Chiesa allo sbando: esequie per gli assassini, ma negate agli eutanasici

La morte non rende tutti uguali o almeno non chi decide di far celebrare il  funerale nella chiesa Don Bosco a Cinecittà. La parrocchia non è nuova alle cronache. Sormontata da una caratteristica cupola, è la stessa che nel 2006 negò i funerali a Piergiorgio Welby.  Malato di Sla, in fase terminale, Welby chiese ai sanitari di staccare la spina (fu eretto a simbolo dell’eutanasia) e gli furono vietati i funerali religiosi.

Non abbiamo bisogno di spiare dal buco della serratura i nuovi santi e le nuove star di Cinecittà, queste figure boccaccesche possono improvvisare un colossal infischiandosene anche del parere degli spettatori. Un funerale show con carrozza d’epoca trainata da 6 cavalli con il pennacchio nero, 12 Suv e limousine, il tutto coronato da una cascata di petali di rosa piovuti dal cielo (con la partecipazione straordinaria di un elicottero privato). Un set cinematografico a tutti gli effetti la cui sapiente regia è rimasta nell’ombra, sconosciuta addirittura al prete che ha celebrato la messa  e che, alla richiesta di spiegazioni, è caduto dalle nuvole: le sue competenze – come hanno spiegato anche dal vicariato – sono circoscritte a quanto accade all’interno della chiesa, non all’esterno, dove l’anonimo “scenografo” aveva posizionato gigantografie del malavitoso e dato il via a musiche evocative (tra l’altro la colonna sonora del Padrino).

Vittorio Casamonica, 65 anni, uno dei maggiorenti dell’omonimo clan che viene ritenuto responsabile di attività illecite come usura, racket e traffico di stupefacenti nell’area sud est della città, è stato omaggiato. Sulla bara un’immagine di padre Pio.

“Hai conquistato Roma, ora conquista il paradiso”,  “Vittorio Casamonica re di Roma” recitavano alcuni manifesti apparsi davanti la parrocchia che lo ritraevano a mezzo busto con una corona in testa, il Colosseo e il cupolone sullo sfondo. Una folla di persone ha voluto portargli l’ultimo saluto.

“Era una brava persona, corretto” hanno commentato alcuni conoscenti al termine della messa. Commozione all’uscita del feretro che è stato salutato da una “pioggia” di petali lanciati da un elicottero. Dopo la funzione, la bara è stata trasportata in una Rolls-Royce mentre la banda musicale ha suonato la colonna sonora di un altro celebre film “2001 odissea nello spazio”.

Mentre le esequie di Vittorio Casamonica a Roma in stile “Il Padrino” diventano un caso politico, il prete dichiara: “Rifarei il funerale di Vittorio Casamonica? Probabilmente sì, faccio il mio mestiere”.

All’ indomani delle esequie del boss è tornato a parlare a Sky Tg24 il parroco della chiesa Don Bosco, don Giancarlo Manieri. “Io qui ho fatto il prete, non spettava a me bloccare un funerale. La chiesa può dire no a un funerale? – si chiede rispondendo a una domanda – Ecco, questo è un problema. Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me”. “L’esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa…”,dice don Manieri.

Con il mondo politico allarmato dai “segnali mafiosi”, interpretati come una “sfida allo Stato”, la Chiesa non si esprime.

“Roma sfregiata, fatto inquietante”, hanno attaccato dal Pd mentre Sel ha investito del caso il Parlamento chiedendo al ministro Alfano spiegazioni sull’aspetto legale della vicenda, chi è stato il regista dell’operazione, chi ha concesso le autorizzazioni. Preoccupato anche il sindaco Marino che ha chiamato il Prefetto perché siano condotti accertamenti con estremo rigore.

Si è attivato pure il ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha chiesto a Franco Gabrielli una “relazione dettagliata” sulla vicenda.

“Certamente si poteva e si doveva evitare. Se non si è evitato è perché Roma non ha ancora gli anticorpi necessari per comprendere e prevenire cose di questo tipo: l’esistenza della mafia è stata negata fino a pochissimo tempo fa”,  dice l’assessore alla legalità di Roma Alfonso Sabella.




LIBIA – Richiesta di riscatto per i 4 italiani rapiti

I quattro italiani rapiti in Libia sono vivi e nelle mani di un gruppo di malviventi che chiedono soldi. Nessun intento politico o richieste di scambi con scafisti nelle nostre galere, attraverso i mediatori dell’intelligence è arrivata la richiesta di riscatto per la liberazione di Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, i quattro tecnici sequestrati il 20 luglio nella zona di Mellitah.

Il sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti ha scartato nettamente l’ipotesi che i rapitori siano legati in qualche modo ai trafficanti arrestati nelle settimane scorse in Italia e che il sequestro possa essere utilizzato come “merce di scambio” per ottenere dall’Italia il rilascio dei detenuti. E’ una “via impercorribile” e quindi va esclusa. Minniti, nel corso di un’audizione al Copasir, ha detto che siamo di fronte a un sequestro a scopo estorsivo e quindi, pur nella difficoltà della situazione, la vicenda è più facilmente gestibile.

Il pericolo semmai è legato ad un allungamento dei tempi del sequestro oppure alla difficoltà di individuare le fonti con cui interloquire in Libia, fonti che siano attendibili e che possano portare in tempi rapidi a una soluzione della vicenda. L’incubo ovviamente è che i quattro possano essere venduti ad organizzazioni jihadiste in qualche modo legate all’Isis.

Il premier di Tripoli Khalifa al Ghweil ha considerato anche lui “molto scarsa” la probabilità che il rapimento abbia una relazione con i trafficanti. Al Ghweil è convinto che gli autori possano essere “criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l’Italia”. Ma è il caos politico nel Paese che rende per l’Italia più complicata la vicenda. Il premier di Tripoli non è infatti il governo riconosciuto a livello internazionale. Cosa che invece è il governo di Tobruk. E quindi le parole di Khalifa al Ghweil possono essere interpretate anche come un “avvertimento”.

Gentiloni: “Serve prudenza” – Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dal canto suo ha chiesto “prudenza e riserbo per riportare a casa” gli italiani e ha invitato a “non inseguire il carosello di rivendicazioni, ipotesi e retroscena che vengono fatti in modo più o meno strumentale”. Sulla stessa linea il titolare del Viminale Angelino Alfano.

Intanto a Sirte, dove negli ultimi mesi si è rafforzata la presenza dell’Isis, si sono verificati violenti combattimenti tra la Brigata 166 dei Fratelli Musulmani e gruppi affiliati allo Stato Islamico. Critica la situazione anche a Bengasi, dove si susseguono gli scontri fra l’esercito e formazioni islamiste.




LIBIA – Quaranta muoiono in mare mentre in Italia sfrattano i profughi

Mentre  alcune decine di migranti – una quarantina secondo le testimonianze dei superstiti – affrontavano il  mare e sarebbero annegate in seguito al naufragio di un gommone avvenuto davanti alle coste libiche (lo hanno riferito alcuni dei sopravvissuti sbarcati ad Augusta dalla nave militare tedesca Holstein che ha soccorso complessivamente 283 profughi), i vertici di Forza Nuova  hanno trovato una nuova missione: allontanare i circa 200 profughi ospitati in una tenuta di Costagrande di Avesa (Verona). A chiamare i militanti della destra estrema, scrive il Corriere del Veneto, sono stati i residenti di Avesa: “Ho visto cosa hanno fatto a Treviso e mi è sembrata una cosa valida. Così li ho chiamati e loro mi hanno detto che verranno lunedì sera”, dice uno degli abitanti della zona contrario alla presenza dei richiedenti asilo nella periferia veronese.

In piazza anche i militanti di Christus Rex, gruppuscolo veronese di ispirazione ultracattolica e tradizionalista. Alle 19, ma nella piazza di Avesa, protesterà la Lega Nord per lo spostamento dei richiedenti asilo.

Ma dal canto loro gli stessi profughi vorrebbero essere portati altrove: nella mattinata di lunedì hanno inscenato una protesta contro le condizioni delle tende dove dormono, invase secondo i racconti dagli scorpioni e dai serpenti. “Non vogliamo vivere in uno zoo”, hanno ripetuto prima di cedere e tornare alla tenuta di Costagrande.

Anche l’arrivo di 101 profughi a Quinto di Treviso aveva scatenato la furia dei residenti che nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi si sono introdotti negli appartamenti destinati ai richiedenti asilo, hanno portato in strada i mobili e infine hanno dato fuoco alle masserizie in segno di protesta.

Secondo la Tribuna di Treviso, ci sarebbe stata anche una rissa tra alcuni abitanti della zona e due operatori della cooperativa incaricata di gestire i profughi. Luca Zaia, governatore del Veneto, ha commentato: “La gente ha fatto bene. Questa è una situazione intollerabile. Ora dichiaro guerra al Prefetto”. Pronta la replica del prefetto Maria Augusta Marrosu: “I residenti che hanno fatto danneggiamenti verranno denunciati. Chi si è comportato male sono gli italiani, non gli stranieri”.

Ad accendere gli animi è stato il fatto che ai migranti sono stati consegnati in via temporanea 30 appartamenti in varie palazzine di Quinto dove già vivono dieci famiglie italiane. Gli alloggi, scrivono i quotidiani locali, erano già pronti e arredati, provvisti anche di televisori, vestiti, ciabatte infradito e sigarette. Scrive il Corriere del Veneto:

Nella notte un gruppo di cittadini ha aperto un alloggio destinato ai richiedenti asilo portando fuori letti e televisori e dandogli fuoco. I residenti sono furiosi: «Hanno trasformato le nostre case, che abbiamo pagato col mutuo, in un campo profughi. Devono andarsene di qui».
In molti sono preoccupati per la sicurezza del quartiere. «Come può essere garantita? Ci sono famiglie, con bambini e ragazze, chi controllerà che non succeda niente? Siamo noi gli ospiti da oggi, visto che 30 appartamenti su 40 verranno dati ai profughi». In mattinata è stato necessario anche l’intervento di un’ambulanza, per soccorrere una donna colpita da un malore. Sono volate urla all’indirizzo dei profughi che si trovavano in alcune terrazze dello stabile.
Nel mattino Luca Zaia si è recato a visitare il luogo dell’assalto e ha usato parole durissime contro la Prefettura di Treviso, lodando la resistenza dei cittadini contro l’arrivo degli stranieri: “Se ne devono andare”. Matteo Salvini ha annunciato che visiterà il quartiere di Quinto sabato.

La situazione non si è ancora calmata. I migranti si trovano attualmente all’interno del complesso residenziale ex Guaraldo. I residenti hanno annunciato che le iniziative di protesta continueranno ad oltranza fino a che i profughi non saranno allontanati.

La tensione sale di minuto in minuto. Anche i militanti di Forza Nuova hanno allestito un presidio permanente accanto alle tende dei residenti. Polizia e carabinieri sorvegliano l’area e i residenti si ostinano a non voler tornare in casa dopo che molti di loro hanno passato la notte all’aperto, dormendo in tenda.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha di fatto annunciato l’allontanamento del prefetto del capoluogo veneto Maria Augusta Marrosu. Una scelta presa dopo la ferma volontà espressa dal premier Matteo Renzi, che ha probabilmente inteso mandare un segnale forte anche ai sollevamenti popolari cavalcati dalla Lega Nord del governatore Luca Zaia.

«Al prossimo Consiglio dei ministri sostituirò il prefetto di Treviso», ha dichiarato Alfano, ribadendo «il grande sforzo di accoglienza da parte del governo» nei confronti dei migranti». «Io mi chiedo», ha proseguito il ministro, «rispetto ad alcuni disguidi verificatisi in alcune realtà del Veneto, quanto saremmo stati agevolati dalla partecipazione e cooperazione delle Regioni e altri enti locali». Per questo, ha concluso, «dobbiamo mettere in campo sempre maggiore efficienza» e se anche «abbiamo avuto sempre da parte delle prefetture uno sforzo straordinario, alcune cose non hanno funzionato anche per responsabilità delle Regioni».
Da parte sua, il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, ha espresso soddisfazione per la prossima sostituzione del prefetto: «Ero al corrente di questa intenzione. Il governo manifesta vicinanza al nostro territorio, come dimostrato anche dalla telefonata che avevo ricevuto dal premier. Apprezzo la tempestività della decisione. Ora auspico che il nuovo prefetto sappia interpretare il ruolo di necessario coordinamento di tutto il territorio della Provincia per la soluzione dei problemi e dei temi legati all’accoglienza».

La vicenda di Treviso, con la rivolta dei residenti e le manifestazioni incrociate di Forza Nuova e centri sociali, aveva portato al trasferimento dei 101 profughi dai condomini di Quinto di Treviso all’ex caserma Serena, vicino Casier (Treviso), dove si trovano tuttora E proprio il prefetto Marrosu era stata criticato da più parti per il modo in cui aveva gestito la questione. Di fronte al clima incandescente creatosi davanti al residence trevigiano, la prima reazione della prefettura era stata dura: i profughi – si disse – non potevano «che rimanere dove stanno». Salvo poi, sotto la pressione dei sindaci trevigiani e del governatore Zaia, decidere due giorni dopo il loro trasferimento nell’ex caserma Serena. Dal prefetto, finora, nessuna reazione dall’annuncio di Alfano. Da domenica 19 luglio Maria Augusta Marrosu risulta ufficialmente in ferie.




ITALIA – Sbarchi e terrorismo: l’Ue deve comportarsi in modo solidale. Salvini: “Controllare i luoghi di ritrovo islamici”

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Tunisia, Francia, ma anche Kuwait e Somalia. La jihad si scatena nel venerdì del Ramadan colpendo tre continenti quasi simultaneamente. Gli attentati hanno dimostrato come il terrorismo possa colpire ovunque senza preavviso. E che proprio su questo fatto gioca per scatenare la paura nei cittadini. Ma senza dubbio il periodo è particolare, e fra Expo e Vaticano l’Italia ha molti obbiettivi sensibili. Per questo motivo il ministro degli Interni Angelino Alfano, intervenendo a un convegno sulla legalità a Milano, ha annunciato: “nessun paese a rischio zero, abbiamo elevato il livello di allerta per risensibilizzare le unità a presidio dei luoghi sensibili. Abbiamo diramato l’allerta a prefetture e questure”. Nonostante questo, però, le polemiche non sono mancate. In particolare con la Lega Nord.

Il più critico è stato Matteo Salvini, che dal suo profilo Facebook ha sparato due bordate contro la gestione del ministro dell’Interno. “Ci hanno dichiarato guerra? – scrive in un primo post – Controllare le presenze e i luoghi di ritrovo islamici in Italia. Ritirare le truppe Nato dai confini con la Russia, e dislocarle in Nordafrica e in Medioriente. Ritirare buona parte dei soldati italiani in missione nel mondo. Bloccare ogni sbarco sulle coste italiane, e difendere i confini”. Venti di guerra insomma, che secondo Salvini né il Governo né tantomeno Alfano sono in grado di gestire: “A Roma è stato arrestato un pakistano, che avrebbe a sua volta ospitato un altro terrorista islamico. Ma noi abbiamo Renzi e Alfano che ci proteggono. Siete tranquilli vero?”, ironizza ancora il leader della Lega. A mettere il carico da dodici ci pensa poi Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato: “Chi si scandalizza quando chiediamo i controlli alle frontiere capirà che far entrare illegalmente una cifra enorme di persone nel nostro paese e lasciare che girino indisturbate, magari scroccando vitto e alloggio a spese nostre, è un rischio enorme, non solo per la nostra sicurezza, ma per la sopravvivenza stessa dell’intera civiltà occidentale?”.

Nonostante le critiche della Lega Alfano ha difeso il suo operato, dimostrando come non ci sia nesso fra aumento dell’immigrazione e criminalità o terrorismo: “nel 2014 c’è stato un calo dei reati del 7,7%, nel primo quadrimestre del 2015 un calo tra il 14 e il 15%. Nel 2014 c’è stato un aumento del flusso migratorio dovuto principalmente all’instabilità della Libia. È indimostrabile che vi sia stato un aumento dei reati in conseguenza di un aumento dell’immigrazione. Questa è la realtà, poi c’è la percezione dovuta anche a certe campagne politiche che sollecitano le paure più profonde dei cittadini”.

Non si contano più le imbarcazioni stracariche di disperati in cui molti di essi trovano la morte, soffocati da altri corpi ammonticchiati, gettati in mare da scafisti senza pietà, sfiniti dagli stenti.

E ogni volta che un battello affonda o si trasforma in trappola esiziale, si accendono discussioni acide sulle capacità italiane di soccorrere adeguatamente chi è in pericolo. Si fanno sempre gli stessi discorsi, si tirano in ballo i soliti argomenti. La Lega sostiene che i popoli affamati vanno aiutati nei luoghi di nascita e dove soffrono come se fosse semplice farlo: con quali soldi? I negoziati tra Italia e Libia, che ai tempi di Gheddafi prevedevano un controllo delle partenze dall’Africa, sono stati azzerati, cosicché i migranti seguitano a giungere numerosi sulle nostre coste; e noi con gli scarsi mezzi di cui disponiamo siamo obbligati ad ospitarli inadeguatamente dopo averli tratti in salvo.

Malta se ne infischia e non si cura di chi crepa in mare. Gli spagnoli attuano il sistema dei respingimenti violenti, le immagini dei quali sono state trasmesse dalla televisione. In sintesi. Nessuno si occupa dei poveri cristi che abbandonano l’Africa attratti dall’illusione di conquistare un mondo migliore. La stessa Europa, di cui il nostro Paese è la propaggine meridionale (la più vicina al Continente nero), dimostra una gelida insensibilità verso i poveri del Sud. E ci ordina: arrangiatevi e cercate di comportarvi umanamente nei loro confronti, altrimenti vi condanniamo. E ci condanna anche quando abbiamo agito al massimo delle nostre potenzialità.

In pratica nel Mediterraneo è impegnata soltanto l’Italia nel gravoso compito di prevenire tragedie o almeno di ridurne la portata. L’Ue non interviene e noi non siamo stati in grado di pretendere dai nostri partner nemmeno un finanziamento da utilizzarsi per realizzare le strutture necessarie ad accogliere decentemente i disgraziati provenienti dall’infelice mondo della fame e del disagio. Oltre a pagare il conto dei salvataggi, dobbiamo anche sopportare gli insulti di chi verso di noi usa atteggiarsi a maestro di civiltà.

È arrivato il momento in cui l’Italia è chiamata a presiedere il vertice delle istituzioni europee. Sarà Matteo Renzi a sedersi sullo scranno più alto e a esercitare una serie di poteri non certo di secondo piano.

Verificheremo se ha la personalità per imporre alla Ue di comportarsi in modo solidale, come si conviene a una comunità di Stati.