ITALIA – Regioni del Sud al limite sul fronte accoglienza: decessi e proteste

Trecentonovantacinque migranti di diverse nazionalità, tra cui siriani e subsahariani, sono sbarcati  a Crotone dal rimorchiatore di altura norvegese “Siem Pilot St Avangar”. Tra loro 150 minori, tanti bambini e alcuni neonati, 24 donne di cui due incinte. Dopo il controllo da parte degli agenti della polizia, gli immigrati sono stati prima accolti dai volontari per il primo soccorso e poi trasferiti al centro d’accoglienza di Sant’Anna.

La Prefettura di Crotone, che ha coordinato le procedure per il primo soccorso e l’accoglienza, informa che sono già stati fermati 10 presunti scafisti.

Temporaneamente ospitati presso il C.D.A./C.A.R.A. di Isola di Capo Rizzuto ai fini della pre-identificazione, saranno nei  trasferiti – secondo un piano di riparto del Ministero dell’Interno – in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Campania.

PUGLIA – E’ stata eseguita  nell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari l’autopsia sul corpo del 52enne tunisino morto martedì scorso in un’azienda di Polignano a Mare. Il pm Grazia Errede ha affidato l’incarico al professor Francesco Introna il quale dovrà stabilire le cause del decesso e se siano la conseguenza di un infortunio sul lavoro. Stando alla ricostruzione l’uomo si è sentito male alla fine del turno di lavoro nei campi dove caricava cassette di uva.

Al termine di un turno di otto ore all’aperto, avvertendo un malore l’uomo ha deciso di prendere un caffè al distributore dell’azienda. Giunto davanti alla macchinetta, il 52enne si è accasciato al suolo privo di sensi.

Soccorso da una collega, all’arrivo del 118 per il bracciante non c’era più nulla da fare. Residente a Fasano da diversi anni, dai primi accertamenti l’uomo risultava assunto con regolare contratto dall’azienda, anche se i Carabinieri stanno eseguendo verifiche sul contratto per verificarne la validità. Il gip ha disposto l’autopsia sul corpo del 52enne per verificare l’origine del malore che ha causato la morte e capire se poteva essere evitata.

LECCE – Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati della Procura di Lecce per la morte di Mohamed, il 47enne sudanese stroncato da un malore mentre lavorava come bracciante irregolare, sotto il caldo torrido – la temperatura sfiorava i 40 gradi – in un campo di pomodori fra Nardò e Avetrana. Gli indagati sono i titolari dell’azienda agricola Mariano, marito e moglie, e il caporale sudanese che avrebbe svolto il ruolo di intermediario fra gli imprenditori e i lavoratori.

Il sostituto procuratore Paola Guglielmi ipotizza per ora il solo reato di omicidio colposo, ma è probabile che altre ipotesi si aggiungeranno presto all’elenco delle imputazioni: i primi controlli effettuati dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina – guidati dal maggiore Nicola Fasciano – stanno portando alla luce un quadro di diffusa illegalità. Mohamed, stando alle prime ricostruzioni, era in possesso di permesso per stare in Italia in quanto richiedente asilo, ma non aveva un contratto di lavoro.

Irregolari anche altre due braccianti straniere, che quando l’hanno visto accasciarsi sulla terra hanno cercato di soccorrerlo. In regola con il contratto, ma non con altre norme sulla sicurezza sul lavoro, le altre 28 persone che lavoravano nella stessa porzione di terreno. Per questo gli accertamenti saranno effettuati a 360 gradi, sia sotto il profilo penale sia sotto quello prettamente professionale, tramite una serie di verifiche affidate anche agli ispettori dell’Inps.

L’azienda in cui è avvenuto l’incidente, del resto, già nel 2012 era finita nel mirino della Procura con l’arresto del titolare Giuseppe Mariano, coinvolto nell’operazione ‘Sabr’ sullo sfruttamento dei braccianti nei campi, insieme con tutti i più grossi imprenditori della zona. Da allora, e nonostante gli arresti, nulla è cambiato nelle campagne di Nardò e dell’hinterland.

I migranti continuano a lavorare in condizioni disumane, i caporali a fungere da intermediari e molti imprenditori a non rispettare completamente le regole. La situazione in cui lavoravano Mohamed e i suoi compagni lo dimostrerebbe in pieno: per ore chinati sotto il sole, con temperature che nei giorni scorsi hanno toccato i 40 gradi. Quelli che segnavano appunto i termometri nelle campagne verso Avetrana.

Cordoglio per la scomparsa del 47enne è stato espresso dal governatore Michele Emiliano: “Si tratta dell’ennesimo incidente sul lavoro, questa volta ancora più angosciante per la dinamica, visto che il bracciante, cittadino sudanese, probabilmente è morto a causa del gran caldo che imperversa in questi giorni, ancor di più sensibile nei campi di pomodori del Salento dove stava guadagnando la giornata. Il tragico episodio ci ricorda che a svolgere determinati lavori sono in gran parte immigrati da Paesi lontani”.

“Mohammed aveva i documenti in regola e faceva proprio il bracciante per professione – ha proseguito il governatore – Lo vogliamo ricordare a chi guarda a questi operai come ladri di lavoro, mentre con il loro sacrificio fanno funzionare pezzi di un’economia che vogliamo sempre più sana e sicura”. Emiliano si è detto sicuro “che magistratura e investigatori faranno luce sulle condizioni di lavoro in quella azienda agricola, perché a volte l’intreccio fra manodopera irregolare e poca chiarezza sulle imprese è fatale per gli anelli più deboli della catena”.

Sulla vicenda interviene anche Stefania Crogi, segretario generale Flai Cgil: “Questa morte non può restare un fatto di cronaca estiva, è un atto di accusa verso un mercato del lavoro agricolo colpito in modo forte dalla piaga dello sfruttamento”.

SALENTO – A Torre Chianca due salentini si sono accaniti su un ambulante 17enne in spiaggia: indagati per tentato omicidio, uno è sorvegliato speciale. Cori razzisti dei bagnanti contro la vittima e i poliziotti

Prima gli hanno rubato un paio di occhiali. E quando l’ambulante diciassettenne originario della Nuova Guinea ne ha chiesto la restituzione, lo hanno picchiato selvaggiamente, trascinato in mare e tenuto con la testa sott’acqua per diversi minuti. Il tutto sotto gli occhi dei bagnanti, che non solo non hanno aiutato il ragazzo, ma all’arrivo della polizia hanno circondato le volanti, facilitando la fuga di uno dei due aggressori e inveendo contro gli agenti e la vittima con frasi pesanti dal chiaro contenuto razzista.

Il pomeriggio di ordinaria follia ha avuto come teatro la spiaggia di Torre Chianca (a pochi chilometri da Lecce) e come protagonisti due giovani del capoluogo già noti alle forze dell’ordine, Federico Ferri e Mirko Castelluzzo, rispettivamente di 25 e 37 anni, arrestati per tentato omicidio al termine di un’indagine lampo della squadra volante della polizia di Stato, guidata dalla dirigente Eliana Martella. Entrambi vengono ritenuti vicini a gruppi della criminalità leccese che operano nel capoluogo: Castelluzzo è un sorvegliato speciale con obbligo di dimora, che non aveva remore a scontare sulla spiaggia in compagnia degli amici.

I due uomini, stando alla ricostruzione effettuata, avrebbero mercanteggiato con il venditore ambulante per qualche minuto e poi avrebbero sottratto un paio di occhiali dalla sua cesta. Il ragazzo se ne sarebbe accorto, chiedendone la restituzione e scatenando così la furia dei due leccesi. Alle botte è seguito il trascinamento in mare e poi quel tenerlo sott’acqua, che ha configurato l’ipotesi di tentato omicidio, condita da minacce rivolte ai presenti affinché si facessero “i fatti loro”.

Il migrante sarebbe poi riuscito a liberarsi e a scappare, chiedendo aiuto ai bagnanti, nessuno dei quali gli ha dato un cellulare per poter avvisare le forze dell’ordine. Una telefonata anonima al 113 ha determinato l’intervento delle volanti, ai cui agenti la vittima ha raccontato tutto con dovizia di particolari: “Mi tenevano con la testa sott’acqua, credevo di morire”.

Quando è riuscito a uscire dall’acqua, il diciassettenne era molto dolorante, essendo stato colpito in diverse parti del corpo (faccia, testa, collo, zigomo sinistro), comprese quelle intime, tanto che è stato condotto in ospedale, dove è stato sottoposto alle cure del caso e poi dimesso con una prognosi di dieci giorni. Al termine della brutta avventura il ragazzo è stato riaccompagnato a casa, dove abita con la famiglia, composta da lavoratori, tutti in regola con i permessi di soggiorno.

Le indagini dei poliziotti hanno inoltre consentito di identificare e denunciare per offese a sfondo razziale altre tre persone (una di loro anche per furto), che durante le fasi concitate di intervento della polizia, hanno inveito contro l’immigrato, rubandogli anche altre cinque paia di occhiali e i 40 euro, magro guadagno di un’intera giornata di lavoro sotto il sole.

Nella notte – poche ore dopo l’arresto di Ferri e Castelluzzo – un ordigno è esploso nei pressi dello stabilimento balneare ‘La Cambusa’ davanti al quale è avvenuta la brutale aggressione, danneggiando gravemente alcune cabine e magazzini. Difficile ipotizzare, al momento, se i due episodi siano collegati e se la presenza della bomba sia stata un segnale intimidatorio rivolto ai proprietari del lido in relazione a quanto accaduto il pomeriggio. Gli investigatori della squadra mobile diretti da Sabrina Manzone, però, non escludono alcuna possibilità e hanno già acquisito le immagini delle videocamera di sorveglianza installate nella zona.

SARDEGNA – Mentre prosegue la protesta a Cagliari dei migranti eritrei che vogliono lasciare l’isola,  sono sbarcati a Sant’Antioco e Teulada altri 15 nordafricani. Secondo i primi accertamenti si trovavano a bordo di due barchini, uno dei quali è stato già trovato, mentre il secondo sarebbe stato avvistato da una motovedetta. Cinque dei profughi sono stati intercettati dai carabinieri a Sant’Antioco, mente gli altri dieci sono stati rintracciati poco più tardi nella zona delle saline di Teulada. Sono tutti giovani nordafricani e in buone condizioni di salute, una parte dei migranti è stata già trasferito al centro di prima accoglienza di Elmas.

PROFUGHI ERITREI – E’ ripresa poco dopo  la protesta dei migranti eritrei davanti agli ingressi dei traghetti al porto di Cagliari. I profughi – 80/100 tra uomini e donne – che si trovavano in piazza Matteotti e nella zona del porto dove hanno trascorso la notte, sono tornati ai cancelli dei traghetti e chiedono di poter lasciare la Sardegna, come fatto  dai 56 connazionali. La Polizia sta controllando la situazione. Per molti di loro la partenza non sarebbe possibile a causa della mancanza di documenti e di denaro per acquistare i biglietti della nave Tirrenia. Chi invece è in possesso di documentazione e biglietto, come già accaduto, in giornata potrebbe lasciare l’isola. Alcuni dei profughi avrebbero già detto di essere disponibili a tornare nelle strutture di accoglienza, visto che molti di loro arrivano da altre province dell’isola.

IN 56 HANNO GIA’ LASCIATO LA SARDEGNA – Sono partiti  con il traghetto della Tirrenia diretto a Civitavecchia, 56 dei 120 migranti eritrei che ieri mattina si sono presentati davanti ai cancelli degli imbarchi del porto di Cagliari, chiedendo di poter lasciare la Sardegna e raggiungere altre nazioni europee. Tra di loro ci sono 25 donne e un minorenne. Quattordici dei profughi erano arrivati nello sbarco del 18 luglio scorso, mentre gli altri fanno parte dei 435 arrivati a Cagliari dalla nave della Marina tedesca sabato scorso. I 56 migranti, che erano ospiti di strutture ricettive nel Cagliaritano, sono in possesso di biglietto e di documenti validi. Da valutare la posizione degli altri arrivati da altre province dell’isola.

Il QUESTORE DI CAGLIARI – “Bisogna prendere atto che si tratta di un fenomeno storico epocale che non riguarda certo l’Italia, ma tutta l’Europa, soprattutto il nord Europa. L’Italia sta dando prova di essere un paese di grande umanità e accoglienza”. Lo ha detto all’ANSA il questore di Cagliari, Filippo Dispenza, commentando la protesta dei profughi eritrei al porto del capoluogo. “E’ un fenomeno epocale e storico dettato da guerre, carestie e condizioni di vita impossibili – ha evidenziato ancora Dispenza – bisogna puntare sui sistemi di sviluppo economici, sociali e politici nei paesi di origine e puntare sulla pacificazione”. In riferimento ai migranti che chiedono di lasciare la Sardegna ha aggiunto: “Sono persone che sono sottoposte a forme di protezione internazionale, non sono prigionieri ma sono ospitati in strutture di accoglienza della Regione e, una volta identificati, sono liberi di uscire e rientrare. Devono rispettare chiaramente certe regole, come l’assenza prolungata (tre giorni) dalle strutture in cui sono alloggiati, per non perdere il diritto all’ospitalità. Devono poi rispettare le norme del vivere civile, le regole e le leggi vigenti”, ha concluso il questore.

CAMPANIA – La Campania è la quarta regione in Italia, dopo Lombardia, Sicilia e Lazio per il numero di profughi da accogliere. L’epicentro della protesta è Varcaturo dove i residenti hanno protestato davanti all’Hotel di Francia, un albergo di lusso, come ricorda linkiesta, trasformato in centro di accoglienza. Lo scenario si è ripetuto a Licola Mare nei pressi dell’Hotel Panorama. Anche lì dopo le proteste dei residenti davanti all’Hotel Panorama è scoppiata una rissa tra profughi che è stata sedata dalle forze dell’ordine. La situazione appare fuori controllo a Giugliano. Circa 900 su 2300 sono concentrati in 8 centri. Il sindaco ha chiesto al Prefetto di Napoli di bloccare nuovi arrivi.

“Il Prefetto, su mia sollecitazione, – ha dichiarato Poziello – ha escluso il Comune di Giugliano dalle nuove gare in corso per la collocazione in strutture ricettive di migranti richiedenti asilo. Ciò in considerazione dell’elevato numero di richiedenti già presenti sul territorio”. Intanto altri venti immigrati sono stati “dirottati” sabato scorso per motivi di ordine pubblico da Acerra all’Hotel Bella Mbriana, altro centro di accoglienza nel giuglianese, dopo che gli acerrani avevano protestato per l’arrivo del bus carico di profughi. “Siamo stanchi e spaventati, – affermano alcuni cittadini giuglianesi a Linkiesta – è un’invasione. Ormai loro sono diventati più di noi e quindi si sentono forti, non è la prima volta che avvengono episodi del genere come la rissa di martedì”. La rabbia degli italiani e dei campani diventa sempre più pressante.




ITALIA – Crisi economica: aziende tra licenziamenti e illegalità, non si contano i disoccupati

Ferragosto nero per il lavoro in Irpinia. Mondial Montemiletto chiude: 77 operai licenziati. Si è svolto l’incontro tra i rappresentanti sindacali e l’amministratore unico della Mondial Group s.r.l, Franco Monico, riunione convocata per comunicare l’avvio, a partire dal prossimo 15 agosto, delle procedure di mobilità per i 77 dipendenti dello stabilimento irpino che aprono la strada al licenziamento in tronco per gli operai. “Ci eravamo incontrati solo 15 giorni fa con i delegati dell’azienda in una riunione svolta in videoconferenza con la sede di Confindustria Avellino. In quella occasione si era concordato che, a partire da quella stessa data, sarebbero stata predisposta una procedura mista di cassa integrazione straordinaria e mobilità volontaria in attesa di trovare una soluzione definitiva per mantenere in vita lo stabilimento”. A parlare è Sergio Scarpa, segretario generale della FIOM-CGIL Avellino, che non manca di esprimere tutto il proprio dissenso per il cambio di linea improvviso da parte dei vertici del gruppo.

“Monico è stato perentorio e ha palesemente affermato di non avere alcun interesse per le sorti della sede di Montemiletto. La sola alternativa – ha proseguito Scarpa – da lui delineata è stata quella di un eventuale fitto dell’impianto ad altri imprenditori ma per quanto riguarda la Mondial, l’attività cesserà a partire dal prossimo ferragosto, giorno più, giorno meno”. La Mondial di Montemiletto, era in crisi da tempo. “Siamo partiti con due anni di ristrutturazione, con la concentrazione della produzione su di un unico piano, al fine di riorganizzare ed efficientare l’attività dello stabilimento. Due anni nel corso dei quali, questo è vero, i livello produttivi si erano significativamente ridotti. In questo periodo, però, la posizione dei lavoratori era stata garantita attraverso la cassa integrazione straordinaria cui è seguita quella ordinaria che terminerà il prossimo 14 agosto”. Data a partire dalla quale si sarebbe dovuto seguire lo schema definito durante l’incontro di due settimane fa, totalmente sconfessato da Monico che “non ha tenuto assolutamente conto dell’impatto sociale di una simile decisione. Stiamo parlando – ha ricordato il Segretario – di altre 77 operai che vanno ad ingrossare le fila della disoccupazione in questa provincia che conta già 81.000 persone senza lavoro. Molti di loro hanno intorno ai 50 anni ma vi sono anche giovani tra i 25 e i 35 anni, circa una 40in, che stanno vedendo sfumare le loro prospettive di futuro”.

Non risparmia critiche alla politica, sia nazionale che locale, Sergio Scarpa. “La vicenda di Montemiletto – ha affermato – sconfessa quanti sostengono, a partire dal Governo nazionale, che la crisi stia terminando: così non è, almeno non per l’Irpinia. Per di più, a causa delle riforme del mercato del lavoro di questi ultimi anni, a partire dalla Fornero per arrivare al Job’s Act, questi lavoratori vedono drasticamente ridotte le tutele loro garantite. La mobilità, infatti, è già passata da 4 a 3 anni e dal 31 dicembre di quest’anno dovrebbe ulteriormente essere calata a 2. Per cui, dalla fine del 2015, bisognerà anche capire quali saranno le prospettive”. A questo si aggiungerebbe il totale disinteresse da parte della politica locale visto che “Monico avrebbe incontrato l’Amministrazione di Montemiletto, nella persone del suo Sindaco, del Vice e i suoi assessori, per comunicare la propria decisione che nessuno avrebbe contestato. Per questo – ha concluso il Segretario – intendiamo chiedere un incontro proprio con il primo cittadino per chiedergli conto di questa circostanza e capire perché abbia deciso di tacere dinanzi ad una notizia tanto allarmante che va ad intaccare ulteriormente i livelli occupazionali e i diritti dei lavoratori di una provincia già estremamente provata sotto questo punto di vista”.

BARI – Tensione allo stabilimento Bridgestone della zona industriale di Bari, durante la prima delle tre assemblee sindacali indette per la giornata di oggi solo il provvidenziale intervento di alcuni presenti ha evitato che un lavoratore arrivasse alle mani proprio con uno dei rappresentanti sindacali.

A far scatenare l’ira del dipendente un modulo che i sindacati avrebbero distribuito nel corso dell’assemblea firmando il quale i dipendenti avrebbero consentito all’azienda di tagliare ulteriormente la busta paga mensile, negli ultimi dodici mesi già alleggerita di centinaia di euro, per una cifra vicina agli 80 euro. Via il cottimo dei bonus giornalieri, via gli scatti d’anzianità e indennità notturna pagata dal 50% al 10%. Stessi temi che verranno affrontati nelle altre due riunioni di giornata, una per turno di lavoro, fissate dalle 20.30 alle 22.00 e dalle 22.00 alle 23. Facile immaginare, dunque, come l’atmosfera assai poco rilassata possa aleggiare sullo stabilimento fino a tarda sera.

La vicenda Bridgestone inizia nel 2013, quando dalla sede centrale decidono di chiudere lo stabilimento di Bari, mandando a casa 950 persone. Dopo gli scioperi, le mobilitazioni e gli interventi da parte delle istituzioni, l’azienda decide di presentare un piano di reindustrializzazione. Ad oggi però, nonostante tutto circa 200 dipendenti rischiano comunque di essere mandati a casa.

 SETTORE DEL MOBILE – I Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Bari, a conclusione di una articolata attività ispettiva nei confronti di alcune imprese operanti nell’area murgiana nel settore del mobile imbottito, hanno scoperto un insidioso
sistema evasivo. In particolare, dai riscontri documentali e dalle dichiarazioni rese in atti dai numerosi lavoratori, è emersa una società “terzista” che assemblava il prodotto finito per il committente, omettendo di fatturare la maggior parte di tale lavorazione ed impiegando manodopera irregolare o in nero, in spregio alla normativa in materia di lavoro e di previdenza. Infatti, ben 73 dipendenti sono risultati “in nero”. Inoltre sono state rilevate retribuzioni irregolari caratterizzate dal sistema dei compensi c.d. “fuori busta”. L’attività ispettiva, oltre alle numerose violazioni in materia di lavoro, ha permesso di contestare l’omesso versamento delle ritenute sugli stipendi irregolarmente corrisposti ai lavoratori per oltre 15.000 Euro, nonché l’evasione all’ IVA e alle imposte dirette per oltre 80.000 Euro di imponibile e 18.000 Euro di Iva.

MELFI –  Fiom: “la FCA licenzia prima di assumere”.  “In queste ore molti lavoratori in contratto di somministrazione presso la Fca di Melfi stanno contattando la Fiom e il Nidil per denunciare la mancata stabilizzazione ancor prima della scadenza di luglio del loro contratto. Da informazioni in corso di verifica, sarebbero quasi un centinaio i giovani a cui è stata comunicata questa decisione”. Lo dichiarano Michele De Palma, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del gruppo Fca, e Massimo Brancato, della Fiom-Cgil Basilicata. “Eppure, il 28 maggio scorso, in occasione della visita di Renzi a Melfi, il dottor Marchionne annunciò la stabilizzazione di tutti i lavoratori assunti con contratto di somministrazione entro agosto. Per la Fiom si tratta di una vicenda che non può rimanere sotto silenzio. L’azienda, a cui la Fiom si accinge a chiedere un incontro urgente, motivi le ragioni delle sue scelte e dica quali sono i termini del percorso di stabilizzazione dei lavoratori interinali, ai quali la Fiom non farà mancare il sostegno per la tutela dei loro diritti”.

IKEA –  Nuova ondata di scioperi anche in Campania

Nuovo pacchetto di sciopero di 24 ore da gestire a livello locale, con iniziative che verranno decise di volta in volta per i lavoratori di Ikea. Lo rende noto la Filcams-Cgil secondo cui “durante il nuovo incontro di trattativa, le parti hanno formalizzato la sospensione della trattativa, registrando da ambo le parti il permanere di distanze ancora ingestibili”.

“Inevitabile – spiega il sindacato – la proclamazione di un nuovo pacchetto di ore di sciopero. Nel frattempo le assemblee dei lavoratori discuteranno sul merito delle proposte”.

“L’azienda ha anche annunciato che a settembre saranno effettivi gli effetti della disdetta unilaterale del contratto integrativo, avvenuta in maggio. Le organizzazioni sindacali sottolineano di non volersi sottrarre al confronto di merito, rigettano le accuse di indisponibilità alla trattativa che l’azienda ha formalizzato al tavolo e lavoreranno per proposte alternative che consentano l’individuazione di strade condivise. I lavoratori, dal canto loro, “hanno già manifestato con le iniziative diffuse sul territorio la loro forte contrarietà a ipotesi di taglio lineare delle retribuzioni: per loro sarà un’estate di mobilitazione, a difesa del loro contratto”.

La situazione è senz’altro complessa e probabilmente inedita, ma ormai la vertenza IKEA ha assunto un carattere del tutto originale.

Oggi, durante il nuovo incontro di trattativa, le Parti hanno formalizzato la sospensione della trattativa, registrando da ambo le parti il permanere di distanze ancora ingestibili.

Inevitabile la proclamazione di un nuovo pacchetto di ore di sciopero, ben 24, da gestire a livello locale, con iniziative che verranno decise di volta in volta. Nel frattempo le assemblee dei lavoratori discuteranno sul merito delle proposte.

L’azienda ha anche annunciato che a settembre saranno effettivi gli effetti della disdetta unilaterale del Contratto Integrativo, avvenuta in maggio.

Le Organizzazioni sindacali sottolineano di non volersi sottrarre al confronto di merito, rigettano le accuse di indisponibilità alla trattativa che l’azienda ha formalizzato al tavolo e lavoreranno per proposte alternative che consentano l’individuazione di strade condivise.

I lavoratori, dal canto loro, hanno già manifestato con le iniziative diffuse sul territorio la loro forte contrarietà a ipotesi di taglio lineare delle retribuzioni: per loro sarà un’estate di mobilitazione, a difesa del loro contratto.




Le tre Italie dell’astensionismo

Una vittoria di Pirro per il Pd che ha portato a casa un 5 a 2 molto sofferto. La sfida politica regionale ha visto  prendere la Liguria da Forza Italia e il Veneto dalla Lega Nord. Un risultato determinato da un’affluenza al 52,2% e dall’affermazione del Movimento 5 Stelle, che in tutta Italia si stanzia sul 20%, con punte in alcune zone come Genova, dove la più giovane candidata governatrice, Alice Salvatore, sfiora un sorprendente 25%,  e in Puglia con Antonella Laricchia.

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In Veneto il leghista Luca Zaia ha doppiato Alessandra Moretti del Pd e ha lascia molto più indietro il fuoriuscito Flavio Tosi.

La sorpresa è arrivata però dalla Liguria dove il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, ha vinto con il 34,4%, seguito a una certa distanza dalla Dem Raffaella Paita con la M5S Alice Salvatore terza e Luca Pastorino, candidato della sinistra, quarto. Con il Pd che, come lo stesso premier Matteo Renzi aveva avvertito nei suoi comizi, paga la prima vera scissione a sinistra. “Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente”, ha commentato la candidata del Pd Raffaella Paita.

In Umbria vittoria per Catiuscia Marini (centrosinsitra) anche se nelle prime proiezioni sembrava che potesse aprirsi una chance per il candidato di centrodestra Claudio Ricci.

In Campania, dopo un testa a testa che lo ha visto, comunque, sempre in testa anche se di misura si afferma il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca primo (al 39,9% contro il 38% di Stefano Caldoro), superando di fatto anche la ‘black list’ stilata dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi e ultimo pomo della discordia all’interno del Pd.

In Puglia la vittoria scontata per Michele Emiliano il nuovo governatore e tra i primi a salutarlo il presidente uscente Nichi Vendola: “Complimenti sinceri affettuosi Emiliano per una vittoria così netta, forte, e auguri calorosi di buon lavoro, un lavoro che sarà durissimo, di una complessità incredibile”.

Per cinque regioni la vittoria è sembrata netta già dalle prime proiezioni: in Toscana, Puglia e Marche fa il pieno di voti il centrosinistra.

Ma il dato che va analizzato per comprendere la realtà politica italiana è l’astensionismo.

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L’affluenza alle urne nel nostro Paese – seppur negli anni in costante diminuzione – è sempre stata piuttosto alta. Alle politiche del 2008 superava l’80% e in quelle del 2013 si attestava pur sul 75%.  Ora poco più del 50% si è recato alle urne.

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Quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazioni.

Gli elettori sono sempre più scettici e disillusi di fronte agli schieramenti politici, che per quanto frammentati in molti partiti e correnti politiche sono composti da un ceto politico identico e trasformista a destra e a sinistra. Il cattivo costume è confermato dai risultati delle manovre di governo. La Riforma delle pensioni  e la “Buona scuola” hanno fatto perdere elettori. Nell’Italia del Nord chi non ha votato Pd, se non si è astenuto, ha votato Lega Nord e definito ladroni tutti gli altri.

Alle ultime elezioni europee la vittoria del Pd ha, di fatto, rafforzato la leadership di Renzi nel partito e nel Paese, accrescendo la forza e la convinzione con cui il leader toscano ha perseguito il suo progetto egemonico illegittimo, perchè  non votato dagli italiani.

La stessa cosa è accaduta con il consenso dato al Pd attraverso queste elezioni regionali.

Ma chi ha scelto di astenersi evidentemente non ha potuto dimenticare  che il Pd ha sostenuto il governo Monti e le sue politiche di austerità , ha fatto inserire il fiscal compact in costituzione, ha varato il jobs act, sta portando a termine una pessima riforma della Scuola e si appresta a firmare il ttip, un trattato di commercio transatlantico che  penalizzerà il nostro paese. Tutto questo in uno scenario di omologazione e totalitarismo dilagante. Ogni tipo di opposizione è bollata come sterile riflessione da contrapporre al “fare”, ogni obiezione valutata con sufficienza e arroganza.  L’astensione si spiega con il venir meno della tensione ideologica che aveva contraddistinto il sistema dei partiti proprio della Prima e della Seconda Repubblica.

Nel M5S, la scelta post-ideoologica ha finito per occultare la mancanza totale di una reale posizione politica: tutta l’attenzione si concentra sulla necessità di moralizzare la vita pubblica (lotta alla “casta”, riduzione dello stipendio, etc.). Anche il reddito di cittadinanza può essere letto come una posizione populista e non politica.

A Destra, spostare tutto sulla lotta contro l’immigrazione sembra una battaglia persa.

Renzi commenta: “Il risultato del voto è molto positivo, andiamo avanti dunque con ancora maggiore determinazione nel processo del rinnovamento del partito e di cambiamento del paese”.




ITALIA – Un milione di euro al progetto “DJ – Diversity on the job”: 246 i tirocini di Arcilesbica Mediterranea per fermare la discriminazione

Si è concluso il 20 gennaio il progetto di inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati realizzato dall’Associazione Arcilesbica Mediterranea e dal Consorzio Meridia (capofila) nell’ambito di “DJ – Diversity on the Job” finanziato complessivamente con più di un milione di euro dal Fondo Sociale Europeo PON Governance e Azioni di Sistema 2007-2013, Obiettivo Convergenza, Asse A “Adattabilità”, Asse B “Occupabilità”, Asse D “Pari opportunità e non discriminazione”. Il Programma sperimentale nazionale è stato promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e realizzato nelle regioni Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

A livello nazionale l’iniziativa, attuata da Italia Lavoro, è nata dall’esigenza di promuovere e assicurare parità di accesso ai diritti sostenendo lo sviluppo di opportunità di occupazione e d’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione nell’accesso al lavoro, come le persone discriminate per il loro orientamento sessuale e identità di genere e le comunità Rom, Sinti e Caminanti.

La definizione del target delle azioni progettuali è derivata dall’evidenza che, come emerge dai dati statistici Istat e Unar, tali soggetti subiscono maggiori discriminazioni e sono spesso esclusi dal mercato del lavoro. Per queste categorie di persone nell’ambito

dell’attività svolta dal Consiglio d’Europa (COE) sono state promosse azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani.

L’intervento ha avuto come principali obiettivi quelli di stimolare capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale. L’iniziativa è stata finalizzata, infatti, alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 Regioni Convergenza.

Il progetto pilota, promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e attuato da Italia Lavoro, ha promosso inoltre misure sperimentali di politica attiva del lavoro in una logica di empowerment per i target individuati, finalizzate alla formazione e qualificazione delle competenze e all’integrazione sociolavorativa, attraverso l’erogazione di servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi.

Sono stati complessivamente 246 i tirocini attivati, di cui 60 in Puglia dove tra gli enti promotori finanziati vi è stata l’Associazione Arcilesbica Mediterranea e il Consorzio Meridia che hanno attivato due tirocini nel comune di Bari.

I tirocinanti sono stati impegnati in uno stage di 3 mesi per cui hanno ricevuto una indennità di frequenza di 550,00 Euro. Dei due tirocini attivati uno è proseguito con la stipula di un contratto di apprendistato presso la struttura ospitante. Le aziende coinvolte sono state due esercizi commerciali della città di Bari.

Le attività a favore dei destinatari, previste nell’ambito dei percorsi di politica attiva, sono state di accoglienza e presa in carico, orientamento al lavoro, tirocinio e tutoring.

La presidente dell’Associazione Arcilesbica Mediterranea, Antonella Favia, ha commentato la conclusione delle attività progettuali dichiarando “il progetto Diversity on the Job ci ha permesso di raggiungere risultati importanti, non soltanto mediante l’avvio di due percorsi di inclusione lavorativa per soggetti a rischio di discriminazione – di cui uno attualmente prosegue con la stipula di un contratto di lavoro – ma, soprattutto, ci ha offerto l’opportunità di avviare iniziative di sensibilizzazione e confronto sul tema attraverso la costruzione di reti territoriali con altri stakeholder e la divulgazione informativa dell’iniziativa ed in particolar modo delle sue finalità ed obiettivi. L’auspicio è che tale esperienza possa configurarsi come primo step di future e più consolidate collaborazioni con il territorio volte a garantire il pieno rispetto dei diritti, a partire da quello al lavoro, per tutt*”.