“Denunciare è un atto di democrazia”. Tiberio Bentivoglio a “Diritti per le nostre strade”

“Reggio libera Reggio” è l’associazione fondata dall’imprenditore antimafia di Reggio Calabria, Tiberio Bentivoglio (62 anni), che da 23 anni si ribella al pizzo dell’ndrangheta reggina. L’emporio di articoli sanitari “S. Elia” , nel quartiere Candela di Reggio Calabria, ha subito dal 1992, diversi furti e incendi e, nel 2003, un attentato dinamitardo. Il 3 febbraio 2011, Bentivoglio è sopravvissuto a un tentato omicidio, intimidazioni e violenze per aver rifiutato il compromesso con le cosche  e per aver denunciato il racket. Una vicenda di ostinata resistenza e di impegno civile.

L’ultima relazione semestrale della Dia, organo investigativo del Ministero dell’Interno, indica i loro nomi e le loro zone di influenza. La Dia fa sapere che nel secondo semestre 2013 alcune collaborazioni tra famiglie, anche di diversi mandamenti, hanno smussato qualche contrasto e vecchio rancore. Mentre la necessità di proiettarsi fuori regione ha indotto l’intera organizzazione a concorrere con altri gruppi criminali di ‘ndrangheta, camorra o Sacra Corona Unita per trovare appoggi. Il traffico di droga si conferma business in crescita, anche in considerazione dei maggiori rischi legati all’attività estorsiva, sempre molto praticata in provincia ma non più agevole, considerata la maggiore propensione degli imprenditori a denunciare le vessazioni subite. Di seguito la mappa dei principali gruppi criminali che operano in  Calabria.

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Il commerciante calabrese, testimone di giustizia, ha preso parte alla conferenza “Diritti contro le mafie. Legalità, coraggio, coerenza, dignità” organizzato dall’Associazione per la Pace tra i popoli, dal progetto “Diritti per le nostre strade” e da Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti.

Vi invitiamo a partecipare alle altre iniziative che in questi mesi organizzeranno  a Borgo Nuovo, presso la sede dell’Associazione per la pace tra i popoli (Casa della Pace “Filippo De Girolamo”, via Enna 12 – Verona):
> venerdì 30 ottobre, ore 20.45: condividendo con gli amici di Self Help le possibili forme di riscatto dall’impoverimento sociale, relazionale e di diritti;
> sabato 28 novembre, ore 16.30: riflettendo con Angela Milella di povertà educativa, impoverimento della scuola e precarietà dei docenti.

I 12 principi fondativi  delineano l’orizzonte ideale del progetto “Diritti per le nostre strade”:
– fare rete: ossia allargare la rete di individui e gruppi che intendono sostenere attivamente e convintamente questo progetto, anzi, questo “processo” di trasformazione sociale in direzione dignità e diritti; evitando così aggregazioni spurie, vuote melasse e cartelli inconcludenti;
– fare inchiesta sociale: ossia trovare le motivazioni profonde e definire i precisi criteri di valore attraverso cui indagare la realtà, svelando lo stato effettivo dei diritti presenti nei differenti regimi di legalità;
– fare senso comune: ossia lavorare al diffondersi di un immaginario, un vocabolario ed un clima accogliente dei diritti, a partire dai diritti sociali, dai diritti degli ultimi e ostinatamente contro gli imperativi della competizione ad oltranza e della guerra tra poveri;
– fare autocritica: ossia ripensare le proprie prassi professionali e comportamentali al di là di una mera evidenza della prestazione e della capacità tecnica, e, al contrario, secondo ben diversi principi di giustizia e dignità;
– fare vertenza: ossia rilanciare alla sfera pubblica, istituzionale, politica il ruolo e la responsabilità di decisioni che investono le vite di tutti, rifiutando così l’auto-commiserazione e pure l’auto-colpevolizzazione dilaganti ed anzi rivendicando il diritto di critica.

Il “Manifesto dei diritti”, oltre al ruolo simbolico e pratico appena conosciuto, presenta un ulteriore significato, visto che si inserisce all’interno di una più articolata serie di strumenti di lavoro di prossima pubblicazione. E’  infatti il primo di tre strumenti di lavoro realizzati all’interno del Laboratorio permanente sui diritti lungo  tre principali assi di intervento: diritti, legalità, cittadinanza. Questi tre strumenti sono:

#1- Orizzonti: IL MANIFESTO DEI DIRITTI
#2- Mappe: REGIMI DI LEGALITA’
#3- Bussole: REGIMI DI CITTADINANZA
Essi consentono sia di dare voce ed espressione teorica a quanto emerso in questa prima fase di esplorazione dei vari “regimi di legalità”, sia di affrontare l’urgenza della trasformazione sociale, nel senso dell’emancipazione individuale e collettiva. E difatti il primo momento delinea il piano dell’affermazione ideale (“Orizzonti”), il secondo quello della negazione reale (“Mappe”), infine, il terzo, quello della prassi possibile di trasformazione sociale (“Bussole”). Saranno anche tre locandine/poster da appendere in giro e usare per suscitare il dibattito, mettersi d’accordo su parole, condividere riflessioni, progettare azioni coerenti ed efficaci.

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17 OTTOBRE – Giornata mondiale contro la povertà: il progetto “Diritti per le nostre strade”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Anche come “Diritti per le nostre strade” vogliamo aderire e contribuire alle iniziative volte a mettere al centro la lotta alla povertà. E lo vogliamo fare col solito taglio radicale che abbiamo espresso durante questi mesi di lavoro:
– andare alla radice dei processi di impoverimento, per dichiarare illegale la povertà e non i poveri (guerra ai poveri);
– inquarare la povertà in termini di disuguaglianza e ingiustizia sociale e lavorare per contrastare ogni concessione al dramma della guerra tra poveri;
– superare il pietismo compassionevole sui poveri per rivendicare una cittadinanza inclusiva ed eguale come garanzia di pienezza di diritti;
Il riferimento all’articolo 3 (secondo comma) della Costituzione è anche per noi il perno di una politica e una cultura seriamente orientate a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Su di esso abbiamo costruito il progetto “Diritti per le nostre strade” e ad esso sono ispirati i 12 principi del nostro recente “Manifesto dei diritti”.
Per questo ora sosteniamo lo sforzo che “Libera”, con la campagna “Miseria Ladra”, sta mettendo in questa direzione e invitiamo a passare presso il banchetto all’interno di Equa – Festa delle Interazioni solidali (16-17-18 ottobre, c/o Arsenale di Verona) per raccogliere materiale e sostenere la campagna.
E vi invitiamo a partecipare alle altre iniziative che in questi mesi stiamo proponendo a Borgo Nuovo, presso la sede dell’Associazione per la pace tra i popoli (Casa della Pace “Filippo De Girolamo”, via Enna 12):

> venerdì 23 ottobre, ore 20.45: parlando con Tiberio Bentivoglio di lotta alla mafia come lotta all’impoverimento morale e civile di una comunità;
> venerdì 30 ottobre, ore 20.45: condividendo con gli amici di Self Help le possibili forme di riscatto dall’impoverimento sociale, relazionale e di diritti;
> sabato 28 novembre, ore 16.30: riflettendo con Angela Milella di povertà educativa, impoverimento della scuola e precarietà dei docenti”.

“LA POVERTA’ RUBA LA SPERANZA, LA DIGNITA’, I DIRITTI”
(Miseria Ladra)

“DICHIARIAMO ILLEGALE LA POVERTA'”
(Banning Poverty)

“IL POVERO CHE NON ORGANIZZA LA PROPRIA RIBELLIONE NON MERITA COMPASSIONE PER LA SUA SORTE”
(Thomas Sankara)

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ITALIA – Invito a Chioggia. Con le donne chioggiotte tra rive, calli, ponti – parte prima

di Gina Duse e Giulia Penzo

1.CHIOGGIA 

Lucietta, Orsetta, Libera, Checca, Pasqua… Le protagoniste de Baruffe chiozzotte hanno regalato molta popolarità alle donne di Chioggia. La loro vitalità, esaltata dal Goldoni, non è però l’unica caratteristica del mondo femminile locale. La realtà cittadina è sfaccettata anche per quanto riguarda il sentire delle donne, in relazione alla posizione sociale, e quindi al ruolo e alla rappresentazione culturale. Attraverso una breve ma significativa galleria di ritratti vogliamo rendere conto della pluralità di voci “percepibili” mentre si passeggia per il centro storico di Chioggia. È la nostra prima proposta di un itinerario femminile che comprende non solo nomi celebri ma anche identità “minori”, nella speranza che proprio queste possano ricevere l’attenzione che meritano.

2.CANALE_VENA

Alla porta d’ingresso della città, l’abitazione dei Chiereghin, che si specchia sul canale Vena, ci fa ricordare il Quarantotto, quando Chioggia combatté al fianco di Venezia contro gli Austriaci.

3.Palazzo Chiereghin copia

Educazione patriottica ricevette Antonietta Chiereghin dal padre Ermenegildo. Antonietta nacque a Venezia il 19 gennaio 1845, ma si trasferì a Chioggia nel 1861. Sposatasi con Pasquale De Vellis, professore e preside della Scuola Nautica di Chioggia, seguì il marito a Napoli dove morì il 17 gennaio 1924. Ebbe due figli, Vanina e Mario. Fu traduttrice dal francese e dal tedesco, collaborò per molti anni nella parte letteraria del Roma e del Mattino di Napoli, compose testi per romanze. In relazione epistolare con personalità del mondo culturale e politico, amica di Giuseppe Garibaldi a cui dedicò uno stornello, fu ricordata in morte nell’Almanacco Bemporad 1926. A volte si firmò Antonietta Chiereghin De Vellis da Chioggia.

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Percorriamo il Corso del Popolo, salotto cittadino, fiancheggiato da palazzi. Ai lati si aprono le 73 calli secondo un disegno urbanistico che fa assumere alla pianta della città la caratteristica forma di lisca di pesce. A destra, lo slargo di una calle ci apre la visuale sul ponte delle Zitelle. Il toponimo, uno dei pochi di impronta femminile, ci riporta alle istituzioni caritative sorte nel passato per lenire la povertà della popolazione.

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La casa delle Zitelle, nelle vicinanze, ospitava nubili prive di sostentamento ed esposte ai pericoli della strada. In essa le donne ricevevano anche un’istruzione. Una poesia scritta da zitelle nel 1843, per l’ingresso del vescovo Jacopo Foretti a Chioggia, rivela la dignità di queste donne. Dietro la grazia dei versi si nasconde il sentimento di precarietà che opprime chi è costretto ad affidare ad altri la propria sopravvivenza. La loro non è una richiesta pressante né un lamento che muova alla commiserazione. La nobiltà d’animo, che contraddistingue i benefattori, appartiene anche alle beneficiate, di rango inferiore.

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Sempre sul lato destro del corso, una lapide ci fa riconoscere il palazzetto che fu casa dominicale di Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757).

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Che la miniaturista e pastellista di fama europea sia nata a Chioggia deve ancora trovare conferma. Il legame con la città è invece provato da vari elementi: le origini chioggiotte del padre; la parte di eredità lasciata dalla pittrice alle famiglie di Giulia Pedrotti e Valeria Penzo di Chioggia; soprattutto, l’interesse culturale del canonico chioggiotto Giovanni Vianelli per il carteggio dell’artista, attenzione che lo portò a raccoglierne le lettere e a conservarle, assicurandoci così una preziosa fonte di documentazione, il Diario parigino di Rosalba del 1793.

8-Chioggia.Madonna in Calle Madonna, foto di G. Penzo

Sul lato sinistro, di fronte alla chiesa di S. Giacomo, si apre un’ampia calle. Nonostante sia stata intitolata a Cesare Battisti dopo la prima guerra mondiale, essa continua ad essere indicata come Calle Madonna. Il nome le deriva dall’immagine che si trova all’inizio del sottoportico per andare al Ramo Fornetti.

9. Chioggia (VE) - Strada M. Marina

La figura, un tempo in forma di capitello ora di affresco, rappresenta la Madonna di Marina o della Navicella, apparsa nel 1508 ad un ortolano. Da quel momento, la Madonna di Marina è stata oggetto di devozione popolare.

Altare Maggiore Chiesa di S. Giacomo

Proprio a S. Giacomo, sopra l’altare maggiore, si possono ammirare la sacra icona splendidamente adornata, i resti del tronco su cui la Vergine era seduta, nonché un’importante serie di ex- voto in argento e di tavolette votive. In suo onore, a Sottomarina, troviamo l’intitolazione della strada principale, Strada Madonna Marina.

 10.Carlotta Penzo autoritratto

Qualche metro più avanti, di fronte allo stendardo, in un palazzo dalla facciata in stile veneziano, visse Carlotta Penzo (1882-1913), pittrice. Figlia di Giuseppe Penzo, un possidente che fu sindaco di Chioggia, e moglie di Alberto Callegari, un avvocato che ricoprì lo stesso la carica di sindaco, Carlotta non si adagiò nel lusso che l’estrazione borghese le avrebbe permesso. Anche se coltivò in modo non professionale l’arte, raggiunse buoni risultati, guadagnandosi il titolo di “ottima dilettante”. Nello stile Carlotta si rifà al pittore veneziano Alessandro Milesi, da cui prese lezioni, ma con una nota personale. Privilegiò la ritrattistica: oltre a personaggi del suo stesso ambiente sociale, rappresentò con uguale finezza psicologica anche gente umile. Morì ancora giovane, lasciando due figli. Una manifestazione postuma diede conto del suo percorso: la prima mostra di Belle Arti che si tenne a Chioggia nel 1922.

11.CHIOGGIA.Palazzo Penzo.Giulia Penzo

La nostra passeggiata per le strade di Chioggia proseguirà la prossima settimana.