Bar-sport-mondo

Ciò che sta accadendo in questi giorni fa molto divertire i vari commentatori politici e sociali. Alcuni dei leader politici stanno utilizzando come strumenti argomentativi dichiarazioni di personaggi dello spettacolo del calibro di Rita Pavone, Jerry Calà e la copertina di una rivista musicale, come se fossero dichiarazioni di personaggi culturalmente accreditati.

Tutto ciò era stato abbondantemente previsto dal filosofo Guy Debord nel lontano 1967 nel suo profetico testo La società dello spettacolo. In tale testo, Debord avvertiva i lettori dell’avvenuto capovolgimento della realtà in apparenza, in spettacolo, e della totale perdita di senso degli atti politici ed economici nella vita reale delle persone. È lo spettacolo stesso che è diventato la nuova merce: senso e contenuto della vita politica della società si sono del tutto svuotati.

Non è affatto strano quindi che nello scambio di opinioni sui social network una dichiarazione di Rita Pavone si contrapponga politicamente a quelle di un gruppo rock americano, i Pearl Jam, che contestano la chiusura dei porti italiani durante un loro concerto a Roma, rispondendo di farsi i fatti propri, e che tali dichiarazioni diventino sintesi politica del leader nazionale che le riprende con spirito patriottico. 

Così come non è affatto strano, sempre in questo clima surreale, che un altro leader riprenda un post a contenuto economico (!) di Jerry Calà, noto comico degli anni ’80, famoso per la sua fatuità, facendo eco ad esso con il tormentone che lo caratterizzava come a sottolinearne l’esattezza del suo pensiero.

Terzo ed ultimo episodio, la copertina di una rivista musicale, Rolling Stones, che nel suo marketing politico-sociale decide di schierarsi contro un leader nazionale (lo stesso di Rita Pavone, ndr) facendo la conta dei personaggi dello spettacolo (appunto) che la pensano diversamente da lui.

Ma non equivocatemi, il mio non è snobismo: il punto non è che sia illegittimo da parte di chicchessia, anche della famosa casalinga di Vigevano, avere opinioni politiche, sociali, economiche, e persino filosofiche, teologiche e scientifiche, e che nel caotico mondo dei social network non sia possibile incrociare le spade su ciascun tema emergente. No, il mondo dei social network è il mondo dell’opinionismo spinto, secondo i greci antichi, è il mondo della doxa, dell’apparenza, dell’opinione comune, che si oppone a quello dell’episteme, del pensiero empiricamente fondato. Tuttavia tutti hanno diritto a prendersi i propri 5 minuti di celebrità dicendo la propria, indipendentemente da quanto sia fondato il proprio pensiero. E magari talvolta si incontra saggezza e pensiero pensante anche nei social network. 

Quello che sta accadendo è però un fenomeno del tutto nuovo e cioè che la doxa ha oramai del tutto fagocitato l’episteme e il parere dell’uomo qualunque ha superato in dignità e peso politico qualunque alto parere accreditato. Tanto è vero che il consulente della comunicazione del principale partito politico italiano è un signore diventato famoso per aver partecipato al Grande Fratello.

Le leadership politiche si allineano totalmente all’opinione delle persone comuni e le riutilizzano, come merce riciclabile, in quanto sono le persone comuni che forniscono il necessario consenso al loro potere.

Le leadership politiche devono fare di tutto per parlare lo stesso linguaggio di Rita Pavone e Jerry Calà perché se ci riescono e si fanno capire da loro hanno raggiunto il vero obiettivo: rappresentarli. La crisi di rappresentanza della nostra democrazia si è totalmente spostata sui media e sul web in particolare, e si è del tutto sciolta e diluita negli effimeri bytes del bar-sport-mondo di un tweet o di un post su Facebook.




Partiti sotto la soglia del 10%, gli italiani festeggiano con la grigliata

Dopo le elezioni in Molise, i risultati hanno parlato chiaro. Il Movimento Cinque stelle perde voti, non solo nella piccola regione. I 31 punti percentuali hanno fatto contenti i cretini, quelli che hanno festeggiato la vittoria pirrica degli avversari, mentre tutti gli altri non hanno avuto il coraggio di dichiarare lo stato di emergenza in cui si trova la democrazia in Italia, visto che i partiti sono scomparsi sotto la soglia del 10%: Forza Italia 10%; Partito Democratico 9%; Lega Salvini Molise 8%; Fratelli d’Italia 4%.

Il paese è fermo e a rischio. La vita amministrativa è in coma. Alla crisi economica si è aggiunta quella politica.

Il Presidente Mattarella non sa che pesci prendere, temporeggia.

Servirà tornare al voto con una legge elettorale che non funziona? Se avesse vinto il Sì al referendum, se avessimo votato per la nuova legge elettorale proposta dal Governo Renzi le cose sarebbero andate diversamente?

La crisi politica non si risolve tagliando poltrone. Non si risolve mutilando gli organi di governo, accentrando il potere nelle mani di un numero sempre più ristretto di politicanti. La legge elettorale di Renzi ci avrebbe condotto alla stessa situazione che stiamo vivendo in questi giorni, con un rischio maggiore: quello di facilitare un golpe.

Ma per gli italiani ogni giorno è buono per fare una grigliata anche il 25 Aprile più amaro della storia dell’Italia repubblicana.

C’è chi va al mare, chi in montagna, chi al centro commerciale, chi al concertone, per consumare pure questo giorno, chi si trastulla sui social per fuggire e nascondersi dietro un’identità digitale, invece di incontrare gli altri e riorganizzarsi. Perché al voto non si potrà andare nelle stesse condizioni di marzo, con gli stessi volti, con gli stessi nomi, con gli stessi cretini, con gli stessi ladri.

Qualsiasi legge elettorale senza gli italiani, senza la società civile, non servirebbe.

Questa dovrebbe diventare l’occasione per riprendersi il futuro.

Il popolo sfruttato, disoccupato, sfibrato dall’inutile ricerca e dall’attesa di una promessa che non si realizza,  è stanco? Da maggio lo sarà di più.

Oliamo e facciamo funzionare la democrazia o gli italiani saranno spacciati. Resta poco da consumare, abbiamo mangiato anche le scorze.

 

 

 




ITALIA – Passeggiata parmense tra donne e democrazia

FOTO 1.parma-golese4

FOTO 1 – Pianta di Parma

Dalle “fattrici di figli” di mussoliniana memoria alle partigiane, dalle cittadine del 2 giugno 1946 alle femministe degli anni Settanta, la voce delle donne è ciò che più di ogni altra ha saputo cambiare la nostra società, distruggendone la millenaria struttura patriarcale e affermando l’ineludibilità del tema del diritto, di ogni diritto. Nessuna trasformazione è stata capace di tanta profondità e nessuna ha segnato così tenacemente il nostro vivere quotidiano.

Ma il tempo delle donne non si è concluso: se è vero che lo stato di minorità politica di una categoria maggioritaria di cittadini costituisce il segno più visibile e certo dei limiti della democrazia reale, siamo sicuri che il cammino delle donne nella storia della democrazia italiana sia terminato?

Il 2 giugno 1946 non è stato una conquista ma il punto di partenza di un cammino che non si è esaurito e che non si concluderà finché non saranno le donne a conquistarsi piazza, voce, spazi e diritti.

FOTO 2A.Parma collage 1. ridotto

FOTO 2A – Strade femminili di Parma

FOTO 2B.Parma collage2. ridotto2

FOTO 2B – Strade femminili di Parma

Domenica 22 maggio il Centro Studi Movimenti di Parma organizza una passeggiata cittadina per riportare allo scoperto un suo percorso storico tra donne e democrazia.

FOTO 3.giornata madre e fanciullo 1936

FOTO 3 – Manifesto ONMI

Via Costituente 4b – Sede dell’ONMI – Fine anni Venti. Anche a Parma trovò sede l’ONMI (Opera nazionale maternità e infanzia) con cui il fascismo offriva assistenza a madri e bambini in difficoltà, ribadendo la centralità, nella sua politica sessuale e famigliare, della donna “fattrice di figli”, “macchina di riproduzione”, “genitrice della razza”. E restaurando, così, l’ordine nei rapporti tra i sessi messi a soqquadro dalla guerra e dalle turbolenze sociali degli anni successivi. «Donne italiane: voi dovete essere le custodi dei focolari» (Benito Mussolini, discorso alle donne, 20 giugno 1937)

FOTO 4.Porticidel grano

FOTO 4 – Portici del grano

Piazza Garibaldi – Sotto i Portici del grano, una lapide ricorda il “contributo” delle donne parmensi alla Resistenza, un contributo definito silenzioso, come se l’agire senz’armi di migliaia di donne tra il 1943 e il 1945 potesse rientrare nel sommesso silenzio domestico. E in effetti, per la maggior parte – anche per molte di coloro che imbracciarono le armi – fu proprio così e quel mondo nuovo oltre la vittoria e oltre il fascismo rimase lontano, oltre l’obbedienza che ogni donna doveva all’uomo che le stava a fianco. Ancora da conquistare.

Via Petrarca – Sede dell’UDI – Finita la guerra per molte donne fu impossibile rinchiudersi in casa: tutto ciò che era successo aveva fatto emergere in loro, chiaro e forte, non solo un nuovo senso di sé ma anche del proprio ruolo sociale e politico. Prima i Gruppi di difesa della donna, poi l’Unione donne italiane: luoghi in cui ritrovarsi per organizzarsi e partecipare a quel nuovo mondo tutto da pensare e costruire; per discutere, confrontarsi e diventare cittadine.

FOTO 6. Battaglie UDI

FOTO 5 – Battaglie UDI

Borgo S. Anna – Qui abitava Anna Menoni, partigiana e prima donna, insieme a Giuseppina Rivola, ad essere eletta in consiglio comunale a Parma nell’aprile 1946. Una delle tante donne eroiche che hanno dovuto farsi spazio in istituzioni totalmente e storicamente maschili, che hanno dovuto forzarsi per prendere parola in un mondo in cui le donne tacevano, insistere per farsi ascoltare, scontrarsi con il pregiudizio diffuso secondo il quale le donne non erano capaci di occuparsi di politica.

FOTO 7. Il primo voto

FOTO 6 – Il primo voto

Piazza Duomo – Dopo gli entusiasmi iniziali, un nuovo clima, gelido e diffidente, si abbatté sull’Italia dell’immediato dopoguerra. E anche l’entusiasmo femminile ne subì i contraccolpi, con divisioni e prese di distanza che separarono le donne. Alcune di loro, le cattoliche legate alla Democrazie cristiana, uscirono dall’Udi e costituirono una loro organizzazione, il CIF (Centro italiano femminile).

FOTO 8.DUOMO BN

FOTO 7 – Piazza Duomo

Teatro Regio: Al Ridotto del teatro, nell’immediato dopoguerra, l’Udi chiamava a raccolta le donne di Parma per la festa dell’8 marzo. Giornata di festa legata, nel nostro immaginario, al sacrificio di un centinaio di operaie americane di inizio secolo. Una leggenda che corrisponde ad un visione precisa del mondo femminile e del suo ruolo nella storia, il racconto di un capitalismo feroce ma remoto e di un mondo femminile in quanto vittima, di cui ricordare il sacrificio, il martirio. Ma l’idea di una giornata internazionale della donna che Clara Zetkin nel 1910 lanciò durante la seconda conferenza internazionale delle donne socialiste, in realtà, non aveva nulla a che fare col martirio o col sacrificio quanto, invece, con la rivendicazione di diritti e giustizia, voto e lavoro, libertà e autonomia.

FOTO 9.Teatro-Regio-Parma

FOTO 8 – Teatro Regio

Via XX settembre – Al numero 31, nel 1979, aprì la Biblioteca delle donne. Era un luogo collettivo, in cui il tempo e i mezzi erano adeguati allo stare insieme, vedersi, ascoltarsi, parlarsi, mettersi in relazione, un luogo in cui affermare i propri desideri, confrontarsi sul mondo e su come poterlo cambiare… Anche perché furono queste donne, le loro mobilitazioni, il loro scendere in piazza, i loro no, la loro determinazione, a cambiare davvero – e profondamente – la nostra società, le nostre leggi, mentalità, usanze e tradizioni. Più di qualsiasi altra cosa.

FOTO 10. Manifestazione

FOTO 9 – Manifestazioni




GRECIA – Pierre Moscovici: “Le Istituzioni Ue stanno lavorando per le misure fiscali”

La Grecia appare sempre più debilitata dal crollo finanziario e il lemma Grexit coniato nel 2012, quando si prospettava l’uscita della nazione ellenica dalla zona Euro in maniera forzata, conseguente alla disastrosa situazione economica, pare essere prepotentemente tornato alla ribalta.
Il Pil nell’ultimo trimestre ha mostrato un calo dello 0,6 %, dato preceduto dal 1,4% segnato nei tre mesi antecedenti. Nonostante l’ipotesi del Greek Exit si faccia largo tra gli economisti, l’Unione Europea attraverso Pierre Moscovici, ossia il Portavoce del Commissario Ue agli Affari Economici ha dichiarato che “Le Istituzioni Ue stanno ancora lavorando a un pacchetto di misure per raggiungere gli obiettivi fiscali concordati nel memorandum” e la “Grecia deve ancora adottare un pacchetto molto significativo per arrivarci”, inoltre “la scala di questi sforzi è in linea con quanto stabilito la scorsa estate”.
Nel frattempo gli scontri e gli scioperi non si arrestano nella capitale, il 12 febbraio gli agricoltori sono scesi in piazza a causa della riforma delle pensioni e degli eventuali aumenti delle tasse. La polizia ha lanciato dei lacrimogeni contro la folla, per contrastare il dissenso degli agricoltori che hanno distrutto alcuni vetri del palazzo del ministero dell’agricoltura, lanciando pietre e pomodori contro la struttura.
Della democrazia greca, lontana dal modello esemplare della polis, sembrano rimasti solo i meravigliosi e unici reperti archeologici, testimoni di un tempo ormai lontano ed effettivamente utopistico.




ITALIA – Il modello toponomastico ravennate: uno strumento di democrazia e parità

Nuove intitolazioni femminili in vista per la città di Ravenna, che fa della toponomastica uno strumento di democrazia e parità. Due aree verdi di Ponte Nuovo saranno infatti dedicate a Domenica Rita Adriana Bertè (1947 – 1995), cantautrice di talento, più nota con il nome di Mia Martini, e a Libera Musiani (1903 – 1987) mosaicista e pittrice che ha partecipato ai restauri dei battisteri e delle basiliche cittadine.

Un tratto della pista ciclabile che costeggia il Pala De Andrè ricorderà le Campionesse di Pallavolo, in omaggio alla squadra che ha lasciato un segno nella storia dello sport ravennate.

Ma la città è da tempo nota per la sua politica toponomastica.

Felici sinergie hanno consentito negli ultimi anni un rapido incremento delle intitolazioni femminili: una Commissione paritaria e sensibile, un regolamento attento alle questioni di genere e un contributo molto attivo della cittadinanza hanno portato a scrivere sulle targhe stradali nomi di donne attive in contesti diversificati.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1591.JPG

Meritano certamente attenzione le intitolazioni a maestre che fecero dell’insegnamento la loro ragione di vita, come Giacomina, Wilma Soprani e Teresita Norreri.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1597.JPG

Non poteva mancare, in centro storico, l’intitolazione a Galla Placidia, principessa imperiale e poi bottino di guerra, moglie di un barbaro e infine reggente dell’impero romano al tramonto.

3.Galla Placidia-Ravenna_Patrizia Di Nino copia

Anche Amalasunta, figlia del re ostrogoto Teodorico, sfortunata regina, relegata e uccisa sull’isola Martana, nel lago di Bolsena, ha una sua via.

Diverse aree di circolazione sono dedicate a letterate: Ada Negri, Matilde Serao, Renata Viganò, Elisa Guastalli Ricci e Cordula Poletti, scrittrice ravennate, femminista libera e ribelle, legata a Sibilla Aleramo e a Eleonora Duse.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1589.JPG

A Cornelia Fabri, prima laureata in matematica all’Università di Pisa, studiosa di idraulica, è dedicato un giardino.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Aree verdi con nomi femminili sono assai frequenti: Ilaria Alpi, Sorelle Mirabal, Elisa Severi, Sophie Scholl, Elga Leoni, Irma Mascanzoni, Sorelle Barbieri, Madri di Plaza de Mayo…

Un parco è dedicato ad Augusta Rasponi del Sale, ricca, nobile e istruita, benefattrice dal forte senso artistico che dedicò all’infanzia la sua vita, il suo talento e il suo patrimonio.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Le targhe dei giardini ravennati costituiscono un modello interessante, per la ricchezza di particolari che invita alla lettura e diffonde conoscenza.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

E così, al giardino delle Partigiane anche un bambino sa che esse lottarono per una società più giusta e conosce l’operato e l’impegno civile di Iole Fenati Gentile, prima segretaria dell’UDI.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Si tratta di intitolazioni recenti, che hanno voluto ridurre un pesante gap.

Nel giro di pochi anni le intitolazioni femminili si sono moltiplicate: le rotonde, che hanno creato nuove aree di circolazione in spazi già saturi, portano oggi il nome delle vincitrici dei premi Nobel e delle madri della repubblica.

9. IOTTI_Ravenna_NildeIotti_Comune

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN16




Anche i non-luoghi hanno barriere. “Impagine” le supera rispettando le direttive W3C

Quando si pensa a una barriera generalmente si immagina qualcosa di solido e possente  che impedisca l’accesso a un luogo.  I luoghi in cui dovrebbe svolgersi la vita democratica di tutti i paesi del mondo hanno molte barriere, che impediscono non solo l’accesso, ma anche la diffusione di informazioni verso l’esterno.

Sino alla metà del secolo scorso, per svolgere la propria  funzione, al giornalismo bastava superare queste barriere. Ma con l’avvento delle nuove tecnologie e la nascita del web gli ostacoli si sono innalzati all’ennesima potenza: le barriere non riguardano più soltanto i luoghi fisici, ma soprattutto quelli virtuali, i non-luoghi, i cosiddetti social. Paradossalmente , nella società dei social network, il non-detto è molto più di quanto viene comunicato.

La sfida del giornalismo contemporaneo sta nell’abbattere le barriere che si frappongono tra il lettore e la fruizione democratica delle notizie, che impediscono alle minoranze di diversa origine (socio-economica, socio-culturale, psico-fisica, etnica, ecc.) di avere accesso all’informazione.

Il nostro gruppo editoriale si è posto un obiettivo molto alto e difficile da perseguire: garantire l’accesso ai contenuti del proprio webzine al maggior numero di persone possibile non di meno ai diversamente abili.

Raggiungere utenti con disabilità e permettere loro la navigazione è possibile attraverso un’interfaccia grafica progettata rispettando le direttive W3C.

Impagine  è un giornale  per chi ama  la libertà di opinione, di parola, di espressione, di stampa: la Democrazia. Perchè divulgare nel modo più completo le notizie di cui è a conoscenza è il primo dovere di un giornalista che voglia distinguersi da un imbrattacarte.