La consulenza finanziaria

La consulente (o il consulente) finanziaria è una professionista esperta in finanza e nei molteplici aspetti giuridici e fiscali di tale materia,

Per esercitare la professione occorre essere iscritta all’omonimo Albo. L’iscrizione è subordinata al superamento dell’esame imposto dalla CONSOB (Commissione Nazionale per Borsa), che vigila sull’operato del promotore e gestisce l’Albo stesso.

Gli enti di controllo che regolano la normativa professionale sono:

– ISVASS (Istituto per la Vigilanza sulle assicurazioni)

– Banca d’Italia

– Consob

 

Chi offre la consulenza si prende cura delle finanze di una persona e, tramite la sua conoscenza e la sua competenza, cerca di pianificarne le esigenze.

Possiamo elencare le principali azioni:

– Pianificazione finanziaria – definizione di strategie per il raggiungimento dei progetti di vita;

– Pianificazione successoria – predisposizione del passaggio dei beni a eredi o a terzi al momento del trapasso;

– Pianificazione assicurativa – protezione da qualsiasi evento negativo della vita. 

Si tratta di una figura professionale relativamente giovane che non si limita a fungere da addetta alle vendite dei prodotti finanziari delle banche, come a volte viene definita da luoghi comuni: deve ascoltare attentamente la clientela e più essa è veritiera nelle sue argomentazioni, più la consulente troverà, con un’accorta analisi, le giuste risposte ai bisogni.

La sua professionalità è misurata dalla capacità di raggiungimento degli obiettivi della clientela. 

Fondamentale risulta essere il costante monitoraggio di tutta la pianificazione effettuata, affinché ogni cliente, nei momenti di volatilità dei mercati o nei cambiamenti della propria vita, possa trovare nella consulenza la risposta a qualsiasi dubbio possa sorgere. 




La previdenza complementare

Nei primi anni ‘90 sono avvenute delle grandi modifiche nel sistema pensionistico italiano dovute sia per l’aumento della durata media della vita e  sia a una diminuzione della crescita economica. 

In sintesi:

1) si è alzata l’età di vita lavorativa ed è aumentata l’anzianità minima lavorativa, modificata nuovamente dalla legge Fornero;

2) il sistema retributivo diventa sistema contributivo e dunque si va in pensione con il versato reale e non il calcolo degli ultimi periodi lavorativi;

3) la pensione viene rivalutata sulla base dell’inflazione

Tutto questo porta alla consapevolezza che le pensioni future maturate sarebbero state più basse e così il legislatore, insieme alla pensione obbligatoria, istituisce la previdenza

complementare. Essa rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali non presenti in altre forme di risparmio.

L’agevolazione vale anche nel caso di versamenti a favore di familiari fiscalmente a carico.

Tra i vari fondi pensioni trovano spazio i PIP, Piani individuali pensionistici istituiti dalle imprese assicurative a cui possono aderire dipendenti e professionisti/e.

Le agevolazioni fiscali

– I versamenti sono deducibili fino a 5164,37 euro sul proprio reddito annuo, ciò significa, ad esempio, che versando alla previdenza complementare contributi pari a 1.000 euro si applica un’aliquota marginale Irpef del 23 per cento. In tal modo il costo effettivamente sostenuto sarà pari a 770 euro, con un risparmio fiscale di 230 euro.

– Minore tassazione a confronto con altri strumenti finanziari: i rendimenti, infatti, hanno una aliquota fiscale del 20% contro un solito 26%

– Alla tassazione delle prestazioni pensionistiche, erogate sia in forma di rendita che di capitale, viene applicata una ritenuta a titolo d’imposta del 15% per cento, che può scendere fino al 9% in relazione alla durata del periodo di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

I fondi pensionistici si possono sottoscrivere in modalità periodica o in unica soluzione annua e gli investimenti possono essere azionari, bilanciati, obbligazionari, a seconda della scelta della clientela, della sua propensione del rischio e del periodo di tempo

che dovrà versare per arrivare alla pensione.

 

Ultimi due vantaggi dei PIP sono l’anticipazione e il riscatto parziale o totale.

 

Anticipazione 

In qualsiasi momento è possibile richiedere fino al 75% del capitale maturato per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni riguardanti sé, coniugi, figli e figlie, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. 

Dopo otto anni di iscrizione a una forma pensionistica è possibile richiedere fino al 75% del capitale maturato per acquisto o ristrutturazione della prima casa propria o della prole e sempre dopo gli otto anni d’iscrizione è possibile richiedere fino al 30% del capitale.

Riscatto totale o parziale

In diverse situazioni può essere richiesto il rimborso, totale o parziale, del capitale maturato.

Nei casi di inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, o in caso di mobilità o cassa integrazione, è possibile chiedere il riscatto del 50% del montante maturato. 

Il riscatto totale può essere chiesto:

in caso di inoccupazione superiore a 48 mesi; 

in caso di invalidità permanente, che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo;

da eredi o i beneficiari/e in caso di morte del/la contraente prima che abbia maturato il diritto alla pensione.

Inoltre, è possibile chiedere il riscatto nei casi previsti dallo statuto e dal regolamento della forma pensionistica, quando il/la contraente perde i requisiti per partecipare.

Una pensione complementare consente di gestire il proprio risparmio con buoni benefici fiscali e di assicurarsi una rendita futura con piccoli investimenti dilazionati nel tempo.

La normativa che regola la previdenza complementare è regolata dal Dlgs 252/2005 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05252dl.htm) e dalla Legge 124/2017 (lgs 124/2017).




I fondi comuni di investimento

I fondi comuni di investimento sono stati regolamentati con la legge n.77 del 23 marzo del 1983  e, a seguire, con il decreto 24 febbraio 1998 n.58, che li definisce un patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti gestite a monte.

Si tratta di strumenti tramite cui gli istituiti finanziari raccolgono piccoli e medi risparmi di investitori e investitrici, li investono come unico patrimonio in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli di stato…) e li ripartiscono in quote.

Il principale vantaggio per chi investe sta nel poter affidare il proprio denaro a operatori specializzati in grado di accedere a mercati solitamente inaccessibili al singolo soggetto, sia per mancanza di competenze, sia e soprattutto per insufficienza di capitali.

La diversificazione di un fondo, che può avere in pancia tantissimi titoli, protegge dal rischio credito, poiché il fallimento di una società costituirebbe una percentuale di perdita molto bassa per chi possiede quote di fondo.

Il patrimonio dei fondi è giuridicamente separato dal patrimonio della società di gestione, il che rende impossibile qualsiasi aggressione da parte dei creditori della società stessa e inoltre è soggetto a una serie di controlli sia pubblici (Consob*, Banca d’Italia) che privati (Società di revisione della società o banca depositaria**).

Come sempre, anche per la scelta di un fondo bisogna valutare il proprio grado di rischio e il tempo di impiego del proprio risparmio: una scelta che non tenga conto degli obiettivi individuali potrebbe rendere inefficaci tutte le qualità del fondo.

Esistono fondi aperti, che possono essere acquistati o venduti in qualsiasi momento e chiusi,che possono essere sottoscritti soltanto in un periodo di collocamento e quasi sempre rimborsati in una data certa a scadenza.

I fondi si suddividono in:

azionari–  investono prevalentemente in azioni;

obbligazionari –  investono in obbligazioni o titoli di Stato;

bilanciati-possono investire in azioni o obbligazioni secondo la percentuale scritta nel prospetto informativo;

monetari –  investono in strumenti del mercato a breve termine molto spesso chiamati fondi  di liquidità.

 

Ogni fondo prevede costi di sottoscrizione, di gestione e anche di performance, che è opportuno valutare attentamente prima di sottoscrivere affinché non gravi in modo eccessivo sul rendimento.

Investitori e investitrici potranno monitorare quotidianamente il proprio capitale in quanto il valore della quota dei fondi è riportato in rete e sui principali quotidiani.

*Consob: Commissione Nazionale per le Società e la Borsa

**Banca  depositaria è la banca che fornisce il servizio di custodia e controllo alle SGR (Società di gestione del risparmio)

 

 

 

 

 




Il risparmio e i piani di accumulo del capitale

L’educazione finanziaria mi dà la grande opportunità di trattare argomenti che non sono poi così scontati, come la capacità di ricominciare a risparmiare e magari tornare a essere il popolo virtuoso del risparmio che eravamo molti anni indietro. Italiane e italiani, infatti, riuscivano ad accantonare risparmi per il proprio futuro e per quello della generazione successiva, fino a quando il dilagare del consumismo ha spinto a spendere più del dovuto, pensando che gli anni d’oro durassero a lungo. La crisi economica ha fatto invece comprendere che si è sprecato molto denaro e la paura di non avere più uno Stato che possa sostenerci o entrate sicure sta creando molte ansie.

Risparmiare non serve certo per fare il bagno nelle monete, come Paperon de’ Paperoni, ma per creare quel tesoretto personale, utile a fronteggiare un imprevisto, integrare la pensione, concedersi un viaggio o acquistare qualcosa che gratifichi. In definitiva il risparmio offre la possibilità di consumare in futuro liberando dall’ansia per le incertezze che la vita può presentare.

In un momento di diminuzione dei redditi e di aumento delle spese non è cosa semplice, ma controllando le uscite, soprattutto quelle più abitudinarie che essenziali, vi sarà la possibilità di trasformare il superfluo in risparmio.

Gli strumenti finanziari per risparmiare sono ovviamente molti ma oggi parleremo esclusivamente dei PACPiani di Accumulo del Capitale– che consistono in versamenti periodici in fondi comuni di investimento (di questi ultimi tratteremo in un prossimo articolo).

I PAC sono:

flessibili (si possono personalizzare gli importi e scegliere i mercati);

semplici (è sufficiente richiedere il corrispondente addebito sul conto corrente perché l’importo deciso confluisca automaticamente nel fondo);

non vincolanti(si possono interrompere e liquidare in qualsiasi momento).

Questo modo di investire, inoltre, riduce gli effetti delle oscillazione dei mercati: se il mercato scende si acquisteranno più quote a parità di importo, abbassando il costo medio di acquisto e amplificando gli effetti positivi delle risalite dei mercati.

Il mio consiglio, tuttavia, è di prestare molta attenzione alle spese applicate in entrata e nei versamenti, perché queste potrebbero inficiare i buoni risultati del fondo.

 




Rischi finanziari

L’educazione finanziaria ha l’intento di uscire dai luoghi comuni e di far conoscere le diverse sfaccettature del rischio finanziario in modo tale che investitori e investitrici possano scegliere con maggiore consapevolezza i propri investimenti.

Quello del rischio finanziario è un argomento molto complicato perché tratta una materia decisamente ampia.

Se definiamo il rischio come l’eventualità di subire un danno connesso a circostanze più o meno prevedibili, per rischio finanziario intendiamo la variabilità o la volatilità di investimenti che possono portare a perdite di guadagni passati o a perdite di capitale.

I rischi finanziari sono di diverso tipo.

Il rischio specifico è quello riguardante la singola azienda: investire il capitale su un titolo azionario o obbligazionario di una società significa legare il risultato all’andamento di quella sola emittente.

Se scommetto su un unico cavallo e il cavallo si azzoppa, io perdo tutto e allora perché assumermi tanti rischi quando esiste la diversificazione?

Il rischio sistematico è legato alle oscillazioni di mercato che possono avvenire per una qualsiasi notizia o avvenimento: le elezioni politiche, un possibile incidente diplomatico, un crollo del prezzo del petrolio sono in grado di generare una volatilità dovuta alla fase d’incertezza, che può essere contenuta con una corretta pianificazione dell’orizzonte temporale dell’investimento.

Il rischio legato al market timing riguarda la convinzione di molti investitori e investitrici di riuscire a entrare nei mercati sui minimi storici e uscirne ai massimi, cosa quasi impossibile da ottenere: molto spesso si fanno delle scelte sbagliate anche per consigli dati da pseudo guru della finanza, arrivando ad accumulare in tal modo anche pesanti perdite. Se esistesse il market timing perfetto esisterebbero tanti miliardari, non siete d’accordo?

La cosa migliore, quindi, è sempre stabilire il corretto orizzonte temporale del proprio investimento per raggiungere i risultati attesi.

Il rischio liquidità consiste invece nel non riuscire a smobilizzare i propri investimenti quando ci occorrono i denari, questo può accadere per aver comprato dei titoli che non sono vendibili nel mercato secondario o titoli che sono poco scambiati e qualora trovassimo acquirenti sarebbero loro a stabilirne il prezzo.