Demagogia e consumismo: il bonus circense per i diciottenni italiani

Con approvazione  di un decreto del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, i giovani italiani che hanno compiuto 18 anni, da ieri, possono richiedere un bonus di 500 euro. La somma di denaro con cui Renzi sta cercando di accattivarsi i disoccupati per ottenere voti favorevoli al prossimo referendum è stata chiamata “Bonus cultura”. Il nome fa viaggiare la fantasia di chi la cultura la ama davvero e fa pensare che gli adolescenti italiani finalmente potranno avere corsi di lingua straniera pagati dallo Stato per allinearsi con i coetanei europei, l’iscrizione alla scuola guida per conseguire patenti speciali o ore di sport per vivere sani, belli e forti: “Mens sana in corpore sano” e magari trovare un lavoro che richiede la pratica di determinate discipline sportive.

Ma dove corre la mia testa!  Qualcuno le impedisca di pensare!

Il regolamento per ottenere la somma impone a chiare lettere di  spendere la cifra in concerti, cinema, mostre, musei e libri entro il 31 dicembre 2017. Quello che dovrebbe essere uno strumento per dare un posto di lavoro ai ragazzi e alle ragazze italiane è soltanto un invito a consumare prodotti culturali per far bruciare benzina al sistema. Che sia più importante per inserirsi nel mondo del lavoro conoscere le hit parade dei cantanti, gli ultimi film? Questo è soltanto uno degli strumenti più meschini per manipolare e strumentalizzare i fragili giovani, per comprare voti, far votare Sì al prossimo referendum e ottenere la maggioranza alle future elezioni.

Vergogna! Date i soldi ai terremotati invece di sperperare denaro pubblico! Le nostre imposte! Con il bonus non si mangia, non si costruisce futuro, non si produce cultura. Si consuma. Stiamo tornando al tempo della pietra. Questo salto indietro ci riporta ai Romani che davano giochi e circo gratuiti al popolino ignorante. Eppure il confronto appare forzato. Poveri Romani! Loro accanto ai giochi mettevano il pane. Il viaggio che Renzi fa fare ai nostri giovani, a cui attribuisce un’identità digitale, è virtuale e li conduce al suicidio.




Il XXI, un secolo di barbarie

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Forse sono gli unici a interessarsi all’ arte e alla cultura in Italia. Perchè ormai non è rimasto che questo.

I ladri hanno portato via 17  capolavori dal museo civico veronese di Castelvecchio. Opere di Tintoretto, Bellini, Rubens, Mantegna, Pisanello, per un valore tra i 10 e i 15 milioni di euro. Un furto che ha del clamoroso. Una razzia come ai tempi di Attila. Uno sfregio dei tanti. Perchè, c’è chi ruba,  e chi elimina e distrugge con i tagli alla spesa pubblica e le riforme del sistema culturale.

«Erano dei professionisti, sapevano cosa prendere e conoscevano il Museo», ha detto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che poi, anticipando possibili polemiche sulla sicurezza, ha aggiunto: «le norme che vengono applicate e i parametri di sicurezza non rendono impossibili i furti, li fanno anche al Louvre».

Almeno c’è  qualcuno che di arte ne capisce, gli rispondiamo.  Ancora oggi che  non è  più concesso studiarla  e  le accademie e i conservatori vengono chiusi.

Il danno «è immenso», ha commentato la direttrice di Castelvecchio, Paola Marini, secondo la quale il valore dei quadri sottratti si aggira sui 15 milioni di euro.

Ha destato sorpresa l’apparente facilità con cui i predoni hanno compiuto una razzia di tale portata, in pieno centro storico, fuggendo senza essere visti, se non dalle telecamere di sicurezza. Ora su queste immagini stanno lavorando polizia e carabinieri, per dare un volto alla banda.

Qualunque sia il ladro… Chiunque sia il barbaro… Restiamo fermamente convinti che l’arte è patrimonio dell’Umanità intera e non si ruba, si finanzia.