Non sarà mica femminista?

Cento anni di lotte delle donne hanno generato tanti cambiamenti nelle leggi e nella realtà, ma la cultura patriarcale continua a fare i suoi danni: ce ne accorgiamo davanti a ogni statistica, lo denunciamo a ogni femminicidio.

è per questo, perché ci si aspettavano mutamenti più profondi e più radicali, che troviamo ripetuto così spesso il ritornello “le femministe hanno perso”?

Pare di no, se si rileggono i giornali di quarant’anni fa. Per caso ieri ho ripreso in mano la collezione de L’Espresso: andiamo da titoli 1978 come “La donna ci ripensa”, a “La caduta del femminismo”, a “I collettivi sono in crisi”. Non è e non era un giornale reazionario, e tutt’altro che maschiliste erano le firme di quegli articoli. Ma davano l’impressione di una morte annunciata, di un esito inevitabile. “Afasia del movimento femminista”, 1979; “Le piazze della discordia”, ancora 1979.

Altri necrologi preannunciati dal Corriere della Sera dalla Repubblica.

Sembra di leggere pezzi di oggi.

Oppure è proprio per la paura di quei cambiamenti, che tornano inesorabili sia – dal lato riflessivo – le diagnosi di sconfitte storiche, sia – da altri lati più beceri – gli stereotipi?

Le giovani donne, le millenials, per lo più non vogliono definirsi femministe. Anche se nel quotidiano i loro atti sono femministi, anche se manifestano grande interesse per i nostri temi, rifiutano la parola come se fosse offensiva o anacronistica (Non sarà mica femminista? quante volte me lo domandano quando tengo una lezione).

Nipoti di nonne nate in un Paese arcaico e bigotto, che lottarono perché la condizione fortuita di nascere maschio o femmina non determinasse un destino di diritti disuguali, non hanno dimestichezza nei confronti del femminismo; spesso non hanno neanche conoscenza della sua storia.

Ovunque vadano trovano chi dice che le femministe sono vecchie, brutte, sciatte, pelose, frustrate, acide, lagnose, isteriche, frigide, lesbiche represse; che sono sempre incazzate, che non capiscono l’ironia, che hanno preso troppo potere, che sono castranti … quando una donna non condivide un punto di vista, quando ha qualcosa da obiettare, quando protesta, quando manifesta il suo dissenso, lo fa solo perché non ha un uomo.

Insulto grave per una donna che abbia qualcosa da dire sulla sua condizione, sul mondo che la circonda, sui suoi desideri e sulle sue aspettative, è sembri una femminista; per evitare la lettera scarlatta, sono tante quelle che si affrettano a ribadire che io non sono femminista, però …

In gergo tecnico si chiama argomento fantoccio la fallacia che consiste nell’attaccare una posizione scomoda presentandone una visione distorta e quindi più facilmente demolibile.

Da sempre il potere – quando non ricorre all’ostracismo, quando non arriva alla violenza – mistifica e tenta di screditare quel che lo mette in discussione. Proprio perché interroga la società nei suoi fondamenti arcaici, il femminismo è stato ed è percepito come un pericolo sociale, da reprimere e da controllare anche attraverso lo scherno.

Ce ne siamo fatte una ragione.

 

 




ITALIA – Terni, il mondo delle donne e le memorie operaie femminili

Di Manila Cruciani

Ticchetettà

Semo de Cinturini lasciatece passa’

semo belle e simbatiche ce famo rispetta’

matina e sera, ticchetettà,

infinu a sabadu ce tocca d’abbozza’

 

(Cinturini, canzone delle operaie tessitrici della fabbrica di iuta impiantata a Terni, alla fine del 1800, dall’ingegnere Centurini)

 

Nel Villaggio Matteotti della città di Terni, può accadere che i passi rimbalzino nel ritornello di una canzone sociale: l’insediamento semirurale (realizzato dalla Società Terni fra il 1938 e il 1946) e le cellule abitative avanguardiste del nuovo agglomerato (progettato nel 1970) restituiscono nomi di donna alla memoria democratica e alla classe cultrice e lavoratrice della storia locale.

In questi nomi c’è l’intuizione del nesso, (ri)generativo e variabile, di tante piccole comunità di destino all’interno della grande comunità di destino planetaria, e l’allusione ad una madre terra e ad una lingua madre, che le riconosce e le comprende tutte.

 

Oggi le finestre della città operaia si spalancano sulle storie delle persone nuove che la abitano, la cambiano e, perciò, la rinnovano, in una metaprospettiva, foriera di metaidentità.

 Qui, nel 2012, è nato il circolo Il mondo delle donne, frutto di una progettualità condivisa tra la biblioteca comunale e il sistema museale di Terni, che raccoglie il sapere narrativo delle donne, italiane e migranti. Un sapere che è anche resistenza – alla omologazione, alla assimilazione, alla dispersione di una oralità diffusa – e costruzione di una quotidiana interculturalità.

Da qualche mese, il circolo ha iniziato i lavori per redigere una guida di Terni al femminile attraverso un percorso di partecipazione: la pubblicazione prevede itinerari storico-culturali di genere, indicazioni sui servizi, schede di approfondimento della lingua italiana. Una proposta non convenzionale, a volte sorprendente, dedicata a chi arriva, a chi resta e alle “turiste” e ai “turisti” che giocano in casa!


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Foto 1 (Manila Cruciani)

Terni _ Lungonera Savoia, particolare di figura femminile

Quando si è con le sorelle, non c’è posto per la disperazione.

Un detto in Nu Shu, il linguaggio segreto delle donne nell’antica Cina.

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Foto 2 (Massimo D’Antonio)

Carlotta Clerici (1850 – Roma 1924), educatrice, femminista, sindacalista e socialista. Insegnante e direttrice scolastica si impegna per l’educazione, la formazione professionale dei giovani e per l’assistenza agli orfani. Nel 1912, insieme a Argentina Altobelli, entra a far parte del Consiglio del Lavoro presso il Ministero.

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Foto 3 (Massimo D’Antonio)

Gisa Giani (Collestatte [Terni] 1924 – Terni 1986), Adalgisa Cervelli, nota come Gisa Giani (il cognome è del marito), impiegata e ricercatrice presso la Biblioteca civica di Terni, è stata particolarmente attenta alla storia della città e delle donne, cui ha contributo, tra l’altro, con le pubblicazioni: Raccolta di voci bibliografiche su Terni e Territorio; Un enigma storico-archeologico: le tombe dei Tacito a Terni; Qualcosa che non sapevamo sulla Cascata delle Marmore; Terni. Cento anni di acciaio. Bibliografia dell’industrializzazione; e Donne e vita di fabbrica a Terni, che descrive il lavoro femminile nelle fabbriche tessili ternane.

 4.Terni.LindaMalnati.MassimoDAntonio

Foto 4 (Massimo D’Antonio)

Linda Malnati (Milano 1855 – Blevio [Como] 1921), socialista, nel 1906 promosse la costituzione del Comitato Nazionale per il suffragio femminile.

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Foto 5 (Massimo D’Antonio)

Virginia Visetti (1919 – 1944), partigiana, la denominazione è stata attribuita con la seguente motivazione: “Eroina della Resistenza, con il grado di sottotenente della formazione Gran Dubbiere di Pinerolo; aiuta il padre, rappresentante della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione Nazionale di Torino, nello svolgimento di azioni di collegamento e nell’occultamento di armi e munizioni. Catturata in seguito a un rastrellamento, viene fucilata dai fascisti”.

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Foto 6 (Maria Pia Ercolini)

Maddalena Patrizi (1866 – 1945), scrittrice, fondatrice dell’Opera Nazionale di Patronato e Mutuo Soccorso per giovani operaie e presidente dell’Unione Donne Cattoliche.

 7.Terni.SaraTabarrini.MassimoDAntonio

Foto 7 (Massimo D’Antonio)

Sara Tabarrini (Montefranco 1880 – Terni 1961), operaia dello Jutificio Centurini, è stata una capolega, licenziata per aver promosso uno sciopero nel 1901. Scongiurò le sue compagne di rinunciare a qualsiasi forma di solidarietà nei suoi confronti e, lasciata Terni, si trasferì a Montefalco, dove si adoperò per l’alfabetizzazione dei ragazzi di campagna.

 8.Terni.AnnamariaMozzoni.MassimoDAntonio.ridotta

Foto 8 (Massimo D’Antonio)

Anna Maria Mozzoni (Rescaldina [Mi] 1837 – Roma 1920), femminista, fonda la Lega promotrice degli interessi femminili, si batte per il voto alle donne, per la parità tra i sessi e per il diritto allo studio.

 9.Terni.IrmaBandiera.MassimoDAntonio.ridotta

Foto 9 (Massimo D’Antonio)

Irma Bandiera (Bologna 1915 – Bologna 1944), partigiana, eroina della Resistenza, insignita della medaglia d’oro al Valor Militare. Catturata durante uno scontro armato, è sottoposta a feroci torture e trucidata dalle SS naziste.

 10.Terni.ArgentinaAltobelli.MassimoDAntonio.ridotta

Foto 10 (Massimo D’Antonio)

Argentina Altobelli (Imola 1866 – Roma 1942), il suo impegno è rivolto alla promozione sociale delle donne. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati sulla testata socialista ternana “La Turbina”: in questi articoli rivendica la parità tra uomini e donne sui temi del salario, dell’orario di lavoro e del diritto di voto. Nel 1912, insieme alla sindacalista Carlotta Clerici, entra a far parte del Consiglio del Lavoro, istituito presso il Ministero.

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Foto 11 (Maria Pia Ercolini)

Clara Zetkin (Wiederau [Germania] 1857 – Archangel’skoe [Russia], 1933), rivoluzionaria tedesca, comunista e teorica dell’emancipazione femminile.

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Foto 12 (Maria Pia Ercolini)

Anna Kuliscioff (Moskaja, Cherson [Russia] 1857 – Milano 1925), si laurea in medicina per curare gratuitamente i poveri, compagna di Filippo Turati, nel 1891 fondano insieme “Critica sociale”, la prima rivista critica del socialismo marxista italiano.

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Foto 13 (Maria Pia Ercolini)

Sibilla Aleramo (Alessandria 1876 – Roma 1960), pseudonimo di Marta Felicino Faccio detta Rina, femminista e scrittrice.