TURCHIA – La milizia armata del Pkk rivendica l’attentato di Diyarbakir

La milizia armata del Pkk rivendica l’attentato di giovedì a Diyarbakir, in Turchia. Nella città curda nel sud-est, l’esplosione di un’autobomba ha provocato la morte di 7 ufficiali di polizia e il ferimento di 27 persone. La reazione delle forze dell’ordine turche ha portato finora all’arresto di 9 persone e il premier turco, Ahmet Davutoglu, proprio da Diyarbakir avverte: “non ci faranno arretrare di un solo passo”.

“Non abbiamo mai avuto paura, non l’abbiamo e non l’avremo mai – ha aggiunto Davutoglu – Siamo sempre stati qui, siamo qui e saremo qui. Dio mi chiamerà un giorno. Io prego che mi chiami mentre sono tra i miei fratelli curdi di Diyarbakir”.

La reazione turca si estende anche al di fuori dei confini nazionali. L’aviazione di Ankara ha compiuto nuovi bombardamenti contro obiettivi del Pkk nel nord dell’Iraq, nelle regioni di Zap e Metina.

Le forze di sicurezza turche hanno ucciso o catturato oltre 5.300 ribelli curdi dall’inizio delle ostilità dallo scorso luglio. Nello stesso periodo, 355 tra soldati e poliziotti turchi hanno perso la vita.




TURCHIA – Dopo l’attacco a Istambul raid in Siria e Iraq. Duecento morti

Nelle ultime 48 ore la Turchia ha bombardato postazioni dell’Isis in Siria e Iraq, uccidendo 200 jihadisti, in risposta all’attentato kamikaze di martedì a Istanbul. Lo ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu, specificando anche che «l’artiglieria di Ankara ha colpito 500 postazioni». Ankara, ha poi aggiunto «continuerà a colpire il Daesh via terra e userà le forze aeree se necessario».
E ai bombardamenti condotti da Ankara è arrivata subito la reazione di Mosca: «La politica distruttiva» perseguita dalla Turchia in Siria porta a un ulteriore innalzamento della tensione nella regione» ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

Nell’attacco di martedì nel cuore di Istanbul erano morti 10 tedeschi, l’autore dell’attacco Nabil Fadli, un 27enne siriano nato in Arabia Saudita, almeno questa l’dientità diffusa nelle ore successive all’attentato. Il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maiziere ha però fatto sapere che non ci sono certezze sulla reale identità dell’uomo. Tra mercoledì e giovedì erano state arrestate altre sette persone, tutte legate all’Isis, per presunte responsabilità nell’attentato. Arrestati anche tre cittadini russi, di cui uno, Aydar Suleymanov, classe 1984, è sospettato da Mosca di avere legami con lo stato islamico.




RUSSIA – Putin moltiplica gli attacchi. Ahmet Davutoglu: «Vuole fare pulizia etnica»

Il terzo conflitto mondiale appare sempre più inevitabile, l’interrogativo paradossale è che non sappiamo chi in realtà sia il nostro nemico. Le precedenti grandi guerre si sono combattute al fronte e ogni soldato poteva distinguere con razionalità e chiarezza chi fosse il suo avversario. Le battaglie, adesso, si combattono in ogni luogo, anche sul web, dove in tempo reale vengono rivendicati attacchi e attentati. L’Isis ha in origine seminato il terrore postando sui vari canali telematici i video delle esecuzioni, girati da professionisti, curando ogni piccolo particolare in maniera cruda e feroce, in seguito quando alle minacce dello stato islamico di attaccare il mondo hanno iniziato a susseguirsi gli atti di terrore gli jihadisti sembrano essere sbucati fuori dai monitor dei pc al grido “Allah akbar”. La Russia ha sempre monitorato l’operato dei terroristi ed è attualmente il paese più impegnato nella lotta contro lo Stato Islamico. In questi giorni ha moltiplicato gli attacchi usando ogni mezzo, persino attraverso l’utilizzo di un sottomarino, il Rostov-on-Don, mediante il quale secondo il presidente russo “sono state distrutte due importanti postazioni dell’Isis nella provincia di Raqqa”. Putin, inoltre durante una discussione col ministro della difesa Sergey Shoigu, ha dichiarato che i missili Kalibr e i razzi da crociera A-101 «possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè quelle nucleari. Certamente nulla di questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario». Il presidente turco Ahmet Davutoglu ha espresso pesanti critiche nei confronti di Putin sostenendo che «vuole fare pulizia etnica per proteggere il regime e le basi russe a Latakia e Tartus ».
Putin, continua a sua volta ad incolpare il governo turco di acquistare il petrolio dallo Stato Islamico e gli americani di finanziare e fornire armi agli jihadisti.