
Roma, il sistema maggioritario divide il Paese: è un’Italia che vedi
L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia ? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse ? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia ? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse ? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.