On the Road. VII Convegno nazionale di Toponomastica femminile

Come ogni anno in autunno si terrà il Convegno nazionale di Toponomastica femminile., rivolto a simpatizzanti e curiose/i.  Questa volta avrà luogo in Lombardia, tra Lodi e Melegnano, dal giorno 11 al giorno 14 ottobre. La giornata conclusiva sarà dedicata all’assemblea delle socie (e dei soci).

All’interno del Convegno, l’Istituto Maffeo Vegio di Lodi, organizza il corso di formazione per docenti, che dà diritto all’esonero ministeriale nella scuola. Le docenti e i docenti potranno registrarsi sulla piattaforma SOFIA del MIUR, http://www.istruzione.it/pdgf/ , accedendo con il proprio login di istruzione.it e cercando il corso n. 19570.

Per eventuali informazioni contattate Danila Baldo al numero 347.7597538

Ecco il programma.

 Corso di formazione intensivo e residenziale Lodi-Melegnano

“ON THE ROAD – VIAGGIATRICI, MIGRANTI, PENDOLARI, FRONTALIERE”

 

1° giornata – giovedì 11 ottobre

Lodi, sede della Provincia, Palazzo San Cristoforo, via Fanfulla

ore 9.00-13.00

Viaggiare tra culture e identità

Presenta e modera Danila Baldo, docente Liceo Maffeo Vegio-Lodi

Viaggi, migrazioni, percorsi: la mobilità delle donne nella storia

Rosanna De Longis, storica-Società Italiana delle Storiche

Il viaggio alla ricerca di sé

Barbara Mapelli, pedagogista

L’identità di genere in contesti multiculturali. Mettere in pratica e sperimentare processi

Angela Milella, giornalista

ore 14.00-18.00

Laboratori di street art

Livia Fabiani, Maria Teresa Carossa, Maria Rita Coccimiglio, artiste di strada

Visita guidata della Città di Lodi

Giordana Pavesi, Monica Rossi, docenti IC Cazzulani, ITE Bassi-Lodi

Visite e presentazioni nell’ambito del Festival della Fotografia etica

Alberto Prina, Gruppo fotografico Progetto Immagine

 

2° giornata – venerdì 12 ottobre

Lodi, sede della Provincia, Palazzo San Cristoforo, via Fanfulla

ore 9.00-13.00

Viaggiare tra Paesi e culture 1

Presenta e modera Elvira Risino, docente IPSCT Einaudi-Lodi

C’è chi arriva e c’è chi parte. Maria Cosway e Francesca Cabrini: due vite in viaggio

Daniela Fusari, storica – Società storica lodigiana

In viaggio verso la libertà

Isa Ottobelli, presidente ANPI provinciale Lodi

Viaggi nell’orrore. Le donne come bottini di guerra

Graziella Priulla, sociologa e saggista

Turismo di genere

Iaia Pedemonte. fondatrice di www.genderresponsibletourism.org/

Geolocalizzazione e mobilità delle donne

Teresa Lapis, giurista dei diritti umani

ore 14.00-18.00

Viaggiare tra Paesi e culture 2

Presenta e modera Alice Vergnaghi, docente Liceo Piazza-Lodi

Cristina Trivulzio di Belgioioso

Silvana Citterio, storica, Milano si fa storia

Anna Rech: una storia di emigrazione

Salvatore Liotta, scrittore

Maryam Mirzakhani, matematica iraniana

Elisabetta Strickland, ordinaria e presidente CUG Univ. Tor Vergata

Le donne di Santa Caterina: un viaggio tra diritti e ricami,

Ester Rizzo – scrittrice

 

3° giornata – sabato 13 ottobre

Melegnano, Castello Mediceo

ore 8.00-13.00

Donne in cammino

Presenta e modera Sara Marsico, docente IIS Benini-Melegnano

Il viaggio del femminismo, dal passato al futuro

Donatella Martini, presidente DonneinQuota

L’impervio viaggio delle donne nella scienza

Sara Sesti, Associazione Donne e Scienza

Ciclismo e parità di genere

Mariateresa Montaruli, ciclista e autrice del blog Ladra di biciclette

Tracce femminili nei musei contemporanei

Liliana Grasso, direttrice Associazione Culturale Acume

ore 14.00-18.00

Itinerari di genere

Presenta e modera Carmen Sulis, docente IC “Santa Caterina”, Cagliari

Cagliari. Uno sguardo di genere a partire dalla scuola primaria

Carmen Sulis, docente IC “Santa Caterina”, Cagliari

Bologna. Le strade delle donne

Antonietta di Salvo, responsabile Servizio Toponomastica, Comune di Bologna

Elena Ferrari ingegnera dei Sistemi informativi Territoriali, Comune di Bologna

Parma. La città delle donne. Itinerari urbani tra storia, memoria e linguaggi

Michela Cerocchi, ricercatrice storica del Centro studi movimenti, Parma

Brescia. Percorsi metropolitani

Claudia Speziali, docente Istituto Tartaglia Olivieri, Brescia

Ferrara al femminile. Dame, sante e zdore

Federica Pintus, docente IIS “Vergani-Navarra”, Ferrara

 




Cagliari. Una guida di parità nasce a scuola

Una guida turistica al femminile colma ovunque un vuoto di oblio e di dimenticanza di tante donne che, con le loro azioni, con le loro scelte politiche, sociali e di vita si sono distinte in molti settori, contribuendo al progresso democratico e civile del nostro Paese. 

A Cagliari ci si è arrivate attraverso un lavoro didattico assolutamente originale. La guida proposta costituisce la sintesi di un percorso realizzato in tre anni dalla classe 5^A della scuola primaria Santa Caterina, che ha partecipato alle diverse edizioni del concorso nazionale Sulle vie della parità indetto da Toponomastica femminile.

Che cos’è la toponomastica? Questo il problema posto alle bambine e ai bambini che frequentavano la seconda classe. Semplici e divertenti le risposte date: è l’onomastico dei topi, è la domestica dei topi, è il topo che va in discoteca, è la città dei topi… Da qui è partita l’avventura nel mondo delle pari opportunità in generale e della toponomastica femminile in particolare e sono state passate al setaccio le vie e le piazze del quartiere per ricostruire la biografia delle donne che hanno avuto l’onore di un’intitolazione. 

Fig. 1. Città toponomastica

In terza il lavoro di ricerca è proseguito con lo studio delle figure femminili di un altro quartiere cittadino: il Villaggio Pescatori.

In quarta il tema delle pari opportunità ha portato la classe a verificare se fossero state rispettate, nel libro di grammatica in uso, le linee guida indicate nel codice di autoregolamentazione Polite, promosso in Italia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le pari opportunità. Dalla ricerca, rigorosa e oggettiva, scaturisce una consapevolezza: il genere maschile è maggiormente rappresentato rispetto a quello femminile, i ruoli attribuiti alle donne non corrispondono ai ruoli che oggi svolgono nella realtà, mentre a livello linguistico, l’uso del maschile inclusivo è pervasivo.

Fig. 2. Intitolazione a Joyce Lussu nel Villaggio Pescatori

Queste attività convogliano, nell’ultimo anno, nella produzione della guida. 

A partire dalla toponomastica si è dunque cercato da un lato di ricostruire la biografia di molte figure femminili più o meno note – Santa Caterina e Sant’Eulalia, Mercede Mundula e Grazia Deledda, Anna Marongiu Pernis e Maria Piera Mossa, Joyce Lussu e Rosa Luxemburg, Mafalda di Savoia ed Eva Mameli Calvino – dall’altro di conoscere il contesto storico in cui le strade e le piazze si trovano, per ricostruire la storia della città, del suo passato, dei suoi monumenti, delle donne e degli uomini che le hanno attraversate.  

Fig. 3. Ritratto di Mafalda di Savoia e Maria Piera Mossa

Viene presentato un sistema di itinerari studiati sulla base della specificità di ciascun quartiere e proposti alle viaggiatrici e ai viaggiatori attraverso un incontro dinamico, coinvolgente ed evocativo, in modo tale da tenere sempre desta la loro curiosità e la voglia di conoscere.

La guida presenta al suo interno diversi percorsi, ognuno dei quali, rappresentato da un colore specifico, corrisponde a un quartiere storico della città di Cagliari – Castello, Stampace, Marina, Villanova e Villaggio Pescatori. Bambine e bambini prendono per mano turiste e turisti per accompagnarle/i, passo dopo passo, in scenari ricchi di atmosfere e magie e nella storia millenaria di Cagliari, dalla fondazione da parte dei Fenici agli invasori che si sono succeduti nel corso dei secoli: Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, periodo Giudicale, Pisani, Aragonesi, Catalani, Spagnoli, Piemontesi.

Grazie Deledda nel testo poetico Noi siamo sardi, riportato nella guida, ben descrive le conquiste dei vari invasori che si sono avvicendati sul territorio isolano, evidenziando soprattutto la fierezza del popolo sardo.

Fig. 4. Bastione Saint Remy e Torre pisana

Il primo itinerario parte dal quartiere Castello, dove è ubicato l’istituto che le alunne e gli alunni hanno frequentato tutti i giorni da ben cinque anni.

Proprio davanti al piazzale scolastico si trova Via Bastione Santa Caterina, viene pertanto ricostruita la biografia della santa che ha dedicato tutta la sua breve vita ai poveri, agli ammalati e ai carcerati.

Cara e caro turista,

via Bastione Santa Caterina fa angolo con via Canelles. Se proseguiamo in direzione di Piazza Palazzo, arriviamo in una suggestiva piazzetta dedicata a Mercede Mundula, dalla quale si ammira un paesaggio mozzafiato che spazia dal quartiere Villanova, a Monte Urpinu, alla laguna di Molentargius.

Viene così ricostruita la biografia della scrittrice delle donne, Mercede Mundula che, come espressamente dicono bambine e bambini, “si è distinta ed è riuscita a fare cose che a quell’epoca poche donne si sognavano di fare”.

Mercede Mundula scrive articoli sulle figure femminili presenti nelle opere di Grazia Deledda, studia personaggi come Eleonora d’Arborea e Santa Teresa d’Avila, pubblica diverse raccolte di poesie, scrive su riviste per bambine e bambini e romanzi per adulti.

Fig. 5. Intitolazione a Mercede Mundula

Tra le “Curiosità”, che chiudono tutte le biografie, riportiamo ciò che l’artista scrive su Grazia Deledda, con la quale aveva intrecciato un’amicizia ventennale:

Grazia Deledda fu non solo scrittrice originalissima, ma donna singolare, e della specie più insolita, che è poi quella di non aver l’aria di esserlo; il che, per una donna che scrive, è fenomeno assolutamente raro.

La ventennale, fedele amicizia che mi legò a lei è stata anch’essa cosa originale. C’era fra noi come una tacita intesa: parlare poco di letteratura e molto dei fatti veri della vita, tanto che a voler dare un titolo alle nostre lunghe conversazioni sceglierei senz’altro questo: “Meditazioni sulle cose”.

Continua quindi il dialogo con la passeggiata nella rocca di Castello:

Gentile turista,

proseguendo in via Martini, dopo circa cinquanta metri arriviamo nella piazzetta dedicata a Mafalda di Savoia.

Attraverso fonti scritte, visive e iconiche, le scolare e gli scolari hanno ricostruito la biografia di Mafalda di Savoia. Ecco le loro parole:

Mafalda di Savoia era nata principessa con i camerieri e i servitori. Aveva come padre il re d’Italia e come madre Elena di Montenegro. Mafalda aveva un sacco di nomi. Si sposò con un principe tedesco che si chiamava Filippo.

Durante la seconda guerra mondiale, il re si alleò con i tedeschi che iniziarono a bombardare gli inglesi, allora gli inglesi, insieme agli americani cominciarono a bombardare i tedeschi.

Il re d’Italia, visto che voleva far finire la guerra, firmò un trattato di pace con gli americani, ma i tedeschi non volevano. Mafalda fu catturata dai tedeschi e portata in un campo. 

Gli americani e gli inglesi lanciarono bombe “a manetta”, una sfiorò Mafalda e le bruciò il corpo. Prima di morire disse: Ricordatemi come una donna normale.

Mafalda aveva sofferto molto, ma era molto coraggiosa e generosa e l’ammiriamo tanto. Hanno fatto bene ad intitolarle una piazza.

Fig. 6. Castello

Divertenti e interessanti le notizie inserite nella voce “Curiosità gastronomiche”. Ci sono, infatti, diversi tipi di alimenti che portano il nome di Mafalda: le Mafalde, un tipo di pasta caratteristico della Campania, la Mafalda siciliana, un pane tipico siciliano e la Mafalda di Galatina, un gelato artigianale del Salento (Puglia), a base di cioccolato. 

Ogni itinerario si conclude con la voce “Cos’altro potrete scoprire nel quartiere…”. Ed ecco che bambine e bambini indicano i monumenti e le bellezze artistiche e architettoniche presenti, ad esempio, nella rocca di Castello: torri pisane poste a guardia del quartiere, la monumentale Cattedrale di Santa Maria, il Bastione di Saint Remy dal quale si ammira uno dei paesaggi più suggestivi della città che abbraccia il mare, lo stagno, le montagne e l’entroterra; il tutto reso allegro e accattivante dai disegni realizzati “dal vero” da tutta la classe.

Fig. 7. Cattedrale

Appena superate le bianche mura che circondano il quartiere Castello, entriamo immediatamente nel quartiere Stampace, contraddistinto nella guida dal colore verde, scelto per la collocazione al suo interno dell’Orto Botanico. Qui ha inizio il secondo itinerario. E poi il terzo e il quarto.

All’interno della guida, è possibile rintracciare altri percorsi che arricchiscono le conoscenze: dagli itinerari turistici letterari – con le poesie di Grazia Deledda, Bertolt Brecht, Garcia Lorca, e gli scritti di Joyce Lussu e di Mercede Mundula – agli itinerari turistici storici che ricostruiscono la storia di Cagliari e dei suoi quartieri; dagli itinerari turistici paesaggistici, che spaziano dall’Orto Botanico al Bastione Saint Remy, dalla Laguna di Santa Gilla al Villaggio Pescatori, agli itinerari turistici archeologici e turistici artistici – con l’iconografia di Santa Caterina e di Santa Cecilia, le acqueforti realizzate da Anna Marongiu Pernis, la scultura di Pinuccio Sciola dedicata al grande pensatore Antonio Gramsci.

Fig. 8. Al lavoro

Di grande rilevanza, per la costruzione di un linguaggio di genere, sono gli itinerari turistici linguistici che si ricavano soprattutto dalle professioni svolte dalle donne delle quali è stata ricostruita la biografia: la turista, la visitatrice, la viaggiatrice, la poeta, la santa, la figlia, l’autrice, la scrittrice, la principessa, l’artista, la pittrice, l’arredatrice, la caricaturista, l’illustratrice, l’acquafortista, l’incisora, la botanica, la direttrice, la matematica, la chimica, l’insegnante, la regista, l’operaia, la documentarista, la partigiana, la traduttrice, la rivoluzionaria, la politica, la filosofa, la pacifista, la vergine, la martire. Le bambine e i bambini, applicando le regole della grammatica italiana, che consente sempre la declinazione al femminile di tutte le professioni indicate nella guida, utilizzano un linguaggio rispettoso delle professioni svolte dalle donne oggetto d’indagine, donne che offrono modelli diversi in cui identificarsi per costruire un’immagine positiva di sé e per aspirare a professioni di prestigio. 

Il prezioso lavoro al servizio della comunità, della cittadinanza e delle turiste e dei turisti – on line e sfogliabile – rappresenta un utile strumento per informarsi e orientarsi nei quartieri storici cittadini.

Realizzato dalle alunne e dagli alunni della classe 5^A del plesso di scuola primaria Santa Caterina e dalla classe 1^E della scuola secondaria di I grado di Via Piceno, Cagliari.

https://www.sfogliami.it/fl/167784/81btmmhrm6s3kqjuv9r7ubbumfc9rtjn




Sulle vie della parità. Il nuovo bando di concorso VI Edizione – anno 2018/2019

Il concorso, indetto da Toponomastica femminile, con la partecipazione di Società Italiana delle Storiche, Rete per la Parità, FILDIS, Power&Gender, Acume, OdG – Osservatorio di Genere-Macerata, Scosse, Eccellenze Italiane, Casa editrice Matilda, Associazione Le Sentinelle onlus, Casa Ascione, e  l’Istituto Comprensivo Santa Caterina di Cagliari, è rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, agli atenei e agli enti di formazione ed è finalizzato a riscoprire e valorizzare il contributo offerto dalle donne alla costruzione della società.

La toponomastica si fonda sulla combinazione di due concetti, il nome e lo spazio in cui si vive, coniugando l’astrazione del nome con la concretezza dei luoghi fisici, e mettendo in evidenza che uno spazio fisico può in molte occasioni assumere valore simbolico.

Il carattere trasversale della toponomastica e dell’analisi del territorio offre numerose opportunità didattiche di integrazioni interdisciplinari e nel contempo permette a bambine e bambini, a ragazze e ragazzi di sviluppare forme di cittadinanza attiva e di partecipazione alle scelte di chi amministra la città, nel rispetto dei valori dell’inclusione.

Attraverso attività di ricerca-azione si chiede di:

  • • riscoprire figure femminili che hanno contribuito allo sviluppo sociale, culturale o economico del Paese e proporle alle sedi competenti per nuove intitolazioni, al fine di ridurre il gap di genere nella toponomastica;
  • • definire, nel proprio territorio, itinerari in grado di riportare alla luce le tracce delle donne che hanno contribuito alla crescita sociale e culturale del Paese;
  • • divulgare, attraverso svariate forme espressive, la conoscenza di protagoniste visibili e nascoste della vita collettiva;
  • • individuare modelli femminili di valore e di differenza ai quali attingere nell’opera complessa della costruzione dell’identità.

Si raccomanda una particolare attenzione al linguaggio, che dovrà rendere visibile la presenza femminile attraverso un corretto uso della grammatica.

        

Regolamento

Ragionando sulle intitolazioni presenti e assenti, le/gli studenti impegnate/i nella ricerca-studio saranno stimolate/i a sviluppare il lavoro in modo autonomo, critico e responsabile, scegliendo tra una delle seguenti sezioni tematiche, con scadenze tra loro differenziate:

  1. A. PERCORSI TERRITORIALI, URBANI E AMBIENTALI

consegna 8 marzo 2019

  1. B. PERCORSI MEDIATICI, COMUNICATIVI, ESPOSITIVI E DI SPETTACOLO

consegna 8 marzo 2019 

  1. C. LE MADRI DELLA REPUBBLICA 

consegna 16 febbraio 2019   

D. IL LAVORO DELLE DONNE

consegna 8 marzo 2019

Scuole/atenei/enti di formazione inoltreranno i lavori completi, la relativa documentazione e la relazione docente agli indirizzi mail indicati in ogni singola sezione.

Del materiale multimediale, caricato in rete dalle singole scuole, sarà spedito il solo link.

L’invio di eventuale materiale fisico, qualora necessario, avverrà per mezzo posta ordinaria all’indirizzo che comunicheremo via mail. Sezione per sezione.

Le/i docenti referenti sintetizzeranno l’attività didattica svolta in una breve relazione (circa 2.000 battute) da inserire nella scheda didattica allegata al presente bando, che andrà compilata in ogni sua parte.

Una giuria scelta dal Comitato organizzatore valuterà i lavori pervenuti e selezionerà più proposte che terranno conto delle tecniche espressive e delle fasce di età.

La cerimonia di premiazione finale di tutte le sezioni si terrà a Roma, nella primavera 2019. 

I gruppi e/o le classi vincitrici e le/i docenti referenti riceveranno diplomi di merito, libri e/o premi degli sponsor.

Le/i docenti potranno richiedere un attestato di partecipazione alla giornata di premiazione,  rilasciato dalla Società Italiana delle Storiche (SIS), ente accreditato dal Miur per la Formazione Docenti ai sensi della D.M. 170/2016.

Per adesioni e informazioni: toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com

SEZIONE A

PERCORSI TERRITORIALI, URBANI E AMBIENTALI

Alla sezione A, indetta da Toponomastica femminile, e  Società italiana delle Storiche, parteciperanno i percorsi pervenuti entro l’8 marzo 2019 all’indirizzo mail: toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com

I gruppi e le classi potranno sviluppare il proprio elaborato scegliendo liberamente tra modalità espressive letterarie, artistiche, multimediali o miste.

La sezione prevede più tipologie di lavoro, frutto di ricerca storica e di analisi territoriale.

Tutte le tipologie dovranno includere l’integrazione di materiale fotografico e cartografico che consenta di riconoscere i luoghi prescelti.

A1. Proposte di intitolazione

Presentazione di una o più figure femminili meritorie di memoria e definizione dei rispettivi luoghi da intitolare – aree di circolazione e di sosta; ambienti di lavoro, riunione e servizio; spazi di studio e cultura; parchi, boschi, alberi, giardini e orti.

È richiesta copia della relativa proposta avanzata alle sedi competenti e/o delle avvenute intitolazioni.

A2. Percorsi di genere

Costruzione di un itinerario alla scoperta delle tracce femminili presenti nel territorio di appartenenza (paese, città, quartiere…).

A3. Viale delle Giuste

Realizzazione di un percorso (in un viale di paese, in un parco, in una scuola, in un corridoio di biblioteca…) che ricordi donne definite “Giuste” in base a questa definizione: donne laiche che in ogni tempo e in ogni luogo si sono distinte, anche a rischio della propria vita, sia per le attività volte alla salvezza di singole persone oggetto di persecuzione e di discriminazione, sia per la loro lotta e denuncia dei soprusi e delle ingiustizie, in difesa di un ideale superiore di dignità e umanità.

Oltre alla relazione docente e al materiale fotografico, sono richieste: 

  • – la definizione del numero di figure di cui sarà costituito il percorso; 
  • – la motivazione significativa nell’attribuzione del riconoscimento di “Giuste” alle figure scelte, in un testo di circa 2.000 battute per ciascuna donna segnalata; 
  • – l’autorizzazione alla realizzazione del percorso da parte dell’autorità competente (in caso di percorso solo progettato e non ancora realizzato).

SEZIONE B

PERCORSI MEDIATICI, COMUNICATIVI, ESPOSITIVI E DI SPETTACOLO

Alla sezione B parteciperanno i percorsi pervenuti entro l’8 marzo 2019 all’indirizzo mail: toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com

I gruppi potranno sviluppare il proprio elaborato scegliendo tra le seguenti modalità espressive.

B1. Media 

Per corto/lungometraggi, blog e siti, oltre alla relazione docente, sarà inviato il solo link. Si raccomanda di verificare la visibilità del lavoro con le piattaforme più comuni.

Per le trasmissioni radiofoniche andrà inviata una trasmissione e/o una canzone registrata in digitale da caricare sulla piattaforma della radioweb Beacon Waves. I programmi dovranno essere realizzati utilizzando le app HOKUSAI AUDIO EDITOR per I phone o AUDACITY per gli altri.

Tutte le fasi della produzione – dalla regia alla narrazione – dovranno favorire, per quanto possibile, una massiccia partecipazione femminile. 

Si consiglia di guardare preventivamente il sito: https://www.spreaker.com/user/beacon

Per ulteriori informazioni scrivere a: simploche@libero.it

Per giornali, riviste e proposte editoriali concordare preventivamente il progetto, contattando toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com

B2. Mostre fotografico-documentarie e virtuali

Per le mostre fotografiche, oltre alla relazione docente, si chiede l’invio di materiale iconografico e cartografico che consenta di riconoscere anche il luogo di collocazione delle stesse.

Per le mostre virtuali inviare il link.

B3. Opere scultoree, street art e murales, performance e rappresentazioni teatrali, musicali, artistiche

Oltre alla relazione docente, sarà inviato via mail il link alla rappresentazione eventualmente in rete e/o un DVD a mezzo posta contenente la registrazione.

Per street art, murales e sculture si chiede l’invio di materiale fotografico e cartografico che consenta di riconoscere anche il luogo di collocazione delle opere.

Alcune sculture, se idonee, potrebbero essere collocate ad Alcatraz, nel viale delle Giuste. Per maggiori informazioni su quest’ultimo punto, si invita a contattare in via preventiva: (toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com).

SEZIONE C

LE MADRI DELLA REPUBBLICA

Alla sezione C, indetta da Toponomastica femminile e dall’Istituto Comprensivo “Santa Caterina”, di Cagliari, nell’ambito delle celebrazioni dei 70 anni della Costituzione italiana, parteciperanno i percorsi pervenuti entro il 16 febbraio 2019 all’indirizzo mail – caic89300g@istruzione.it – o in plico chiuso presso l’Istituto Comprensivo “Santa Caterina”, Via Canelles n. 1, 09124 Cagliari.

Alunne e alunni di ogni ordine e grado dovranno produrre un elaborato sul tema “Le madri della Repubblica”, che contempli lo studio delle biografie e delle scelte politiche e di vita delle 21 Costituenti. 

Il concorso prevede le seguenti modalità espressive:

C1. scrittura creativa (racconti, poesie,rappresentazioni teatrali …);

C2. arte (pittura, fotografia, graphic novel, video, musica, danza…).

Per la sola Regione Sardegna, la sezione C seguirà un suo iter regionale, che confluirà nel bando nazionale al termine di un percorso autonomo, premiato a Cagliari. È richiesta preventiva iscrizione da inviare a: caic89300g@istruzione.it

SEZIONE D

IL LAVORO DELLE DONNE

Alla sezione D parteciperanno i lavori pervenuti entro l’8 marzo 2019 all’indirizzo mail: toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com

I gruppi partecipanti svilupperanno il proprio elaborato producendo ricerche territoriali, documentarie e fotografiche, sul lavoro femminile, passato e presente, nelle diverse aree geografiche e nei diversi settori di attività, utilizzando modalità espressive letterarie, multimediali o miste e corredando la ricerca di bibliografia ed eventuali testimonianze orali e scritte.

Il lavoro dovrà concludersi con una proposta di intitolazione individuale (a una singola lavoratrice) o collettiva (a una categoria di lavoratrici) avanzata alle sedi competenti, da allegare al materiale spedito al concorso.

Si richiede di inviare, oltre alla scheda docente, il pdf completo, composto da testo e immagini, e una cartella contenente la documentazione separata, con testi in docx , immagini in jpg e documenti in pdf.

Al fine di salvaguardare e incrementare la memoria dell’azione femminile in tutti i settori lavorativi, dalle professioni ai mestieri, dalle attività desuete a quelle recenti, e di testimoniare la consistente presenza delle donne che in tutti i campi hanno collaborato al progresso dell’umanità, le ricerche ritenute più ricche e originali, adattate al format corrente e contrassegnate dal nome della classe-autrice, entreranno a far parte della mostra itinerante Donne e lavoro, che da tre anni viene esposta sul territorio nazionale in ambiti istituzionali e scuole, spazi pubblici e privati.

CONCORSO NAZIONALE

SULLE VIE DELLA PARITÀ

anno scolastico-accademico 2018/2019

RELAZIONE DOCENTE

DATI ISTITUZIONE

Tipologia (scuola/ateneo/centro) Denominazione Ordine e grado Indirizzo

Città (Provincia) Telefono

E-Mail

Titolo del lavoro

Link (in rete, obbligatorio per video e lavori con animazione))

Sezione e tipologia
  • • A1
  • • A2
  • • A3
  • • B1
  • • B2
  • • B3
  • • C1
  • • C2
  • • D
Modalità espressive
  • • Letteraria
  • • Artistica
  • • Multimediale
  • • Mista
Docenti referenti Nome/cognome

………………………………………………… e-mail

telefono

Nome/cognome

………………………………………………… e-mail

telefono

Partecipanti Classi: n. alunne: n. alunni:
Tempi
Luoghi
Fasi di lavoro
Descrizione dell’esperienza
Proposte di intitolazione
Eventuali azioni successive previste
NOTE

Data…………………… Firma docente




Fratelli e sorelle d’Italia

Ci sono molti motivi per cantare o non cantare l’Inno di Mameli. Lo cantiamo perché lo sappiamo a memoria, perché tifiamo per la Nazionale azzurra (anche se non è stata ammessa ai Mondiali), perché lo cantano tutte e tutti e ci sentiamo in imbarazzo a non farlo. E non lo cantiamo perché, diciamolo, questo Michele Novaro che l’ha musicato non è proprio il Ludwig van Beethoven dell’Inno alla Gioia ora europeo, perché non ci ricordiamo molto di Scipio e del suo elmo, perché l’espressione “Stringiamci a coorte” suona piuttosto oscura in questo Paese in cui l’analfabetismo funzionale miete troppi allori, perché questi bimbi che «si chiaman Balilla» ci ricordano qualcosa di più recente del Risorgimento e che non ci piace. E poi: va bene i fratelli d’Italia, ma le sorelle dove sono? Perché non vengono mai menzionate? Dove sono le partigiane, le madri costituenti, le artiste, le scienziate, le levatrici, le insegnanti, le operaie, le intellettuali? Non hanno una patria? Le abbiamo private della cittadinanza ed espulse dalla memoria? Forse è anche questo il senso di quel «Perché non siamo popolo, perché siam divisi», e da qui dovremmo ripartire.

Vedendo Mameli Rap, il video di questa classe quinta dell’I.i.s. A. Olivetti di Fano premiata al concorso “Sulle vie della parità”, si può avere l’impressione superficiale che si tratti di una reinterpretazione in chiave goliardica, una presa in giro irriverente o l’ennesima proposta di svecchiamento di un residuato ottocentesco. E invece, dopo un incipit rap e tricolore, ecco la splendida voce di Veriana Bamba e l’energia ritmica di Man Caldari che ci ripropongono l’attualità: non solo fratelli, anche sorelle; non solo «pronti alla morte», ma anche alla festa. «Fare del bene», «innalza il rispetto come tua bandiera», «rispetta gli ideali di tutte le persone», ecco come nel Ventunesimo secolo possiamo e dobbiamo sentire l’inno del nostro Paese multicolore, che deve sempre più aprirsi agli altri e alle altre. E quando, fra un anno, faremo un tifo sfegatato per le ragazze della Nazionale di calcio azzurra ai Mondiali femminili in Francia, canteremo l’Inno di Mameli con questo spirito.

La classe quinta C dell’I.I.S “A. Olivetti”, Polo 3, di Fano, ha vinto il premio per il progetto più originale della I edizione del concorso “Sulle vie della parità nelle Marche”, promosso dall’Osservatorio di Genere con il patrocinio della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche (CPO) e del Consiglio delle Donne del Comune di Macerata, in collaborazione con il Sistema Museale dell’Università di Camerino, il blog di divulgazione astronomica delle Nane Brune, CGIL Marche, CISL Marche e UIL Marche con il contributo del Soroptimist Club Fermo. L’iniziativa è una tappa regionale del concorso nazionale “Sulle vie della parità”, edizione V, indetto dall’associazione Toponomastica femminile, con cui l’Osservatorio di Genere collabora attivamente dal 2016. Mameli Rap è stato premiato anche a Roma, il 27 aprile 2018, dall’On. Laura Boldrini, in occasione della giornata finale del Concorso nazionale “Sulle vie della parità” di Toponomastica femminile.




La memoria femminile au Panthéon

Davanti al Pantheon parigino, la Francia rende onore a Simone Veil.

Per volere di Macron, il primo luglio 2018 le spoglie della madre d’Europa, assieme a quelle del marito, varcano l’entrata al tempio della memoria. 

Con il suo arrivo sono cinque le donne che ricevono quest’onore: 5 donne contro 73 uomini.

Il primo ingresso femminile risale al 1907: fu la scienziata Sophie Niaudet 

Berthelot che ebbe il privilegio di accedervi, non per i suoi talenti ma in quanto moglie del chimico Marcellin Berthelot. Marcellin e Sophie morirono a un’ora di distanza l’uno dall’altra e non si ritenne opportuno separarli, visto il grande amore che li aveva legati in vita. Il governo francese dispose per entrambi la sepoltura al Panthéon.

Sophie dunque accompagnò Marcellin nella sua ultima dimora, mentre oggi è Simone a portare con sé Antoine.

Fig. 1. “Merci Simone” tappezza i muri parigini

Nel 1995, fu la volta di Maria Skłodowska Curie, ivi traslata dal cimitero di Sceaux. François Mitterrand decise di trasferirvi le ceneri dei coniugi Curie grazie alle loro preziose ricerche comuni sul radio. Fino al 2015, la fisica polacca, naturalizzata francese, è stata la sola immortale a entrare al Panthéon per propri meriti. Tuttavia, se l’opinione comune era pronta a un cambiamento e riconosceva in via eccezionale il valore di alcune donne speciali, l’immaginario collettivo resisteva ancora di fronte a una vera e propria rivoluzione culturale e la presenza del marito ha dunque consentito di infrangere il cristallo con mano leggera.

Del resto, una rassicurante subordinazione di genere continua a trapelare in altri contesti. Marie è la prima persona al mondo ad aver ricevuto ben due Nobel, è la prima donna ad aver avuto un Nobel ed è la sola francese ad averlo ottenuto due volte, eppure, la strada del quinto arrondissement che porta il suo cognome acquisito la vede in posizione secondaria, contro ogni giustificazione alfabetica: Pierre et Marie Curie. E non solo. Sono bastati tre anni dalla morte di Pierre perché la città gli dedicasse una via, ma ne sono serviti trentatré dal decesso di Marie per far aggiungere il suo nome a quella stessa strada.

Fig. 2. Intitolazione a Parigi

Germaine Tillion e Geneviève de Gaulle-Anthonioz conquistano l’immortalità della memoria il 27 maggio del 2015, su iniziativa di Hollande. Germaine, etnologa in Africa mediterranea fino al 1940, impegnata nella Resistenza in Francia, internata nel campo di Ravensbrück, dove redige segretamente un’operetta sulla detenzione (Le Verfügbar aux Enfers), dopo la liberazione torna in Algeria per occuparsi di formazione popolare e condizione femminile e vi ricopre ruoli di mediazione durante il conflitto con la Francia. Negli anni successivi si dedica soprattutto a cause umanitarie e sociali, contro la tortura e per l’emancipazione delle donne del Mediterraneo. Molte le onorificenze assegnatele e le intitolazioni a suo nome: diverse scuole, mediateche e biblioteche, anfiteatri, un auditorium, un viale a Montpellier, una strada a Ivry sur Seine e a Sotteville lès Rouen. 

Fig. 3. Intitolazione a Sotteville lès Rouen

Anche Geneviève, nipote del generale de Gaulle, viene condotta a Ravensbrück in seguito alle sue azioni politiche. È il suo cognome a salvarle forse la vita: Himmler la tiene isolata in un bunker perché la ritiene un utile bottino per un eventuale negoziato con la Francia.

Nel dopoguerra contribuisce a fondare l’Associazione nazionale dei deportati e internati della Resistenza (ANIR) e la sezione femminile dei combattenti. Impegnata nelle campagne per i diritti umani, si batte per l’adozione di una legge contro la povertà e per più di trent’anni presiede l’ATD, il movimento per la dignità del Quarto mondo.

Le sono state intitolate scuole d’ogni ordine e grado; portano il suo nome un residence, un centro d’accoglienza, un ospedale, un parco. Generosa con lei l’odonomastica, da Parigi a Lione, da Rennes a Limoges, dalla regione del Var alla Senna Marittima, dall’Aveyron all’Essonne, dal Rodano all’Oise e all’Isère, dal Nord ai Vosgi e al Puy de Dôme…

Fig. 4. Intitolazione a Lione

Simone Veil, prima donna presidente del Parlamento europeo e icona della lotta per i diritti delle donne, entra nel Pantheon a un anno dalla sua morte al suono della Marsigliese e dell’Inno alla gioia. 

Tuttavia le strade, le piazze e le scuole francesi ne avevano già da tempo assorbito il nome: così è a Parigi, dove Place de l’Europe e l’omonima stazione metropolitana dell’8° arrondissement dallo scorso maggio sono state ridenominate “Europe – Simone Veil”; così è a Nizza, ad Aix-les Bains, a Nancy, a Bourges e in decine e decine di paesi francesi che in questi pochi mesi di assenza le hanno dedicato una via:  Saint-Ouen, Évry, Lamballe , Clichy, Mormant, Moreuil, Puteaux, Folembray, Rouffignac, Saint Genis Pouilly, Exciteuil, Quincy-Voisins, Vesoul, Brétigny sur Orge, Truyes, Gonfreville-l’Orcher, Omey, Vihiers, Zemlja, Gargenville, Ufaransa, Le Crès, Graulhet, Cormontreuil, Décines-Charpieu, Ploermel, Arleux, Briey, Plescop, Étréchy, Breuil-le-Sec, Hoenheim, Vendin-le-Vieil, La Talaudiere, La Ville-aux-Dames… L’elenco si allunga, di giorno in giorno. 

“Libera e liberatrice”, Simone attraversa e pervade la Francia e porta con sé il bisogno, il desiderio, la speranza di ricostruire il sogno europeo.

Fig. 5. Intitolazione a Nizza

 




L’Estate Romana e il Cinema

Fu Renato Nicolini, geniale assessore alla cultura nella giunta Argan, a voler aprire il centro storico della capitale al bisogno di convivialità e di spettacolo delle masse. Era il 1977, un anno duro per il Paese, soggetto a frequenti attentati terroristici e a violenti scontri di piazza: diffidenza e paura avevano svuotato le piazze. L’Estate Romana fu una risposta coraggiosa e dirompente che propose una tregua e lanciò un segnale di cambiamento. 

E farà scuola in tutta Europa.

La Basilica di Massenzio, luogo deputato a fare del cinema un esperimento di libera condivisione pubblica, svestì il sacro rigore archeologico per assumere abiti informali, capaci di raccogliere attorno a sé classi sociali e generazioni diverse. 

Con la prima Estate Romana, furono rotti gli schemi tra cultura alta e cultura popolare, mescolati i diversi pubblici, portato al centro le periferie.

Il dibattito tra effimero e meraviglioso urbano divise per anni la cittadinanza, ma non frenò la propagazione dell’idea rivoluzionaria. Per molti anni a seguire la politica culturale capitolina continuò ad alimentare il concetto di architettura effimera come strumento di trasformazione urbana.

A partire da quell’esperienza, sperimentazione artistica e comunicazione di massa trovarono le loro strade, e proprio da lì avanzò l’ipotesi del decentramento delle iniziative di Arte pubblica oltre le mura Aureliane: la città del rock al Mattatoio, la televisione a Villa Torlonia, il teatro al quartiere Delle Vittorie, il ballo all’Appia Antica…

Dopo aver portato le periferie a respirare l’aura culturale del centro, ora s’invertono e s’incrociano i flussi.

Negli anni “Massenzio” conserva il suo nome originario e la sua matrice da cineclub, ma si fa itinerante: raggiunge il Circo Massimo, Testaccio, l’EUR, Cinecittà… 

La vitalità della rassegna cinematografica fa da contraltare al crescente malessere delle sale cinematografiche e la malinconia di un’arte agonizzante, a ben vedere, si percepisce in alcune scelte di programmazione (monografie retrospettive e maratone sui diversi generi del cinema italiano e hollywoodiano), ma il suo originale approccio alla divulgazione è vincente e la sua eco si fa ancora sentire.

A quarantuno anni dal primo Massenzio, la presenza del Cinema nelle programmazioni estive capitoline è ancora molto significativa. 

L’Estate Romana 2018, entrata nel vivo da un paio di settimane e destinata a durare fino al 30 settembre, con un susseguirsi di film, concerti e spettacoli, percorsi urbani, mostre e laboratori, dissemina le sue rassegne cinematografiche in diverse aree cittadine: spazi aperti e chiusi, alcuni dei quali gratuiti (www.estateromana.comune.roma.it): 

Notti di Cinema e… a piazza Vittorio, dal 28 giugno al 2 settembre: 2 maxischermi, 2 film a serata – I Municipio.

L’Isola del Cinema presenta l’isola di Roma: cinema, musica, teatro, mostre fotografiche all’Isola Tiberina fino al 2 settembre – I Municipio.

– Caleidoscopio, dal 26 giugno al 9 settembre, alla Casa del Cinema, in Largo Marcello Mastroianni: 6 rassegne, 4 festival e 3 eventi speciali (ingresso gratuito) – II Municipio.

– Parco del Cinema, a Villa Lazzaroni (via Tommaso Fortifiocca): proiezioni in arena alla presenza del cast. Alcuni titoli prossimi: Io c’è, La ragazza nella nebbia, Come un gatto in tangenziale, Manuel – VII Municipio.

– Molo Film Festival, banchina del Tevere in località Ponte Milvio (via Capoprati), arena cinematografica di 200 posti, dal 5 al 31 agosto (ingresso gratuito) – XV Municipio. 

– E infine, l’Ape rossa. Un cine-mobile su un’Ape a tre ruote, che propone sei eventi in un quartiere che ha vissuto una profonda trasformazione delle sue strutture di archeologia industriale: tra il complesso della ex Miralanza, la Centrale Montemartini e il Gasometro, fino ad includere gli Ex Mercati Generali e la Garbatella. 

Alle iniziative ufficiali del Comune se ne aggiungono altre, ideate e organizzate da associazioni diverse ma patrocinate e sostenute da singoli Municipi, dal Comune, dal MIBACT.

Si è appena chiusa la VII edizione del Karawan Fest: quattro serate di cinema itinerante nei cortili del V municipio, fra Tor Pignattara e il Pigneto.,

Il Piccolo Cinema America, dopo tre anni di proiezioni trasteverine, porta “Il Cinema in Piazza” anche nelle periferie e sceglie il Parco Casale della Cervelletta, a Tor Sapienza, e il Porto turistico di Roma, a Ostia (oltre al cortile del Liceo Kennedy, alle falde del Gianicolo), per le maratone notturne, i dibattiti con artiste e artisti, le retrospettive, i grandi classici e i film per l’infanzia. 

La descrizione del progetto, sul sito https://ilcinemainpiazza.it,  riassume in poche righe tutto il disagio del vivere nel vuoto delle periferie e l’ostinata volontà di migliorarle:

“Dalla periferia siamo partiti e in periferia torniamo. Chi ci è nato e cresciuto, come quasi tutti noi, lo sa. Sa cosa significa macinare chilometri sui mezzi pubblici per raggiungere una libreria, un cinema, un teatro, un museo, o, più banalmente, un posto dove incontrarsi la sera con gli amici. E sa cosa significa sentirsi stretti in un quartiere tanto grande e popolato, eppure così povero di socialità e di cultura. Così anche noi abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e sostituire al vuoto e al silenzio la partecipazione. L’esperienza degli scorsi anni ha dimostrato come l’attività culturale e sociale non si ferma alla sola programmazione cinematografica di un’arena, o di una sala, ma è in grado di rappresentare e promuovere una crescita, anche economica, di tutte le attività di un quartiere.

Vogliamo che questo progetto dia vita a luoghi in cui trovino cittadinanza diverse idee di città e nuove espressioni culturali, dove ci si possa porre delle domande attraverso le quali costruire nuove prospettive, dove si possa discutere e riflettere sul futuro delle città, del ruolo delle sale e dell’esercizio cinematografico, delle politiche sociali, culturali e giovanili, dell’integrazione e dell’inclusione, della lotta alla criminalità, delle periferie urbane dentro e ai margini delle città. Questa è la nostra idea di attività culturale e sociale, capace di stimolare la riflessione sul ruolo stesso della cultura nel processo di crescita educativa, formativa e lavorativa dei giovani, che venga fondata su una progettualità partecipata, attenta alle esigenze di tutti, su un “conoscere facendo” i cui frutti crescano nel tempo”.




La musealizzazione degli spazi urbani

Roma è un grande arcipelago, di cui ogni unità ha connotazione sua propria, correlata alle altre tramite una fitta rete di flussi, funzioni e servizi. 

Residenti e ospiti, oggi entrambi multietnici, ne attraversano i nodi e ne percorrono le maglie modificando aspettative e domande culturali.

Se da un lato l’espansione residenziale converte in viaggiatore/viaggiatrice ogni cittadino/a che quotidianamente attraversa lo spazio urbano, dall’altro il/la gitante propriamente detto/a non si limita a visitare le mete classiche della città, ma insegue emozioni anche in luoghi solitamente estranei al fenomeno turistico.

Le singole isole reagiscono riorganizzando gli spazi e diversificando le offerte: il grande cinema si scompone in multisala, le pareti dei bar si foderano di libri, gli internet caffè sostituiscono le cabine telefoniche, l’hinterland accende i riflettori.

I luoghi della cultura dismettono gli abiti classici adottando un nuovo look formale, moltiplicano le funzioni dilatando gli orari di apertura e generano nuovi nuclei periferici, spesso legati a manufatti in disuso. Il museo, coinvolto in un nuovo gioco di relazioni tra struttura, collezioni e pubblico, si fa errante e vaga alla ricerca di sedi alternative, invadendo le piazze, le strade, i giardini e i grandi templi dell’archeologia industriale. 

Zaha Hadid ha destrutturato e ampliato una caserma del quartiere Flaminio per realizzare il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo), un ‘campus urbano aperto alla circolazione pubblica’, dove la piazza esterna, integrata nel quartiere, sovrappone spazi espositivi e luoghi di distensione; l’affascinante contesto espositivo della Centrale Montemartini (in copertina) è nato dalla riconversione di una centrale elettrica ottocentesca sita sulla via Ostiense e nei vecchi mattatoi di Testaccio ha trovato ambientazione l’arte contemporanea del MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma).

Al crescere del livello culturale medio, non solo Roma, ma ogni metropoli occidentale ha sentito il bisogno di musealizzarsi.

Foto 1. MAXXI

Foto 2. MACRO Testaccio

Parigi ha osato per prima, nel 1976, erigendo il Centre George Pompidou sulle ceneri dei maleodoranti mercati del Beaubourg, e ha continuato, dieci anni più tardi, riconvertendo un’antica stazione ferroviaria nel Musée d’Orsay e gli antichi mattatoi de La Villette in centro culturale polifunzionale e polimorfico, con annessi musei della scienza e della musica; a seguire, sono stati i depositi portuali di Bercy a permearsi di cultura, per essere emulati, di lì a poco, dai malfamati docklands londinesi. Anche la storia sociale si fa largo tra le strade parigine e porta allo scoperto le tradizioni artigianali, sotto le volte ristrutturate del Viaduc des Arts, che ribadisce l’identità artigiana del dodicesimo arrondissément.

Foto 3. Bercy

Foto 4. Viaduc des Arts

La capitale britannica ha raccolto la sfida inaugurando la Tate Modern, sulle rive del Tamigi, ove reimpiega la vecchia centrale elettrica. Nel frattempo, a Berlino, un’altra stazione (l’Hamburger Bahnhof) diventa spazio espositivo, ma la città tedesca è già musealizzata in una forma sua propria e atipica, in cui la storia e l’arte, fuse un un’unica musa ispiratrice, hanno suggerito la più lunga galleria a cielo aperto mai esistita: nella East Side Gallery, lungo il corso della Sprea, oltre cento murales di artisti d’ogni dove raccontano un trentennio di ossessiva presenza del Muro, trasformandone i tronconi in un colorato memoriale alla libertà.

Foto 5. Tate Modern

Foto 6. Hamburger Bahnhof

Il fenomeno del graffitismo si rivela particolarmente interessante nell’esplosione urbana delle forme espressive, perché rimette in discussione le linee di confine tra cultura e sottocultura, arte, storia, sociologia e vandalismo grafico.

Se le pennellate di Berlino raccontano la guerra fredda, vista dagli anni Ottanta e Novanta, i primi tags delle metropolitane newyorkesi, vent’anni prima, rivendicavano il diritto alla parola e il disagio dei quartieri degradati del South Bronx e di Harlem e accompagnavano il sottoproletariato nero in una delle più grandi rivolte dell’ultimo secolo. Nati per sfidare la legalità e l’ordine di una società intrisa di falsi valori e opulenze inique, i graffiti invadono le città del mondo e travalicano, per loro natura, gli spazi concessi, portando alla schizofrenia le amministrazioni metropolitane che destinano miliardi a cancellare, e contemporaneamente a esporre, le opere di nuovi e vecchi ribelli . Ancora oggi i writers esprimono per lo più un malcontento e lanciano un messaggio personale e sociale nella complessità urbana che, indipendentemente dall’indice di gradimento, appartiene alla cultura collettiva.

In Italia, gran parte delle città protagoniste dello sviluppo industriale ha optato per la riconversione polifunzionale delle aree in disuso. 

Il porto antico di Genova è oggi un enorme spazio culturale ad altissima frequentazione, dove convivono collezioni permanenti a carattere scientifico (l’Acquario, il museo dell’Antartide, la Biosfera), artistico (Museo Luzzati) e storico (museo marittimo Galata), ambienti interni ed esterni destinati a esposizioni temporanee, eventi e congressi, impianti sportivi, ricreativi e commerciali. Simili, per molti versi, le trasformazioni del Lingotto, a Torino, considerato uno dei centri polifunzionali più grandi d’Europa, dove la cultura si impone in varie forme , la riqualificazione della zona industriale di Bagnoli , ad Ovest di Napoli, e i progetti di riconversione milanese dell’ex area Ansaldo, in zona Tortona, e della Fiera Campionaria . 

Foto 7. Il porto antico di Genova

Foto 8. Il Lingotto a Torino

Non mancano esempi d’oltreoceano di strutture diffuse e periferiche: il Museum of Modern Art di New York, ha aperto una seconda sede nel Queen, spostando le rotte turistiche al di fuori di Manhattan, mentre il Contemporary Museum di Baltimora si è spinto ben oltre, rinunciando alla stabilità di una sede per votarsi al nomadismo espositivo, tra hangar, sale da ballo, garage e conventi…

Da qui alla musealizzazione totale dello spazio urbano il passo è breve e vi convergono espressioni e teorie totalmente diverse.

Da un lato incontriamo forme trasversali di arte e cultura sociale (Public art, Land Art, Earth art, Urban art and design), che scelgono location esterne e pubbliche per riqualificare gli spazi e valorizzarne storia e memoria, mediando tra i canoni classici dell’apprendimento e i bisogni della cultura popolare.

Dall’altro, nel nostro Paese più che altrove, emerge la necessità di approfondire e contestualizzare le specificità culturali del territorio, tramite la moltiplicazione di piccoli musei locali e percorsi culturali open air.

Nascono spazi espositivi diffusi, che integrano contenitori stabili e luoghi di memoria racchiusi nel tessuto urbano e rurale. 

A Torino, protagonista ne è la storia: il museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà , tra itinerari reali e virtuali ripercorre i luoghi della seconda guerra mondiale. 

Foto 9. Museo diffuso della Resistenza

Foto 10. Pietre d’inciampo a Roma

Nelle Marche, arte, storia e paesaggio creano molteplici esperienze  di museo diffuso, a sottolineare lo stretto rapporto tra cultura e territorio. 

Anche nel Lazio partono analoghi progetti pilota per valorizzare tesori  meno noti, soffocati dal protagonismo della capitale, che la storia stessa ha reso città-museo.

Eppure, è proprio il peso di tanta ricchezza a nasconderne talvolta i segni della memoria. 

La riconversione di edifici, il sovrapporsi di interventi urbanistici, la trasformazione delle funzioni e il quotidiano ‘inciampare’ nei gioielli archeologici, porta spesso romani e romane ad attraversarne i luoghi senza alcuna consapevolezza. La città si attrezza di pannelli esplicativi e alcuni rioni  espongono dei veri e propri itinerari per vincere l’indifferenza autoctona e soddisfare la crescente curiosità alloctona, che esce dal centro storico e percorre capillarmente lo spazio cittadino. 

Foto 11. Murales al Pigneto (Roma)

 




La Valdinievole. Bice Bisordi, l’arte del ritratto nel XX secolo

La Valdinievole, incuneata nel cuore della Toscana, occupa un terzo del territorio pistoiese, lambendo a est i luoghi leonardiani dell’area fiorentina e a ovest la piana di Lucca. La valle appartiene al bacino laterale dell’Arno e vede scorrere nella parte centro-orientale la Nievole, che le dà il nome, e nella sezione occidentale la Pescia Maggiore e la Pescia Minore, che attraversano l’omonima cittadina dirette verso la splendida conca del Padule.

Alle spalle delle località di pianura, sorte in epoca relativamente moderna, si staglia una corona di suggestivi borghi collinari che meritano una visita: Larciano Castello, Montevettolini, Monsummano Alto, Montecatini Alto, Massa, Cozzile, Buggiano Castello, Uzzano. Anche Pescia, che costituisce il centro più esteso e popolato dell’area, dispone di un contorno di particolare fascino: le Dieci Castella che formano la Valleriana, detta anche “Svizzera pesciatina”. 

È proprio a Pescia che nasce e muore Bice Bisordi, una delle più importanti scultrici italiane del XX secolo, specializzata nell’arte nobilissima del ritratto, eseguito di preferenza in bronzo o in terracotta.  

Fino al 3 giugno scorso, il Comune ha ospitato nel Palazzo del Podestà, la mostra “La Scultura incontra la Scultura. Un omaggio a Bice Bisordi nel ventesimo anniversario della sua morte”, 

Finalmente Pescia si è ricordata della sua illustre concittadina, cui in vita fece una consistente donazione delle proprie opere (27 ritratti), al momento dislocate in varie sedi.

Foto 1.  Pescia, Palazzo del Podestà, o Palagio.

Ma chi era Bice Bisordi?  

Lo racconta Laura Candiani, nella sua guida di genere della Valdinievole, presentata all’Archivio di Stato pesciatino il  7 aprile, e alla Grotta Giusti di Monsummano Terme,  il 25 maggio (Le guide di Toponomastica femminile. La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne, Universitalia, 2018, pp. 163-167). 

Sicuramente – come scrive l’artista nelle memorie – Bice fu influenzata dall’attività del padre che aveva un laboratorio dove scolpiva il marmo e lavorava la creta; i tre fratelli (Carlo, Enzo e Tito) presto entrarono nell’azienda di famiglia, mentre la sorella Nella si occupava della casa e faceva la sarta; le due maggiori (Norina e Teresa) si erano diplomate maestre. Quest’ultima, sposandosi, andò a vivere a Montecatini dove la giovanissima Bice la seguì e aprì un piccolo studio in cui faceva ritratti a matita e iniziava a utilizzare la creta. La sua abilità non passò inosservata: i turisti, i villeggianti, specie americani, e alcune personalità di spicco (come la marchesa Ines Mauri Badò di Roma e Carla Balduzzi di Milano) cominciarono a credere in lei e a incoraggiarla. Fu così che Bice s’impegnò per essere ammessa alla prestigiosa Accademia di belle arti di Firenze, che raggiungeva ogni giorno con il treno. Si diplomò nel 1932 e nel 1935 poté esporre nella città natale, in una saletta presso il Caffè Pult, dove all’epoca si tenevano tre concerti al giorno. Il giornalista Vittorio Taddei fu il primo a scoprire ufficialmente il talento della scultrice e ne scrisse sul “Telegrafo”. Già si delineavano le caratteristiche che emergeranno e matureranno in seguito: la finezza psicologica (come nel ritratto La nipotina Licia), la fusione fra aspetto fisico e spiritualità (Adolescente), il gusto per il minimo dettaglio (Dorso di donna), la sensibilità nel tratteggiare i volti dei bambini (Putto, La Vita, Primi vagiti, Sorriso di bimba, Il Poema), la delicatezza nei ritratti di madri, il realismo non disgiunto dalla poesia (Scugnizzo in cui è evidente il richiamo all’arte di Vincenzo Gemito). 

Iniziò quindi una carriera prestigiosa, fitta di mostre, concorsi, riconoscimenti in Italia e all’estero; intanto Bice aveva allestito il suo studio all’interno dello stabilimento termale Torretta nel cui parco, durante la stagione estiva, suonava il pomeriggio un’orchestra e si esibivano i più noti cantanti. Qui ebbe l’occasione di conoscere e ritrarre Angelo Motta (l’industriale del panettone), Eduardo De Filippo, Angelo Borghi (proprietario dell’azienda di lane B.B.B.), il console generale Shard di Zurigo, mentre proseguiva l’attività dei ritratti “a memoria”, come il busto di J. F. Kennedy e i bassorilievi dei papi Giovanni XXIII e Paolo VI, oggi in Vaticano, per cui ottenne la medaglia d’argento del Pontificato. Critici, esperti, artisti parlano di lei e acquistano sue opere: Italo Griselli, Edgardo Mannucci, Pietro Annigoni, Piero Scarpa, Valerio Mariani, Gino Valori; anche personaggi dello spettacolo come Renato Rascel e Walter Chiari, di passaggio a Montecatini, le rivolgono apprezzamenti lusinghieri. 

Bice in seguito – sempre a Montecatini – aprì un nuovo studio sotto i portici del cinema-teatro Kursaal dove, passando, la si poteva vedere all’opera attraverso i vetri, spesso davanti a qualche modello in posa per un ritratto, mentre indossava il camice e un caratteristico basco sulle ventitré; intanto collezionava nuove mostre (Bologna, Roma, Milano, Forte dei Marmi, Lucca, Lugano), era ammessa in prestigiose accademie: Internazionale “Leonardo da Vinci”, ”Artes Templum”, ”Tiberina”, veniva segnalata nel catalogo Bolaffi ed era iscritta all’Album Europeo (1977). Il suo nome uscì dai confini italiani grazie al premio francese S. Raphael (medaglia d’oro per un ritratto di padre Pio nel 1973) e al riconoscimento del Parlamento Usa (1974). Bice realizzò opere di varia ispirazione, anche per farne dono a istituzioni; due ritratti di vescovi (Angelo Simonetti e Dino Luigi Romoli) si trovano nel Duomo di Pescia, mentre un bassorilievo che raffigura i coniugi e benefattori Alcide e Matilde Nucci venne donato all’ospedale cittadino.                                

Nonostante una certa dispersione, inevitabile per una ritrattista che lavora per precisi committenti, un discreto nucleo di ventisette opere fu donato alla città di Pescia per fornire una visione complessiva dell’artista, «libera interprete delle forme moderne, nel suo linguaggio realistico» (A. Corsetti), «una delle poche eredi del purismo e del romanticismo plastico», di «acutezza penetrante» e «spiritualità vibrante» (Gino Valori). Tuttavia le sculture oggi non hanno una collocazione unitaria. 

Quasi novantenne venne convinta a scrivere le sue memorie in cui racconta, con umiltà e gratitudine, la sua lunga carriera e il dono prezioso dell’arte; il piccolo libro – ricco di documentazione fotografica – fu presentato a Pescia nella sala consiliare del Palazzo comunale nell’ottobre del 1993.

Bice Bisordi è morta a Pescia il 5 maggio 1998.

Dopo l’evento appena concluso e la pubblicazione della guida, che restituisce visibilità a Bice Bisordi, alle sue opere e alle molte donne della valle che hanno lasciato un segno nella storia e nella cultura dei luoghi, ci si augura che le opere dell’artista trovino finalmente una collocazione unitaria e degna della loro qualità. 

In copertina. Bice Bisordi, Il Poema, Madonna con il Bambino

l prossimi appuntamenti con la guida La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne sono già fissati: il 19 settembre alle ore 10 il libro sarà presentato all’interno del programma “Biblioterme” nello stabilimento termale Tettuccio a Montecatini, mentre il 23 settembre farà parte dei novanta libri protagonisti di una originale tombola presso la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, nell’ambito di una vera e propria festa della storia e della cultura locale.




Psicoterapia aperta

Nasce, a partire da un’idea di Luigi d’Elia, un ambizioso progetto di rete che intende realizzare un virtuoso contatto tra l’enorme domanda di cure psicologiche e l’offerta di ore a tariffe calmierate da parte di centinaia di professioniste e professionisti della salute psicologica che di fatto già operano con pazienti non in grado di sostenere le tariffe di mercato.

Il servizio pubblico, spesso definanziato e sottoorganico, come è noto non riesce quasi mai ad accogliere la domanda di psicoterapia, se non in piccola parte e solo per le situazioni più severe. 

Tale domanda di cura rimane inevasa poiché non riesce a essere intercettata dal settore privato, considerato a ragione irraggiungibile:  si tratta con frequenza di cure che richiedono molto tempo e le tariffe private mediamente oscillano dalle 200 alle 600 euro mensili, cifre di fatto disponibili solo per le fasce di reddito medio-alte.

La psicoterapia è inserita nei LEA del servizio sanitario, cioè nei Livelli Essenziali di Assistenza: in teoria, dunque, sarebbe un diritto esigere questo genere di cure. La realtà, come in moltissimi altri casi, è ben diversa: sono tantissime le persone che rinunciano alla cura e sono frequentissimi i casi di mancato intervento in situazioni che per trascuratezza, come accade per qualunque altra patologia e con le conseguenze che conosciamo, tendono invece a cronicizzarsi e a peggiorare. 

“È da anni che orecchiando in giro per i vari network professionali – dichiara d’Elia – mi ero accorto di questa spontanea e ordinaria pratica di inclusione da parte di colleghe e colleghi che per una piccola parte del proprio orario decidono di non rifiutare domande di persone, giovani e meno giovani, desiderose di prendersi cura attraverso percorsi di psicoterapia o consulenza psicologica. E allora ho fatto due semplici conti: gli psicoterapeuti privati in Italia sono tantissimi (anche troppi), circa 50.000; molti dei quali già dedicano ore low cost a una parte dei loro pazienti meno solventi. Perché allora non utilizzare intelligentemente il web per fare economia di scala e mettere in contatto la domanda con l’offerta esistente?”

Nel giro di pochi mesi, raccolto un comitato promotore e attivate tutte le risorse organizzative, nasce il sito www.psicoterapia-aperta.it che si pone i seguenti obiettivi:

– censire tutti i colleghi che già offrono tariffe low cost,

– collegare domanda e offerta low cost,

– raccogliere dati sulla domanda di cura delle fasce sociali meno abbienti e della relativa offerta privata

– sensibilizzare/sollecitare l’intervento pubblico

Di certo, anche se l’adesione al portale fosse massima, potrebbe rispondere a poche migliaia di richieste, ma già sarebbe un segnale. Un segnale che vogliamo raggiunga il prima possibile chi, a livello di politiche sanitarie, decide delle sorti della nostra salute psicologica. 

È stata attivata una raccolta fondi per le spese del portale, questo il link per eventuali donazioni

 http://sostieni.link/18112  




Una marina di libri. Palermo, 7-14 giugno

Il Festival dell’editoria indipendente di Palermo ha aperto i battenti oggi con una preview ai Cantieri culturali della Zisa ma inaugurerà ufficialmente questa nona edizione, alla presenza del Sindaco e del Rettore, nel pomeriggio di domani (giovedì 7 giugno) presso l’Orto botanico della città.

Presentazioni di libri e riviste, tavole rotonde, lectio magistralis e seminari, laboratori e atelier di scrittura, incontri e dibattiti, letture ad alta voce, documentari e proiezioni, concerti e mostre trasformeranno Palermo, fino a domenica sera, in un grande salotto letterario per adulti, giovani e piccini.

La rassegna, che è diventata in questi anni il maggiore appuntamento letterario della regione e del Sud, richiama migliaia di visite e centinaia di scrittori e scrittrici di generi diversi, dalla letteratura per l’infanzia alla poesia, dall’inchiesta alla saggistica, dalla narrativa al noir.

Il programma integrale è scaricabile dalla pagina: http://unamarinadilibri.it/wp-content/uploads/2018/06/Edizione-2018-Programma-Una-marina-di-libri.pdf

Segnaliamo alcuni degli incontri.

Giovedì 7 giugno

Alle ore 18 si inaugura nella Piccola Serra la mostra su Calvino e l’editoria, che racconta per la prima volta l’impresa editoriale della collana “Centopagine” Einaudi. Attraverso schede editoriali e catalogo, sono esposti i 77 volumi della collana, diretta da Calvino tra il 1971 e il 1985, con veste grafica curata da Munari e Max Huber.

A seguire lezione di Editoria e grafica.

Alla stessa ora, alla Fontana, Anna Kuliscioff, la studiosa delle donne in un mondo di uomini. Presentazione del volume Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà, a cura di Elena Vozzi, pubblicato da L’Orma editore.

Foto 1. Copertina del libro

Venerdi 8 giugno 

Alle 16,30 verrà presentato il libro “Lia Pasqualino Noto: l’artista che sfidò il suo tempo” di Luisa Leto. Editore Navarra

Lia Pasqualino Noto oggi è considerata una delle maggiori pittrici italiane del Novecento ma fu costretta a fingersi uomo per raggiungere l’apice del riconoscimento artistico.

Sfidò le convenzioni sociali ed artistiche del suo tempo, fu la prima donna ad aprire una galleria d’arte a Palermo e ospitò nella sua casa ebrei ed anarchici durante il fascismo.

Foto 2. Palermo. Intitolazione a Lia Pasqualino Noto. Foto di Giovanni Savio

Sabato 9 giugno

Alle ore 19,30 verrà presentato il romanzo “Le Ricamatrici” di Ester Rizzo, Editore Navarra (vedasi recensione di Grazie Mazzè nella sezione LIBRI).

È un romanzo storico che racconta la storia delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa, piccolo paese nel cuore della Sicilia, che, negli anni Settanta osarono sfidare la mafia delle minacce e dell’isolamento, ribellandosi allo sfruttamento del lavoro femminile a domicilio.

Furono definite, dai giornali di quei tempi, “Le mille ragazze in lotta” e riuscirono a far condannare i loro sfruttatori e a fare approvare una apposita legge in Parlamento (N. 877 del 18 dicembre 1973) per la regolamentazione del lavoro a domicilio.

Questa storia recuperata dall’oblio rende giustizia alle lavoratrici e racconta le gioie e gli affanni di queste ricamatrici, le lotte e le conquiste femminili.

Nella presentazione è stato coinvolto il gruppo di Toponomastica femminile di Palermo. Infatti presenterà il libro la giornalista RAI Silvana Polizzi ed Enza Mortillaro attrice, reciterà un monologo interpretando la figura di Filippa Pantano, la ricamatrice  determinata e coraggiosa  a capo di questa battaglia di emancipazione.

Foto 3. Dai giornali dell’epoca

Domenica 10 Giugno 

Alle ore 16,30 verrà presentato il libro “La mafia in casa mia” di Felicia Bartolotta Impastato, a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino  di  Di Girolamo Editore.

Un libro per raccontare la storia della madre di Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Felicia si costituì in giudizio fino a ottenere la condanna del boss Badalamenti mandante del delitto; inoltre, messo da parte il lutto ed il dolore, aprì la sua casa per raccontare, giorno dopo giorno, a tutti quelli che si recavano a Cinisi, il coraggio del figlio che non aveva esitato a lottare contro la piovra mafiosa che attanagliava quella porzione di territorio.

 

Foto 4. Copertina del libro