ITALIA – Programmate nuove mobilitazioni No Triv: prossima tappa a Barletta

Proseguono le assemblee pubbliche dei No Triv in Terra di Bari con l’appuntamento del 26 agosto in Piazza Caduti a Barletta alle 19.30 in cui verranno affrontate proposte operative in vista della mobilitazione indetta per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, data in cui sarà convocata la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni in prosecuzione dell’incontro di Termoli del 24 luglio.

” Riteniamo inestimabile il valore culturale dei nostri mari e non accettiamo di barattare il nostro ambiente per scelte di sviluppo senza presente e senza futuro. Rivendichiamo il diritto delle popolazioni di scegliere quale debba essere il modello di sviluppo compatibile con il territorio che quotidianamente vivono.

Per questi motivi negli ultimi due mesi abbiamo organizzato assemblee, partecipato ad eventi culturali e manifestazioni pubbliche per informare e sensibilizzare i cittadini pugliesi sui rischi legati alle trivellazioni in mare e in terra.

Molte sono state le adesioni al nostro appello di bloccare i procedimenti in corso, tra cui quella di Caparezza, che durante il concerto del 31 luglio a Santeramo in Colle ha espresso dal palco il suo forte sostegno, abbracciando lo spirito con cui vengono portate avanti le lotte dai movimenti.

Ringraziamo anche Paola Turci, che dopo il concerto di Spinazzola del 14 agosto ha dimostrato la sua sensibilità nei confronti del territorio ascoltando il nostro appello e supportandoci con affetto.

Speriamo col nostro lavoro di continuare a tenere alta l’attenzione pubblica nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità della gestione delle risorse in modo che altri comuni possano fare pressioni concrete sulla Regione e sul Governo, come già avvenuto con le deliberazioni del Consiglio Comunale proposte dalla Rete Regionale No Petrolio, costituitasi il 28 giugno a Monopoli, ed approvate sotto la nostra continua sollecitazione nei comuni di Giovinazzo, Molfetta e Barletta, seppur con qualche modifica rispetto al testo proposto.

L’assemblea pubblica NO TRIV del 18 agosto scorso, tenutasi in piazza Ferrarese a Bari, ha visto la presenza di diversi comitati e collettivi, nonché di molti singoli e singole. Si è descritto lo stato dell’arte: le nove concessioni per le prospezioni geosismiche nei nostri mari sono ormai trascritte in Gazzetta Ufficiale.

Benché Puglia e Calabria abbiano fatto ricorso al TAR del Lazio contro tali procedimenti, è evidente che si tratti del minimo indispensabile che le istituzioni regionali potessero fare. In primis, perché il ricorso non è un atto di indirizzo politico, ma semplicemente una contestazione della procedura amministrativa, e in secondo luogo, perché nessuno assicura che il TAR (specialmente alla luce del Decreto“Sblocca Italia”) possa esprimersi in maniera favorevole. Del resto, il caso del rigetto del ricorso sulla Tap parla chiaro.

Serve quindi un atto più forte e concreto, che potrebbe essere l’adozione da parte di almeno cinque consigli regionali, di una delibera volta a indire un referendum popolare per l’abolizione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo, che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia. Tale provvedimento da un lato ha vietato le attività petrolifere in mare all’interno delle 12 miglia dalla costa ma dall’altro ha fatto salvi i procedimenti in itinere, rilanciando di fatto alcuni progetti molto impattanti. Pertanto in questo caso il tema del referendum sarebbero i procedimenti in corso in mare all’interno delle 12 miglia per le quali non si è pervenuti ancora alla definizione del provvedimento di autorizzazione finale. Non dimenticando quanto emerso dal documento sottoscritto, tra le altre realtà, dal Coordinamento No Ombrina 2015, in cui si propone di allargare la consultazione referendaria anche agli artt. 37 e 38 dello Sblocca Italia, riguardanti nello specifico l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi ed il titolo concessorio unico.

Purtroppo i tempi sono davvero strettissimi: la dead-line per indire un’eventuale consultazione referendaria che si attui nella primavera 2016 è il 30 settembre prossimo. Il governatore Emiliano, dopo settimane di chiacchiere e spacconate, ha infine chiarito di non avere la volontà di fare questo passo, dichiarando che il “referendum chiesto dalle Regioni apre lo scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti” (TW, 16/08/2015). Anche la stampa regionale non ha ben inteso il senso delle rivendicazioni verso la mobilitazione del 18 settembre, preferendo rimanere sulla posizione dell’indizione di un tavolo istituzionale.

L’assemblea ha infine deciso di promuovere una manifestazione interregionale (il 18/08 a Bari erano presenti anche realtà lucane) per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud, indetta dai governatori sul tema delle trivellazioni in mare.

Attraverso una mobilitazione partecipata e costruita dal basso, l’obiettivo è premere sulle istituzioni affinché indichino il referendum. Non siamo alla ricerca di un tavolo istituzionale sterile (Emiliano, Pittella e soci sanno benissimo quali siano le richieste dei movimenti NoTriv), ma vogliamo costruire una mobilitazione in grado di esprimere dei rapporti di forza tali da condurre ad un risultato certo. È evidente che, dopo l’esperienza dei referendum per l’acqua pubblica, con una straordinaria vittoria dei movimenti e una successiva mancata applicazione dei quesiti da parte delle istituzioni, non ci sia troppa fiducia nei confronti dell’ “arma” referendaria: alcuni interventi erano molto critici a riguardo, ma è anche vero che al momento, dal punto di vista procedurale, l’ottenimento dello stesso è l’unico mezzo per bloccare un ingranaggio che sembra girare piuttosto velocemente.

Ovviamente serve anche un lavoro di informazione capillare attraverso volantinaggi, momenti di piazza e tutte le altre forme di comunicazione che possano venire in mente. Ogni gruppo locale si impegnerà sui propri territori.

Nei prossimi giorni (dobbiamo essere davvero molto celeri) verranno discussi nella mailing list Piattaforma e percorso della manifestazione, lanciando altri eventi territoriali di preparazione.

Prossimi appuntamenti:

il 26 agosto è convocata un’assemblea/manifestazione in Piazza Caduti a Barletta, alle ore 19.30;
il 30 agosto è convocata l’assemblea della Rete Pugliese “No petrolio” a Monopoli presso la Sala riunioni del Carmine, alle ore 18:00;
altre assemblee sono in procinto di essere convocate a Taranto e Molfetta.
Il 12 settembre invece è stata convocata un’altra manifestazione autonoma con diverse realtà ambientaliste (“No Renzi Day”) e anche Cobas ed altri movimenti costruiranno qualcosa per quella data.

La mobilitazione NO TRIV contro le trivellazioni a terra e in mare, in cui far confluire l’adesione dei gruppi regionali e locali che parteciperanno o porteranno il loro contributo, è venerdì 18 settembre presso la Fiera del Levante.

Adesso serve costruire una piattaforma condivisa con pochi punti su cui fissare l’attenzione che siano spunto per proseguire la mobilitazione anche dopo settembre, senza cristallizzarsi solo sulla questione referendaria, ma riprendendo il tema dello Sblocca Italia e sviluppandolo.

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV (ABRUZZO) – Il rinvio sine die della seduta del Consiglio regionale dell’11 agosto, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere di una risoluzione urgente per tentare di fermare “Ombrina mare” e le trivelle entro le 12 miglia marine, è un chiaro indizio di instabilità politica che potrebbe determinare una serie di conseguenze sul piano del contrasto alla petrolizzazione da parte della nostra Regione.

Paradossalmente, i lavori venivano aggiornati a settembre, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale, mentre a Roseto degli Abruzzi ben 5.000 persone partecipavano al “No Triv – Concerto per l’Adriatico” per dire NO AGLI IDROCARBURI e NO ALLE TRIVELLE.

Il quadro è allarmante: il procedimento relativo ad Ombrina mare procede spedito verso l’autorizzazione delle attività estrattive, mentre la Spectrum Geo sta tentando di sferrare un colpo mortale a tutto il Mare Adriatico con la tecnica dell’air-gun.

Il tempo stringe e la crisi in Regione pone problemi molto seri.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario MISE Vicari dichiarano che lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che «confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia».

Se questa è la risposta del Governo alle Regioni, che a Termoli (24 luglio) e a Roma (29 luglio) hanno chiesto di fermare le attività estrattive nel Mar Adriatico e nel Mar Jonio, la strada del “dialogo” con l’Esecutivo nazionale è divenuta chiaramente impraticabile.

TRIVELLE ZERO (MARCHE) – Arrivano nel mare marchigiano le trivelle del Governo Renzi: ecco le prove delle piattaforme in arrivo.

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Fotografata a S. Maria di Leuca una piattaforma in viaggio verso il mare di Ancona.

Le piattaforme in realtà sono due, la Bonaccia NW e la Clara NW. Otto i nuovi pozzi (quattro per piattaforma) e 15 km di nuove tubazioni sottomarine.

Nei Decreti stessi si riconoscono i gravi rischi per il mare Adriatico, ma si va avanti lo stesso!

Le trivelle entreranno presto in azione nel mare marchigiano di fronte ad Ancona.

Gli attivisti si sono accorti dell’avvio dei progetti grazie ad un fotografo che ha immortalato il passaggio di una piattaforma chiedendo informazioni al Forum Italiano dell’Acqua. Dopo una breve ricerca si è risaliti al fatto che da La Spezia ai primi di agosto è partita alla volta del mare marchigiano la piattaforma Bonaccia NW dell’ENI seguita a breve un’altra piattaforma, la Clara NW. Anche diversi siti online di La Spezia avevano commentato la partenza delle due strutture verso il mare marchigiano (ad esempio, http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Economia/Navalmare-varata-anche-la-piattaforma-188529.aspx). In tutto saranno presto perforati e messi in produzione 8 pozzi.

Secondo il sito del traffico marittimo di fronte ad Ancona sta già operando un pontone della Saipem (il Saipem3000, si allega mappa e posizione ieri).

Si tratta di due progetti approvati, per quanto riguarda la Valutazione di Impatto Ambientale, dal Governo Renzi nel settembre 2014. Segue una breve descrizione dei progetti.

Bonaccia NW: il Decreto interministeriale di Valutazione di Impatto Ambientale per la piattaforma Bonaccia NW è stato emanato il 9 settembre 2014 (D.M. n.0000222) con parere favorevole della Regione Marche (Decreto dirigenziale del 09/05/2015 a firma di David Piccinini, Responsabile unico del Procedimento Velia Cremonesi). Essa è inserita nel contesto di sviluppo della concessione B.C17.TO situata in Mar Adriatico a 60 km dalla costa all’altezza di Ancona. Il progetto prevede l’installazione di una nuova piattaforma a 4 gambe (Bonaccia NW), la perforazione, completamento e messa in produzione, per circa 25 anni, di quattro nuovi pozzi direzionati (Bonaccia NW1 Dir, Bonaccia NW 2 Dir, Bonaccia NW 3 Dir e Bonaccia NW 4 Dir) e la posa e installazione di due condotte sottomarine di lunghezza 2,2 km per il trasporto di gas e aria da Bonaccia NW a Bonaccia. Prevede lo scarico a mare di acque di strato (le acque che vengono estratte assieme agli idrocarburi) per circa 30 mc/giorno con concentrazioni di oli minerali fino a 40 milligrammi/litro. Tutte le informazioni sul sito del Ministero dell’Ambiente: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/539

Nel Decreto subsidenza (l’abbassamento del suolo a causa delle estrazioni dal sottosuolo) prescrizione A.21

Clara NW: il Decreto interministeriale di Valutazione di Impatto Ambientale per la piattaforma Bonaccia NW è stato emanato il 17 settembre 2014 (D.M. n.0000227) con parere favorevole della Regione Marche (Decreto dirigenziale del 09/05/2015 a firma di David Piccinini, Responsabile unico del Procedimento Velia Cremonesi). Il Campo Gas Clara Est è ubicato nell’Off-shore Adriatico, nella costa marchigiana di Ancona, all’interno della Concessione di Coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi B.C13.AS, che si estende su una superficie pari a 395,52 Km2 nel Mar Adriatico Centrale a 45 km dalla costa marchigiana all’altezza di Ancona. Il progetto prevede l’installazione di una nuova piattaforma a 4 gambe (Clara NW), la perforazione, completamento e messa in produzione di quattro nuovi pozzi direzionati (Clara NW 1 Dir, Clara NW 2 Dir, Clara NW 3 Dir e Clara NW 4 Dir), la posa e l’installazione di una condotta sottomarina lunga 13 km, per il trasporto del gas in singola fase da Clara NW all’esistente piattaforma Calipso e l’adeguamento dell’esistente piattaforma Calipso. Prevede lo scarico a mare di acque di strato (le acque che vengono estratte assieme agli idrocarburi) per circa 30 mc/giorno con concentrazioni di oli minerali fino a 40 milligrammi/litro. Tutte le informazioni sul sito del Ministero dell’Ambiente qui: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/587

I due decreti sono molto simili ed evidenziano essi stessi i gravi rischi derivanti dalle attività autorizzate. In particolare colpisce la prescrizione A.8 presente in entrambi gli atti e che riportiamo integralmente, in cui non si escludono incidenti gravi tali da compromettere la qualità ambientale in maniera irreversibile (infatti si parla di misure di compensazione).

Nei due decreti (prescrizione A.21) si parla estesamente del rischio di subsidenza (l’abbassamento del suolo a causa delle estrazioni dal sottosuolo) che deve essere monitorato fino alla costa, un fenomeno che una volta innescato è molto difficile da controllare e che può causare gravissimi problemi, dall’aumento dell’erosione a terremoti.

Incredibilmente nessun cenno viene fatto al rischio sismico, nonostante i gravissimi problemi connessi all’estrazione di metano che stanno emergendo in Olanda a Groningen, con danni per miliardi di euro e 152.000 case da ristrutturare!

Con il famigerato Decreto Sblocca Italia del Governo Renzi tutto ciò rischia di diventare la norma e l’Adriatico sarà alla mercé dei petrolieri. L’informazione dei cittadini è del tutto assente e si opera in un clima di scarsissima trasparenza. Sul sito del Ministero i documenti richiesti per le ottemperanze delle prescrizioni non sono pubblicati. La Campagna TrivelleZero nelle Marche è nata proprio per contrastare queste pericolosissima deriva petrolifera partendo dall’informazione dei cittadini per uscire da un’era fossile, nonostante un Governo che vuole proiettare l’Italia verso l’energia del passato. E’ letteralmente scandaloso che lo scenario del rischio sia prodotto dopo l’autorizzazione  e non sia stato valutato preliminarmente dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Marche e non sia pubblicato neanche ora.




ITALIA – Memorie femminili tra le vie di Pesaro

Di Linda Zennaro

Pesaro è una graziosa cittadina sul mare, capoluogo, insieme a Urbino, della omonima provincia (PU). Il comune conta circa 95.000 abitanti e dopo Ancona è il più grande del territorio marchigiano.

Su un totale di 1.295 strade, 536 sono dedicate a uomini e solo 26 a donne. L’indice di femminilizzazione, quindi, è del 4,85%, molto al di sotto della media italiana.

Percorrendo le strade della città alla ricerca di nomi di donne, oltre a sante (6) e madonne (9), che quasi sempre prevalgono, si contano ben 8 vie intitolate a figure storiche e politiche: Cristina Belgioioso, Cleopatra, Eleonora Pimentel Fonseca, Vittoria Farnese, Giuditta Levato, Sara Levi Nathan, Maria Margotti, Luisa Sanfelice; a queste si aggiungono le partigiane e femministe Sparta e Lea Trivella, cui da quest’anno è dedicato un giardino pubblico. Una targa inoltre porta il nome della letterata Virginia Guazzugli e una “celebra” la Mammolabella, che in veneziano significa bella donna dai facili costumi.

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Sara Levi Natan, detta Sarina, è nativa di Pesaro. Viene ricordata soprattutto per l’impegno politico e le iniziative sociali a sostegno della causa mazziniana, che non abbandonò nemmeno quando, fondato il Partito d’Azione, cominciò ad essere sorvegliata. Dopo l’unificazione italiana, diede origine a numerose iniziative educative, filantropiche e sociali. Fondò a Roma, nel rione Trastevere, una scuola dedicata a Mazzini e aprì una casa di accoglienza, l’Unione benefica, per offrire alloggio, protezione e lavoro alle giovani in difficoltà e prevenire la prostituzione.

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Vittoria Farnese discende dalle potenti famiglie romane Farnese e Orsini ed è nipote di Papa Paolo III. Nel 1548 sposò Guidobaldo II della Rovere, da cui ricevette in dono la Rocca di Gradara, che governò fino al 1574. Morì a Pesaro nel 1602 e le sue spoglie riposano ancora oggi nella chiesa di S. Ubaldo.

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Cristina Belgioioso, nata da una nobile famiglia milanese con il nome di Cristina Trivulzio, è ricordata con il cognome dell’uomo che sposò in giovane età e da cui si separò ben presto. Vicina alla causa rinascimentale e ai suoi protagonisti, che frequentavano il suo salotto parigino, sostenne i moti con un’intensa attività giornalistica e l’impegno del suo enorme patrimonio personale. Partecipò alle Cinque giornate di Milano e alla Repubblica Romana. Fu esiliata in Turchia e tornò in Italia alla vigilia dell’Unità, dopo la quale si ritirò a vita privata.

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Maria Margotti, originaria di una poverissima famiglia bracciantile, dovette lasciare la scuola a soli sette anni per lavorare la terra e provvedere al sostentamento familiare. Nel 1935, a vent’anni, sposò un bracciante, da cui ebbe due figlie. Il maritò trovò lavoro in una fornace, ma dopo pochi anni morì di pleurite. Maria riuscì a farsi assumere al posto del marito e fu attiva sostenitrice delle lotte sindacali per le sette ore di lavoro, il miglioramento del vitto, il rispetto della legge di collocamento, l’assistenza in caso di malattia. Il 17 maggio del 1949, a Molinella, durante uno sciopero generale nazionale, Maria venne uccisa dalla polizia, che sparò contro i manifestanti ferendo altre 30 persone.

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Giuditta Levato è la prima contadina che morì durante la lotta al latifondo in Calabria. Nel 1944 i latifondisti tentarono di ostacolare la Legge Gullo, che prevedeva l’assegnazione di parte dei latifondi alle cooperative dei contadini che li lavoravano. Durante uno dei numerosi e violenti scontri, Giuditta, allora trentunenne e incinta del terzo figlio, morì per un colpo di fucile. Nel 2004 l’Assemblea Regionale della Calabria le ha dedicato la sala conferenze della Regione.

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Virginia Guazzugli, unica tra le educatrici-letterate presenti sulle strade di Pesaro, è l’autrice di Lezioni di pedagogia e didattica per le allieve-maestre del grado inferiore, pubblicato a Urbino nel 1875 e ripubblicato a Pavia quattro anni più tardi.

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Tra le figure religiose, beata Michelina Metelli è un riferimento per la città, che le diede i natali nel 1300: è venerata come compatrona di Pesaro e le sue spoglie sono tutt’oggi custodite nel Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Vedova di un Malatesta, e rimasta sola dopo la morte di un figlio, si fece terziaria francescana. Privatasi delle ricchezze ereditate, condusse una vita semplice e volta alla carità e all’aiuto dei poveri. Assieme al beato Cecco, infatti, fondò la confraternita della santissima Annunziata, che si occupava di assistere malati e bisognosi e di seppellire i morti.

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Il 7 marzo 2015 il Comune di Pesaro intitola il giardino di Via Becci, in Villa San Martino, a Sparta e Lea Trivella, per il 70° anniversario della liberazione della città. Le due sorelle, figlie di un perseguitato dal fascismo, tornarono a Pesaro nel 1943, dopo un esilio francese, e qui si impegnarono nella Resistenza come staffette partigiane, costituendo i Gruppi di Difesa delle Donne. Anche al termine del conflitto svolsero un ruolo chiave nella ricostruzione del tessuto sociale, grazie all’apertura di scuole per i ceti poveri e luoghi per la formazione politica femminile (UDI). Sparta lottò principalmente per i diritti civili delle donne; Lea collaborò alla fondazione del movimento cooperativo di Pesaro e contribuì alla creazione dei primi centri sociali per anziani.

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Luisa Sanfelice, nobildonna napoletana, viene ricordata per aver fatto fallire la congiura del 1799 con cui i Borbone tentarono di rovesciare la Repubblica Napoletana. Condannata dai Borbone, per qualche tempo riuscì a far rinviare l’esecuzione della sentenza, dichiarandosi incinta. Venne giustiziata nel settembre del 1800.

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Anche Eleonora Fonseca Pimentel, donna colta di origine portoghese, fu una patriota italiana che operò nell’area di Napoli. Fino alla nascita della Repubblica Napoletana, nel 1799, fu poeta di corte e curatrice della biblioteca della regina Maria Carolina d’Austria; venne poi fatta arrestare dalla monarca per giacobinismo, ma fu presto liberata e si dedicò al sostegno della Repubblica creando il giornale portavoce ufficiale, ma indipendente, del Governo Provvisorio. Nel suo operato da attivista rivolse un’attenzione particolare al coinvolgimento delle classi umili e rurali.

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