Intitolazioni agrigentine

In questo mese di marzo, in cui ricade la Giornata Internazionale della Donna, in provincia di Agrigento si sono concretizzate alcune intitolazioni al femminile.

A Licata, la piazzetta della villa comunale è diventata “Piazzetta Otto Marzo”. Inoltre sono stati intitolati tre vialetti. Uno alla poliziotta Emanuela Loi, vittima di mafia, morta nell’attentato al giudice Paolo Borsellino; uno a Clotilde Terranova, giovane migrante licatese, perita nel rogo della fabbrica “Triangle”a New York il 25 marzo 1911, evento che si ricorda proprio nella giornata dell’otto Marzo.

Il terzo vialetto è stato intitolato ad Alina Condurache vittima di femminicidio.

Alina era nata a Lupeni, in Romania il 5 Maggio del 1993. Nel suo Paese frequentava con ottimi risultati la scuola e inoltre svolgeva volontariato in un’associazione denominata “la Vita” che si occupa tuttora dell’assistenza agli anziani negli ospedali, ai bambini negli asili e svolge anche varie attività culturali. Fu proprio in questa associazione, che era anche frequentata da americani, che Alina imparò bene l’inglese. A diciotto anni raggiunse qui in Sicilia, a Naro, il fratello e la madre che erano emigrati precedentemente. Si iscrisse al Liceo Pedagogico di Favara e apprese subito la lingua italiana. Il suo sogno era di laurearsi in Psicologia. Ottenne pure una borsa di studio per recarsi a Londra ma il ragazzo con cui si era nel frattempo fidanzata osteggiò questo suo percorso e lei commise l’errore di rifiutare questa grande opportunità. Iniziò così con lui a lavorare in campagna ma il rapporto si deteriorò e le liti diventarono più frequenti a causa della gelosia ossessiva e morbosa del compagno. Alina decise così di lasciarlo ma Angelo Azzarello il 3 dicembre del 2014 le sparò due colpi di pistola: uno all’addome e uno all’inguine. La ragazza a ventuno anni morì all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata.

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A Sambuca di Sicilia, sempre l’otto Marzo, è stata apposta una targa commemorativa sul prospetto della casa dove erano nate Rosa e Caterina Bona, le due sorelle emigrate e morte nell’incendio della Triangle del 1911 a New York. L’edificio rientrerà così nei luoghi dell’Identità e della Memoria.

Sempre con riferimento a quell’episodio, a Villafranca Sicula è stata apposta nell’atrio del Municipio una targa che ricorda le ventiquattro vittime siciliane e Gaspare Mortillaro, emigrato villafranchese che lavorando come ascensorista in quell’edificio, al momento dell’incendio, eroicamente riuscì a salvare molte vite. Oltre alla targa è stato realizzato un bassorilievo dall’artista Giovanni Smeraldi.

La cerimonia è avvenuta alla presenza della grande fotografa Letizia Battaglia.

 

Infine a Palma di Montechiaro è stata intitolata l’aula magna dell’I.C. “Angelo D’Arrigo-G. Tomasi di Lampedusa” ad Alexandra Wolff Stomersee, la prima donna presidente della Società Psicanalitica Italiana. Fu una donna coltissima e poliglotta che introdusse le teorie di Freud in Sicilia, molto amata dai suoi pazienti e stimata dai suoi allievi. Nel 1932 sposò Giuseppe Tomasi di Lampedusa e quando rimase vedova si dedicò alla pubblicazione postuma e alla diffusione del romanzo “Il Gattopardo”.

 

Tutte queste intitolazioni che restituiscono memoria storica, onore e dignità alle donne, sono ovviamente il frutto della volontà di tante persone sensibili. In particolare, per Licata, va segnalato l’impegno del CIF, del gruppo Toponomastica femminile locale e della commissaria Maria Grazia Brandara.

Per Sambuca di Sicilia si devono ringraziare il sindaco Leo Ciaccio e l’assessore Giuseppe Cacioppo; per Villafranca Sicula il sindaco Domenico Balsamo, per Palma di Montechiaro la dirigente scolastica Laura Sanfilippo. Quest’ultima intitolazione è avvenuta alla presenza di Gioacchino Lanza Tomasi, del sindaco Stefano Castellino, dell’assessora alla cultura Angela Rinollo e della presidente del Consiglio Letizia Pace.

 

 

 

 




Parigi. Viale Bertie Albrecht

Il viale, situato nell’8° arrondissement di Parigi, si estende dal 14, rue Beaujon al 29, avenue Hoche. Inizialmente inaugurato, nel 1908, con il nome di Park Avenue-Monceau, a partire dal 1944 rende omaggio alla patriota protestante Bertie Albrecht (1893 – 1943).

Bertie Albrecht, alias Victoria, nata Berthe, Pauline, Mariette Wild, venne alla luce il 15 febbraio 1893 a Marsiglia, in una famiglia borghese e protestante di origine svizzera. Dopo aver studiato a Marsiglia e Losanna per laurearsi come infermiera, partì per Londra alla vigilia della Grande Guerra, ma con lo scoppio delle ostilità tornò a Marsiglia dove lavorò per la Croce Rossa in diversi ospedali militari.

Nel 1918 sposò a Rotterdam il banchiere olandese Frédéric Albrecht, con il quale avrà due figli, Frédéric e Mireille. La coppia si trasferì a Londra nel 1924 ed è qui che Bertie entrò in contatto con le femministe inglesi ed inizió ad interessarsi alla condizione sociale delle donne. Separata da suo marito, si trasferì a Parigi nel 1931. In un Paese in cui le donne non avevano diritto al voto, la contraccezione era rudimentale, inefficace e inaccessibile e l’aborto pesantemente sanzionato, nel 1933 creò una rivista femminista, “The Sexual Problem”, nella quale difese il diritto all’aborto.

Benché contraria al nazismo, si occupò anche dei rifugiati tedeschi accogliendoli nella sua casa di Sainte-Maxime, Villa “La Farigoulette”. Fu allora che incontrò il capitano Henri Frenay. Dopo l’armistizio del giugno 1940, Bertie Albrecht entrò nelle fabbriche di Fulmen come sovrintendente e approfittò di questa situazione per far passare la linea di demarcazione ai prigionieri evasi. Inoltre a Vichy e a Lione, partecipò a tutte le iniziative della Resistenza di Frenay che aveva fondato il Movimento di liberazione nazionale, in seguito ribattezzato Movimento di liberazione francese.

All’inizio del 1941, iniziò a scrivere i primi volantini di propaganda del Movimento (MLN) e a raccogliere adesioni e fondi per il suddetto. Nel maggio del 1941 si trasferì a Lione, incaricata dal Ministero della Produzione Industriale e del Lavoro di risolvere i problemi della disoccupazione femminile della città. Diventata funzionaria dello Stato francese, nonché nota militante del periodo prebellico, fu strettamente sorvegliata dalla polizia francese e, senza dubbio, dai servizi segreti tedeschi. Alla fine del 1941, Albrecht e Frenay riconobbero il generale De Gaulle come simbolo della Resistenza e successivamente lanciarono tre giornali tra cui “Combat” dal quale  prenderà il nome il movimento.

Continuando la sua lotta contro i tedeschi, organizzò il servizio sociale che, in zona franca, aiutò gli attivisti imprigionati e le loro famiglie; gli uffici di Villeurbanne, comune limitrofo di Lione, divennero rapidamente gli uffici del movimento. L’andirivieni negli uffici attirò l’attenzione della polizia, che arrestò Bertie per la prima volta a metà gennaio 1942; liberata dopo tre giorni, fu costretta a dimettersi.

Dopo aver scontato sei mesi di prigionia al St. Joseph di Lione, riprese immediatamente le attività clandestine e, all’inizio del febbraio 1943, si unì a Henri Frenay a Cluny. Arrestata nuovamente a Mâcon il 28 maggio 1943 dalla Gestapo, venne torturata e trasferita nella prigione di Fort Monluc a Lione e poi, il 31 maggio 1943, a Fresnes.. Sfuggendo alla sorveglianza, si diede la morte impiccandosi quella stessa notte. Il suo corpo fu ritrovato nell’orto della prigione solo nel maggio del 1945.

Bertie Albrecht oggi è sepolta nella cripta del “Memoriale della Francia combattente” a Mont Valérien.

Oltre al viale parigino, esistono diverse strade in Francia intitolate a Bertie – a Sainte-Maxime, Nangis, Saint Gratien, Mions e nel comune di Saint-Raphaël – euna piazza a Marsiglia, di fronte all’abbazia Saint-Victor.

Altri tributi:

-Una targa al 16 della rue de l’Université, Parigi 7° arrondissement, dove Bertie Albrecht ha vissuto;

  • -Un francobollo con la sua effige, pubblicato il 7 novembre 1983 nella serie Heroines de la Résistance;
  • -Il college di Sainte-Maxime porta il suo nome;
  • -Una scuola a Caluire-et-Cuire porta il suo nome.

 

 

 

 




Tra le vie parigine dell’VIII arrondissement

L’VIII arrondissement, esteso sulla cosiddetta “rive droite” di Parigi, è celebre per il suo lusso: in esso risiede l’alta borghesia francese nonché i luoghi di maggiore potere politico, tra cui l’Eliseo ed il ministero dell’Interno.

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Storicamente parlando, è il risultato dell’espansione ottocentesca della città, sotto la guida dell’urbanista Haussmann, durante l’impero di Napoleone III. Infatti, nonostante oggi abbia assunto un carattere centrale, legato all’importanza degli Champs-Elysees, l’area non venne presa in considerazione a livello urbano fino alla metà del XVIII secolo. Precedentemente, c’erano solo boschi e due villaggi: Roule e Chaillot, su entrambi i lati dei futuri Champs-Elysées. Dal XVII al XVIII secolo, sono stati tracciati dei grandi viali che sarebbero stati di fondamentale importanza per il successivo sviluppo della città.

Dal 1616, venne aperto il Cours-la-Reine, che si estende lungo la Senna e costituisce l’inizio della “strada di Versailles”. In seguito, nel 1628, furono tracciati gli Champs-Élysées.

Le grandi opere del Secondo Impero interessarono l’arrondissement in due modi: furono creati nuovi varchi e ci fu una grande riqualificazione degli spazi pubblici esistenti.

La regola generale era che i nuovi varchi si diramassero a partire da un fulcro centrale, solitamente rappresentato da un importante monumento o centro di interesse: si veda ad esempio il caso del viale Malesherbes, che inizia dalla chiesa della Madeleine. Fu allora che la Place de l’Etoile (oggi Charles-de-Gaulle) assunse la conformazione che possiamo vedere ancora oggi: un monumento centrale di grande rilevanza da cui si dipartono 12 strade in forma radiocentrica.

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La maggior parte del tessuto urbano dell’arrondissement è continuo e regolare. I rari frammenti più irregolari sono localizzati lungo la vecchia strada di Faubourg-Saint-Honoré e attorno al Parc Monceau.

I monumenti sono davvero numerosi.  A quelli già citati, bisogna aggiungere alla lista la chiesa di Saint-Philippe-du Roule, la stazione di Saint Lazare, il Grand Palais e il Petit Palais, e soprattutto il ponte Alexander III (costruito in occasione dell’esposizione universale del 1900).

Oggi l’arrondissement si divide in quattro quartieri:

– il quartiere degli Champs-Elysées, che comprende l’intera parte meridionale dell’arrondissement fino alla Senna;

– il quartiere della Madeleine, che prende il nome dall’omonima chiesa all’estremità occidentale: qui possiamo trovare alcuni dei più importanti uffici di stato della Repubblica francese, tra cui il palazzo presidenziale dell’Eliseo, molte ambasciate e altre aziende e negozi di beni di lusso

– il quartiere di Faubourg-du-Roule, che si estende sul versante settentrionale degli Champs-Elysées;

– il quartiere Europe, che si sviluppa attorno alla Gare Saint-Lazare, la seconda stazione più trafficata di Parigi.

La toponomastica dell’arrondissement lascia davvero poco spazio alle figure femminili: se non fosse per la Madeleine – che tra boulevard, galerie, passage e place, fa notare la sua presenza – bisognerebbe darsi un bel da fare per scovare qualche donna detentrice di intitolazione.

 

 

 

Nelle prossime settimane racconteremo la loro storia.

Buona lettura.

 




Il Québec e la memoria femminile

Il riconoscimento del ruolo delle donne nella storia e nelle società è un aspetto che riguarda anche Paesi ritenuti più sensibili a questa questione.
Il Canada, infatti, patria di valenti scrittrici e attiviste politiche come Lucy Montgomery e Nellie McLung, non fa differenza rispetto ad altre realtà dove si mortifica il contributo che le donne hanno da sempre saputo dare alla comunità.

Tuttavia, già da qualche anno, questo stato federale, e nel contempo monarchia costituzionale, si è fatto promotore di iniziative volte al riconoscimento delle donne canadesi. Per la giornata internazionale delle donne nel 2016, ad esempio, le autorità hanno indetto un sondaggio cittadino per individuare le figure femminili ritenute protagoniste attive del progresso sociale canadese.

Questa iniziativa, oltre a far conoscere biografie poco note ma fondamentali per la crescita della nazione, ha anche sviluppato un vivace dibattito a riguardo, sia nell’opinione pubblica che a livello politico. Lo scopo del sondaggio era quello di dedicare una banconota alla donna scelta. E così è stato. La vincitrice, ‘a furor di popolo’, è stata l’attivista abrogazionista di colore Viola Desdmond che apparirà proprio da questo anno sulle banconote da 10 dollari canadesi diventando così la prima canadese ad essere raffigurata su una banconota regolarmente in circolazione.

Nel 2012 la sua vita è diventata un libro per bambini e le è stato dedicato un francobollo commemorativo.

Le sarà inoltre intitolata una nuova strada a Montréal dopo l’approvazione formale avvenuta la scorsa estate da parte del Comune.

Questa sensibilità verso la riscoperta, e in alcuni casi si può parlare di una vera e propria scoperta, di figure femminili di valore riguarda anche più in particolare la provincia  del Québec, che ha deciso di riconoscere alle proprie patriote, attiviste, scrittrici, artiste, lavoratrici…, un segno tangibile della loro appartenenza nella storia e nel territorio della provincia. La Commissione toponomastica del Québec infatti intende valorizzare in modo permanente la toponomastica femminile, dedicandole uno spazio stabile nel più ampio riquadro dell’ufficio preposto. Sarà un’occasione per scoprire interessanti storie.

Il Québec ha spesso derivato i nomi delle sue municipalità dalle parrocchie religiose già presenti sul territorio dal XVIII -XIX secolo, secondo la tradizione che voleva rendere omaggio al nome di un uomo o di una donna ricorrendo al relativo santo o santa di riferimento. Ne consegue che la maggior parte dei toponimi siano riferiti a figure santificate o beatificate, come nella tradizione più diffusa e consolidata da cui anche l’Italia, a maggior ragione, non sfugge.

Su 1133 municipi 515 hanno nomi santificati: in particolare sono 139 le municipalità che rievocano figure religiose, se includiamo anche la Vergine Maria e le sue declinazioni come Nostra Signora (Notre- Dame), cioè il 12% sul totale dei municipi. In dettaglio, 103 sono dedicati a sante dichiarate venerabili e 36 a donne ‘santificate’ ma laiche, spesso mogli, figlie di signori importanti nella società e nell’economia locale.

Il numero delle municipalità dedicate a donne meritevoli estranee alla religione è ben più esiguo: se ne contano appena undici. Il totale dei municipi femminili raggiunge quota 150, superando di poco il 13% dell’intero Québec.