMMAGINI Dal giorno alla notte

di Andrea Zennaro

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Piazza della Repubblica. Esponenti dell’associazione Toponomastica femminile si preparano a sfilare nel corteo.

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Ecco una bambina che crescerà sana e libera da quegli stereotipi sessisti che conducono sì tanti uomini a commettere violenza ma anche tante donne a considerare se stesse come proprietà dell’uomo di turno e ritenere normale lavare i piatti per qualcuno e assecondarne i capricci.

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“Non è un caso isolato, si chiama patriarcato” è forse il più significativo degli slogan che circolavano sabato scorso: la violenza di genere non dipende soltanto dall’indole personale di un uomo ma soprattutto dalla cultura con cui è cresciuto. Certo che il carattere individuale influisce (insieme alla quantità di alcol ingerita), ma è molto più probabile che “perda la testa” (diciamo così…) chi è convinto che a lasciarlo sia non una persona libera ma un oggetto di sua proprietà.

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Due cartelli accostati. Il primo dimostra la bassezza morale culturale e umana di chi arriva a picchiare altre persone. Il secondo è in arabo. Qualunque sia il significato letterale delle parole che lì sono scritte, la lingua scelta sta già palesemente puntando a rompere degli stereotipi: diversamente da come molti vorrebbero oggi far credere, la violenza sulle donne non è legata all’immigrazione ma deriva dalla mentalità misogina assai radicata anche in Europa.

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Un volto e uno sguardo che mostrano forte tensione e determinazione. E un gesto che urla tanto forte da coprire il silenzio mediatico con cui è stata accolta la manifestazione: erano presenti a Roma almeno 200.000 donne e uomini, un corteo immenso che a fatica è confluito tutto in piazza San Giovanni e che dalla cima di via Cavour ha invaso tutta via Labicana rendendovi difficile il muoversi, eppure le televisioni e i giornali principali hanno a malapena accennato a un evento di tale portata. Non vale lo stesso per la cosiddetta stampa “not embedded”, quei pochi siti e giornali (il Manifesto in primis e, ovviamente, molti siti di donne) che la voce l’hanno sempre alzata e mai hanno nascosto notizie scomode.

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Due ragazze parlano. Sono molto giovani, come tante delle partecipanti alla manifestazione. Una bella lezione per chi sperava di vedere Roma riempita solo da signore con i capelli bianchi, le stesse che erano state protagoniste del Femminismo “storico”, quello degli anni ’70 del Novecento, tacciate allora di volgarità ed esibizionismo. Queste due fanciulle hanno volti delicati e gentili, tutt’altro che rispondenti a tali accuse. Sulle loro teste passa lo slogan principale di quella giornata, slogan che si interrompe su una delle teste per essere proseguito nell’altra: NON UNA DI MENO. Quel rosso della fascia sottolinea la dolcezza dei loro sguardi.

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“Non sono le donne a dover imparare a difendersi ma gli uomini a dover imparare ad amare”.

Ma come insegnarglielo senza coinvolgerli? Proprio per questa ragione la presenza maschile nel corteo lo ha arricchito molto più di quanto avrebbero fatto le “separatiste” che uomini intorno non ne volevano.

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“Siamo le pro-pro-pronipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare”. Già le femministe degli anni ’70 scandivano spesso frasi come “Tremate tremate, le streghe son tornate”. I riferimenti culturali e storici non mancano: il primo, fin troppo evidente, è alle responsabilità della Chiesa cattolica nella diffusione della mentalità maschilista. Il secondo, meno immediato ma non meno pertinente, lo si potrebbe trovare nel contesto storico e sociale del Medioevo e del Rinascimento: le streghe che venivano arse sul rogo in alcuni casi erano effettivamente convinte di avere poteri soprannaturali o venivano denunciate da qualcuno davvero convinto di averle viste praticare magia nera, ma in molti altri casi si trattava di donne anziane ed emarginate che mettevano in mostra i loro particolari poteri o a volte addirittura li inventavano dal nulla per ottenere una fama e un rispetto che la società del tempo negava a una donna sola.

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Foto scattata in via Cavour nella primissima fila del corteo. Davanti allo striscione di apertura stava questa signora, di cui età e connotazione appaiono evidenti: il gesto delle sue mani, che simboleggia il Femminismo “classico” non lascia spazio ad equivoci.

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Via dei Fori Imperiali. A metà di un corteo che appare ormai enorme, molto al di sopra delle aspettative, si nota questo cartello che fa riferimento a due temi in particolare: l’omosessualità e l’aborto. Se non fosse stato per i diktat del Vaticano, l’Italia non sarebbe rimasta l’ultimo Paese europeo a legalizzare le unioni omosessuali prima e a concederle soltanto a metà poi. È di nuovo per gli stessi diktat che negli ospedali pubblici è ormai quasi impossibile interrompere una gravidanza indesiderata: quasi l’85% dei medici italiani è obiettore. Con tutto il rispetto per l’obiezione di coscienza in sé, grazie alla quale è stato abolito il servizio militare obbligatorio; in realtà alcuni dei suddetti medici, tuttavia, gli aborti li praticano eccome, ma a pagamento nelle loro cliniche private. D’altronde, chi è contrario a portare le armi può benissimo non fare il militare e scegliere un lavoro consono alle proprie idee, ma chi non vuole praticare aborti, perché deve fare proprio il ginecologo?

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Via Labicana. Ulteriori indicazioni geografiche non servono. La densità della folla è evidente. Il Sole e la temperatura ormai cominciano a calare notevolmente, ma la partecipazione e la determinazione no. 

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Di nuovo su via Labicana, davanti alla Gay Street di Roma. Dietro il camion continua a passare di mano in mano questo cartello: “Sex work is work”, il “lavoro sessuale” è un lavoro: anziché mettere in vendita il proprio corpo sotto forma di forza lavoro per servire ai tavoli o fare pulizie o andare in fabbrica, alcune persone rivendicano il diritto di venderlo sotto forma di prestazione sessuale retribuita. In ogni caso la tratta di donne, quasi sempre immigrate, sempre più frequente ai tempi della globalizzazione, resta un crimine e non un lavoro.

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Il corteo arriva in piazza San Giovanni. Ecco una trampoliera, circondata dai palloncini. Rappresenta la parte più allegra delle donne, provenienti dalle varie scuole e accademie di arti circensi: sebbene nessuno le abbia citate, erano anche loro presenti e numerose.

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Piazza San Giovanni. Due cartelli molto significativi. Subire violenza non è mai colpa della vittima. Eppure dopo uno stupro quante volte si sentono dire frasi idiote come “se l’era cercata” o “ma guarda come andava in giro vestita”? L’altro cartello è utile per chiarire un equivoco pericoloso e fuorviante, quello che considera sinonimi i termini “uomo” e “stupratore”. Gli stupratori non sono uomini, ma bestie.

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Piazza San Giovanni. La manifestazione è finita e la gente si disperde. Ne restano le tracce: le scritte di vernice a terra e la soddisfazione negli animi.  Queste parole in particolare, NO SESSISMO, riassumono l’intera giornata e ognuno dei suoi temi specifici.

 

 




ITALIA – I No Triv preparano i ricorsi contro le trivelle e lo Sblocca Italia. Ferme le ricerche in Croazia

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In piazza Eroi del Mare a Bari è ripreso il percorso delle assemblee pubbliche del coordinamento NoTriv – Terra di Bari impegnato nella lotta per la formulazione e l’attuazione dei ricorsi della Regione Puglia alla Corte Costituzionale verso gli artt. 37 e 38 dello Sblocca Italia e al T.A.R. del Lazio verso le concessioni date dal Ministero dell’Ambiente; nell’invio da parte della Rete No Petrolio Puglia della bozza di delibera tramite pec a Regione, province, Città Metropolitana di Bari e tutti i Comuni della regione per il ricorso al T.A.R. (i cui termini scadono il 5 agosto), affinché i rispettivi Consigli la facciano propria e dimostrino con i fatti di sostenere il percorso contro le trivellazioni. Al momento risulta che pochi Comuni ne hanno dato seguito.

Il Presidente della Regione Puglia Emiliano, al termine dell’incontro con il sottosegretario Simona Vicari, ha dichiarato: “L’avvio del dialogo tra Regioni e governo in questa materia è fondamentale. Il sottosegretario Vicari si è riservato di darci una risposta e la cosa positiva è che un nuovo incontro è stato riconvocato già per la settimana prossima. Speriamo in quella occasione di avere una risposta definitiva e positiva. Per ora possiamo giudicare la posizione del governo almeno possibilista rispetto alla nostra richiesta di fermare le trivellazioni. Vedremo poi tra una settimana se questa posizione diventerà più chiara. Ovviamente noi abbiamo precisato che in mancanza di chiarezza, o comunque se non si trova un’intesa, i consigli regionali che lo riterranno – io posso parlare a nome della Puglia – potranno avviare, come previsto dalla Costituzione, la procedura del referendum contro le norme che consentono le trivellazioni”.

I No Triv hanno contribuito con proprie osservazioni alle consultazioni transfrontaliere con la Croazia presentate dal Coordinamento e dal Comitato Bonifica Molfetta.

L’assemblea ha ritenuto necessario affiancare all’iter amministrativo per i ricorsi un percorso di mobilitazioni che possa mettere in evidenza la totale disapprovazione del popolo pugliese rispetto alle trivellazioni.

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LE PROPOSTE – Manifestazione pubblica che faccia sintesi di varie istanze inerenti la questione petrolifera, tra cui lo Sblocca Italia, l’invaso del Pertusillo, il centro di stoccaggio Tempa Rossa; spingere il Consiglio regionale a deliberare a favore della consultazione referendaria verso l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo che bloccherebbe tutte le concessioni entro le 12 miglia marine. (I termini per il ricorso scadono il 30 settembre).

E’ necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti per progetti “petroliferi” riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” arriveranno rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo “Sblocca Italia”.

Con il “Decreto Prestigiacomo”, nel 2010, molte richieste presentate dai petrolieri, al fine di ottenere permessi o concessioni, vennero di fatto bloccate. Il decreto legislativo n. 128/2010, firmato dall’allora Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, infatti, aveva previsto distanze minime tra la costa e le aree d’attività pari a 5 miglia marine ovunque ed a 12 miglia in presenza di un’area marina o costiera protetta inibendo, così, parte delle ambizioni industriali per quei gruppi “Oil & Gas” interessati a progetti estrattivi prossimi alle coste nazionali.

Nel 2012, poi, il “Decreto Sviluppo” ha ampliato il divieto di esercizio delle attività “petrolifere” estendendolo, per tutta la fascia costiera italiana alle 12 miglia marine, ma stabilendo – tuttavia – che tale divieto non dovesse riguardare i procedimenti “bloccati” nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”.
Il risultato paradossale che ne è seguito è che, in questo modo, se da un lato si è vietato l’esercizio delle attività entro le 12 miglia marine “per il futuro”, dall’altro si è consentita la possibilità di conclusione dell’iter per tutte le istanze già presentate. In altre parole, il “Decreto Sviluppo” introduceva una sorta di “sanatoria”.
I progetti “sanati” dal “Decreto Sviluppo” e prossimi a trasformarsi in permessi di ricerca e coltivazione di gas e petrolio interessano soprattutto il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e l’intero Mare Adriatico, dal Salento fino al Delta del Po.

I movimenti per la tutela di ambiente e territorio di Calabria, Basilicata, Puglia e Abruzzo, da moltissimo tempo impegnati sul fronte dell’opposizione alla depredazione dei beni comuni portata avanti non soltanto dal Governo di Matteo Renzi (ma da esso assunta come priorità di una politica di stampo coloniale), si sono incontrati il 28 giugno u.s. presso la sede trebisaccese di una delle associazioni che compongono la rete R.A.S.P.A. (Rete Associazioni Sibaritide e Pollino per l’Autotutela) per confrontarsi e costituire un fronte comune di mobilitazione.

L’idea di sviluppo connessa allo sfruttamento di energie fossili da parte di aziende private costituisce soltanto un aspetto di un disegno politico lobbysticamente ben più esteso e complesso: il famigerato “Sblocca Italia”, qualifica le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi come strategiche, indifferibili e urgenti, nonché di pubblica utilità;  introduce un “titolo concessorio unico” in luogo dei due titoli minerari previsti sin dal 1927; dispone che le attività di ricerca e di coltivazione siano svolte sulla base di un piano nazionale, che stabilisca dove sia possibile cercare ed estrarre idrocarburi; prevede che il vincolo preordinato all’esproprio gravi sulla proprietà privata sin dalla fase della ricerca; cancella l’autorizzazione alla costruzione del pozzo esplorativo;  estromette gli Enti locali dalla partecipazione ai singoli procedimenti amministrativi; contempla per le Regioni una intesa, nei fatti, “debole”, come risulta comprovato dal recente “disciplinare tipo” adottato dal Ministro dello sviluppo economico, che prevede il rilascio dell’assenso regionale in sede di Conferenza di servizi (e che conferma, con ciò, l’idea che l’intesa avrebbe natura “tecnica” e non “politica”); affida la valutazione di impatto ambientale delle attività medesime alla competenza esclusiva dello Stato. Se si somma la risolutezza con cui lo Stato italiano esercita questa forma sostitutiva di potere all’ambiguo testo della legge sui delitti contro l’ambiente (n. 68/15 del 22 maggio 2015), appena approvato dalla Camera dei Deputati (dopo una discussione durata quasi un anno e mezzo) − nel quale, contestualmente, si è scelto di non introdurre, dopo averlo invece fatto in un primo momento, il divieto di utilizzare la distruttiva tecnica di ispezione dei fondali marini denominata Air Gun − la strategia politica (ancor prima che ambientale) attuata dall’autorità centrale italiana risulta ben chiara: concentrare in alcune regioni le attività più distruttive, per rendere il territorio e le popolazioni deboli e ricattabili fino ad avere interi territori-pattumiera a disposizione per il fabbisogno energetico e le popolazioni disperate e magari costrette a emigrare in massa.

Apprendiamo dal sito del Ministero dell’Ambiente che lo stesso ha espresso parere favorevole alle richieste di prospezione in 2D ed in 3D delle società Spectrum Geo LTD e Northern Petroleum LTD.
Questa improvvisa accelerazione dei procedimenti ci appare come la risposta del governo Renzi al consolidarsi, su tutto il fronte nazionale, di una ferma opposizione istituzionale e non alle scelte energetiche e alla volontà politica di “svendere” l’Adriatico alle multinazionali del petrolio.
La manifestazione del 24 Maggio in Abruzzo è stata il campanello d’allarme per l’attuale maggioranza la cui strategia è, evidentemente, finalizzata a dare piena attuazione allo “Sblocca Italia”, delegittimando il testardo lavoro di tutti coloro che si sono attivati per produrre osservazioni, sensibilizzare i territori, organizzato momenti collettivi di piazza, fatto rete.
Aver decretato la compatibilità ambientale delle richieste di prospezione delle due società, significa aver apparecchiato la tavola per l’utilizzo del titolo concessorio unico che permetterà alle stesse di poter passare, direttamente, alla ricerca ed alla coltivazione degli idrocarburi in mare.
A questo punto è necessario che le regioni le cui coste sono interessate dalle concessioni date alla Spectrum, ovvero, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia (quest’ultima è interessata anche dalla Northern Petroleum), impugnino gli atti del Ministero dell’Ambiente dinanzi al T.A.R. o dinanzi al Capo dello Stato, dando continuità ai pareri negativi espressi negli scorsi anni sia politicamente, con delibere di giunta e consiglio regionale sia sotto l’aspetto amministrativo, ricorrendo, nel caso della Puglia, nel Marzo del 2015, alla Corte Costituzionale verso gli artt. 37 e 38 dello “Sblocca Italia” specifici sul tema della ricerca d’idrocarburi a terra e a mare.

il 16 febbraio  sulla pagina di Pesaro de “ il Resto del Carlino” è stato reso noto il contenuto di un esposto presentato alla Procura di Pesaro nel luglio 2014 dal presidente del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche con cui si segnala la presenza al largo della costa pesarese di migliaia di bombe chimiche caricate ad arsenico e iprite, affondate dal Sonderkommando Meyer agli ordini di Hitler nell’estate del 1944 (notizia di questo documento si trova nel libro di Gianluca Di Feo “Veleni di Stato”) e di bombe all’uranio impoverito utilizzate nel 1997 durante il conflitto dei Balcani.

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Il problema della presenza di bombe inesplose interessa purtroppo tutto il bacino del mare Adriatico e quindi tutte le istanze di prospezione per la ricerca di idrocarburi presentate da tutte le società richiedenti anche oltre i confini italiani  per cui i ministeri interessati dei vari paesi che si affacciano sul mare Adriatico devono necessariamente tener conto di questa ingombrante e pericolosa presenza.

Il “C.B.M. di Molfetta” e il “Coordinamento No Triv – Terra di Bari” chiedono di rigettare “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia.

Il Senato italiano, con il ddl sugli ecoreati approvato nel mese di Marzo, ha vietato l’utilizzo della tecnica “air gun”, o altre tecniche esplosive per le esplorazioni marittime, e prevede pene da uno a tre anni.

Tale richiesta di rigetto si fonda anche sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate dalle odierne richieste, ma anche con le altre presenti in tutto l’Adriatico.

Non bisogna dimenticare che in  questi luoghi è presente anche un notevole patrimonio storico-archeologico da tutelare e recuperare che verrebbe invece sommerso dalle trivellazioni.

Da qui la richiesta del Comitato No Triv di portare anche altre istanze ambientali e culturali all’interno della manifestazione che avrà luogo il 18 Settembre perché, nella della Fiera del Levante, come emerso dall’incontro di Termoli del 24 luglio, si terrà la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni, ottima occasione per fare presenti le istanze dei movimenti.  Una manifestazione che andrà ben oltre i confini pugliesi.

“Nonostante la motivazione ufficiale del ritiro del consorzio formato dalle compagnie Marathon Oil e OMV dalla gara per concessioni di ricerca idrocarburi nel Mar Adriatico sia la difficoltà di definire i confini tra le acque croate e montenegrine, pare che la vera ragione sia da imputare alla critica situazione del settore petrolifero, dopo la caduta dei prezzi del petrolio.
Marathon Oil nel primo trimestre di quest’anno ha avuto una perdita di 253.000.000 di dollari, mentre lo scorso anno prima che il petrolio calasse del 50%, aveva avuto un profitto trimestrale di 613.000.000 dollari.
Auspichiamo che la stessa decisione venga presa anche dalle altre compagnie e che si blocchino le trivelle e gli Air-Gun in tutti i mari!”.

Grandi striscioni saranno  affissi per tutto mese di agosto nei luoghi turistici, lungo la statale Bari-Lecce, su tutta la statale 16 e sull’autostrada in direzione Salento per sensibilizzare turisti e autoctoni sul pericolo petrolio.

La sensibilizzazione  sul problema verrà effettuata attraverso volantinaggi nei lidi, sulle spiagge e presso gli operatori economici che hanno attività sul mare.

Il Coordinamento No Triv  sarà presente nel maggior numero di eventi culturali possibile, chiedendo agli artisti che si esibiranno di leggere un appello.




Tra le celebrità invitate all’Expo manca il Lavoro. La protesta europea e italiana

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E’ stato un grande concerto  in piazza Duomo a Milano a dare il via ad Expo 2015, che si apre ufficialmente oggi, Primo maggio, giorno della Festa del lavoro. Un’accoglienza in grande stile, è stata quella che la città ha riservato all’Esposizione Universale e a tutti i partecipanti. Protagonista della serata, assieme all’orchestra della Scala, è stato Andrea Bocelli, che ha cantato per oltre tre ore per gli oltre 20mila milanesi e turisti che hanno assistito al grande show. Il concerto, presentato da Paolo Bonolis e Antonella Clerici, AmbassadorExpo Milano 2015, è stato trasmesso in diretta su Rai1 e in mondovisione, oltre che sulle frequenze di Rai Radio2 e in streaming sul sito di Expo.

Agnese Landini, moglie del premier Matteo Renzi, ha partecipato alla serata insieme alla figlia Ester. Ad accoglierle, al loro arrivo in piazza Duomo, c’erano il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e Debora Serracchiani, vice segretario del Pd e governatore del Friuli. Renzi, invece, dopo aver partecipato all’inaugurazione del Silos Armani, museo che lo stilista ha aperto per i milanesi in occasione dei suoi 40 anni di carriera, ha preferito rientrare in albergo. Tra i 3700 ospiti seduti in platea c’erano anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, l’ex ct della nazionale Marcello Lippi, che ora allena in Cina ed è stato un importante sostegno per Expo. Sono arrivati anche il calciatore dell’Inter Hernanes, Antonio Cabrini, gli chef Davide Oldani, Gianfranco Vissani, e poi Giorgio Squinzi, l’ad di Telecom Marco Patuano e di Rcs Pietro Scott Jovane. In piazza sono arrivati anche l’ex sindaco Letizia Moratti e l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni.

Ad aprire la serata è stato un brano molto conosciuto come il brindisi della Traviata, intonato da Andrea Bocelli, accompagnato dal soprano Diana Damrau e dall’orchestra della Scala. Tante le arie celebri cantate nel corso della serata, tra cui l’aria finale del primo atto di Violetta. Tra i brani interpretati anche il finale dell’Andrea Chenier, l’ouverture di Attila e l’immancabile Va’ pensiero del Nabucco, e a chiudere la serata il ‘Nessun dorma’ della Turandot, che cantato da Luciano Pavarotti ha accompagnato tanti momenti importanti della storia italiana.

Oltre a Bocelli, Ambassador Extraordinary di Expo Milano 2015, si sono alternati sul palco il pianista cinese Lang Lang, anche lui Ambassador della manifestazione, le soprano Diana Damrau e Maria Luigia Borsi, il tenore Francesco Meli, il baritono Simone Piazzola. Ad accompagnarli il coro e l’orchestra della Scala, diretti dai maestri Bruno Casoni e Marco Armiliato. A fare gli onori di casa il commissario unico di Expo Giuseppe Sala, che ha salutato il pubblico e ha mostrato in anteprima l’accensione dell’Albero della Vita, simbolo di Expo 2015 ideato da Marco Balich. Per il bis, infine, è stato scelto ‘O sole mio’. L’impegno di Bocelli continuerà con la partecipazione a Expo attraverso la sua fondazione, che ha l’obiettivo di aiutare persone affette da malattie rare, in condizioni di povertà ed emarginazione sociale.

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Chiusi in assemblee riservate per stabilire il programma della “May Day”, la manifestazione dei No Expo sfilerà a Milano, i movimenti antagonisti prevedono azioni diffuse per tutta la città. “Non ci preoccupiamo di ciò che possono fare dei gruppi singoli, ma della strumentalizzazione di polizia e media” spiega Elio di “Off Topic”, uno dei movimenti della rete No Expo. I No Expo stranieri, provenienti da Austria, Germania, Francia preferiscono invece non farsi intervistare.

Precari, studenti, contadini, lavoratori, sindacati di base, collettivi, centri sociali, produttori e movimenti ecologisti hanno individuato nella cinque giornate di Milano un momento centrale per una lotta comune nella costruzione di territori, città e di un mondo diverso. Dal 29 aprile al 3 maggio, prima, durante e dopo l’inaugurazione di Expo, Milano sarà laboratorio sociale di resistenze e alternative.

Storie diverse provenienti da luoghi differenti si uniranno in una sola opposizione, gioiosa, potente ed arrabbiata, ad un’idea di saccheggio e devastazione, secondo quanto affermato, ben rappresentata dal progetto Expo, dal sistema che promuove e di cui si fa portatore oltre i 6 mesi dell’evento: debito per tutti e tutte, colate di cementificazione e precarietà quotidiana perricattare il presente ed ipotecare il futuro.

La forza e il miscuglio di “intelligenze offensive”, che in quei cinque giorni invaderanno Milano, obbligheranno gli organi d’informazione, “oggi impegnati nella demonizzazione del percorso No Expo”,a parlare della potenza dei contenuti della protesta e della moltitudine che scenderà per le strade.

“La città vetrina che vogliono mostrare è una città buona per pochissimi, è una città che cancella diritti, possibilità e futuri. La città secondo Expo è la città che vorrebbero replicare ovunque, riproducendo dominio e sfruttamento in ogni luogo e su ogni essere. Alla vetrina preferiamo gli angoli nascosti e reali, le periferie e le esperienze di lotta, le diversità e le vite che si nascondono dietro le immagini patinate con cui si cerca di imbellettare la realtà di crisi e di fatica che tutte e tutti viviamo ogni giorno.

Apriamo allora questa città, per cinque giorni che altro non sono che i primi cinque giorni di contrasto ad Expo iniziato. Cinque giorni che vogliamo attraversati dal maggior numero possibile di persone, che costruiscano un corteo partecipato e di massa,che renda visibili le ragioni della nostra opposizione al modello Expo e che sappia parlare con gli strati popolari di questa città.

Cinque giorni che seguono anni di lotta e denuncia sociale.
Cinque giorni che precedono l’alterexpo, ovvero i nostri sei mesi di opposizione al grande evento.

Se i sei mesi di Expo significheranno per istituzioni e media confermare vane promesse, per noi saranno il periodo per sedimentare le anomale reti ricompositive che stiamo sperimentando per fortificare i percorsi contro il Jobs Act, per il diritto all’abitare, per i diritti ed il riconoscimento delle libertà sessuali e dei generi, per la difesa dei territori da eventi e opere grandi, piccole, medie che altro non sono che atti predatori di spazi, ricchezze, beni comuni, diritti, agibilità e risorse per tutti. Non solo in Italia.

Il nostro No Expo è un percorso di senso che non si esaurirà con le giornate dal 29 aprile al 3 maggio,e che certamente non finirà il 1 novembre. È, e sarà sempre, complice e solidale con le lotte No Tav che dalla Val di Susa a Brescia, passando per l’alessandrino e il territorio ligure, mostrano la dignità delle popolazioni locali contro un’opera inutile, così come è vicina a tutti i piccoli e grandi movimenti di resistenza alle grandi opere inutili ed imposte. È, e sarà sempre, dalla parte degli antifascisti che difendono la memoria ed il territorio dall’ignobile ideologia fascista, che in tempi di crisi lucra sulle difficoltà quotidiane per farsi spazio.

Per questo l’assemblea nazionale di sabato chiede l’immediata liberazione dei compagni colpiti da
arresti per avere difeso l’antifascismo a Cremona”.

Il programma della cinque giorni di Milano, “contro e oltre” il modello Expo 2015:

29 APRILE MILANO SI OPPONE ALLA MARCIA FASCISTA-coordinamento Fascisti e Razzisti No Grazie
30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE- INIZIO CAMPEGGIO INTERNAZIONALE NOEXPO che durerà fino al 3 maggio con dibattiti e workshop
1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY ore 14 piazza XXIV MAGGIO
2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO
3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo
DAL 3 MAGGIO IN AVANTI: 6 MESI DI #ALTEREXPO! conflitto, incontro e alternativa contro il modello Expo e oltre i grandi eventi.




FRANCIA -La Fuis al Salone del Libro di Parigi per il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri

La Fuis (Federazione unitaria italiana scrittori) sarà presente, dal 20 al 23 Marzo 2015, al Salone del Libro di Parigi, una delle principali manifestazioni europee nel campo dell’editoria, giunta quest’anno alla sua 28esima edizione. Scopo della Fuis è quello di proseguire nella sua attività di sostegno agli autori.
Al fine di promuovere gli scrittori italiani, la Fuis invita all’evento celebri nomi della letteratura italiana fra i quali Melania Mazzucco, Niccolò Ammanniti ed Elio Pecora.
 Inoltre la Federazione vuole ricordare e celebrare il 750esimo anniversario della nascita di Dante Alighieri, che cade proprio nell’anno in corso.

IL SALONE DEL LIBRO DI PARIGI

Organizzato dal Syndicat national de l’édition (SNE), il Salone del Libro di Parigi è una delle principali manifestazioni francesi nel campo dell’editoria. Si svolge ogni anno nel mese di marzo e, insieme alla Fiera del Libro di Francoforte e al Salone Internazionale del Libro di Torino, è tra e principali attrazioni in campo culturale-letterario ed editoriale d’Europa.
La manifestazione si svolge nel centro espositivo di Porte de Versailles. Il Salone riunirà anche quest’anno migliaia di persone tra autori ed editori provenienti da circa 37 paesi. I professionisti del libro saranno coinvolti, insieme agli ospiti della manifestazione, in una molteplicità di attività dedicate alla maggior conoscenza del campo dell’editoria. Tante, infatti, le piattaforme di scambio e di lavoro che saranno presenti presso lo spazio dedicato all’evento.
Per informazioni sull’edizione 2015 è possibile visitare il sito della manifestazione: http://www.salondulivreparis.com/ .




EGITTO – La morte di Shaimaa, uccisa da un proiettile mentre lottava per la dignità

Questo fiore è per te Shaimaa, che hai sempre lottato per la libertà e la dignità del tuo popolo, senza aver mai la pretesa di essere un’eroina, sebbene a modo tuo lo fossi diventata. Nascere donna in un paese in cui i diritti delle donne vengono spesso calpestati e divenire un’attivista, dà prova di possedere grande forza d’animo e coraggio. Shai¬maa El-Sabbagh, 32 anni,attivista del par¬tito dell’Alleanza socia¬li¬sta, uccisa da un proiettile di gomma, sparato da un poliziotto da 8 metri di distanza. La pallottola gli ha perforato il cuore e i polmoni e lei è morta tra il rumore assordante del pianto di suo figlio Bilal, di soli 5 anni. Suo marito Osama ha raccolto il suo corpo insanguinato e ha cercato di prestarle soccorso, quando l’hanno condotta in ospedale, secondo la testimonianza di una sua amica ,Reem Gamal, hanno chie¬sto ai fami¬liari di dire che si è trat¬tato di sui¬ci¬dio, per poter dare l’autorizzazione alla sepoltura. Cos’ha fatto Shaimaa di talmente terrificante da meritare di morire in questo modo? Nulla,partecipava ad una manifestazione in memoria della rivolta del 24 gennaio 2011, in cui il popolo egiziano scese in piazza Tahrir per urlare tutto il suo disprezzo verso una dittatura che sembrava non potesse mai cessare. La ribellione venne repressa nel sangue, centinaia di persone persero la vita e migliaia furono arrestate. Quell’anniversario fa paura, tanto che il governo egiziano dal novembre 2013,ha vietato qualsiasi forma di protesta. Durante la manifestazione sabato scorso altre 15 persone hanno perso la vita.

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Nella borsa di Shaimaa è stata rinvenuta una poesia, che pubblicheremo a seguire:

“Non sono sicura
Davvero, non era altro che una borsa
Ma da quando l’ho persa, sono guai
Come affrontare il mondo senza di lei
Specialmente
Perché le strade ci ricordano insieme
I negozi conoscono più lei che me
Perché era lei a pagare
Riconosce l’odore del mio sudore e le piace
Conosce tutti gli autobus
E ha un rapporto diverso con ogni autista
Ricorda il prezzo del biglietto
Ed ha sempre gli spiccioli giusti
Una volta ho comprato un profumo che non le piaceva
Me l’ha fatto versare tutto così non potevo mettermelo
A proposito
Ama anche la mia famiglia
E si porta sempre dentro una fotografia
Di tutti i suoi cari
Chissà cosa prova ora
Forse è piena di paura?
O disgustata dalla puzza di sudore di un’estranea,
Infastidita dalle nuove strade?
Fermandosi in uno dei negozi dove entravamo insieme
Sceglie ancora gli stessi articoli?
Comunque le chiavi di casa le ha lei
E allora sto qui ad aspettarla”.

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