ITALIA – I NoTriv scrivono il vademecum per il referendum del 17 aprile

Il prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Dove si voterà? Si voterà in tutta Italia e non solo nelle Regioni che hanno promosso il referendum. Al referendum potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Quando si voterà? Sarà possibile votare per il referendum soltanto nella giornata di domenica 17 aprile. Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016? Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni. Qual è il testo del quesito? Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per 2 la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?». È possibile che qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “Sì” il risultato venga poi “tradito”? A seguito di un eventuale esito positivo del referendum, il Parlamento o il Governo non potrebbero modificare il risultato ottenuto. La cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa. L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte precisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria. Qualora però non si raggiungesse il quorum previsto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque. È vero che se vincesse il “Sì” si perderebbero moltissimi posti di lavoro? Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso. Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli italiani sono chiamati alle urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026. Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre. L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall’estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarburi e incrementare l’estrazione di gas e petrolio? L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano: portarlo via o magari rivendercelo.  Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro. Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un’occasione di crescita per l’Italia? Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 8 settimane. La ricchezza dell’Italia è, in verità, un’altra: per esempio il turismo, che contribuisce ogni anno circa al 10% del PIL nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di circa 160 miliardi di euro; la pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1 milione e 400.000 persone, con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro; e soprattutto la piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè, il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il 58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6%. Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso? Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese. Ad ogni modo, gli italiani si trovano spesso costretti ad utilizzare l’auto di proprietà. A fronte di un sistema di trasporti pubblici gravemente lacunoso non hanno praticamente scelta. In alcuni Paesi del Nord Europa l’utilizzo dell’auto privata è spesso avvertito come un “peso” e ritenuto economicamente non vantaggioso. Le cose andrebbero diversamente se si perseguisse una seria politica dei trasporti pubblici. Secondo l’Unione europea, rispetto agli altri Stati membri, l’Italia è al riguardo agli ultimi posti.

Cosa ci si attende? Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese. Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione. Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo. È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro. Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo. Perché questo referendum? Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene – produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche. La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario. Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica. Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo. Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.




17 OTTOBRE – Giornata mondiale contro la povertà: il progetto “Diritti per le nostre strade”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Anche come “Diritti per le nostre strade” vogliamo aderire e contribuire alle iniziative volte a mettere al centro la lotta alla povertà. E lo vogliamo fare col solito taglio radicale che abbiamo espresso durante questi mesi di lavoro:
– andare alla radice dei processi di impoverimento, per dichiarare illegale la povertà e non i poveri (guerra ai poveri);
– inquarare la povertà in termini di disuguaglianza e ingiustizia sociale e lavorare per contrastare ogni concessione al dramma della guerra tra poveri;
– superare il pietismo compassionevole sui poveri per rivendicare una cittadinanza inclusiva ed eguale come garanzia di pienezza di diritti;
Il riferimento all’articolo 3 (secondo comma) della Costituzione è anche per noi il perno di una politica e una cultura seriamente orientate a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Su di esso abbiamo costruito il progetto “Diritti per le nostre strade” e ad esso sono ispirati i 12 principi del nostro recente “Manifesto dei diritti”.
Per questo ora sosteniamo lo sforzo che “Libera”, con la campagna “Miseria Ladra”, sta mettendo in questa direzione e invitiamo a passare presso il banchetto all’interno di Equa – Festa delle Interazioni solidali (16-17-18 ottobre, c/o Arsenale di Verona) per raccogliere materiale e sostenere la campagna.
E vi invitiamo a partecipare alle altre iniziative che in questi mesi stiamo proponendo a Borgo Nuovo, presso la sede dell’Associazione per la pace tra i popoli (Casa della Pace “Filippo De Girolamo”, via Enna 12):

> venerdì 23 ottobre, ore 20.45: parlando con Tiberio Bentivoglio di lotta alla mafia come lotta all’impoverimento morale e civile di una comunità;
> venerdì 30 ottobre, ore 20.45: condividendo con gli amici di Self Help le possibili forme di riscatto dall’impoverimento sociale, relazionale e di diritti;
> sabato 28 novembre, ore 16.30: riflettendo con Angela Milella di povertà educativa, impoverimento della scuola e precarietà dei docenti”.

“LA POVERTA’ RUBA LA SPERANZA, LA DIGNITA’, I DIRITTI”
(Miseria Ladra)

“DICHIARIAMO ILLEGALE LA POVERTA'”
(Banning Poverty)

“IL POVERO CHE NON ORGANIZZA LA PROPRIA RIBELLIONE NON MERITA COMPASSIONE PER LA SUA SORTE”
(Thomas Sankara)

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ITALIA – Riforma scuola: Imposimato lancia appello a Mattarella. Giannini: “Io credo che il consenso individuale crescerà”

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E’ una lunga lettera quella che il Presidente aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato ha inviato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio pochi istanti dopo l’approvazione della riforma della Buona Scuola alla Camera.

Il testo dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta ufficiale e sarà quindi convertito in legge. I voti favorevoli sono stati 277, i contrari 173 e gli astenuti 4.

Uno dei principi fondamentali della riforma è il rafforzamento dell’autonomia scolastica, cioè una maggiore libertà nella gestione degli edifici, della didattica, dei progetti formativi e dei fondi a disposizione di ogni singola scuola: le scuole avranno l’onere di determinare triennalmente la propria offerta formativa e a questa triennalità saranno legati altri adempimenti dell’amministrazione, come gli organici, la mobilità del personale e le assunzioni.

L’organico sarà gestito interamente dal dirigente scolastico che potrà proporre le cattedre ai docenti (a partire dall’anno scolastico 2016/2017) e i posti utilizzando gli albi territoriali che – dal 2016 – racchiuderanno le Reti di scuole. La chiamata degli insegnanti sarà, dunque, senza più graduatorie ma sulla base degli albi (o ambiti) a cui si accederà per concorso pubblico oppure tramite il Piano straordinario di assunzioni 2015. Per quanto riguarda quest’ultimo saranno assunti nel 2015 gli iscritti nelle Gae, i vincitori e gli idonei del concorso a cattedre 2012.

Il mondo scolastico sa bene come il Giudice si sia fatto ‘paladino’ della causa e come abbia cercato, in tutti i modi, di fermare la trasformazione in legge del progetto renziano.

Imposimato ha rivolto questo messaggio al Capo dello Stato, con la consapevolezza che le possibilità che ‘lei non ponga la firma sulla ‘Buona Scuola’ siano poche’. Tuttavia, il giudice si sente in dovere di chiedere, quale massimo garante della Costituzione, una nuova deliberazione secondo quanto enunciato dall’articolo 74.

Sono ben dieci i punti ‘focali’ della lunga missiva inviata al Presidente della Repubblica: essi toccano i punti critici della riforma come ad esempio le linee guida per la valutazione dei docenti (violazione dell’art. 76 e dell’art. 72).
Il secondo punto riguarda l’ormai famosa sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014: anche in questo caso viene violato un importante principio della Costituzione (Art. 36) che va in contrasto con gli stipendi inadeguati degli insegnanti precari. Sempre il mancato rispetto della sentenza UE rappresenta una violazione dell’articolo 10 e dell’articolo 117.

Il terzo punto, invece, riguarda i poteri del dirigente scolastico e quelli del Comitato di valutazione docenti che dovrà stabilire gli insegnanti più meritevoli: la presenza di un genitore e di uno studente in tale collegio va in contrasto con l’articolo 97 che parla di imparzialità nella pubblica amministrazione e con l’articolo 33 sulla libertà di insegnamento.
Gli altri punti trattati dal Giudice Ferdinando Imposimato riguardano il finanziamento delle scuole private e paritarie, l’uguaglianza sociale dei cittadini e l’altrettanto famoso ‘School bonus’ (gli sgravi fiscali per chi manda i figli nelle scuole private).

Imposimato conclude che la chiara intenzione del governo è quella di spingere verso un sistema di finanziamento pubblico a favore delle scuole private e, al contrario, a un finanziamento privato a sorreggere la scuola pubblica: tutto ciò va in netto contrasto con gli articoli 3,9,33 e 34, quelli cioè enunciati oggi, in piedi, dai deputati M5S alla Camera.
Il Giudice Imposimato, infine, punta il dito contro i sindacati, colpevoli di non aver agito di fronte al momento più grave dell’attacco alla Costituzione, abbandonandosi solo ad una sterile ed inutile critica fatta solo a parole.
L’appello finale al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è quello di disporre una nuova deliberazione alle Camere del disegno di legge sulla Buona scuola, tenendo presente i molteplici profili di incostituzionalità in essa contenuti.

GIANNINI – ‘Devo dire che è stato un lungo dibattito parlamentare e nel Paese su un tema che scatena normalmente molte discussioni. – ha detto il ministro – Io ritengo, però, che sia un atto finale: è l’atto conclusivo di un percorso parlamentare ma è l’atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola. Questo è il forte messaggio che vogliamo dare, con soddisfazione, con felicità piena al Paese.
Noi oggi consegniamo un patrimonio, quello rappresentato dall’autonomia della scuola ai dirigenti scolastici, ai docenti, agli studenti, alle famiglie, di nuovo partecipi del mondo della scuola – ha detto – Ora tocca a loro però e tocca anche a noi accompagnare il processo della Buona Scuola e la sua effettuazione: rispetteremo, perciò, i tempi e gli impegni, assumeremo tutti quei docenti che sappiamo dobbiamo assumere entro quest’anno, dando quindi il via a un nuovo corso anche grazie alle nuove risorse messe a disposizione che non sono chiacchiere, sono tre miliardi a regime.

Referendum abrogativo? La protesta è sempre organizzata – ha detto il ministro Giannini – ma il consenso è sempre individuale e più silenzioso. Io credo che il consenso individuale crescerà nel rendersi conto che questo provvedimento dà la possibilità alla scuola italiana di trovare un nuovo slancio. I 277 voti a favore sono solo delle assenze, credo giustificate in aula: oggi non ho visto dissensi annunciati’.

In merito alla conferenza del governo con tutte le rappresentanze del mondo scolastico, annunciata in TV da Matteo Renzi, nel corso del programma televisivo ‘Porta a Porta’ e prevista per questo mese di luglio (ma a riforma già approvata e non ancora da approvare…), il ministro Stefania Giannini ha risposto: ‘Beh, questa domanda bisognerebbe chiederla al Presidente Renzi sull’iniziativa specifica. Di certo, da un anno abbiamo acceso il dibattito sulla scuola e sull’istruzione assumendoci le responsabilità e i rischi di quello che poi in effetti è successo. L’anno scolastico inizierà regolarmente, è evidente, anche se assumere centomila persone è un’operazione straordinaria e non è un’operazione dovuta ai sensi di una sentenza europea come è stato ripetuto fastidiosamente al Parlamento. La piaga del precariato ha dato instabilità agli insegnanti e instabilità alla scuola e tutto questo deve cessare.

Ecco i contenuti del testo

PIÙ AUTONOMIA: MONTE ORE RIMODULATO
Con l’articolo 1 viene ribadita l’autonomia scolastica da attuare attraverso alcuni strumenti: la possibilità di rimodulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina; il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari; la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo.
Le scuole dovranno dunque garantire ‘l’apertura pomeridiana delle scuole e la riduzione del numero di alunni e di studenti per classe’ o potrà prevedere ‘articolazioni di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scuola o rimodulazione del monte orario rispetto a quanto indicato al decreto del presidente della Repubblica 89 del 2009’. Infine, le scuole potranno rimanere aperte anche d’estate.
Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, infatti, gli istituti e gli enti locali promuoveranno ‘attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive’ da svolgersi negli edifici scolastici.

ORGANICO DELL’AUTONOMI
Organico dell’autonomia, chi lo determina, come si articola? di Anselmo Penna DDL riforma. Organico dell’autonomia, chi lo determina, come si articola? Una delle novità più consistenti del dd di riforma della scuola riguarda l’avvio dell’organico dell’autonomia.

100 MILA ASSUNZIONI
Il testo – dopo il passaggio al Senato – conferma l’assunzione, da quest’anno, di circa 100 mila docenti: i vincitori e agli idonei (una delle novità del maxiemendamento) del concorso a cattedre del 2012 e gli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Rimangono fuori dal Piano straordinario di assunzioni gli abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto.
Con la nuova formulazione del provvedimento, una prima fase riguarderà le immissioni in ruolo per coprire i posti vacanti, che rimarrà con le modalità ordinarie del turover.
Le immissioni in ruolo disposte dopo il 15 settembre 2015 (anche su organico dell’autonomia) prevederanno nomina giuridica dal 1° settembre 2015 ma economica dal 1° settembre 2016. Le assunzioni aumentano: saranno 102.734.

SÌ SCELTA TRA SOSTEGNO O POSTI COMUNI. SALTA OBBLIGO
I docenti che saranno assunti con il Piano straordinario di assunzioni 2015 potranno scegliere se entrare di ruolo sul sostegno oppure sui posti comuni. Quindi salta l’obbligo per gli insegnanti abilitati al sostegno di essere assunti sui posti medesimi.

CHIUSURA GAE SOLO SE ESAURITE
Alla Camera è stato approvato anche un emendamento del Pd che modifica la chiusura delle Graduatorie a esaurimento (le Gae) in modo che perdano efficacia dal 1° settembre 2015 (in vista del Piano straordinario di assunzioni) ma solo – ed è questa la novità – ‘se esaurite’.

FUTURO CONCORSO PER SOLI ABILITATI. IDONEI MAX 10%
Per quanto riguarda gli abilitati Tfa e Pas, anche loro esclusi dal Piano assunzioni, è stato previsto un concorso ‘ad hoc’: il concorsone dovrà essere bandito entro il 1°ottobre 2015 e vi potranno accedere, per l’assunzione a tempo indeterminato, ‘esclusivamente i candidati in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso o la tipologia di posto per cui concorrono’. Inoltre, è stato previsto un limite al numero di idonei: non potranno essere più del 10% del numero dei posti banditi.

Sempre per il futuro concorso viene previsto che costituiranno titoli ‘valutabili in termini di maggior punteggio’: aver insegnato per massimo 180 giorni con contratti a tempo e il titolo di abilitazione all’insegnamento ‘conseguito a seguito sia dell’accesso ai percorsi di abilitazione tramite procedure selettive pubbliche per titoli ed esami, sia del conseguimento di specifica laurea magistrale o a ciclo unico’. Le graduatorie avranno durata di 3 anni.

2015/16 ANNO TRANSITORIO. ALBI COME PROVINCE
Il ddl disciplina l’istituzione dell’organico dell’autonomia, che sarà composto da posti comuni, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell’offerta formativa. L’anno scolastico 2015-2016, con le modifiche, diviene di fatto un anno transitorio nel quale non vengono applicate le nuove norme della riforma.
Gli ambiti territoriali saranno definiti, infatti, solo nel 2016 (entro il 30 giugno da parte degli uffici scolastici regionali). All’interno degli ambiti saranno poi costituite le Reti di scuole.

‘RETI’ DA 2016, MENO SEGRETERIE E PIÙ MOBILITÀ
Dal 2016 partiranno a regime gli ambiti territoriali sub-provinciali (e inferiori alle città metropolitane) e le Reti di scuole (queste potranno utilizzare gli stessi docenti e accorpare le segreterie amministrative). Con il maxiemendamento entro il 30 giugno 2016 gli uffici scolastici regionali dovranno definire l’ampiezza degli ‘ambiti territoriali’ – che dovranno essere ‘inferiori’ alla provincia – e dentro i quali saranno istituite le Reti di scuole. Queste potranno sottoscrivere accordi per la gestione delle ‘risorse professionali’ (il personale), le attività amministrative (segreterie) e le iniziative didattiche.
L’utilizzo dei docenti nelle future reti di scuole dovrà rispettare le leggi in tema di non discriminazione sul luogo di lavoro.

COME SARANNO FORMATI GLI AMBITI TERRITORIALI
I futuri ambiti territoriali (a regime dal 2016/2017) saranno definiti in base a tre criteri: la popolazione scolastica; la prossimità (quindi la vicinanza) delle istituzioni scolastiche; e le caratteristiche del territorio. Quindi sarà tenuto conto – prevede l’emendamento – anche ‘delle specificità delle aree interne, montane e delle piccole isole, della presenza di scuole in carcere, nonché di ulteriori situazioni o esperienze territoriali già in essere’.

LE RETI DI SCUOLE
All’interno degli ‘ambiti’ si formeranno le reti di scuole. Come detto, queste potranno sottoscrivere degli accordi; sarà il Miur, entro 120 dall’approvazione del ddl, a emanare le linee guida con i criteri di cui dovranno tenere conto i futuri accordi. Dunque le convenzioni conterrano i ‘criteri’ e le modalità’ per l’utilizzo dei docenti all’interno della rete; in altre parole, i professori potranno muoversi all’interno delle Rete che corrisponderà a un determinato territorio, che potrà ovviamente comprendere più città.
E ancora: le reti si accorderanno anche sugli insegnamenti opzionali, quelli specialistici, di coordinamento e di progettazione funzionali ai piani dell’offerta formativa. Anche la formazione dei docenti potrà essere ‘condivisa’ e quindi ai docenti potrà essere chiesta maggiore mobilità anche per la propria formazione. Stessa cosa per le risorse: saranno destinate all’intera rete che dovrà gestirle ‘per il perseguimento delle proprie finalità’ e che dovrà rendere pubblici i rendiconti e le decisioni.

Infine, ma non meno importante, viene previsto che al fine ‘di razionalizzare gli adempimenti amministrativi a carico delle istituzioni scolastiche’, la parteche riguarda le pensioni, il Tfr e gli atti amministrativi della scuola, potrà ‘essere svolta dalla rete di scuole in base a specifici accordi’. Fonti parlamentari spiegano che la norma potrebbe portare, in futuro, a una riduzione delle segreterie amministrative e, quindi, anche del personale Ata.

STOP PIANO ANNUALE, CI SARÀ SOLO POF TRIENNALE
Il Piano dell’offerta formativa sarà solo triennale, ma potrà essere ‘rivisto annualmente entro il mese di ottobre’. E ancora: cambia l’iter di preparazione del Piano dell’offerta che sarà prima elaborato dal Collegio dei docenti sulla base ‘degli indirizzi definiti’ dal dirigente scolastico’ e sarà poi approvato dal Consiglio di istituto.
Il nuovo Pof triennale dovrà prevedere ‘il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia sulla base del monte ore degli insegnamenti, nonché del numero del numero di alunni con disabilità, fema restando la possibilità di istitutire posti di sostegno in deroga’.

SCELTA DOCENTI RIMANE A DS. POTRANNO AUTOCANDIDARSI
La scelta dei docenti a cui attribuire gli incarichi rimarrà in capo al solo dirigente scolastico, ma i professori potranno inviare la propria candidatura per i colloqui. La scelta in capo ai dirigenti partirà dal 2016 (per il 2015 le procedure rimangono ordinarie). Sarà inoltre ‘assicurata trasparenza e pubblicità dei criteri adottati, degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet dell’istituzione scolastica’. Dirigenti sceglieranno docenti, ma prima le 104.

Il dirigente, per la copertura dei posti della scuola ‘propone’ gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti.
Per l’assegnazione della sede, però, varranno le precedenze della legge 104, articolo 21 e 33, comma 6. Di conseguenza i docenti con disabilità personale avranno la priorità nella sede presso cui invieranno il curriculum.

Il preside potrà inoltre utilizzare i professori in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso e siano in possesso di titoli di studio, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire’.
La proposta di incarico dovrà avvenire sulla base di questi criteri: durata triennale e rinnovabile per ulteriori cicli triennali; ‘conferimento degli incarichi con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali, anche attraverso lo svolgimento di colloqui’; trasparenza e pubblicità degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet della scuola.

L’incarico ha durata triennale ed è rinnovato, “purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa”. Il che significa che si rinnova automaticamente fino a che nel POF non ci siano modifiche relative alle materie. Il mancato rinnovo dell’impiego, quindi, non sarà più legato alla discrezionalità del dirigente, ma ad un cambio di progettazione dell’intero istituto.

Il nuovo organico dell’autonomia darà alla scuola l’8% di docenti in più, una media di 7 docenti aggiuntivi per ciascun istituto.

PRESIDI NON POTRANNO CONFERIRE INCARICHI A PROF-PARENTI
Il dirigente scolastico, nel conferire gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento ‘è tenuto a dichiarare l’assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di parentela o affinità entro il secondo grado con i docenti iscritti nel relativo ambito territoriale’.

ASSEGNAZIONE E ACCETTAZIONE DELL’INCARICO
L’incarico è conferito con l’accettazione della proposta da parte del docente. Nel caso di più proposte, il docente effettua la propria opzione fra quelle ricevute, fermo restando l’obbligo di accettarne almeno una. In caso di inerzia dei dirigenti scolastici nella individuazione dei docenti, sarà l’ufficio scolastico regionale a provvede ad assegnarli d’ufficio alle istituzioni scolastiche. Lo stesso Usr provvederà a conferire l’incarico ai docenti non destinatari di alcuna proposta.

SÌ VALUTAZIONE DS. INCARICHI A ESTERNI PER ISPEZIONI
Sì alla valutazione dei dirigenti scolastici che saranno giudicati in base al miglioramento formativo e scolastico degli studenti, sulla direzione unitaria della scuola, le competenze gestionali e organizzative e la valorizzazione dei meriti del personale dell’istituto. Per la loro valutazione, per il triennio 2016-2018, potranno essere affidati incarichi ispettivi a tecnici del ministero dell’Istruzione. Valutazione docenti: a premiare saranno i dirigenti, ma ci saranno linee guida nazionali.

ANCHE ALLE ELEMENTARI DOCENTI DI EDUCAZIONE FISICA
Coloro che hanno una specializzazione in Scienze motorie dal prossimo anno scolastico potranno essere a tutti gli effetti docenti nelle scuole elementari.

FORMAZIONE DOCENTI E BONUS ANNUALE
I docenti avranno 500 euro all’anno per la propria formazione: si va dai libri ai software, dai concerti ai corsi. A questi si aggiungono anche 40 milioni di euro stanziati per la loro formazione durante il servizio. Il ddl, inoltre, mette a disposizione 200 milioni di euro a partire dal 2016 per il merito del singolo docente: il bonus verrà distribuito dal dirigente al docente che lo merita, motivando la decisione al consiglio di Istituto.

PRIMA COPERTURA ORGANICO SOSTEGNO, POI CATTEDRA
Il governo è delegato a rivedere i criteri di inserimento nei ruoli di sostegno e, in particolare, a garantire che l’alunno con disabilità abbia per l’intero grado d’istruzione lo stesso insegnate di sostegno. L’esecutivo dovrà quindi prevedere ‘la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, al fine di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente lo stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine o grado d’istruzione’.
Inoltre dovrà essere previsto ‘che il passaggio di cattedra su posto disciplinare’, non avvenga ‘prima di aver coperto il posto organico di sostegno’.

SUPPLENZE FINO A 10 GIORNI
Per quanto riguarda le supplenze, sarà sempre il dirigente a effettuare le sostituzioni dei docenti assenti – fino a 10 giorni – con personale dell’organico dell’autonomia che, ‘se impiegato in gradi di istruzione inferiore, conserva il trattamento stipendiale del grado d’istruzione di appartenenza’.

NO RETROATTIVO LIMITE 36 MESI CONTRATTI SUPPLENZE
Cambia, nuovamente, l’inizio del conto alla rovescia per il personale della scuola con contratti a tempo determinato. Il limite di 36 mesi per i contratti di docenti e personale Ata – per la copertura di posti vacanti e disponibili – partirà dal 1° settembre 2016 e non dall’entrata in vigore del ddl Scuola.

SU PREMI E VALUTAZIONE DECIDE DIRIGENTE
Il conferimento dei premi e la valutazione dei docenti rimarranno in capo al dirigente scolastico, che però sarà affiancato dal Comitato per la valutazione.

ARRIVA RIFORMA COMITATO VALUTAZIONE
Sì alla riforma del Comitato per la valutazione dei docenti, previsto da un decreto del 1994 del primo Governo Berlusconi. Con il maxiemendamento è stata modificata la sua composizione: ne faranno parte, oltre al preside, quattro docenti (tre scelti dal consiglio dei docenti e uno dal consiglio d’istituto), due genitori e uno studente.

STANZIATI 32 MLN PER POTENZIARE SISTEMA VALUTAZIONE
Al fine di potenziare il sistema di valutazione delle scuole è autorizzata la spesa di 32 milioni di euro dal 2016 al 2019. Con la modifica vengono stanziati 8 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019. La spesa è destinata alla realizzazione delle rilevazioni nazionali degli apprendimenti; alla partecipazione dell’Italia alle indagini internazionali; e all’autovalutazione e alle visite valutative delle scuole.

IN STAFF PRESIDE FINO A 10% DOCENTI
I dirigenti scolastici potranno individuare fino al 10% di docenti che lo ‘coadiuvano’ nel supporto organizzativo e didattico dell’istituzione colastica. I docenti individuati costituiscono lo staff del dirigente scolastico.

PIÙ RISORSE PER STIPENDI DS. IN 2015 +46 MLN
Aumento delle risorse del fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici. Con una modifica la commissione ha deciso che per quest’anno il Fondo dovrà essere incrementato di 46 milioni di euro (invece che 12 milioni, come prevede ora dal testo) e che queste risorse siano utilizzate per il triennio scolastico passato (da 2012 al 2015). E ancora: altri 14 milioni (invece che 12) vengono stanziati per l’anno scolastico 2015/2016 e 36 milioni di euro all’anno a partire dal 2016.

IL ‘TAGLIO DELLE DELEGHE’
Durante l’esame alla Camera sono state cancellate dal testo una serie di deleghe al governo, tra quelle previste dall’articolo 21 del ddl, una vera riforma nella riforma. Dunque il governo non legifererà sul rafforzamento dell’autonomia scolastica, dei poteri del preside per la scelta e la valutazione dei professori e l’ampliamento delle competenze amministrative delle scuole.

È stata poi soppressa la delega per il riordino dei organi dei convitti e quella sulle future assunzioni e valutazioni dei dirigenti scolastici. Con larga maggioranza è stata successivamente cancellata la delega al governo per la riforma della governance e degli organi collegiali e la delega per rivere le norme sul digitale nelle scuole. Per quanto riguarda quest’ultimo tema, saranno le scuole a ‘definire’ la gestione dell’identità digitale di studenti, docenti e Ata; i criteri per la tutela della’riservatezza’ dei dati personali degli studenti; e i criteri e le finalità per l’adozione di e-book e materiali digitali per la didattica.

‘SCHOOL BONUS’ E DETRAZIONI IRPEF
Il ddl prevede un credito d’imposta al 65% per il 2014 e al 50% per il 2016 per coloro che donano soldi ‘per gli investimenti in favore’ delle scuole, ‘per la realizzazione di nuove strutture, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti’. Con il maxiemendamento è stato posto il tetto massimo di 100mila euro per le erogazioni liberali.
E ancora: 400 euro all’anno, da detrarre ai fini Irpef, per ogni alunno iscritto alle scuole paritarie. Le detrazioni riguarderanno gli iscritti agli asili, alle scuole elementari e superiori paritarie.

BANDI GARA PER SCUOLA INNOVATIVE
Il ddl prevede anche l’emanazione di un avviso pubblico per l’elaborazione di proposte progettuali per la realizzazione di scuole innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’incremento dell’efficienza energetica e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento. Inoltre, vengono rafforzate le funzioni dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica – al quale, in particolare, saranno affidati compiti di indirizzo e di programmazione degli interventi – e la redazione di un piano del fabbisogno nazionale 2015-2017, al quale sono destinate risorse già stanziate e non utilizzate.

Il governo ha poi deciso di ridurre le sanzioni per gli enti locali che non hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità 2014 e hanno sostenuto, nello stesso anno, spese per l’edilizia scolastica. Infine, vengono stanziati 40 milioni per il 2015 per il finanziamento di indagini diagnostiche dei solai e dei controsoffitti degli edifici scolastici.

NO SPONSOR PER FINANZIARE PERCORSI FORMATIVI
Per finanziare i percorsi formativi e iniziative diretti a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché una valorizzazione del merito scolastico e dei talenti, il preside potrà utilizzare sì finanziamenti esterni, ma non quelli derivanti da sponsorizzazioni.

ISTRUZIONE ADULTI
Per sostenere e favorire nuovi assetti organizzativi e didattici, per aumentare l’istruzione degli adulti, il ddl prevede che il Miur – entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della riforma – dovrà modificare le norme in merito.

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
Il ddl rafforza il collegamento fra scuola e mondo del lavoro. In particolare, introduce una previsione di durata minima dei percorsi di alternanza scuola-lavoro negli ultimi 3 anni di scuola secondaria di secondo grado (almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei), prevede la possibilità di stipulare convenzioni anche con gli ordini professionali e dispone che l’alternanza può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche e anche con la modalità dell’impresa formativa simulata.

MATERIE OPZIONALI 2° BIENNIO E ULTIMO ANNO SUPERIORI
Le scuole introdurranno, anche utilizzando la quota di autonomia, insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nell’ultimo anno delle scuole superiori.

CURRICULUM STUDENTE FARÀ MEDIA PER ESAME STATO
Per l’esame di Stato delle scuole superiori la commissione d’esame terrà conto del curriculum dello studente.

ARRIVA POTENZIAMENTO PER TUTTE LINGUE UE
Valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano, ‘nonché alla lingua inglese e alle altre lingue comunitarie’, anche mediante utilizzo della metodologia Content language integrated learning.

PIÙ ATTIVITÀ IN LABORATORIO
Il testo, in particolare all’articolo 2 (sull’autonomia scolastica) prevede il ‘potenziamento delle metodologie laboratoriali e della attività di laboratorio’.

STOP CYBERBULLISMO E DISPERSIONE
La commissione, durante l’esame, ha approvato l’emendamento della relatrice per il contrasto al cyberbullismo e alla dispersione scolastica. Dunque tra gli obiettivi nazionali che le scuole dovranno garantire dovrà esserci il ‘contrasto’ della dispersione scolastica, al bullismo della e dovrà essere garantita ‘la più ampia inclusione scolastica’. Non solo perché le scuole dovranno garantire il diritto allo studio degli alunni ‘con bisogni educativi speciali’ anche attraverso percorsi individualizzati e personalizzati.

TECNICO INFORMATICO SCELTO TRA PERSONALE ATA
Le scuole potranno individuare – nell’ambito dell’organico dell’autonomia – il personale Ata per il coordinamento del contesto amministrativo e informatico delle attività del Piano nazionale della scuola digitale.

EQUIPOLLENZA LAUREE 3+2 E TITOLI ACCADEMIE
È riconosciuta ‘l’equipollenza’ alla laurea triennale, magistrale e alla specializzazione dei titoli rilasciati da scuole e istituzioni formative nei settori di competenza del ministero dei Beni culturali.

ARRIVANO 56 MLN PER AFAM IN 2015-2022
Il Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni statali dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) è incrementato di 7 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2022.

A MENSA ALIMENTI A KM ZERO E DA AGRICOLTURA BIO
Le istituzioni che gestiscono le mense scolastiche potranno inserire nei bandi di gara, per l’affidamento dei servizi, criteri di priorità per l’inserimento di prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero, proveniente dall’agricoltura biologica, a ridotto impatto ambientale e di qualità e della pesca sociale.

TECNICHE PRONTO SOCCORSO IN TUTTI I CICLI
Per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso nelle scuole elementari, medie e superiori saranno attivate ‘iniziative specifiche’ rivolte agli studenti.

IN REGISTRO IMPRESE ALBO PMI PER ALTERNANZA
Presso le Camere di commercio sarà istituita una apposita sezione speciale del Registro delle imprese a cui dovranno essere iscritte le Pmi per l’alternanza scuola-lavoro.

CHI USA EDIFICI È RESPONSABILE
Gli esterni che usufruiranno dell’edificio scolastico per effettuare attività di scuola saranno responsabili ‘in odine di sicurezza e al mantenimento del decoro degli spazi’.

CARTA DEL PROF
500 euro annui per ciascun anno scolastico per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.

CHI INSEGNERA’ INGLESE, MOTORIA E MUSICA ALLA PRIMARIA

La versione finale del maxiemendamento approvato il 25 giugno al Senato ci dice come si comporrà l’organico della scuola primaria.




ITALIA – Le madri della Repubblica: cinque politiche alla Commissione dei 75

Di Maria Pia Ercolini

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Il 2 giugno 1946, per la prima volta, le italiane si recarono alle urne per scegliere la forma di governo da dare al Paese ed eleggere l’Assemblea Costituente.

Il voto, maschile e femminile, indicò 556 preferenze, di cui 21 donne.

 Maria Agamben Federici, Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Livia Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio avevano alle spalle storie d’impegno sociale e politico e, a volte, esperienze di lotta partigiana, di carcere per attività antifascista, di esilio o deportazione.

Provenivano da ogni parte del Paese, lavoravano e possedevano titoli di studio alti: quattordici erano laureate, molte insegnanti, due giornaliste, una sindacalista e una casalinga. Nove militavano nel partito democristiano, nove nel partito comunista, due nel partito socialista, una nel partito dell’Uomo Qualunque.

Su di loro pesavano aspettative e diffidenze: parlavano in nome dei partiti ma anche in nome delle donne, rappresentando istanze ‘trasversali’ a gruppi e programmi politici.

In tempi in cui le donne erano sottoposte alla patria potestà, non accedevano a molti ruoli della Pubblica Amministrazione e la disparità salariale uomo-donna era sancita dalla legge, le deputate sostennero il diritto a pari opportunità e l’uguaglianza tra i sessi a casa e al lavoro.

Portano il loro segno l’art. 3 della Costituzione, che disciplina il principio di uguaglianza, l’art. 37 che tutela il lavoro delle donne e dei minori, l’art. 29 che riconosce l’uguaglianza tra i coniugi, l’art. 30 che tutela i figli nati al di fuori del matrimonio, l’art. 51 che garantisce alle donne l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive.

 Delle ventuno deputate, cinque – Maria Agamben Federici, Nilde Iotti, Angelina Merlin, Teresa Noce, Ottavia Penna – parteciparono ai lavori della “Commissione dei 75”, incaricata dall’Assemblea Costituente di elaborare la proposta di Costituzione da discutere in plenaria.

E di queste cinque madri della patria scriveremo oggi.

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Maria Agamben Federici (DC) 

(L’Aquila, 19/09/1899 – L’Aquila 28 luglio 1984)

Abruzzese di nascita, Maria si trasferì a Roma per proseguire gli studi e si laureò in lettere. Docente e giornalista, dopo il matrimonio e in pieno regime, si trasferì per alcuni anni all’estero, insegnando presso gli Istituti italiani di cultura: al rientro in Italia (1939), s’impegnò nella Resistenza, organizzò un piano di assistenza per le impiegate dello Stato, rimaste disoccupate, un Convegno nazionale per lo studio delle condizioni del lavoro femminile. Si dedicò con grande impegno a educare le masse femminili alla vita pubblica e fu molto attenta alle condizioni materiali della loro vita quotidiana. Lavorò inoltre per assistere l’infanzia e l’adolescenza attraverso la costruzione di asili, scuole, refettori, e promosse aiuti agli emigranti, agli sfollati e ai reduci.

Significativa la sua relazione sulle garanzie economiche e sociali per la famiglia, nella quale chiese allo Stato un intervento a tutela delle lavoratrici madri e un’azione volta a rimuovere gli impedimenti di natura economica alle unioni matrimoniali.

Tra le sue azioni politiche, sostenne la necessità di una riforma agraria, per l’elevazione morale e materiale dei contadini e caldeggiò l’eliminazione di ogni norma che relegasse la donna in settori limitati.

Nel ’48, eletta Deputata per la Democrazia Cristiana, presentò un disegno di legge sulla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, tradotto in legge nel 1950.

Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò esclusivamente all’impegno assistenziale e culturale, soprattutto in difesa degli emigranti.

Morì a L’Aquila nel 1984.

La sua città le ha dedicato una via, ma anche altri luoghi dell’Italia centrale hanno voluto ricordarla nell’odonomastica: Monteleone Sabino e Perugia.

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Nilde Iotti (PCI)

(Reggio nell’Emilia, 10/04/1920 – Poli, 04/12/1999)

Emiliana di nascita, Leonilde crebbe in una famiglia non agiata che le permise con sacrificio di laurearsi in Lettere all’Università Cattolica di Milano.

Il suo impegno partigiano nella città natale la portò a essere responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna (da cui derivò l’UDI – Unione Donne Italiane) e a tessere una rete di solidarietà e aiuto ai combattenti della Resistenza, per la quale ricoprì anche il rischioso ruolo di porta-ordini. Già in quei primi anni di attività politica si fece interprete di quella coscienza civile che le donne iniziarono a manifestare durante il periodo bellico, dopo secoli di esclusione dalla vita pubblica e dopo un ventennio di dittatura, entrando a far parte dell’Assemblea Costituente e della Commissione dei 75, volle occuparsi soprattutto dei temi legati all’istituto familiare e all’emancipazione femminile: si batté per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto.

Continuò a lottare per gli stessi temi nel dopoguerra: per la pensione alle casalinghe, per la riforma del diritto di famiglia, per il diritto al divorzio e all’aborto e per eliminare tutte le possibili forme di discriminazione nei riguardi delle donne.

Equilibrio, saggezza e capacità di mediazione fecero sì che ricoprisse la carica di Presidente della Camera dal 1979 al 1992, per tre legislature, primato non ancora eguagliato che va a sommarsi ad altri incarichi di prestigio: fu la prima donna a ottenere dalla Presidenza della Repubblica un mandato esplorativo per la formazione di governo e fu candidata dalla Sinistra alla Presidenza della Repubblica; fu Presidente della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali e Vicepresidente del Consiglio d’Europa,

Nel 1999, ultimo anno di vita, dopo aver dato le dimissioni dagli incarichi pubblici per gravi motivi di salute, un lungo e commovente applauso accompagnò la sua uscita dall’aula parlamentare.

Il Paese la ricorda intitolandole decine e decine di strade, viali, piazze, parchi sparse sull’intero territorio nazionale.

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Angelina Merlin (PSLI) 

(Pozzonovo, PD 15/10/1887 – Padova, 16/08/1979)

 

Veneta d’origine, laureata in Lingue e Letterature straniere, Lina venne sospesa dall’insegnamento perché si rifiutò di prestare il giuramento fascista.

Condannata a cinque anni di confino in Sardegna e poi tornata libera grazie ad amnistia, fu di nuovo arrestata a Padova. Si trasferì poi a Milano per fare della sua abitazione un punto d’incontro per i socialisti e la base organizzativa dell’assistenza ai partigiani.

Nella Commissione dei 75 sostenne il dovere dello Stato di garantire a ogni individuo il minimo necessario all’esistenza, assicurando a tutti il diritto di crearsi una famiglia, e si espresse a favore del diritto di proprietà.

Il suo nome è legato soprattutto alla proposta di legge per l’abolizione delle case di tolleranza (Legge n. 75/1958), sostenuta dalle cattoliche, ma le sue opere significative furono diverse: a lei va il merito della cancellazione del termine N.N. dai documenti anagrafici; sua fu l’iniziativa di abolire il carcere preventivo e di procrastinare l’inizio della pena per le madri e ancora a lei si devono i provvedimenti a sostegno dell’artigianato femminile.

Dal 1963 fu componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.

Le località di Adria, Crotone, Marina di Minturno, Pozzonovo, Rovigo e Ravenna le hanno intitolato una strada, Padova un giardino.

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Teresa Noce (PCI) 

(Torino, 29 luglio 1900 – Bologna, 22 gennaio 1980)

 

Teresa veniva una poverissima famiglia piemontese. Aveva iniziato a lavorare a sei anni, prima consegnando il pane, poi come stiratrice e sarta, e in seguito come operaia alla FIAT. Autodidatta e militante nella sinistra rivoluzionaria, divenne ben presto clandestina in Italia e trascorse molti anni tra Mosca e Parigi, sostenendo gli emigrati politici e i combattenti delle Brigate Internazionali.

Catturata in Francia, Estella (questo il suo nome di battaglia) fu internata nel lager di Ravensbruck e poi destinata ai lavori forzati a Holleischen. Dopo la Liberazione rientrò in Italia e riprese l’attività politica avviando l’incredibile operazione dei treni della felicità, un’esperienza che tra il ’45 e il ’52 salvò oltre 70.000 bambini del Sud da un destino di fame e sfruttamento, grazie all’ospitalità offerta da famiglie del Centro-Nord.

Al suo contributo nella Commissione dei 75 si devono le parole dell’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini […] sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso”.

Eletta nel 1948 alla Camera, promosse la parità e il riconoscimento della differenza femminile. La sua battaglia in difesa delle lavoratrici madri portò all’approvazione delle leggi che vietavano il licenziamento di madri, gestanti o puerpere, garantivano il riposo retribuito per maternità e allattamento, l’assistenza al parto, i nidi d’infanzia e le sale per l’allattamento nei luoghi di lavoro. Nel 1952, presentò una proposta di legge sulla parità di retribuzione per le lavoratrici, approvata in Parlamento nel 1956 (L. 741).

A lei sono intitolate strade a Castel Maggiore (Bologna), Lecce, Milano, Mosciano Sant’Angelo (TE), Parma, Possano con Bornago (MI), Ravenna e Roggiano Gravina (CS).

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Ottavia Penna Buscemi (Fronte dell’Uomo Qualunque /Unione Nazionale) 

(Caltagirone, CT 12/04/1907 – Caltagirone, CT 02/12/1986)

 

A Caltagirone, una strada e una lapide apposta sulla casa natale, ricordano le origini di Ottavia Penna, aristocratica siciliana, di fede monarchica, che si appassionò alle idee innovatrici del Fronte dell’Uomo Qualunque e iniziò la sua breve carriera politica, alla vigilia della Repubblica, dapprima nelle sue liste e in seguito nell’Unione Nazionale.

Ottavia era nota per le azioni eclatanti che ne facevano un personaggio singolare: durante la guerra, per sfamare la sua gente, aveva tagliato i sacchi di grano baronali destinati al mercato nero e distribuito alle famiglie povere la carne macellata nelle proprie tenute.

Si candidò per l’Assemblea Costituente e fu l’unica donna della destra a farne parte, grazie alle tantissime preferenze accordatele dai suoi concittadini. Tenace e battagliera, continuò il suo impegno di solidarietà verso poveri ed emarginati e contribuì all’istituzione della “Città dei Ragazzi”. Sostenitrice intransigente della buona amministrazione, contrastò sempre i poteri forti, per rispondere alle reali esigenze delle classi sociali più deboli.

Sempre attenta alla condizione femminile, precorse i movimenti femministi nella lotta per la parità dei diritti.

La sua serietà indiscussa e il grande rigore morale, le valsero la candidatura alla prima Presidenza della Repubblica, dove ottenne ben 32 voti, classificandosi al terzo posto.

Lasciò presto la vita parlamentare e la politica, delusa dai tanti compromessi a cui aveva dovuto assistere.