La storia di Elke Mascha Blankenburg, Direttrice d’Orchestra (terza parte)

Alla fine degli anni ’90 Elke Mascha Blankenburg ha dovuto lasciare la direzione d’orchestra per un problema all’udito. Vive per lungo tempo in Umbria, dove prende forma un nuovo progetto: il desiderio di voler dare visibilità al vasto mondo delle direttrici d’orchestra, partendo dalle loro origini fino ad arrivare alla contemporaneità, divenendo lei stessa strumento di divulgazione e di denuncia per un ambiente fortemente sessista e che non educa il pubblico a considerare una direttrice d’orchestra al pari di un uomo e che nel peggiore dei casi sfrutta l’eccezionalità della presenza di una donna dandole visibilità perché giovane e bella. Non è un caso, racconta Mascha, che non ci siano direttrici d’orchestra anziane e che di nuovo, la storiografia non narri della loro presenza fin dai tempi di Mozart.

Dall’altro versante e quasi per paradosso, le direttrici d’orchestra che attualmente ricoprono ruoli importanti non divulgano le musiche delle compositrici, non riescono e spesso non provano a proporre nuovi programmi concertistici.

“Noi ci siamo conosciute in Umbria, nel 1999, e stavi scrivendo il libro sulle direttrici d’orchestra…

Sì, è uscito nel 2003. Quando ho avuto la malattia dell’udito, direttamente in clinica già avevo capito che l’udito non sarebbe tornato, dunque già in clinica ho cercato in internet, in tutte le lingue, le donne direttrici d’orchestra, e con una grande sorpresa sono venute fuori tantissime donne direttrici e io ho fatto un foglio con domande e l’ho spedito a tutte per internet e posta e mi hanno dato altri contatti di donne che non erano in internet… dopo il Ministero tedesco per le scienze e la cultura, mi ha finanziato il progetto per viaggiare e intervistare queste donne. E così ho fatto un grande lavoro, ho viaggiato da San Pietroburgo fino a Madrid, l’Europa è diversa dall’America.

In che cosa è diversa?

In America tu sei impegnata solo per pochi anni in un’orchestra sinfonica, non come accade in Germania, per esempio in Germania è un posto stabile. In America ci sono tre direttrici veramente grandi, la mia preferita tra tutte è un genio, Joanne Falletta.  Famosa è Simone Young, lavora alla Staatsoper di Amburgo come chef. L’orchestra è di altissimo livello tanto che quaranta direttori nel mondo provano a essere scelti per questa orchestra e ha vinto Simone Young tra il 2005/2006. Una donna in questa posizione è una pioniera, ma mostra, anche per gli uomini, per i colleghi, dimostra che una donna può farlo ed è accettato. Perché adesso gli uomini devono imperare a essere diretti da una donna.

Simone Young è la prima professoressa che insegna in Germania come direttrice d’orchestra, anche questo è un traguardo. È sposata, ha due figlie grandi, ha cinquantadue anni, è molto bella, e anche quando l’ho incontrata in Baden Baden per un famoso Festival, l’ho vista con i capelli neri lunghi lunghi, veramente bella, interessante, ed entra sul palco, con un vestito scollato sulla schiena… e ho pensato: “Che forza!” Lei è veramente molto intelligente e voleva dire. “Sono una donna, non porto un frak”. Viene dall’Australia, ha un temperamento, una sovranità incredibile ed è accettata dalle orchestre di tutto il mondo.

Le vecchie femministe degli anni ’70 hanno un’idea ancora molto forte e radicata del femminismo, le più giovani sono influenzate, ma dopo le più giovani non vogliono più sentire queste cose, sono contro e Simone Young è alla terza generazione, ha capito tutto, non fa differenza, non può più sentire l’eco dell’essere donna, ma ha capito tutto…

Lei esegue le musiche delle compositrici?

No, no.

È questo il problema…

Sì, è un grande problema. Ma mi invitano spesso altre direttrici come ospite. Quando si fa carriera si è legate al sistema, a programmi già definiti, devono vendere i concerti, anche se sei il direttore artistico e puoi scegliere il programma… le sale devono essere piene di gente e se qualcuno scrive che ci sarà l’opera di Francesca Caccini o di Ethel Smyth, che nessuno conosce… solo con una propaganda incredibile le persone vengono in questi casi, e costa ancora di più… Ho scritto spesso agli enti lirici tedeschi, di provare a mettere opere di donne, per il progresso… ma è difficile…

E le altre direttrici che hai intervistato hanno eseguito delle musiche di donne?

Pochissime.

A distanza di dieci anni dalla perdita dell’udito a un orecchio Mascha torna a dirigere un’orchestra, non in modo professionale, ma è la conferma che la musica si può fare anche in condizioni diverse dal passato, che la sua grande esperienza è la base per affrontare ogni situazione. Ma Mascha non intende tornare alla vita di prima, per lei è un ciclo definito e chiuso. 

In questi anni la creatività si apre alla scrittura saggistica e letteraria, nella quale rielaborare il proprio vissuto e su un altro versante vi è il continuo impegno per dare il giusto spazio e visibilità alle nuove generazioni di direttrici d’orchestra. 

Compito e vocazione di chi ha vissuto e arriva alla terza età è quello di ripercorrere le tappe fondamentali della propria vita, dar loro un proprio significato, ma anche aprirsi al mondo e donare la propria esperienza e la propria forza: il suo ultimo progetto di scrivere un’autobiografia.

“Hai più riprovato a dirigere?

No, proprio dirigere no, una mia amica, April Hailer mi ha invitata a dirigere in una grande chiesa per il suo compleanno centrale a Berlino. Io ho pensato, questo orecchio è male, non sento, ma dopo dieci anni questo altro orecchio ha imparato a sentire l’altro lato, e dunque ho detto sì. Johann Sebastian Bach per me non è difficile, lo conosco perfettamente. Ho avuto una paura della prima prova! Sentirò bene? Come sarà? Da dieci anni non dirigo… e comincia la prova, e io entro ed era come ieri! Incredibile!

Per molti anni non sapevo se scegliere la letteratura o la musica, ma ora sono felice di aver scelto la musica. Molto.

Mi piace molto scrivere, adesso. Purtroppo quest’anno non ho fatto molto, da gennaio è venuta la malattia (silenzio) è iniziata con l’infiammazione del polmone, per due mesi non ho potuto camminare per dolore alla schiena e solo in maggio hanno capito cosa avessi e questo è molto triste per me, anche se sono abituata a raccontare a tutti cosa faccio, e niente faccio, niente, da un anno… è così strano per me, e tutti dicono, “scusa non ti vergognare, tu hai fatto una vita così bella, non devi dimostrare più nulla.

Non mi sono mai occupata di quale giorno fosse della settimana… lunedì, martedì, mercoledì, mai, io vado in questo mondo con in testa la musica, poemi, amici, amore e non so leggere i contratti, ho dato tutto sempre a mio marito tutta “la normalità” mi stancava. Mi dispiace un po’ perché tante cose belle e importanti della vita sono state anche escluse, se posso dire, per esempio non so nulla di scienze naturali (ride) e tante cose… solo questo essere in un altro mondo, nella musica e tutte le arti. Ma oggi con la malattia sono cambiata, vedo la normalità con gioia. 

Credi in un’altra forma della vita dopo la morte?

No. No, non credo. Purtroppo penso così, purtroppo, perché ho visto morire le persone… quando ho visto mia madre morta, era ancora calda, si dice, occhi chiusi… io ho visto un muro di rame immenso, che significa tu non puoi entrare, e a me non era permesso di entrare, ed è un altro mondo. Posso pensare dalla mattina alla notte che cosa succede dopo la morte, ci sono miliardi di libri scritti, ma non c’è una persona che lo sa veramente, perché non è ritornata dell’eternità.

Credo nell’amore fra le persone e la natura, credo nel rispetto per gli animali… Tutto qui sulla nostra terra e nella nostra vita.

Veronesi ha scritto che nella sua esperienza con i pazienti i non credenti hanno meno paura di morire…

È scritto anche nella Bibbia, che non è bene pensare a cosa succede dopo la morte, tu vedrai, non ha senso pensarci in vita… prima non si sa niente. Naturalmente ho molti pensieri: esempi come l’acqua che bolle e si trasforma in vapore. Credo che l’energia resta. Ma resta un’energia con la coscienza di me stesso, personale? O vado in una foglia, in un fiore, nel vento…? Non si sa se quello era Mascha Blankenburg! (ride) non si sa! Questo non è un tema importante per me, in gioventù è stato un tema forte, ora non più. Terziani dice una cosa fantastica: noi pensiamo che il tempo scorra in modo lineare, ma in verità va a salti, tutto finisce e ricomincia. (silenzio) 

Ora ho già 220 pagine della mia autobiografia. L’ho lasciata e ripresa tante volte. 

Quando avevi iniziato?

Molto tempo fa. Ho fatto così tante cose: la scoperta delle compositrici, il coro, i concerti, la direzione d’orchestra, è troppo… è difficile da raccontare. e ho scoperto che scrivere un libro di soli successi non mi interessa, ci sono state anche le insoddisfazioni: tutto questo è la mia vita.

La storia integrale è pubblicata nel libro di M. Gammaitoni, Storie di vita di artiste europee, dal medioevo alla contemporaneità, Cleup, Padova, 2013




La storia di Elke Mascha Blankenburg, Direttrice d’Orchestra (seconda parte)

Oggi e la prossima settimana potrete leggere alcuni estratti dalla storia di Elke Mascha Blankenburg. La sua storia è parte della storia collettiva, è il vissuto di chi, determinata, stupita e felice, scopre centinaia di compositrici vissute in ogni tempo e luogo del mondo. È la lotta per la propria affermazione come direttrice d’orchestra, unita all’impegno costante per la divulgazione delle donne che hanno composto nuove musiche.

Quanti anni avevi quando hai diretto il primo concerto?

Ventisette anni. 

Tuo padre ti ha osteggiata?

Era contrario, ma la nostra casa era sempre piena di musica. Naturalmente l’idea che aveva di me era quella di studiare la musica perché bella, ma non perché diventasse un lavoro, fino a quando non mi sarei sposata poteva andare bene, ma dopo? Questa era la sua preoccupazione. Dopo sposata avrei potuto suonare per il piacere della casa, per gli amici… Mia madre aveva lasciato la musica per la famiglia. Nessuno dunque mi ha mai sostenuta al pensiero di vivere con la musica. Neanche io pensavo di fare carriera! Ho iniziato a insegnare ai bambini, ho fatto dei concerti. Con il tempo ho capito che non tutto è il prodotto dei nostri errori, la società ha fatto del male alle donne. Quando penso agli uomini che ridono quando dirige una donna!

Come sei arrivata a scoprire le compositrici?

Ero legata al movimento delle donne, non conoscevo il pensiero sociale delle donne, solo quello privato, quello delle confidenze. In famiglia con mio padre e mio fratello non mi sentivo repressa. Un giorno a Colonia durante una manifestazione ho incontrato donne meravigliose, intelligenti, che avevano letto già tante cose. Le donne nel Rinascimento erano pirate, professoresse a Bologna, le Pinottini, una matematica e l’altra filosofa. Io non lo sapevo. Dunque ho pensato che non era possibile che non ci fossero musiciste. Dove cercare? Sono andata all’Istituto Musicologico di Colonia, il più grande dopo quello di Berlino, e ho lavorato dalle otto fino alle cinque del pomeriggio al catalogo per scoprire i nomi: Francesca Caccini, Lili Boulanger… vedevo solo i nomi, tanti, e scrivevo senza sapere delle loro musiche. Dopo dieci giorni ho trovato 112 nomi. Non hanno scritto solo musica per pianoforte o canzoni, quella permessa per una donna, no! Hanno scritto sinfonie, opere. In quel momento ho scoperto un nuovo mondo che ha cambiato la mia vita. Divenne una mania, per quindici anni, dovevo sapere chi erano queste donne, cosa hanno scritto, come hanno vissuto. E se quello che hanno scritto è buono. Perché siamo pieni di dubbi verso la qualità delle donne. 

E quando hai letto i primi spartiti?

Il primo fu di Barbara Strozzi, arie e canzoni di Francesca Caccini, Fanny Mendelssohn, Lili Boulanger, canzoni di Clara Schumann. Chiesi a un musicologo un giudizio sulla musica di Clara Schumann; mi disse che non si poteva. In un’altra occasione gli dissi era di Robert Schumann e lui: “Ma che meravigliosa musica, che periodo era? Ma che opera! Devi fare un’edizione!” Così ho parlato alla radio, in televisione, ho scritto articoli. Quando ho visto la ricchezza di tutta questa musica, ho pensato che tutti dovevano conoscerla e lavorare. Ho fondato un istituto dove tutte le donne, musicologhe, giornaliste, musiciste, possono iscriversi.

Pensi che sia giusto rinunciare allo “charme” per farsi rispettare?

Io penso che ancora non si hanno altre possibilità, perché gli uomini non vogliono perdere il loro potere. Quando faccio i concerti, quando sono andata in tournée chi mi ha curato, stirato, lavato? Io, naturalmente. Come tutte le donne. Sto scrivendo un libro su questo tema, sulle direttrici d’orchestra da ieri a oggi. Io sono come tutti, non voglio essere solo una donna, ma un direttore d’orchestra. Naturalmente la musica classica è da un punto di vista sociologico un ambiente conservatore. Non è come quella moderna. Quando tu entri in un conservatorio, il mondo è completamente diverso rispetto a una scuola di pittura dove la gente beve, non sono sempre vestiti bene! Anche i giornalisti o gli scrittori, sono più artisti, invece quando studi violino o pianoforte sei in un mondo elegante e questo è anche bello, ma non si può rimanere a ieri. E così le donne che vivono in questo ambiente sono così felici di riuscirci che si comportano come gli uomini, e quando dico che per una donna è più difficile mi si risponde che è un problema di qualità. Non è vero. Io lo so. Ma le giovani stanno cambiando. Sì, molto.

Perché hai deciso di diventare direttrice d’orchestra?

Amo lavorare con gli altri, quando suonavo il pianoforte ero sola nella stanza, con gli esercizi da fare, io pensavo che fosse strano, amavo la musica ma ero pigra nel suonare da sola. Non ho mai pensato al solismo. Il canto, è un’altra passione, le canzoni di Brecht e Dubrolvich, Tucholsky. Quando dirigo do sempre le spalle al pubblico ma quest’altro aspetto del teatro lo amo, canto in concerto per avere il pubblico di fronte. Nell’orchestra io servo la musica.

Quando ho cominciato a dirigere tutto è cambiato. Non voglio mai finire, quando faccio le prove mi sorprendo che gli altri si stanchino, “ma come, io sto in piedi! Venite, continuiamo!” Persone e musica sono un’unica cosa. La musica d’insieme è la più bella società esistente! Il suono dell’orchestra, i colori, il repertorio, essere uniti in quaranta anime.

E il tuo primo maestro di direzione d’orchestra come è stato?

I più importanti mi hanno detto “Vai! Hai talento”. Da Swarowski andava tutto il mondo, Zubin Metha, Da Swarowski andava tutto il mondo, Zubin Metha, quando io entrai, era l’allievo più bravo. 

Altri studenti erano Claudio Abbado, Gabriel Chmura, Daniel Barenboim, Miguel Gomez Martìnez. Per essere ammessi bisognava studiare otto grandi opere e dirigere un movimento. Quando mi presentai eravamo in sessanta, tutti diressero un movimento, chiamati in ordine alfabetico. Io fui saltata. Andai da Swarowski chiedendo se mi avesse dimenticata e lui rispose: “Ah, lei vuole dirigere! Ma incredibile! Che brava!”. Gli feci vedere che mi ero iscritta, e lui: “Ma una donna! Ascolta, fai le tue esperienze…” Io avevo comprato tutte le grandi opere e gli dissi “Voglio imparare”. Mi rispose di dirigere Mendelssohn il giorno dopo. Il giorno dopo disse “La signora Blankenburg ci mostri cosa sa fare, per favore diriga Mozart”. Come potevo cambiare all’improvviso? Chiesi di suonare Mendelssohn e lui si girò verso le finestre, dandomi le spalle mentre dirigevo. Dopo poche pagine mi prese il braccio: “ Vai in cucina! Lì è il tuo mondo, tu sei uno zero, non puoi fare niente! Prendi un posto che è fatto per l’uomo” è una cosa che non potrò mai dimenticare. Io ero completamente distrutta, ma essendo una ribelle, dopo pochi giorni ho detto “mai mi lascerò avvilire così!” Lui era un despota, anche contro gli uomini, specialmente con le donne e io su sessanta allievi ero la sola donna. Infatti tutti mi dicevano stupiti “Tu dirigi? Che brava e che fai quando ti sposerai?” e io rispondevo “Ma sono già sposata.” E che dice tuo marito? “Gli piace”, “ma dirigerai anche quando avrai dei bambini?” Così era la società. 

[…] Insomma, dopo tre giorni sono ritornata dal Maestro dicendo “ho pagato il corso, ho comprato la musica, ho studiato, e se lei pensa che le donne non devono (il femminismo in Germania non esisteva ancora) dirigere non scriva sui moduli d’iscrizione signore e signori. Scriva solo uomini! Ognuno ha avuto la possibilità di dirigere un intero movimento, anche io lo devo fare. Lui disse “Va bene, domani, ma non serve a nulla”. Io penso di non aver mai studiato un’opera in quel modo! Ho diretto tutto a memoria. “Questo non è male, signora, -disse- può inscriversi come allieva effettiva” solo diciotto erano effettivi. Molti pensarono che ero stata a letto con lui! Alla fine mi ha dato un diploma con un giudizio inaspettato, buono.

Già da tre anni lavoravo con il coro, avevo ventinove anni, e in quel momento capii che la mia vita di direttrice d’orchestra sarebbe stata legata all’ingiustizia, al potere, alle derisioni, alla gelosia e che la mia vita non sarebbe stata solo una vita per la musica. Dovevo decidere se affrontare tutto e difendermi oppure lasciare. Ma ho scelto di difendermi. Ho continuato.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=EE6V0xTCq1c&t=39s 

La storia integrale è pubblicata nel libro di M. Gammaitoni, Storie di vita di artiste europee, dal medioevo alla contemporaneità, Cleup, Padova, 2013




La storia di Elke Mascha Blankenburg, Direttrice d’Orchestra (prima parte)

Elke Mascha Blankenburg era una donna carismatica, come una direttrice d’orchestra deve essere. Forte del suo passato lo racconta con sguardi e parole, con l’umiltà di chi vive una vocazione: la Beruf che è quell’insieme di serietà e passione per il proprio lavoro. 

Alla fine degli anni ‘60 la giovane Blankenburg si presenta a Swarowski per perfezionare i suoi studi. Non cede allo stupore e al pregiudizio di chi non crede a una donna sul podio. Così intraprende la strada, “per essere infelice”, a detta del padre.

Dagli anni ‘70 la sua interpretazione della musica non può ignorare la presenza delle donne; l’incessante interrogativo se ve ne furono e se ve ne furono di geniali.

I diversi incontri e le molte interviste realizzate con Elke Mascha Blankenburg, a partire dal 2000 fino al 2012, rappresentano la storia personale ma anche e soprattutto la storia collettiva.

Elke Mascha Blankenburg è nata a Mindelheim, vicino Colonia, nel 1943. Si é diplomata nel 1969 in musica sacra, direzione di coro e direzione d’orchestra presso i conservatori di Heidelberg e Colonia, perfezionandosi a Vienna con Hans Swarowski. Nel 1970 ha fondato a Colonia il coro “Koelner Kurrende” con cui ha vinto vari premi. Il suo repertorio include soprattutto i grandi Oratori di Bach, Haendel, Mozart, Brahms, Mendelssohn, Verdi e Orff. Dirige quattro concerti all’anno presso la Koelner Philarmonic con diverse orchestre. Fonda nel 1978 il circolo culturale “Donna e Musica” che ha come scopo la pubblicazione e l’esecuzione di musiche per coro e orchestra di donne compositrici, tra cui Fanny Mendelssohn e Marianna Martinez, scoperte dalla stessa direttrice in collaborazione con due case editrici tedesche. Di queste compositrici ha diretto e pubblicato la prima discografia al mondo. Nel 1989 fonda una biblioteca Internazionale di Musica di Compositrici. Nel 1986 dà vita alla “Clara Schumann Orchester Koeln”, la prima orchestra sinfonica interamente femminile della Repubblica Federale. Nel 1996 fonda in Italia l’Accademia Europea Francesca Caccini e l’Orchestra Clara Schumann.  Con l’Ensemble da lei creato ha svolto tournée in Europa e programmi radio televisivi. Dal 1999 si occupa di riunire le testimonianze delle attuali direttrici d’orchestra nel mondo e nel 2003 ha pubblicato con la casa editrice EVA (Europaeische Verlagsanstalt Hamburg) il volume Direttrici d’orchestra nel Ventesimo Secolo nel quale Blankenburg presenta 90 biografie di direttrici d’orchestra  divenendo, ad oggi, un’opera unica di riferimento.
Dal 2007 Elke Mascha Blankenburg vive a Berlino dove ha fondato il Forum Artistico e dove organizza rappresentazioni di tutte le discipline.
Nel 2009 ha pubblicato il suo saggio Rose per Fanny Mendelssohn con la casa editrice Bertelsmann.
Nel 2011 dà alle stampe il suo primo romanzo Tastenfieber (Febbre da Tastiera), una storia tratta dalla sua biografia. Oggi, Elke Mascha Blankenburg si dedica completamente alla scrittura, in seguito a un grave crollo dell’udito (colpita dal Tinnitus nel 1999), per cui non può più lavorare come direttrice d’orchestra. Attualmente il suo progetto é la scrittura della sua autobiografia. 

Blankenburg scrive sulla sua vita: 

Guardo indietro con riconoscenza ai 30 anni di professione che mi hanno gratificata, esibendomi in meravigliose chiese e in magnifiche sale da concerto, regalandomi molti successi, permettendomi di incontrare persone creative e di portare gioia a gente di tutte le età. La musica è e rimane la fonte della mia vita.