Investimenti ed emotività

Come in tutti gli aspetti della vita anche in campo finanziario l’emotività influenza le nostre scelte.

L’immagine i copertina illustra il rischio che si corre quando le scelte sono guidate dall’emotività: chi investe può essere spinto/a a entrare nei momenti di euforia dei mercati e uscirne quando gli stessi sono fortemente negativi. Tale rischio è accentuato quando gli andamenti dei mercati sono sotto i riflettori dei media.

Termini come “euforia”, ”record”, “nuovi massimi” possono spingere l’investitore e l’investitrice prudenti a effettuare investimenti non adatti al proprio profilo di rischio, oppure, il sentir parlare di “crack” e “miliardi bruciati” può convincerli a liquidare investimenti destinati a soddisfare esigenze di lungo periodo realizzando perdite difficilmente recuperabili.

Molto spesso le scelte di investimento si basano sul tentativo di valutare una serie fattori al fine di capire qual è il momento giusto per investire. Si tenta, cioè, di predire il futuro in merito ad un settore, quello finanziario, influenzato dalle più disparate variabili.

I mercati possono salire o scendere a causa dell’andamento dell’economia, delle politiche delle banche centrali, di crisi o accordi internazionali, di esiti elettorali e mille altri motivi tutti difficilmente prevedibili e su cui non si ha nessun tipo di influenza.

Nel momento in cui le previsioni non si verificano è facile lasciarsi prendere dallo sconforto e pensare di aver sbagliato tutto, di dover rivedere i propri  investimenti basandosi magari su nuove previsioni  che si ritengono migliori e vincenti.

Tutto questo perché spesso quando scegliamo gli investimenti tralasciamo di dare la giusta importanza proprio a ciò che conosciamo meglio e su cui possiamo influire: noi stessi.

Qual è il nostro reddito, la capacità di risparmio, la composizione del nucleo familiare, gli obiettivi che ci poniamo e in quali tempi, sono solo alcuni degli elementi che devono essere alla base delle nostre scelte di investimento e che spesso non consideriamo o alle quali non diamo la giusta importanza.

Analizzare la propria situazione, individuare il proprio profilo di rischio, scegliere gli obiettivi e i tempi ragionevolmente necessari per realizzarli in base alle nostre disponibilità presenti e prospettiche, in altre parole pianificare è l’unico mezzo che abbiamo per evitare che l’emotività prenda il sopravvento e spinga a compiere scelte irrazionali dannose per i nostri risparmi.

 




Diversificare i propri investimenti finanziari

In merito all’utilità di una giusta diversificazione dei propri investimenti occorre fare una premessa.

Fino a qualche decennio risparmiatori e risparmiatrici che volevano investire i propri risparmi non si ponevano il problema di dover scegliere su chi e che cosa investire poiché la strada era già tracciata.

I titoli di Stato erano considerati strumenti sicuri, remunerativi ed erano quelli sui quali già i propri genitori o nonni avevano investito. Coloro invece che ambivano a guadagni maggiori si orientavano all’acquisto di azioni delle poche società quotate sulla Borsa Italiana.

Costoro non ritenevano opportuno fornirsi di altre informazioni. Nessuno metteva in conto che uno Stato potesse non rimborsare i propri titoli o che per molti anni i rendimenti ottenuti non coprissero nemmeno l’inflazione.

Quando poi tutto il mondo ha cominciato a dialogare, vuoi con lo scambio di merci più veloce dovuto a uno sviluppo enorme dei mezzi di trasporto più moderni, vuoi con l’avvento di internet tutto è cambiato.

Oltre agli scambi commerciali così anche i mercati finanziari si sono “globalizzati”.

Ciò che accade in un Paese si ripercuote immediatamente su tutti gli altri: vedi il crollo delle Torri Gemelle, le guerre, la grande crisi economica iniziata nel 2007 con un effetto domino.

E così avvenimenti che non avremmo mai immaginato si sono verificati: il fallimento di Argentina e Grecia, lo spauracchio del fallimento dell’Italia nel novembre del 2011, il fallimento delle banche!

In questo contesto così complesso allora come è meglio orientarsi? Con una sana, consapevole diversificazione dei propri investimenti.

Diversificare, cioè scegliere una pluralità di strumenti finanziari abbassa il rischio del proprio portafoglio: se un settore merceologico ad esempio il settore automobilistico non cresce magari quello tecnologico è in espansione, se l’economia dell’Europa stenta a decollare ci sono Paesi come la Cina che corrono a due cifre; quindi investire in più settori merceologici, in più Paesi, in più attività riduce notevolmente il rischio di vedere tutti i nostri risparmi andare in fumo perché li abbiamo concentrati su un solo strumento di

investimento, abbiamo puntato su di un’unica attività.

Lo sa bene chi ha investito i risparmi di una vita, la liquidazione dopo tanti anni di lavoro, su un unico strumento finanziario rivelatosi fallimentare.

Ricapitolando, possiamo parlare di diversificazione per tipo di strumento finanziario, ad esempio tra obbligazioni e azioni; all’interno della stessa categoria possiamo diversificare per tipo di emittente: un’obbligazione può essere emessa da uno stato, da una banca o da una società industriale; tra gli emittenti possiamo diversificare per aree geografiche: Paesi sviluppati o mercati emergenti.

Diversificando otteniamo il duplice obiettivo di ridurre il rischio sui nostri investimenti e di cogliere le opportunità presenti nei vari mercati.