TURCHIA – Dopo l’attacco a Istambul raid in Siria e Iraq. Duecento morti

Nelle ultime 48 ore la Turchia ha bombardato postazioni dell’Isis in Siria e Iraq, uccidendo 200 jihadisti, in risposta all’attentato kamikaze di martedì a Istanbul. Lo ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu, specificando anche che «l’artiglieria di Ankara ha colpito 500 postazioni». Ankara, ha poi aggiunto «continuerà a colpire il Daesh via terra e userà le forze aeree se necessario».
E ai bombardamenti condotti da Ankara è arrivata subito la reazione di Mosca: «La politica distruttiva» perseguita dalla Turchia in Siria porta a un ulteriore innalzamento della tensione nella regione» ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

Nell’attacco di martedì nel cuore di Istanbul erano morti 10 tedeschi, l’autore dell’attacco Nabil Fadli, un 27enne siriano nato in Arabia Saudita, almeno questa l’dientità diffusa nelle ore successive all’attentato. Il ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maiziere ha però fatto sapere che non ci sono certezze sulla reale identità dell’uomo. Tra mercoledì e giovedì erano state arrestate altre sette persone, tutte legate all’Isis, per presunte responsabilità nell’attentato. Arrestati anche tre cittadini russi, di cui uno, Aydar Suleymanov, classe 1984, è sospettato da Mosca di avere legami con lo stato islamico.




TURCHIA – Arrestati 12 docenti universitari per propaganda terroristica

La polizia turca ha arrestato 12 docenti universitari con l’accusa di “propaganda terroristica” a favore del Pkk per aver firmato un appello che chiede una soluzione pacifica alla questione curda. Il mandato d’arresto riguarda anche altri 9 accademici, non ancora fermati. Lo riferisce l’agenzia statale Anadolu. Il provvedimento d’arresto è stato deciso dalla procura di Kocaeli, a sud di Istanbul, nei confronti di docenti della locale università. L’appello firmato dagli accademici arrestati era stato lanciato dal gruppo ‘Accademici per la pace’ con il titolo ‘Noi non saremo parte di questo crimine!’, in riferimento alle operazioni condotte da Ankara contro il Pkk nel sud-est a maggioranza curda, in cui dalla scorsa estate sono morte centinaia di persone, tra cui molti civili. Siglato finora da 6.492 persone, l’appello resta aperto alle sottoscrizioni fino a questa sera e ha raccolto il sostegno di docenti e ricercatori di decine di università anche straniere, tra cui Noam Chomsky. Ieri l’agenzia Anadolu aveva diffuso la notizia che tutti i firmatari erano finiti sotto inchiesta. Il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva attaccato duramente i firmatari, denunciando il loro come un atto di “tradimento” verso la Turchia, mentre il Consiglio per l’educazione superiore (Yok) ha annunciato azioni punitive.

Erdogan: “Solo perché hanno titoli come professore o dottore davanti ai loro nomi non significa che siano illuminati. Queste persone sono oscure, crudeli e vili. Chi sostiene i massacri del Pkk contribuisce ai suoi crimini. Ho invitato i giudici a fare subito tutto ciò che serve”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sugli accademici arrestati oggi per aver firmato l’appello per una soluzione pacifica al conflitto curdo.




Vogliamo i dolci e le rose! Niente butzen al Carnevale di Colonia

Addio  rose e dolcetti.  Niente grande show, gioia e colori a ravvivare  l’inverno tedesco.

Scordatevi la calda accoglienza delle ragazze tedesche il Giovedì Grasso: niente butzen, nessun bacio con lo schiocco sulla guancia! Durante le celebrazioni del Carnevale, uno degli eventi più famosi e tradizionali di Colonia, che si terrà a febbraio, verrà aumentata la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, il cui compito principale sarà quello di monitorare le persone che si ritiene possano agire nuovamente come a Capodanno. Un occhio di riguardo verrà dato agli individui di origini mediorientali.

Il sindaco ha sottolineato che le misure introdotte non hanno alcuno sfondo razzista o xenofobo e fin qui ci piacciono. “Non tutti gli aggressori sono dei rifugiati giunti da poco in Germania. Alcuni di loro erano già da tempo conosciuti dalle forze dell’ordine. Se alcuni richiedenti  asilo sono colpevoli verranno presi provvedimenti, ma ciò non deve indurre a reazioni discriminatorie nei loro confronti”.

Heriette Beck è da sempre un’attiva sostenitrice e fautrice delle politiche di accoglienza dei migranti. Per questo lo scorso ottobre era stata gravemente ferita da un estremista di destra, che l’aveva accoltellata alla gola lasciandola in fin di vita per diverso tempo.

E pensare che l’abitudine delle ridanciane ragazzone tedesche è di tagliare  pezzi di cravatte e di collezionarli, per esibirli come trofeo alla fine del Carnevale!

Ma il nuovo pacchetto sicurezza prevede anche l’introduzione di un codice di comportamento al quale le donne si devono attenere. Esso verrà presto reso disponibile su internet e le esorterà a mantenersi a “distanza di sicurezza da persone dall’aspetto straniero, di non girare per le strade da sole ma sempre in gruppo, di chiedere aiuto ai passanti in caso di difficoltà, di informare immediatamente la polizia in caso notino persone sospette e di non assumere in pubblico atteggiamenti che possano essere fraintesi da persone di culture altre (andere Kulturkreise)”.Eppure il  ‘protocollo della vergogna’, il protocollo della polizia di Colonia che descrive, con tipico gergo burocratico, le molestie, le violenze e i furti subiti dalle donne nella notte di Capodanno, riporta, minuto dopo minuto, quel che è accaduto nella piazza della stazione centrale, tredici pagine di descrizioni sconvolgenti, raccolte dai poliziotti durante tutta la notte del Capodanno di Colonia:

“Ore 0:50, piazza del Duomo: più donne vittime. A tutte hanno cercato di infilare dita nella vagina, non riuscito grazie a collant. A tutte sono stati palpati seni e sedere. Una vittima è stata penetrata con un dito. Alle donne sono stati rubati soldi, documenti, iPhone e carte di credito”.

“Ore 03:40, piazza del duomo: gruppo di 20 uomini nordafricani ha infilato mani nel pantalone. In seguito rubato portafoglio. Furto: contanti e portafoglio”.

Ore 01:30, Breslauer Platz: infilata mano nel pantalone, palpeggiato il sedere. Messa mano nella borsa, rubato il telefonino e toccata dappertutto”.

Ore 4:15, piazza della stazione: l’accusato ha palpeggiato più volte tra le gambe”.

Da quanto riportato, vi sembra che le donne in piazza fossero sole? Che furono loro ad avvicinarsi agli aggressori? E che assunsero atteggiamenti che potessero essere fraintesi?

La Vergine, la donna per eccellenza del Carnevale di Colonia, è sempre in realtà interpretata da un uomo, ma senza baffi e barba evidenti. La sua corona e la sua verginità rappresentano l’inespugnabilità della città. La sua figura ricorda l’imperatrice romana Agrippina, a cui Colonia (Colonia Agrippinae) è intitolata. Reca con sè uno specchio, immagine di vanità…

Le misure di Heriette Beck non saranno razziste, ma svelano un certo pregiudizio sessista. Entro Pasqua ci dirà di mettere il burqa.

Koelle Alaaf! (Colonia prima di tutto!) Forse, è proprio il caso di dirlo.




ITALIA – Domani i funerali di Accattone. E’ morto a Roma Franco Citti

È morto a Roma l’attore Franco Citti, 80 anni. Malato da tempo, si è spento nella sua abitazione. A dare la notizia è stato l’amico Ninetto Davoli. Scoperto da Pasolini che lo volle protagonista di Accattone nel 1961, Citti da allora diventò un volto simbolo del suo cinema, recitando anche in Mamma Roma, Porcile e Il Decameron. Nella sua lunga carriera, Citti, nato in borgata, è stato diretto anche dal fratello Sergio e ha recitato in teatro con Carmelo Bene.
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E’ morto a 80 anni l’attore scoperto Pasolini che lo volle protagonista di Accattone nel 1961. Franco Citti recitò anche in Mamma Roma, Porcile e il Decameron. Nella sua lunga carriera, Citti, nato in borgata, è stato diretto anche dal fratello Sergio e ha recitato in teatro con Carmelo Bene

Citti era nato il 23 aprile del 1935 a Fiumicino, periferia di Roma, all’epoca borgata di baracche e strerrati, faceva l’imbianchino, da ragazzo, e guadagnava 1800 lire. L’adolescenza in mezzo a – come raccontava lui – “ladri, truffatori, papponi, mignotte, spie, ruffiani, cornuti e ubriaconi”, l’esperienza giusta per “insegnare” quel mondo all’uomo che gli avrebbe cambiato la vita: Pier Paolo Pasolini. Insieme al fratello Sergio, che lo aveva già conosciuto qualche anno prima, Citti incontra Pasolini nel 1961 in una pizzeria di una borgata romana, Torpignattara, non sapeva chi fosse, faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo, “mio fratello – ricordava in un’intervista – mi disse che era anche uno scrittore, ci mangiammo una pizza insieme, io tutto sporco perché facevo il muratore insieme a mio padre”. Sono i giovani che l’intellettuale racconterà in Ragazzi di vita e Una vita violenta, a FRanco riserva il ruolo di protagonista in Accattone, la storia del “ragazzo di vita” al quale l’amore non basta per redimersi. Pasolini lo chiamerà ancora per Porcile, Il Decameron (è ser Ciappelletto), I racconti di Canterbury (Satana), in Il fiore della Mille e una notte in cui gli darà il ruolo di un demone.

Oltre che con Pasolini, lavora con Valerio Zurlini e con il fratello Sergio che lo dirigerà in Ostia, per lui fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta interpreterà altri film, scritti dal fratello insieme all’amico Vincenzo Cerami, come Storie scellerate, Casotto, Il minestrone. Nel 1988 tenta con la regia, il suo esordio “con la fraterna collaborazione di Sergio Citti” – come si legge nei titoli di testa è Cartoni animati, dirige se stesso e Fiorello in un ultimo sussulto di poetica pasoliniana in cui riserva per sé un ruolo molto simile a quello di Accattone. Attivo anche in teatro, aveva recitato in Salomè di Carmelo Bene. In tv aveva lavorato in I promessi sposi di Salvatore Nocita.

La scomparsa di Franco Citti “è un grave lutto per il cinema italiano – ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini – attore di straordinaria intensità, legato a Pier Paolo Pasolini fin dall’esordio alla regia in Accattone, ha segnato una stagione importante della nostra cinematografia. Nel ruolo di Vittorio – ha proseguito il ministro – così come negli altri film diretti da Pasolini, ha portato quella poesia di strada che rimarrà per sempre uno dei tratti distintivi del nostro cinema”.

I funerali di Franco Citti si svolgeranno sabato 16 gennaio alle 12.30, nella parrocchia Santa Maria Stella Maris, in via Giorgio Giorgis a Fiumicino. Lo ha reso noto il figlio Paolo.

 




ITALIA – Periferia romana: donne di spettacolo

di Barbara Belotti

Il III municipio di Roma, con i suoi numerose quartieri, negli ultimi decenni ha visto cambiamenti straordinari. Dalla fine degli anni Settanta sono cresciuti in maniera rapida nuovi insediamenti residenziali che hanno “divorato” in breve un’ampia zona di campagna romana trasformandola in “mattoni e cemento”, come canta Celentano nel “Il Ragazzo della via Gluck”. In questa zona si è deciso di intitolare le strade a figure femminili e maschili del mondo dello spettacolo italiano.

Cercando su Google Map le strade corrono e si snodano sullo schermo del computer formando curve, angoli retti, linee diagonali e i nomi rimandano, nella maggior parte dei casi, a personaggi maschili. Nonostante la recente formazione dei quartieri e dei reticoli viari, la scelta è ancora una volta sbilanciata in favore degli uomini di spettacolo. Si va da via Mario Del Monaco a via Nanni Loy, da via Gian Maria Volontè a via Rino Gaetano, largo Luchino Visconti o viale Antonio De Curtis, poco meno di sessanta nomi per altrettanti spazi pubblici. C’è anche un parco ed è stato dedicato all’attore Angelo Musco.

1.Cavalieri. Foto di Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO LINA CAVALIERI di Marta Rossi Doria

2.Borelli.Foto di Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO LYDA BORELLI di Marta Rossi Doria

Le protagoniste femminili sono meno della metà. Sono donne che si sono distinte nel canto (Lina Cavalieri), nella rivista (Wanda Osiris) o che hanno contribuito allo sviluppo del cinema muto come Dina Galli, Rina De Liguoro, Maria Melato o Lyda Borelli, considerata l’ideale della femminilità liberty e dannunziana, caratterizzata da gesti e pose enfatiche. I loro volti sono un po’ sbiaditi nella memoria collettiva, eppure la loro carriera è stata importante e alcune di loro sono state vere e proprie dive.

3.Koscina.Foto di Denisa Nistor Podar.ridotto

FOTO SYLVA KOSCINA di Denisa Nistor Podar

Altre figure sono più note e sono quelle che hanno fatto vivere e crescere il cinema italiano nel corso del Novecento. Troviamo fra loro Sylva Koscina: il mondo dello spettacolo le ha ritagliato addosso il ruolo di donna seducente e ammaliatrice; la sua bellezza, gli atteggiamenti da diva, le pagine di cronaca rosa l’hanno consegnata al grande pubblico come un mito senza età. Ma riferendosi a se stessa Sylva Koscina parlava di infelicità e di mancanza di amore, di successo ma anche di scelte sbagliate pagate a caro prezzo.

4.de' Giorgi. Foto di  Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO ELSA DE’ GIORGI di Marta Rossi Doria

Fra i nomi presenti anche quello di Elsa De’ Giorgi. Amatissima attrice del Novecento, scrittrice e preziosa testimone del movimento partigiano italiano, Elsa de Giorgi dimostra senza dubbio di avere, oltre che un indiscusso talento recitativo, saldi valori democratici che le consentono di rifiutare apertamente il regime fascista. Per potersi esprimere più liberamente, sceglie di dedicarsi al mondo della prosa, meno soggetto alla censura di Benito Mussolini, e, già famosa per i numerosi successi cinematografici, decide di porre fine alla sua carriera sul grande schermo. Nel 1955 dà alle stampe il libro I coetanei, in cui affronta temi legati alla lotta partigiana intrecciati ai ricordi del mondo cinematografico romano durante la guerra.
È una donna colta, raffinata, dalla personalità complessa e profonda che, negli anni del secondo dopoguerra, riesce ad affascinare Italo Calvino. Lui, che le dedicherà il romanzo Il Barone Rampante, è un brillante e giovane intellettuale poco più che trentenne. Elsa, più grande di lui, è bella, famosa, protagonista della cultura e della mondanità romane. Il loro è un amore clandestino che si scontra con la morale rigida dell’Italia degli anni Cinquanta. È però un amore intenso e complesso, scandito dalle centinaia di lettere che lo scrittore le invia; l’influenza che Elsa ha su di lui è tangibile nelle parole di Italo: “Amore mio, non avrei mai pensato che innamorarmi di te, incidesse così profondamente in me, fino a toccare, ad aprire una crisi anche nella strumentazione più tecnica del mio lavoro, cioè nel mio stile”.

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FOTO TINA PICA di Marta Rossi Doria

Anche Tina Pica ha una strada in suo onore. Un’attrice dal corpo minuto, al quale si contrappone una voce cavernosa che diviene in breve la sua particolare caratteristica. Simpatia e indubbio talento le consentono di affiancare attori già affermati come, per esempio, Totò. Diventa beniamina del grande pubblico nelle vesti di Caramella, la governante del film Pane, Amore e Fantasia, interpreta negli anni ruoli che le vengono ritagliati addosso quasi su misura. I suoi personaggi sono del tutto diversi dalle dive hollywoodiane e dalle maggiorate nazionali: sono donne dal carattere burbero e spigoloso, ma di profonda umanità, irascibili e petulanti, con una grande saggezza di fondo. Per aver dato vita, in alcune pellicole, a figure di zitelle bigotte, è stata considerata l’emblema di questo stereotipo femminile, quasi non ci fosse differenza fra film da lei interpretati e realtà. Al contrario Tina ha avuto due mariti: il primo, Luigi, muore giovanissimo; il secondo, Vincenzo, è il suo amato compagno di vita per oltre quarant’anni.

6.Masina. Foto di Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO GIULIETTA MASINA di Marta Rossi Doria

Di fronte al grande centro commerciale “Porte di Roma” uno slargo ricorda Giulietta Masina. Non è proprio una piazza, quanto uno snodo di traffico che ruota intorno ad un’aiuola, non sempre ben curata e mantenuta. Federico Fellini è ricordato invece all’inizio della “sua” via Veneto, appena varcate le mura di Porta Pinciana. Certo, quella è la strada che lui ha reso celebre, ma quanti film di Federico sono stati resi unici da Giulietta? Eppure a lei non è toccato lo stesso onore.

7.Maggio.Foto di Denisa Nistor Podar.ridotto

FOTO PUPELLA MAGGIO di Denisa Nistor Podar

L’odonomastica del III municipio rievoca anche molte attrici di teatro, per esempio Pupella Maggio, il cui vero nome era Giustina. Come lei stessa racconta, a due anni venne portata in scena dentro uno scatolone, legata proprio come una bambola perché non scivolasse fuori. Così il suo destino fu segnato: da “Pupatella”, attraverso la poupée francese, divenne per tutti “Pupella” nel teatro e nella vita.

8.Morelli.Foto di .Denisa Nistor Podar.ridotto

FOTO RINA MORELLI di Denisa Nistor Podar

Rina Morelli ha avuto l’onore di un’intitolazione. Definita da Visconti la più grande di tutte, un mostro sacro del teatro contemporaneo, antidiva per eccellenza, Rina è stata scrupolosa nell’aderire ai personaggi che interpretava, da Cechov a Shakespeare, da Goldoni a Pirandello; la sua voce, duttile ed espressiva, è stata prestata nei doppiaggi delle pellicole hollywoodiane e così molte attrici, da Bette Davis a Katharine Hepburn, da Ginger Rogers a Judy Holliday, sono diventate per il pubblico italiano delle beniamine.

9.Valori.Foto di Cecilia Mazzarotto.ridotto

FOTO MARIA BICE VALORI di Cecilia Mazzarotto

Per uno strano caso dovuto alla definizione dei confini dei Municipi, il nome di Bice Valori, solo soletto, rientra nel territorio del IV e non del III. Donna e attrice di immediata simpatia, spontanea nella verve comica, ha calcato con successo anche i palcoscenici del teatro di rivista, legando il suo nome agli anni d’oro del teatro Sistina, dove recita nelle commedie musicali di Garinei e Giovannini come Rugantino (1962), Aggiungi un posto a tavola (1975), Accendiamo la lampada (1979). Il suo volto è diventato celebre soprattutto con la televisione, quella in bianco e nero degli anni Sessanta, sia da sola sia al fianco del marito, l’attore Paolo Panelli, con cui forma una coppia comica brillante e di notevole successo. Il talento e la carriera sono stati stroncati molto presto da un tumore: Bice Valori muore il 17 marzo del 1980, a soli cinquantadue anni.

10.Ninchi. Foto di Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO AVE NINCHI di Marta Rossi Doria

Nel 2012 due viali del III Municipio sono stati dedicati ad Ave Ninchi e a Elena Fabrizi, più conosciuta come la Sora Lella. Sono state queste le prime intitolazioni deliberate dal Campidoglio e derivate dalle numerose proposte inoltrate dal gruppo di Toponomastica femminile all’Ufficio Toponomastica della capitale. A distanza di quasi quattro anni, ancora i nomi delle due attrici non sono stati inseriti su Google Maps e rintracciare le strade, per me che non abito nelle vicinanze e conosco poco la zona, è stato impossibile.
Il navigatore GPS, ormai imprescindibile strumento di orientamento, ha girato a lungo a vuoto, perso anche lui, come me, nell’odissea cittadina.
La mancata affissione delle targhe, il loro danneggiamento o la loro soppressione portano a un nuovo oblio della memoria femminile. La fotografia, un cartello umano in sostituzione delle indicazioni introvabili, vuole essere il tentativo di far tornare in vita ciò che l’incuria e la disattenzione hanno fatto scomparire di nuovo.




TERRORISMO – Gli ultimi attentati in Egitto, Libia e Francia

EGITTO – Tre uomini armati hanno assaltato un resort a Hurghada, sulla costa egiziana del Mar Rosso. Lo scrive il sito del quotidiano egiziano Al Ahram. I tre sarebbero arrivati dal mare, hanno sparato all’ingresso di un hotel di lusso usato da turisti a Hurghada, il Bella Vista.

Il commando avrebbe cominciato a sparare all’entrata dell’hotel contro i presenti, per poter penetrare all’interno. Alcuni uomini della polizia presenti sul posto avrebbero ucciso uno, o forse più, uomini armati.

Un attentato simile a quello del giugno scorso a Sousse, in Tunisia, che aveva fatto 38 vittime.

LIBIA – Sarebbero decine le vittime dell’attentato messo a segno  contro un centro di addestramento della Guardia costiera a Zliten, a Ovest di Misurata, in Libia.

E’ quanto riporta il sito Libya Observer, secondo cui erano circa 400 le reclute presenti nel campo al momento dell’esplosione. “E’ un massacro”: così testimoni hanno descritto l’attacco suicida.

Nell’attacco sono morte almeno 40 persone, ha scritto Reuters citando il sindaco di Zliten. Altre fonti parlano di un numero di vittime molto maggiore. Alcuni siti libici riferiscono di oltre 100 vittime. Secondo l’agenzia di stampa libica Lana, vicina al governo di Tobruk, ci sarebbero almeno 15 morti e 30 feriti, mentre l’agenzia rivale del governo di Tripoli ha riferito di almeno 50 morti e 127 feriti.

Lo Stato islamico (Isis) ha rivendicato l’attacco kamikaze. Sull’agenzia Amaq, uno dei media ufficiali del califfato, si afferma che l’attentato è stato messo a segno “da uno degli eroi dello Stato islamico a Zliten”.

Il ministero della Sanità ha dichiarato lo stato di emergenza a Tripoli e Misurata per fronteggiare l’alto numero di morti e feriti. Immediata la condanna dell’inviato dell’Onu per la Libia, Martin Kobler.

L’attentato è avvenuto attorno alle 8 quando circa 400 reclute erano impegnate nelle esercitazioni nel campo di addestramento della Guardia costiera; l’esplosione è stata avvertita anche a Misurata, secondo quanto riportato dal Libya Observer, che si trova 60 chilometri a Est di Zliten.

FRANCIA – Ha scelto il giorno dell’anniversario della strage di Charlie Hebdo un ventenne di origini marocchine che oggi ha cercato di introdursi all’interno del commissariato di rue de la Goutte d’Or, nel 18esimo arrondissement, a Parigi. Un tentativo che è stato subito fermato. Erano le 11,30 quando ha urlato “Allah Akbar”, “Allah è grande”, nel tentativo di aggredire un agente. Voleva vendicare le vittime siriane, ma è stato ucciso dai proiettili della polizia. Aveva una cintura esplosiva finta, un’imitazione, un coltello, un pezzo di carta con disegnata la bandiera dell’Is e una rivendicazione manoscritta in arabo. Nel testo parlava della sua volontà di “vendicare i morti in Siria”, e giurava fedeltà all’autoproclamato califfo dell’Is.




ITALIA – Stampace, tra scienza e religione

Di Agnese Onnis

 

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FOTO 1 – STAMPACE

Il centro storico di Cagliari risponde ancora oggi alla conformazione assegnatagli dalle genti pisane, che nel XIII secolo fortificarono Castello e murarono parte dei tre quartieri circostanti.

Stampace fu probabilmente l’insediamento più antico e se ne ha notizia a partire dall’XI secolo: la sua rete viaria, a pettine, lascia presumere un impianto pre-medioevale.

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FOTO 2 – STAMPACE PIANTA

Lasciata alle spalle Porta Cristina, si scende da Castello per la passeggiata del Buoncammino e si prosegue sul viale Giussani.  Sulla sinistra, percorrendo via Nicolodi, e a seguire via Ignazio da Laconi, si costeggiano da un lato le facoltà giuridiche dell’Ateneo e  la biblioteca di Scienze Politiche, dall’altro l’Orto botanico e il Museo botanico, inaugurato nel 2008 e diretto dalla dottoressa Cristina Delunas.

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FOTO 3 – STAMPACE  ORTO PANORAMICA

Molti nomi di studiose, prive di riconoscimenti odonomastici, gravitarono intorno all’ateneo di Cagliari tra fine Ottocento e primo Novecento.

Particolarmente interessante è la loro presenza nelle facoltà scientifiche, in un’epoca che limitava l’immaginario collettivo femminile alle sole discipline umanistiche.

Maria Sacchi fu assistente al Museo di Zoologia e al Gabinetto di Anatomia e Fisiologia comparata nel 1889-90; Lucia Cartasegna, nel 1909-10, fu assistente nell’Istituto di Geometria descrittiva.

Pia Nalli insegnò analisi matematica all’Università di Cagliari tra il 1921 e il 1927. Roma e Palermo le hanno intitolato una strada, ma il capoluogo sardo pare averla dimenticata.

Molte furono le assistenti dell’Istituto matematico negli anni Venti: Silvia Martis, Giorgina Madia, Angelina Cabras, Isabella Biasi, Maria Sole, Anita Testa, Ernesta Porcu Tortrini.

L’Istituto di Mineralogia registrò invece tra le assistenti la studiosa Giulia Martinez.

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FOTO 4. RITA BRUNETTI

 

Rita Brunetti, presente nella toponomastica romana ma assente dalle strade dell’isola, diresse l’Istituto di Fisica dal 1928 al 1936. Sue assistenti furono Zaira Ollano e Teresa Mundula Crespellani.

L’Istituto di Geologia, dal 1926 al 1933, si avvalse del contributo di Fanny Fontana, che operò anche nella Stazione biologica con Gina Flores e Iole Bellisai. Quest’ultima fu ricercatrice nella facoltà di Medicina, ove emersero altri nomi femminili: Lombardi, Ferraris, Gennari, Atzori.

In campo giuridico va ricordata Anna Maria Sotgia, autrice di diverse pubblicazioni degli anni Trenta su tassazioni, imposte e finanza tedesca.

L’Orto Botanico di Cagliari sorge su un’area archeologica, compresa tra l’Anfiteatro romano, l’Orto dei Cappuccini e la Villa di Tigellio, che ingloba edifici termali e domus romane; diversi sono dunque i motivi di interesse per una visita: dalle piante tropicali al giardino dei semplici – con le erbe medicinali corredate di notizie su cure e rimedi – dalle cisterne romane alle cave e alle opere idrauliche ad esse connesse.

Per conoscerlo si consiglia una prima visita virtuale sul sito ufficiale (http://www.ccb-sardegna.it/hbk/hbk.htm), segnalando, tuttavia, che vi si ignora l’apporto dato da una grande donna: Eva Mameli Calvino diresse e recuperò l’Orto botanico trascurato durante la grande guerra.

Le fu di aiuto, nella direzione, la studiosa Angela Agostini.

Con loro comparvero nell’Orto le palme, i Pedocarpus neritalia ed Encephalartos ellensteini, l’austaliana Icus magnolioides, la messicana Yucca elephantipes, la marocchina Argana syderoylon; i pini, gli eucalipti e i lecci, che coprivano un tempo tutta l’isola.

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FOTO 5 – EVA

Giuliana Luigia Evelina Mameli Cubeddu, originaria di Sassari, fu la prima studiosa sarda a conseguire la laurea in Matematica all’Università di Cagliari e fu lì che ottenne – dopo la sua seconda laurea in Scienze Naturali, a Pavia, e la ricerca nel laboratorio crittogamico dell’ateneo lombardo – la cattedra di Botanica.

Eva è stata una scienziata rigorosa e meticolosa, la cui vita fu legata principalmente alla ricerca su muffe e funghi delle piante.

Antifascista e anticlericale, fu forse un po’ austera e rigida, tanto nel lavoro quanto nella vita familiare.

 Di lei scrive suo figlio Italo:

Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva; cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di buganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in dovere e ne viveva.

La sua figura, intrappolata spesso nel ruolo materno del grande scrittore, solo recentemente è uscita dal cono d’ombra grazie all’attenzione mostrata dagli atenei dell’isola, che le hanno finalmente dedicato meritate giornate di studio.

L’Istituto Tecnico Commerciale di via Sulcis, che pochi anni or sono ricordava nel nome la scienziata, a causa del ridimensionamento scolastico è stato inglobato in altre strutture, perdendone la memoria. La città di Iglesias, invece, le ha dedicato una strada e Sassari le ha intitolato i giardini pubblici di via Tavolara.

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FOTO 6 – ANNUNZIATA

Stampace è il quartiere delle sette chiese tra cui non mancano intitolazioni femminili.

La Santissima Annunziata, in stile neoclassico, si trova all’estremità del corso Vittorio Emanuele. Conserva un’interessante pala d’altare, con un’Annunciazione di primo Ottocento, e un antico dipinto dell’Annunziata, di gusto spagnolo, ritenuta miracolosa e collocata nella sagrestia. Nostra Signora del Carmine, ricostruita nel dopoguerra sui resti di una chiesa gotico-catalana, si trova invece in viale Trieste, nella parte bassa di Stampace.  Non resta traccia della chiesa di Santa Margherita, ormai sepolta sotto la strada che collega Castello con piazza Jenne.

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FOTO 7 – SANT’ANNA

La collegiata di Sant’Anna, in stile barocco piemontese, è il principale edificio di culto del quartiere. Situata nella parte più alta di Stampace, è caratterizzata da un’imponente scalinata, due campanili e tre cupole.

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FOTO 8 – SANTA RESTITUTA

A breve distanza, costeggiando il fianco sinistro della collegiata, s’incontra il complesso rupestre di Santa Restituta, frequentata dall’età romana sino alla seconda guerra mondiale,durante la quale venne utilizzata come rifugio antiaereo.

 La cripta, in parte naturale, in parte scavata nella roccia calcarea, è costituita da un grande ambiente centrale, collegato all’esterno da due rampe di scale, e da stanzette e cunicoli che raccolgono gesti di devozione, leggende e pagine di storia.

Tra le tante, si racconta che in cripta rotolassero nella polvere i bambini per essere liberati dal vaiolo.

In essa si venerava la martire di origine africana, le cui reliquie approdarono sull’isola intorno al V secolo. Nel XVII secolo Restituta si trasformò in una figura locale, madre di sant’Eusebio.

Le pareti ipogee erano decorate con dipinti, di cui si conserva un frammento del XIII secolo. Sull’altare maggiore è collocata la statua marmorea di Santa Restituta, mentre in quello minore erano accolti i simulacri delle Sante Giusta, Giustina ed Enedina. 

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FOTO 9 – piazza SANTA RESTITUTA

 L’omonima stradina, che da via Azuni conduce alla piazzetta della chiesa e prosegue parallela alla via dell’Ospedale, era chiamata un tempo S’Arruga de Is Barbarixinus, perché vi alloggiavano i mercanti provenienti specialmente da Aritzo per vendere castagne, legna e neve per fare il gelato in estate detto Sa Carapigna.

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 FOTO 11 – via SANTA RESTITUTA

 

 

 

 

 




SVEZIA – Energia dalle onde. Installato il primo quadro sottomarino al mondo

Il più grande impianto per la produzione di energia dalle onde sta per produrre il primo megawatt. Lo annuncia Seabased AB, la società svedese che ha costruito il sistema Sotenas Wave Energy al largo della costa occidentale del Paese. Nei primissimi giorni del 2016, infatti, un quadro di distribuzione sottomarino da 120 tonnellate è stato collegato alla rete elettrica nazionale tramite un cavo subacqueo lungo 10 km. L’estrazione di energia dalle onde avviene sfruttando la differenza di energia potenziale gravitazionale tra cavo e cresta. Nel caso dell’impianto svedese, verrà utilizzato un convertitore di energia del tipo Point Absorver: esso funziona sfruttando il sollevamento e l’abbassamento di un oggetto in galleggiamento (simile a una boa) durante il passaggio dell’onda per azionare una pompa idraulica.

Secondo un comunicato stampa di Seabased AB, alcuni convertitori di energia delle onde sono stati collegati al quadro. Nel 2011, Fortum e Seabased AB hanno firmato un accordo per la costruzione di un parco MHK (Marine and Hydrokinetic) presso Sotenas, in Svezia. Appena questo inizierà a produrre energia, dichiarano da Seabased, il parco sarà il più grande al mondo in un settore ancora poco esplorato.
«Questo è un passo molto importante per noi. Non appena le boe saranno collegate a generatori potremo iniziare a produrre energia elettrica per i nostri clienti», ha dichiarato Heli Antila, chief technology officer di Fortum.
«Stiamo collegando alla rete per la prima volta al mondo un quadro sottomarino – ha rivendicato invece Mats Leijon, chief executive officer di Seabased – Siamo molto felici di aver raggiunto questo traguardo».

L’azienda svedese è stata fondata nel 2001, come holding di innovazione e brevetti strettamente connessa con le ricerche condotte presso il Swedish Centre for Renewable Electric Energy Conversion dell’Angstrom Laboratory situato nel campus dell’Università di Uppsala. Si tratta di un centro di formazione riconosciuto a livello mondiale nel campo dell’energia dalle onde. Le ricerche vengono dirette da ricerca proprio da Mats Leijon, che insieme a Hans Bernhoff, è fondatore della società e azionista di maggioranza.
Il potenziale da moto ondoso è stimato in 29.500 TWh/anno. Ocean Energy Europe (2013) ha stimato un potenziale di creazione di 20.000 posti di lavoro dallo sviluppo del settore delle energie marine entro il 2030.




LECCE – Xylella: la Procura blocca le eradicazioni. Dieci indagati, sequestri in atto

Sotto inchiesta i protagonisti della lotta contro l’essiccamento rapido. Primo fra tutti il colonnello della Forestale, Giuseppe Silletti, 62 anni, commissario per l’emergenza xylella e responsabile dei due piani di intervento che portano il suo nome. La Procura di Lecce ha agito con un decreto di sequestro preventivo che blocca le eradicazioni degli ulivi.  Le 58 pagine  firma del procuratore capo Cataldo Motta, dell’aggiunto Elsa Valeria Mignone e del sostituto Roberta Licci sono in corso di notificazione in queste ore e riguardano anche Antonio Guario, 64 anni, nel ruolo di ex dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale di Bari; Giuseppe D’Onghia, 59 anni, dirigente del Servizio Agricoltura area politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia”; Silvio Schito, 59 anni, dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale di Bari, Giuseppe Blasi, 54 anni, capo dipartimento delle Politiche europee ed internazionali e dello Sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Nicola Vito Savino, 66 anni, docente universitario e direttore del centro di ricerca, sperimentazione e formazione in agricoltura Basile Caramia” di Locorotondo; Franco Nigro, 53 anni, micologo di Patologia vegetale dell’università di Bari; Donato Boscia, 58 anni, responsabile della sede operativa del Cnr dell’istituto per la Protezione sostenibile delle piante; Maria Saponari, 43 anni, ricercatrice del Cnr dell’istituto per la Protezione sostenibile delle piante; e Franco Valentini, 44 anni, ricercatore dello Iam di Valenzano.

L’inchiesta dell’aggiunto Mignone e del sostituto Licci contesta violazioni colpose e dolose delle disposizioni ambientali, diffusione di una malattia delle piante, falso ideologico, turbativa violenta del possesso di cose immobili in merito all’obbligo delle eradicazioni, nonché deturpamento o distruzione di bellezze naturali.

La Procura di Lecce che indaga dopo gli esposti presentati nella primavera dell’anno scorso dalle associazioni ambientaliste, ribalta le certezze sull’efficacia del piano Silletti annunciate dall’Unione europea e dal Ministero delle Politiche agricole: non vi sarebbe prova – secondo la Procura – che la Xylella fastidiosa sia stata importata dal Costarica. Come non vi sarebbe prova dell’efficacia delle eradicazioni, anzi l’essiccamento non ha fatto altro che aumentare. Ci sarebbe invece un concreto pericolo per l’incolumità della salute pubblica con l’uso massiccio di pesticidi, alcuni dei quali vietati ed autorizzati in via straordinaria: già nel 2008, quando ancora non si parlava ufficialmente di Xylella, nel Salento ne furono impiegati 573mila 465 chili su 2 milioni 237mila 792 chili in tutta Italia.

L’attenzione è tutta sui campi di sperimentazione della lebbra dell’ulivo: gli stessi dove si è poi diffusa la Xylella. Fra questi la zona fra Gallipoli, Alezio e Taviano, Lecce nel parco Rauccio, il Nord Salento fra Sud e Trepuzzi ed il Sud di Brindisi. Le istituzioni sono state accusate di aver avuto un approccio scientifico univoco che non ha fermato il disseccamento ed ha invece messo in pericolo la salute della popolazione.
Gli avvisi di garanzia sono legati al provvedimento di sequestro preventivo, provvedimento che rende necessario informare le persone coinvolte nelle indagini.




SIRIA – All’asta i desideri repressi delle bambine islamiche

I bambini europei in questo periodo di festa sono indaffarati ad inviare a Babbo Natale le loro letterine cariche di desideri, buona parte di essi trascorre la propria infanzia in maniera serena e spensierata, come del resto tutti i bambini dovrebbero viverla. L’infanzia violata, purtroppo continua ad essere percepita come un incubo distante anni luce dalla realtà e per questo, spesso risulta essere ignorata. Le spose bambine, in particolar modo quelle rapite dai miliziani dell’Isis, per essere in seguito vendute o lasciate alla mercé degli jihadisti, continuano a subire violenze sotto una coltre d’indifferenza, di un mondo assai sordo e distante. Il sequestro delle piccole schiave del sesso si sta trasformando in una sorta di campagna di reclutamento di nuove leve da parte dello Stato Islamico che in questo modo, come afferma il rappresentate Onu Zainab Bangura, cerca di invogliare i giovani ad abbracciare la sua causa facendo passare il messaggio “abbiamo donne in attesa per voi, vergini da sposare”. Il dato raccapricciante è che negli ultimi mesi migliaia di uomini si stanno arruolando in massa tra le file dei terroristi. Le bambine inoltre vengono vendute all’asta per tariffe che variano dai 500 ai 2000 dollari. L’umanità dovrebbe risvegliare la propria coscienza assopita ed agire in modo tale che altre bambine non debbano subire tali barbarie.